Foto di Piazza Amedeo

La mia vena turistica colpisce ancora. Soggetto del giorno: Piazza Amedeo, e chissene se due di queste foto risalgono a marzo, per il clima che stiamo vivendo quest'estate non fa molta differenza (per fortuna… o forse sono io ad essere l'unica aliena che preferisce autunno e inverno alla primavera e all'estate? ;P) 

Un po' di storia… 

Piazza Amedeo è il fulcro del Rione Amedeo, e ha una lunga, illustre tradizione: già nel XVI secolo era meta di svago e relax per i nobili napoletani, e alla fine del "secolo decimonono", come dice Dorian Gray, fu popolato da nuovi aristocratici che commissionarono agli architetti in voga in quel periodo palazzi, ville e addirittura castelli in stile liberty, facendolo passare da "novità assoluta" a "parte abituale del paesaggio della città". Purtroppo dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale molti palazzi liberty e barocchi che erano crollati furono sostituiti da orrendi palazzoni in calcestruzzo, e infatti caratteristico di questa zona è trovare un bellissimo palazzo antico, alzare la testa per studiarlo bene tentando al contempo di non andare a sbattere contro un* passante… e poi restare puzzled perché ti ritrovi un obbrobrio moderno dietro l'angolo. 
This said, Piazza Amedeo continua ad essere considerata un gioiellino, e gli autobus turistici alla Sightseeing Bus passano di frequente da queste parti per risalire la zona da Parco Margherita, posto-che-più-liberty-non-si-può. La piazza ha anche diverse boutiques, un bar storico dedicato all'altro Amadeus sfortunatamente frequentato in maggioranza da truzzi/figli di papà e una stazione della metropolitana. Ma la cosa che colpisce di più a prima vista è la collina del Vomero vista grossomodo dalle parti della farmacia: sembra che i palazzi siano costruiti l'uno sull'altro, e l'effetto scenico è davvero magnifico. Io ho tentato di catturare proprio quello con il cellulare; sta a voi decidere se ci sia riuscita.  

Piazza Amedeo all'alba:

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Recensione | Romanzo | Cinquanta Sfumature di Grigio

Titolo originale: Fifty Shades of Grey  
Autrice: E. L. James (Erika Leonard)
Genere: Romanzo erotico
Anno di pubblicazione: 2011
Casa editrice: Mondadori (in Italia), Vintage Books (nel Regno Unito)
Lingua originale: Inglese
Traduzione: Teresa Albanese
Pagine: 680

Quando ho fatto il corso di dizione, le mie insegnanti mi dicevano sempre di respirare col diaframma. L’inspirazione avveniva dal naso, l’espirazione dalla bocca, e questo esercizio, se fatto troppe volte, poteva provocare nella migliore delle ipotesi un capogiro e nella peggiore uno svenimento.

Io ho rischiato di svenire molto spesso, ahimè, per la respirazione diaframmatica. E sto rischiando di svenire anche ora: non faccio altro che inspirare ed espirare per darmi coraggio, per appoggiare le dita su questa stramaledetta tastiera e mettermi a scrivere la recensione di “Cinquanta Sfumature di Grigio”. *Scuote la testa a destra e a sinistra e strabuzza gli occhi nel tentativo di riprendersi* Vabbé, partiamo dalle basi.

La trama ufficiale:

Una ragazza prossima alla laurea, Anastasia “Ana” Steele, deve intervistare il giovane pezzo grosso di un’azienda multimilionaria che finanzia la sua università, Christian Grey. Si invaghisce di lui in men che non si dica, e sebbene la nostra Ana sia una ragazza qualunque, ingenua e scialba, lui pare ricambiarla. Piccolo problema: l’unico modo che Christian conosce per instaurare una relazione è attraverso il sesso, in particolare attraverso il BDSM. Anastasia accetta di provare e scoprirà cinquanta sfumature di tenebra nell’animo tormentato del suo uomo.

La trama come la vedo io: 

La versione ventunenne di Bella Swan incontra la versione ventisettenne di Edward Cullen, e nel libro scoperanno, fotteranno e chiaveranno. E tromberanno persino. Per rendere la storia piccante l’autrice ci ha piazzato dentro il BDSM trattandolo in una maniera oscena, ma per il resto la relazione tra i due personaggi è identica a quella in “Twilight”: abusiva e fuori controllo.
Ed ecco a voi il libro che ha venduto con più rapidità di Harry Potter.

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Music Time! (Parte 4, The Music Of The Night: i due testi a confronto)

Questa volta in questa “rubrica” entro più nel personale del solito, perché non mi limito a linkare qualche bella musica e commentarla, parlo di qualcosa che conosco da vicino e che amo.
Therefore partiamo col dire per orientarci che “Il Fantasma dell’Opera” è il mio musical preferito. Ci sono cresciuta, col CD delle musiche originali, e vederlo a Londra coi miei genitori per ben due volte è stato formidabile.

