Red Oni, Blue Oni: Unfortunate Implications

Bentornati ad un’altra puntata dei miei consigli sulla scrittura! Credo che oggi il post sarà più particolare del solito, perché riguarda un Trope (Red Oni, Blue Oni), e più specificatamente, l’applicazione di quel Trope a uomini e donne. Mi conviene spiegare prima cosa sia, ma chi lo conosce già può passare oltre. u________u

Quando si parla di Red Oni, Blue Oni ci si riferisce ad una coppia di personaggi legati tra di loro in qualche modo (due fratelli, due amiche, due rivali, due contendenti, etc.) che hanno personalità agli antipodi.

Ridotti all’osso (hanno molte altre peculiarità), diciamo che il personaggio Red Oni è passionale, selvaggio e fuori dagli schemi, mentre il Blue Oni è colto, tranquillo e tradizionalista –immaginate le caratteristiche associate per convenzione al rosso e al blu. Essendo Red Oni e Blue Oni due tipologie di personaggi ancestrali, gli autori possono giocarci più o meno come vogliono, dando vita a creature complesse. Ad esempio, il Blue Oni può essere impassibile e posato solo in superficie, e andando a scavare si può scoprire che sia profondamente ferito e incapace di abbassare la guardia. Oppure, il Red Oni può essere più progressista e tollerante perché frequentando gli altri ben più della sua controparte ha avuto modo di capire l’umanità in tutte le sue sfaccettature e non è rimasto ancorato a definizioni rigide da libro di testo. Oppure ancora, è il Blue Oni ad essere più progressista e tollerante, grazie alla sua cultura e alla sua predisposizione alla riflessione, mentre magari il Red Oni è gretto e prepotente e manca di empatia.

Ora, personaggi Red Oni e Blue Oni possono presentare delle magagne quando hanno tra di loro differenze che non riguardano solo la personalità. Ad esempio se uno dei due è nero e l’altro è bianco, o se uno dei due è settentrionale e l’altro è meridionale… o ancora –e su questo mi voglio soffermare oggi –se uno è un uomo e l’altro è una donna.

Dovete capire che siamo tutti, chi in misura maggiore chi in misura minore, condizionati dagli stereotipi di genere, e benché non sia obbligatorio, è comunissimo che questo si rifletta quando scriviamo, dando vita a delle Unfortunate Implications.

Quindi cosa è frequente che succeda quando si scrive di un uomo Red Oni e di una donna Blue Oni?

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Going Nowhere, Going Somewhere (traduzione del primo capitolo)

Era da un po' di tempo che mi chiedevo come parlare della sega saga più discussa degli ultimi tempi assieme a Cinquanta Sfumature di Cacca, ossia la saga di Twilight. C'è già chi sa che io abbia fatto parte del forum Anti Twilight italiano, ma le discussioni lì sopra sono talmente numerose, e la saga è stata analizzata in così tanti aspetti che mi sono scervellata a lungo su come sintetizzare il mio parere. Dopodiché mi sono ricordata di una fic (chiamiamola fanfiction per comodità anche se è scritta da una anti; magari vale come spitefiction) che ho adorato, e ho coinvolto Beevean per tradurla assieme. Oggi vi posto la prima parte, e chissà che non piaccia allo stesso modo anche a voi =) 

Informazioni sull'autrice e sulle altre "opere" a cura di Beevean (e me in minima parte): 

Quelle di Estora non sono esattamente parodie. TvTropes le chiamerebbe Deconstructions, ossia fanfiction dove i difetti della saga vengono accentuati e analizzati in un contesto realistico. 

Le sue più famose sono Seven ed Eighteen, due versioni diverse di Renesmee alle prese con gli orrori dell'imprinting. La differenza tra le due è che la prima è piacevolmente inquietante, dal punto di vista di quella che è a tutti gli effetti una bambina, e la seconda sarcastica e satirica, in linea con lo spirito di una ragazza di diciott'anni mentali. 

Concentrandoci sui personaggi secondari potete leggere Daughter (descrive Bella vista dagli occhi di Phil, Renée e Charlie) e He Was a Quiet Man (simile alla terza parte di Daughter, ma decisamente più commovente e straziante; se non odiate già Bella, lo farete dopo aver letto questa). Esistono anche Chagrin, una vera e propria parodia, e Imprisoned, che mostra Sam ed Emily per ciò che davvero sono: una coppia abusiva. 

