E grazie al sessismo vissero tutti felici e contenti. Oppure no?

Il sessismo dice a lei: "Una donna si crea dei desideri e aspetta che siano soddisfatti dal suo uomo. Non chiede nulla in maniera diretta. Se è diretta è aggressiva e spaventa gli uomini. Deve solo mandare dei segnali, se lui è abbastanza interessato capirà da solo."
Il sessismo dice a lui: "Un uomo prende il controllo della situazione. Sa sempre qual è la cosa giusta da fare per sé e per la sua compagna. Non deve mai dare l'impressione di dubitare di se stesso, e più è diretto e intraprendente e più è appropriato. Non c'è nessun ostacolo insormontabile quando passa all'azione."

Il sessismo dice a lei: "Fidati di lui, tu sei il sesso debole."
Il sessismo dice a lui: "Fidati di te stesso, tu sei il sesso forte."

Il sessismo dice a lei: "Fatti prendere, sei una preda."
Il sessismo dice a lui: "Prendila, sei un predatore."

Il sessismo dice a lei: "Fallo sentire come se fosse il Padreterno, sii accondiscendente in tutto e non sfidarlo mai. In cambio lui ti proteggerà e ti tratterà come il fragile fiorellino che sei. E accontentati di questo perché è un onore."
Il sessismo dice a lui: "Falla sentire un tesoro prezioso che deve essere custodito da te che sei il migliore per farlo, non sbagliare neppure una volta, corri a salvarla quando è in difficoltà e reggi sulle tue spalle i problemi di tutti e due. In cambio lei ti darà cibo, sesso, biancheria pulita e comfort emotivo, e adempierà a tutti i compiti che non ti devi azzardare a portare a termine tu se non vuoi essere visto come una schifosa femminuccia. E accontentati di questo perché è un onore."

Il sessismo dice a tutti e due: "Se vi conformate a questi ruoli che vi abbiamo assegnato sarete felici e soddisfatti, e quando vi stanno stretti perché vanno contro il vostro naturale modo di essere è solo colpa vostra, perché non siete stati all'altezza di quello che ci si aspetta da voi."

Lei non comunica davvero con lui perché le è stato insegnato che se dice in maniera diretta cosa desidera lo sta prevaricando, e che deve aspettare che le cose le piovano dal cielo in nome dell'ingegno, della forza, dell'intelligenza e della perspicacia maschile. Oltretutto lo deve far sentire come se fosse il Padreterno, quindi i desideri e i bisogni di lui sono più importanti dei suoi, e deve fargli capire (e deve autoconvincersi) che senza di lui lei non è nessuno, e che non saprebbe risolvere nessun problema se non ci fosse lui a risolverglielo. E quando lui non riesce a capire cosa le balza in testa è colpa di lei che non è stata abbastanza brava da lanciare i segnali per fargli avere l'illuminazione, e se lui prova a penetrare le sue difese lei si chiuderà a riccio perché sennò la sua maschera di dolce fanciulla che non prevarica mai e non deve affrontare le situazioni di petto sarebbe troppo dura da reggere.
Lui non comunica davvero con lei perché gli è stato insegnato che confidarle i suoi problemi, le sue debolezze, le sue ferite, le sue insicurezze non si addice al sesso forte, e che se lo facesse lei che è il sesso debole avrebbe troppo potere su di lui. E se lei prova a penetrare le sue difese lui si chiuderà a riccio perché sennò la sua maschera di superman che ha il controllo della situazione sarebbe troppo dura da reggere.

Lei non si sente all'altezza e accumula frustrazione e rancore.
Lui non si sente all'altezza e accumula frustrazione e rancore.

Il sessismo dice a tutti e due: "Le vostre incomprensioni sono normali, perché gli uomini vengono da Marte e le donne vengono da Venere. E' compito vostro continuare a comportarvi come avete sempre fatto e non andare mai oltre, sennò state sovvertendo l'ordine naturale delle cose."

Lei sente che lui si sta facendo i suoi porci comodi e che si crede il Padreterno, e si incazza perché non è il Principe Azzurro che il sessismo le ha promesso di avere.
Lui sente che lei non è soddisfatta e quando vuole risolvere il problema lei non gli spiega cosa vuole, e si incazza perché non è l'angelo del focolare che il sessismo gli ha promesso di avere.

Lei si accorge che lui non ha fiducia in lei e che pensa che sia troppo inferiore per avere una soluzione anche quando sta cercando un confronto e le capita di alzare la voce.
Lui si accorge che lei non ha fiducia in lui e che pensa che lui sia un bruto violento che le farà del male anche quando sta cercando un confronto e gli capita di alzare la voce.

