Riflessioni sulla bellezza di una bionda scazzata

NOTA: Il post di oggi è veramente molto random, ma come al solito contiene alcuni consigli sulla scrittura dei personaggi, con particolare riferimento al loro aspetto fisico. Può essere preso anche come un post di riflessioni personali sulla bellezza, sulle generalizzazioni e sugli stereotipi.

Come qualcuno di voi già sa, il mio avatar è una foto di Alison Lohman nei panni di Astrid Magnussen, la protagonista di “White Oleander”. Ho scelto Astrid come avatar per un’infinità di motivi: è un’artista e una ragazza a cui ne capitano di tutti i colori ma ha una forza interiore enorme, subisce un sacco di violenza psicologica e reagisce chiudendosi e mostrando una facciata da dura e inflessibile, sotto questa facciata è assetata di affetto e quando incontra persone che davvero tengono a lei fa immediatamente qualcosa per loro, eppure allo stesso tempo può ferire ed essere crudele perché è vissuta con una madre manipolatrice e ha capito di muoversi in un mondo spietato. Barcamenarsi tra l’essere buona e altruista e meschina ed egoista per lei è molto difficile, e il suo viaggio per diventare adulta è intriso di sofferenza. Mi identifico abbastanza in lei, perché mi sembra un personaggio molto realistico (né completamente buono né completamente cattivo, specie nel libro) e perché in alcune cose vorrei assomigliarle, prima fra tutte la sua capacità di rialzarsi sempre.

Il motivo più superficiale – all’apparenza, ma oggi ho deciso di approfondirlo e mostrare cosa ci sia dietro – per cui l’ho scelta è che è una dei pochissimi personaggi femminili moderni dai capelli biondi che non siano delle civettuole, isteriche, modaiole, stupide, immature, invidiose, perfide, gelide e odiatissime Alpha Bitches. As you know (Bob), io detesto gli stereotipi sull’aspetto fisico, il che include anche quelli verso le bionde, ed essendo io stessa una bionda, vedere personaggi che fisicamente mi assomigliano interpretare sempre il peggio dell’umanità mi fa stare questo stereotipo ancora più sulle palle.

Di solito quando si parla di questo particolare stereotipo lo si fa scherzando un po’, non viene preso sul serio come altri (le persone grasse rappresentate sempre come stupide, avide e vigliacche, ad esempio), ma oggi ho deciso di fare un’analisi del perché sia nato, di cosa rappresenti e delle implicazioni razziste al contrario, generalizzanti e da Politically Correctness Gone Mad che abbia.

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