Quindi mi sento un po’ una purista al riguardo, e storco il naso se sento cantare da presunti fan le canzoni tradotte in italiano dopo il film del 2004 – che non uccidetemi xD, mi è piaciuto per costumi e scenografie e voci italiane del calibro di Luca Velletri e Renata Fusco, ma non sbavo né per Gerard Butler né per Patrick Wilson e per me il vero Fantasma dell’Opera rimarrà sempre Michael Crawford –, dal momento che sono state stravolte e hanno dei testi penosi in confronto all’originale. 

(Ancora di più mi indispettiscono le ragazzine in calore che danno della troia alla povera Christine per aver preferito Raoul a Erik, ossia un amico d’infanzia leale, gentile e generoso ad un geniale, tormentato e indiscutibile assassino, semplicemente perché Erik ha il fascino del Jerkass Woobie e scatena i loro istinti di crocerossine – sappiamo invece nella vita reale che fine fanno le donne che restano con dei partner abusivi al grido di “io lo salverò”.)

E a proposito di testi, oggi vorrei mettere a confronto due versioni del testo della mia canzone preferita del “Fantasma dell’Opera”, “The Music Of The Night” – tradotta in italiano come “Musica per noi” =_____= Ma beh, hanno fatto di peggio, considerando che “The Point Of No Return” è diventata “Il Ponte Tra Noi Due”. Io sostengo che il primo, che è anche l’originale di Richard Stilgoe, sia il migliore, ma chissà perché è quello meno famoso =(

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Questionario per eterosessuali (parodia ma non troppo)

NOTA: Liberamente tratto da quiqui e quiL'ho scritto a scopo umoristico, ma è un umorismo nero, se vogliamo; spero che tra una risata e l'altra faccia riflettere alcuni eterosessuali ("Come ci si sente a vedersi porre le domande che di solito sono poste a gay, lesbiche, bisex e a volte persino trans se chi interroga è proprio ignorante di identità di genere e tendenze sessuali? Avete visto che alcune di queste domande sono così assurde da sfiorare addirittura il ridicolo?"), come ho riflettuto io durante la mia adolescenza e mentre leggevo quei questionari.

Allo stesso tempo, siccome in questa finta intervista rispondo con frasi sulla sessualità che penso sul serio, il post è rivolto anche a persone nella comunità LGBT; diciamo che è il mio modo di dire che non tutti gli etero sono fatti con lo stampino. 😉 


“Buongiorno.”
“Buongiorno. Lei è Selviero, non è così?”
“Sì, sono io.”
“E’ amministratrice di Selviero’s blog, dico bene?”
“Esattamente.”
“Ed è una fiera eterosessuale.”
“… Non mi definirei proprio ‘fiera’ perché non vedo nulla di particolarmente significativo nella faccenda, ma sì, sono etero.”
“Capisco.”
“Ehm… mi scusi, cosa sta facendo con quel blocchetto?”
“E’ mio compito segnare le sue dichiarazioni, figliola.”
“Ah, non mi chiami ‘figliola’, per favore! Lei non deve avere neppure dieci anni più di me, ci tiene troppo a distanza.”
“Sono molto felice di sentirla parlare a questo modo. Fa una cosa molto responsabile e matura a sottoporsi al nostro test, e la sua ultima dichiarazione mi fa ponderare l’ipotesi che la sua eterosessualità sia in effetti revocabile.”
“… Come, scusi?”
“Ho detto qualcosa che l’ha turbata? Abbiamo toccato un tasto dolente? Forse… qualcosa legato alla sua infanzia, cara?”
“No, credo semplicemente di non seguirla. Avanti, bando alle ciance, cos’è questo test?”
“Si tratta di un questionario del tutto gratuito creato nel 1972, che come le avevo già anticipato al telefono le garantisce l’anonimato. La preghiamo di rispondere a queste domande con quanta più sincerità le è possibile, dal momento che saranno mantenute strettamente confidenziali.”
“Oooo… cchei? Allora cominciamo? La sta mettendo giù un po’ pesante, a dire il vero.”
“Si sente pronta? Non preferirebbe bere un bicchier d’acqua, prima? Vorrebbe andare ad incipriarsi, fermo restando che abbiamo servizi separati per uomini e donne e che nessuna donna le farà del male se deciderà di recarsi ai bagni dell’edificio alle donne riservati?”
“Insomma, la smetta di tirarla tanto per le lunghe, sono una ragazza etero, non una ragazza abusata. Non ho bisogno né di bere né di andare al cesso né di nient’altro, ho solo bisogno che lei mi faccia le sue domande, così me ne andrò il più presto possibile a sbafarmi una frittata di riso a casa mia.”
“Mi dispiace che voi eterosessuali prendiate l’argomento in maniera tanto negativa, e mi scuso se ho stimolato la sua aggressività; sono certa che prova tanta di quella rabbia repressa da non poter fare a meno di sfogarla in un modo o nell’altro.”
“Mh, scuse accettate. Lo sa che ha un moscerino nei capelli?”
“Cominciamo.”
“Yuppi-doo.”
“Cosa crede che abbia causato la sua eterosessualità?”

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