Lei esprime il suo malessere con la violenza psicologica negandogli il comfort emotivo e il benessere di cui lui ha bisogno come essere umano.
Lui esprime il suo malessere con la violenza fisica negandole i beni materiali e la stabilità economica di cui lei ha bisogno come essere umano.

Lui la accusa di essere troppo complicata e di non sapere quello che vuole veramente.
Lei lo accusa di essere un insensibile e di non sapere quello che vuole veramente.

Lui si convince che lei abbia ragione, e oscilla tra il sentirsi in colpa e il pensare che le donne siano stronze, approfittatrici, sanguisughe e capaci di darti e toglierti la figa (ossia il loro scopo principale).
Lei si convince che lui abbia ragione, e oscilla tra il sentirsi in colpa e il pensare che gli uomini siano stronzi, approfittatori, ti prosciugano ogni energia psicofisica e capaci di darti e toglierti la possibilità di avere i soldi per comprare la felicità (ossia il loro scopo principale).

Lui pensa che la società in cui è cresciuto sia un pochino ingiusta verso gli uomini.
Lei pensa che la società in cui è cresciuta sia un pochino ingiusta verso le donne.

Lei si convince che sia impossibile che uomini e donne si comprendano davvero e che gli uomini servano solo a farsi comprare macchine costose, laptop di ultima generazione, vestiti eleganti e una scopata che soddisferà le sue voglie e la renderà madre.
Lui si convince che sia impossibile che uomini e donne si comprendano davvero e che le donne servano solo a pulire la casa, scodellare bambini dalla passera, cucinare e soddisfare la sua voglia di possederle sessualmente e nell'anima e dargli un erede.

Lei sta male ma non riesce a capire come mai, e continua a recitare il ruolo che le hanno dato senza metterlo in discussione.
Lui sta male ma non riesce a capire come mai, e continua a recitare il ruolo che gli hanno dato senza metterlo in discussione.

Lei ha relazioni insoddisfacenti e diventa ancora più sprezzante e diffidente verso gli uomini, e ancora meno incline a comunicare davvero e a sviluppare la sua capacità di empatia.
Lui ha relazioni insoddisfacenti e diventa ancora più sprezzante e diffidente verso le donne, e ancora meno incline a comunicare davvero e a sviluppare la sua capacità di empatia.

Il femminismo denuncia tutto questo.

E gli uomini e le donne sessisti si lamentano che le femministe siano solo fanatiche che cercano di sovvertire l'ordine naturale delle cose, e che sia molto più costruttivo continuare una lunga tradizione di rancore, frustrazione e ostilità, perché uomini e donne sono irrimediabilmente opposti e irresistibilmente attratti, ed è sano e naturale che non ci sia né dialogo né empatia tra di loro.

"E grazie al sessismo vissero tutti felici e contenti". STOCAZZO.

Music Time! (Parte 8, Let It Go)

Qui e altrove ho già espresso il mio amore per il personaggio di Elsa di Arendelle, regina delle nevi del film Disney "Frozen — Il Regno di Ghiaccio", ispirato alla celebre fiaba di Andersen. Penso anche che "Let It Go" sia una delle canzoni migliori del film, e che abbia meritatamente vinto un Oscar.

Ma siccome mi sono accorta che spesso a quella canzone viene tolto un grado di spessore, di profondità, di sottigliezza e di complessità che rivela anche moltissime cose del personaggio di Elsa, del suo Character Development, del suo ruolo all'interno del film e di una morale coi controcazzi quando si pensa che sia solo una canzone positiva sulla libertà, mi è balzato in testa di rimediare pubblicando un'analisi che abbiamo tradotto io e Beevean illo tempore — e che forse nessun* conoscerà perché nessun* si va a spulciare le pagine di questo blog.

Lo faccio in suo onore e in onore del mio concetto di emancipazione, libertà, personaggio positivo e crescita personale… e chissà che non possa scrivere anche un'analisi del perché, malgrado le apparenze, Anna è un personaggio più femminista di Elsa. 😉

Adesso come adesso godetevi (Io: Come sei presuntuosa, che ne sai che se la godranno? Me: E' una frase retorica, non ci vuole una laurea in sociologia per saper leggere tra le righe e capire che non c'è presunzione… Io: Te lo credi tu, cazzo! Noi dobbiamo sempre accettare le critiche! Me: E le accettiamo, semplicemente non diamo per scontato che sia un pessimo lavoro) la nostra traduzione — fino a "rifiutandole nel climax" è di Beevean, da "Gli esempi aggiuntivi abbondano" è mia.