Quella che vi propongo oggi è però Going Nowhere Going Somewhere, che si concentra su Edward costretto ad integrarsi nel XXI secolo, piena di "take that!" alla relazione tra lui e Bella. Secondo Estora, è stato anche il suo tentativo di dargli una personalità che non fosse piatta da far schifo, e devo ammettere che, se mosso da lei, Capitan Swarovski sia quasi decente. Ma la vera star della storia è ovviamente Caden Mills, che… beh, bando alle ciance e cominciamo a conoscerlo. 


Amore non è guardarci l’un l’altro, ma guardare insieme nella stessa direzione.
(Antoine de Saint-Exupéry)

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Music Time! (Parte 7, Cover)

Sicuramente quando ho pubblicato un articolo su Smooth McGroove l'argomento "cover" è stato toccato, ma non ho espresso la mia opinione completa sull'argomento in sé, ergo lo faccio ora. 

Personalmente penso che le cover siano un ottimo esercizio per la voce, sia per chi lo fa come hobby sia per chi è un* aspirante musicista che ancora non ha fantasia/esperienza sufficiente per comporre qualcosa di originale — almeno finché non si mette in mezzo il "lavoro", perché sono un po' contraria alle tribute bands. Inoltre, se chi registra una cover è abbastanza "sensibile" e non si limita a ripetere in maniera carina e pappagallesca le lyrics, possono diventare un ottimo mezzo per recitare. Ad esempio, immaginate cosa sarebbe successo se Quincy Jones non avesse insistito con Michael Jackson perché *implorasse* nel cantare "The Lady In My Life", come racconta Michael in "Moonwalk": il pezzo avrebbe lo stesso sentimento, avrebbe toccato milioni di fans allo stesso modo? E, in ogni caso, quanti di quelli che l'hanno coverata hanno saputo trasmettere emozioni altrettanto potenti?

Insomma, non basta avere una bella voce per fare una cover meritevole. Bisogna dare un'anima, un'unicità assoluta alla canzone scelta, e questo è tanto più valido quando più si ha l'intenzione di distaccarsi dall'interpretazione originale. 

Quindi, dopo aver spulciato la rete a caccia di cover da presentarvi che considero meritevoli, ho preparato una Top 4 qui 😉 

1. "Mad World"di Araas Lee

Link all'originale per un confronto: qui
Link alla cover di Gary Jules, che ha avuto talmente tanto successo che spesso viene confusa con l'originale (e alla quale la maggior parte della gente si ispira quando si tratta di trarne una cover): qui

Questa l'ho già condivisa su Facebook la prima volta che l'ho sentita, ma lo rifaccio sul blog, perché è a parer mio meravigliosa. Ha una quieta disperazione, qualcosa che non l'appesantisce ma che ha l'effetto di trascinare chi l'ascolta — e non era affatto facile produrre una cover che non sminuisse l'originale: stiamo parlando di "Mad World", canzone che ci è stata proposta in tutte le salse, canzone che sarebbe stato facilissimo rendere lagnosa per un eccesso di pathos come è già successo una miriade di volte, e che forse a causa della sua fama pazzesca ormai rischia di essere una cover banale a dispetto della bravura di chi la interpreta. 

Ma io qui sento dell'originalità. Sento una persona talentuosa che se ne intende di come "dosare" la propria voce, che capisce quello che sta cantando e non tenta di mettersi in mostra con virtuosismi esagerati, ma allo stesso tempo riesce a produrre un dolore, una rassegnazione pacata che sembra autentica. Ottimo anche il finale in cui la voce non sfuma nel nulla ma rimane sospesa, vibrando. Se non l'avessi linkata sul mio blog avrei contribuito senz'altro a rendere più pazzo il mondo in cui viviamo. =)

2. "Hellfire" di Sweet Poffin 

Link all'originale per un confronto: qui

Ammetto di essere una fan di Sweet Poffin (qui il suo canale YouTube) senza saperne molto di lei, e quasi esclusivamente per la sua voce. E' così fonda per essere quella di una ventunenne, e tuttavia riverbera sempre di una certa morbidezza, dolcezza. Se non ha frequentato corsi di canto per svilupparla, è un miracolo vivente. =o Come se non bastasse, Sweet Poffin è pure britannica, ergo ha il tipo di accento che preferisco quando canta, e quello a cui sono più "used to". 