Note in calce:

1) L'analisi è stata fatta sul testo in lingua originale della canzone perché sia io sia Beevean siamo convinte che "Let It Go" abbia perso un sacco quando è stata tradotta in italiano -.-''' E speriamo che la nostra traduzione possa contribuire a far conoscere altre sfaccettature del personaggio e della storia anche per chi non mastica l'inglese.

2) Abbiamo messo un sacco di asterischi perché anche se ci siamo spulciate il blog di chi ha scritto l'analisi non abbiamo capito quale fosse il suo genere. O.O Comunque sia il contenuto è valido.


L'ultimo film Disney, "Frozen", sta ricevendo recensioni a tutto spiano, e la canzone "Let It Go" è uno dei punti forti del film. Non credetemi sulla parola –Wikipedia, come sempre, è grande per questi semplici trivia di sottofondo. Al momento sono indecis* se pensare che Elsa sia il mio personaggio Disney preferito, e che "Let It Go" sia la mia canzone Disney preferita – il tempo lo dirà, ma tendo verso il sì per entrame le domande. Nella mia cronologia delle ricerche di Google, ci sono risultati come "let it go è fantastica" e "frozen let it go analisi", ma non avendo trovato niente di soddisfacente ho deciso invece di scrivere questo post.

Si è scritto molto su "Let It Go", e un'opinione diffusa sulla canzone è che sia "liberatoria" o "da emancipazione", che riguardi Elsa che trova la sua vera identità, e che sia una trionfale celebrazione di libertà per quelli che sono vissuti nella paura o in gabbia. Ma per quanto tutto questo sia vero fino a un certo punto, interrompere l'analisi qui vuol dire non notare la grande profondità e sottigliezza della canzone. Sì, è sull'emancipazione, ma ci sono in misura maggiore anche tragedia, rabbia, amarezza e illusione. Non segna l'affermazione di Elsa della sua identità o la sua apoteosi – al contrario, alla fine della canzone, rischia moltissimo di perdere se stessa. La canzone la risolleva, ma solo per porla al di sopra di un grande precipizio, con pendii scivolosi che cadono in un Despair Event Horizon [la “linea” oltre la quale il personaggio perde ogni speranza] da una parte e in un Moral Event Horizon[la “linea” oltre la quale un personaggio è irrimediabilmente cattivo e non più perdonabile] dall'altra. La potenza della canzone deriva non da quanto edificante e positiva sia, ma da quando si incastri perfettamente nella narrazione, e quanto faccia per rendere Elsa un personaggio convincente e simpatetico.

(A questo punto vorrei linkare il video e il testo della canzone – mi riferirò a loro spesso da ora in poi)

Prima di tutto, considerate il posto che ha la canzone nel film. Elsa è appena corsa via dalla propria incoronazione, e ha portato un inverno perenne su Arendelle. La canzone in sé segna solamente la fine del primo atto. La storia è appena iniziata, quindi questa non può essere la fine del Character Development di Elsa – è in realtà solo la fine dell'inizio, e la funzione principale della canzone è di presentare i conflitti che Elsa deve superare – i demoni che deve affrontare – prima che la storia finisca. Infatti il resto della storia si impegnerà per rovesciare molte tra le più trionfanti frasi della sua canzone. Prendete in considerazione questo:

Elsa canta più volte "Let the storm rage on" [“Che la tempesta infuri”, NDT], riferendosi alla sua mente e cuore in tempesta (il tempo è in realtà piuttosto calmo per la maggior parte della canzone). Canta anche che ora è libera. Sta tentando di convincere se stessa che può vivere con il suo tormento. Ma nella sua scena seguente (For The First Time In Forever (Reprise)), è messa di fronte a quello che ha fatto ad Arendelle e canta "Oh, I'm such a fool, I can't be free / No escape from this storm inside of me" [“Oh, sono così sciocca, non posso essere libera / Nessuna fuga da questa tempesta dentro di me”, NDT], gettandola nella disperazione più nera. Quindi ritira quello che aveva detto proprio nella scena seguente; non è ancora libera e sta male con la tempesta che infuria dentro di sé.

In "Let It Go", la frase "Let the storm rage on" è seguita da "The cold never bothered me anyway" [“Il freddo non mi ha mai disturbata comunque”, NDT] – una frase che molte persone ricordano, dato che è cantata due volte in due modi diversi ed è l'ultima frase della canzone. Ovviamente come Regina delle Nevi a Elsa non disturbano le basse temperature, in senso letterale… ma nelle altre sfumature della parola "freddo", lei ne ha ancora paura. La mancanza di controllo dei suoi poteri rimane ancora il problema principale nella storia, e dopo aver costruito il suo palazzo di ghiaccio non sarà più felice di usare i suoi poteri fino alla fine del film.

La cosa più importante è che il "freddo" nel senso di isolamento dalle altre persone la disturba nel profondo. Pensate a quello che fa dopo aver finito la canzone, subito dopo aver cantato "the cold never bothered me anyway": si gira e sbatte le porte del suo nuovo castello, come aveva fatto ad Arendelle. Il suo modo di affrontare il suo problema non è cambiato dall'incoronazione: pensa che soltanto mandando via le persone – e se questo non funzionasse, soltanto rimanendo sola e lontana da tutti – andrà tutto bene. Ma questo è diametralmente opposto al messaggio del film: anziché non essere disturbata dal gelo dell'isolamento, ha bisogno di essere abbracciata dal calore dell'amore. Il film non può finire fino a quando non rinnega questa frase sottile e astuta, e lo fa solo nel climax. Fino ad allora, Elsa sta mentendo a se stessa.

Un'altra frase illusoria nella canzone è "You'll never see me cry" [“Non mi vedrai mai piangere”, NDT]. Sia questa che "the cold never bothered me anyway" sono quel tipo di cose che le persone si dicono per convincere se stesse; non vengono pronunciate di solito da persone che non ne hanno bisogno. Ovviamente vediamo Elsa piangere per Anna alla fine, una testimonianza dell'amore che Elsa prova per lei. Ancora, negando questa frase nella canzone e versando lacrime diventa finalmente la persona che vuole essere. Elsa trova la sua vera identità e finalmente si trasforma nel suo personaggio, e non abbracciando il messaggio di queste frasi in "Let It Go", ma rifiutandole nel climax.

Gli esempi aggiuntivi abbondano. Elsa canta “Here I stand, and here I’ll stay” [“Sono qui e ci resterò”, NDT] e “I’m never going back” [“Non tornerò più indietro”, NDT]. Ma naturalmente, lei ci torna davvero, ad Arendelle. Finisce con l’abbandonare il palazzo di ghiaccio (anche se mantiene il nuovo vestito e la nuova pettinatura). Canta “That perfect girl is gone” [“Quella ragazza perfetta se ne è andata”, NDT], ma al termine della storia diventa a tutti gli effetti la ragazza perfetta che avrebbe sempre voluto essere, in pieno controllo dei suoi poteri, e per di più amata da sua sorella e dal suo popolo. Lei canta “The past is in the past” [“Il passato è passato”, NDT], ma la sua salvezza finale viene dal rapporto con sua sorella, che scaturisce dal passato più profondo di Elsa. 

Infine, riguardo alle lyrics, considerate il titolo della canzone stessa, “Let It Go” [“Lascialo andare”, “Liberalo”, “Rilascialo”, NDT], che è ripetuto più volte. Cos’è che Elsa sta lasciando andare? Prima di tutto, come fattore che salta più all’occhio, si riferisce ad Elsa che si libera dalla repressione dei suoi poteri, per “vedere cosa può fare, testare i limiti e superarli” [“to see what (she) can do/to test the limits and break through”, altra citazione dalla canzone, NDT]. Questo è l’elemento positivo della canzone, e ciò che purtroppo la maggior parte degli ascoltatori afferra escludendo gli altri elementi. L’emancipazione personale è senza dubbio una gran cosa. Se studiate con attenzione l’espressione facciale di Elsa mentre canta, le prime decine di secondi in cui pronuncia questa frase rappresentano l’unico momento in cui è genuinamente felice. Ma l’emancipazione personale, per quanto positiva, è carica di pericolo, come suggerisce la riga successiva: “No right, no wrong, no rules for me” [“Né bene, né male, né regole per me”, NDT].

Sul serio, quanti personaggi riescono a dire una cosa del genere senza diventare malvagi? Queste con ogni probabilità sono le frasi più lampanti per recepire il significato narrativo della canzone. Ed ecco la seconda cosa che lei sta lasciando andare: il suo senso di bene e male, delle regole e delle restrizioni che l’essere una “brava ragazza” le aveva imposto anziché farle rilasciare i suoi poteri. Ora, ovviamente alcune delle regole che prima la incatenavano erano restrittive e controproducenti, ma c’erano anche regole per la sicurezza degli altri. Di quante di esse si sta liberando? Solo alcune regole specifiche? Tutte quante? L’intero concetto del bene? Non lo sappiamo, e tuttavia il suo cantare “No right, no wrong, no rules for me” avrebbe dovuto far scattare un campanello d’allarme nella testa degli spettatori. In origine, “Let It Go” è stata concepita come una Villain Song [la canzone del cattivo di parecchi film Disney, NDT], e la Disney voleva che la possibilità che Elsa fosse una cattiva rimanesse vivida nella mente degli spettatori. Noi dovremmo preoccuparci per l’anima di Elsa, a questo punto, e il resto del suo Character Development riguarda il modo in cui viene salvata dalla sua posizione precaria. 