Per quanto riguarda questa cover in particolare, ho sempre amato "Il Gobbo di Notre Dame" e considero "Hellfire" la miglior canzone di un cattivo della Disney. Mi sono chiesta qualche volta come sarebbe venuta al femminile, e Sweet Poffin mi ha fornito una risposta memorabile! =) 

Se solo dovessi trovarle un difetto dovrei dire che… Sweet Poffin non è abbastanza espressiva. Lo so, sembra assurdo dopo che ho elogiato tanto la sua voce, ma quello che intendo è che non mette particolare convinzione nelle lyrics che pronuncia. Sembra che il suo scopo sia principalmente quello di cantare e ammaliare, senza calarsi nei panni di un personaggio, senza interpretare, e le poche volte che interpreta ("It's not my fault", "now, gypsy, it's your turn") calca troppo la mano, mette troppa sorpresa o troppa rabbia, e si vede che stia recitando. E' la sua voce a traboccare di un'anima, ma non la trasmette appieno al pezzo. Perciò ammetto di aver linkato la sua cover principalmente perché quando la sento cantare mi sembra di stare ascoltando la versione musicale della seta: qualcosa di elegante, prezioso, fluido. 

3. Papaoutai di Marina D'Amico

Link all'originale per un confronto: qui

Cosa succede quando si prende una canzone diventata un tormentone da discoteca e la si fa al pianoforte? Un macello? Non capita di solito il contrario, ossia che canzoni da pianoforte siano remixate e rese adatte a una discoteca? 

La risposta la dà Marina D'Amico, concorrente di "The Voice" edizione francese, che ha già ricevuto molte lodi per questa "trasformazione radicale". Io non posso fare altro che aggregarmi al coro: l'originale mi piace un mondo, ma lei è riuscita a fare qualcosa di innovativo, sfruttando peraltro una voce ancora una volta bellissima. Forse ha aiutato il fatto che il tema alla base fosse molto serio, quindi non c'è stato bisogno di un intervento divino per adattarla al pianoforte, ma la grazia con cui questo passaggio è avvenuto la dobbiamo solo a lei.

La sua interpretazione lascia invece un po' a desiderare quando si tratta del ritmo: è fin troppo rapida, come le persone imbarazzate che corrono e finiscono per incespicare, al punto che talvolta il pathos che ci mette suona palesemente finto e rovina l'effetto d'insieme — anche a volerle concedere l'attenuante che neppure Stromae sia andato piano nella sua versione, e che forse lei abbia voluto "rispettare" il suo ritmo andando a scapito della propria interpretazione. Peccato per questo scivolone; ciò non toglie che il resto sia molto valido. =) 

4. Wonderwall di Megan O'Donohoe 

Link all'originale per un confronto: qui

Da quando conosco le opere degli Oasis so che non sono mai (anzi: non sono mai stati, dal momento che adesso si sono sciolti) particolarmente gioviali. Perciò trovare una ragazza che sapesse interpretare una delle loro hit più famose senza snaturarla ma dandole una carica di allegria tutta nuova è stato un piacevolissimo salto nella novità più assoluta! =)

La maggior parte delle persone che coverano gli Oasis tendono ad essere cupe, brusche e un po' aggressive, anche quando ci mettono uno strato di dolcezza adagiato in fondo, sullo stile dei fratelli Gallagher. Megan O'Donohoe non è tra questi: rende "Wonderwall" più allegra di prima, più aperta alla speranza, più da "adesso spicchiamo il volo", se capite cosa intendo, e tuttavia non la rende completamente diversa. Non la alleggerisce dalla sua carica di pathos ma non la appesantisce nemmeno, e certamente non manca di rispetto alle lyrics: decide soltanto di aumentare la carica delle emozioni positive che possono essere espresse attraverso quelle parole. 

Il difetto maggiore di questa cover gioiosa e frizzante è il modo repentino con cui si conclude (ma il finale finale non le andava di farlo? Troppa fatica? Non le andava di chiudere in bellezza con qualche "svolazzo" che mostrasse appieno il suo talento? Bah… O.O) e il fatto che sul finire del primo ritornello ("and after all you're my wonderwall") Megan O'Donohoe faccia un accento stranissimo, che mi ha lasciato il dubbio sul se fosse madrelingua o no. 

Non riesco a giudicare la sua bravura con la chitarra perché non l'ho mai suonata e riconosco che non sia il mio campo, ma non ho mai provato fastidio durante la cover e anzi, mi sembrava che si amalgamasse bene con la voce. 

Ricapitolando… 

La voce più "da professionista", quella alla quale ho attribuito più credibilità e che si è calata di più nella canzone che interpretava? Araas Lee. 

La voce più raffinata, non necessariamente per via di un allenamento ma come doti intrinseche? Sweet Poffin. 

La voce più dolce, più "in erba" e che mi ha trasmesso più tenerezza? Marina D'Amico. 

La voce più frizzante, allegra e che mi ha fatto provare più carica? Megan O'Donohoe. 

La voce più bella? Non si può essere così schematici da sceglierla. 

La voce che mi ha fatto innamorare? TUTTE. 

Link utili: 

Moonwalk di Michael Jackson
Le tribute bands (per chi non ne avesse mai sentito parlare) 

The Lady In My Life di Michael Jackson 

Lista di privilegi degli italiani centrali e settentrionali

L'idea per questo articolo mi è venuta osservando alcune liste di privilegi su It's Pronounced Metrosexual (tipo quelli derivati dall'essere bianchi, eterosessuali, cisgender, cristiani in un Paese come l'America, ricchi o benestanti, uomini, uomini non metrosessuali, etc) o su altri siti sensibili al tema della discriminazione e dei pregiudizi.

Naturalmente, essendo il 99,99% dei siti che ho visitato scritti in lingua inglese e da stranieri (ancora una volta abbiamo la riprova che siamo noi gli arretrati quando si tratta di self-awareness riguardo alle minoranze oppresse…), era davvero improbabile (o diciamo pure impossibile) che trovassi una lista di privilegi derivati dall'essere italiani centrali o settentrionali; così ho pensato di sopperire a questa mancanza creandone una io, con uno stile quanto più possibile vicino a quello delle altre liste di privilegi — se volete un esempio pratico preso dritto dritto da It's Pronounced Metrosexual, cliccate qui

Note in calce: 

1. Qualunque italian* meridionale che avesse qualcosa da aggiungere può farlo senza problemi nei commenti, perché ogni testimonianza è una ricchezza, specie quando si tratta di una minoranza oppressa che nove volte su dieci finisce nel dimenticatoio o è incolpata della propria discriminazione (personalmente sento puzza di victim blaming, voi no?). Potete parlare sia in modo generico di una situazione che avete visto capitare sia in modo specifico menzionando direttamente la vostra esperienza. 

2. Ma se leggo qualcuno fare generalizzazioni sterili e gratuite che inneggiano all'odio contro "i polentoni", all'odio contro determinati partiti politici e quant'altro, gli/le faccio un culo così. Il rispetto, l'essere considerati in primo luogo persone al di là di ogni pregiudizio, il non essere schiaffati in una categoria con una brutta nomea, la sensibilità, l'educazione non funzionano a senso unico, non sono cose che si possono pretendere e basta, senza poi metterle in pratica nei confronti degli altri. 

3. Qualunque italian* centrale o settentrionale che volesse aggiungere discriminazioni di cui è stat* testimone in terza persona può farlo senza problemi, può chiedere qualsiasi spiegazione sul perché determinate cose siano offensive (finché non si tratta di roba ovviamente inopportuna) o chiarimenti in generale, e senza dubbio può esprimere le sue perplessità… 

4. … ma al primo accenno di commenti che all'estero e in un contesto di Social Justice verrebbero considerati all'istante commenti di troll, di bigotti e di victim-blamers (come "Io non ho nulla contro i meridionali, però…" "Non vi offendete se ve lo dico, ma…" "E' ipocrita non voler ammettere che voi siete X" "Io non vi offenderei mai se voi non faceste X, dopo non potete aspettarvi che la gente provocata non reagisca") smetterò di prendere sul serio chi li ha fatti e sposterò le sue sparate in Perle dei porci. L'argomento scotta abbastanza senza che fomentiate una forma di razzismo già esistente da un paio di secoli, e di sicuro, con le dovute variazioni, la nota 2 vale anche per chi non è del Sud. 

Buona lettura u___________u 


Quella che segue è una lista di privilegi derivati dall'essere italiani centrali e settentrionali. Nel caso servisse a qualcuno a cui fosse stato ripetuto il contrario per tutta la vita, il Sud Italia non comincia sotto il Po. Prendiamo una cartina dell'Italia per orientarci: 

Le regioni che fanno parte del Sud Italia, geograficamente, sono Molise, Campania, Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia. Dal punto di vista dell'eredità del Regno delle Due Sicilie (quindi stiamo parlando di mélange culturale e radici storiche), invece, secondo l'ISTAT e l'Eurostat si possono includere anche l'Abruzzo e la Sardegna, per quanto gli abruzzesi e i sardi stessi potrebbero trovarlo strano e la cosa sia tuttora dibattibile. Quando sentite parlare infine di "Italia del Mezzogiorno", dovete includere per forza anche le isole, ergo Sardegna e Sicilia — dunque, se a qualcuno venisse da pronunciare frasi come "Ma io ci ho lavorato al Sud, ero a Pesaro/Viterbo/Poggibonsi e ho un bellissimo ricordo!", è bene che sappia che non era al Sud Italia. 

Cercate di acquisire più consapevolezza e inizierete a realizzare quanta strada abbiamo ancora da percorrere per rendere le cose migliori alle persone meridionali che questi privilegi non ce li hanno. 

Cominciamo:

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