Elsa si sta liberando anche di ogni speranza o desiderio della compagnia di altre persone. Questo è il terzo significato di “lascialo andare”. Se il secondo significato di “Let It Go” indicava l’erodersi della bontà di Elsa, il terzo indica l’erodersi della sua speranza. Il secondo significato spinge Elsa verso il male, mentre il terzo la spinge verso la disperazione. Il secondo significato può condurre alla cattiveria, ma il terzo può condurre alla tragedia. Lei ha deciso di stare lontana da tutti i suoi cari, e cerca di convincersi che la cosa le stia bene. 

Controllate di nuovo le espressioni che assume Elsa nel cantare “Let It Go”, specie durante le frasi che ho menzionato sopra. Aprite il video, mettetelo in alta definizione, e rallentate la velocità fino a 0.25 nei momenti chiave. Oppure andate a vedere il mio studio delle espressioni facciali di Elsa in “Let It Go”. Guardate le emozioni che il suo volto manifesta frame dopo frame. Passa rapida dalla rassegnazione all’amarezza, dalla leggerezza e felicità ai sorrisi genuini, dal dolore che le appesantisce l'espressione alla rabbia, alla risolutezza, e molte mescolanze di queste emozioni. Alcune delle emozioni più negative sono dipinte sul volto di Elsa nelle linee più trionfali. Gli animatori, chi ha scritto la canzone e la cantante hanno fatto un lavoro mirabile concentrando tutto in questa canzone di abile bellezza, intricata e complicata, ed è un peccato che molta gente la veda soltanto come una canzone positiva di emancipazione. 

“Let It Go” mostra al pubblico il male e la disperazione in cui Elsa ha il potenziale di precipitare, e nel farlo riesce a mantenerla un personaggio assolutamente simpatetico. La sua emancipazione, malgrado sia una buona cosa, sobilla anche il pericolo nel quale può cadere in un modo o nell’altro. Rende l’audience capace di relazionarsi a lei e allo stesso tempo capace di stare in guardia davanti a lei e preoccuparsi per lei. Chi non ha sentito di poter diventare più potente se solo si liberasse delle altre persone, della loro restrizione e della loro moralità? Chi non ha sentito di non poter fare nulla in certe situazioni senza speranza, impotente a dispetto delle proprie capacità? E chi non ha sentito che la propria anima fosse in pericolo per questi sentimenti? Per ognuna di queste ragioni, sebbene Elsa sia l’unica umana dotata di superpoteri, è il personaggio più reale e più relatable di “Frozen”. 

Dopo aver costruito questo mirabile pg in “Let It Go”, il resto del film riguarda la maniera in cui Elsa tiene a bada con successo questi potenziali rischi per diventare una persona del tutto buona, meritevole del titolo di eroina in uno dei migliori film Disney. Alcune volte cade – diviene quasi cattiva quando rifiuta i suoi visitatori e invasori nel castello. Si è disperata quando ha creduto che Anna fosse morta. Ma attraverso l’amore profondo di Anna e l’aiuto degli altri, Elsa guadagna il suo lieto fine. 

Penso che se prendete “Let It Go” solamente come una edificante canzone sull’indipendenza, portate via ad Elsa gran parte della sua intricata caratterizzazione. La riducete a un pg bidimensionale. Se la canzone fosse interamente positiva, se la sua anima non fosse in pericolo di distruzione quando la canzone ha avuto termine, allora Elsa perderebbe il suo obiettivo per quanto concerne lo sviluppo del suo personaggio. Diventerebbe solo una carina e piena di potere che reagisce a ciò che accade nel suo ambiente. Fondamentalmente, alla fine non sarebbe poi tanto diversa da com’era nel mezzo. Per essere un personaggio a tutto tondo, l’emancipazione di Elsa deve anche metterla a rischio. 

Dev’essere così perché è così nella vita reale. Sappiamo che da un grande potere derivano grandi responsabilità. Sappiamo che quasi tutti gli uomini sanno affrontare le avversità, ma se vuoi conoscere la natura di un uomo devi dargli potere. Sappiamo che il potere corrompe. Purtroppo, questo non è un sentimento che odo spesso tra molti gruppi che di recente hanno acquisito emancipazione. Si parla un sacco di quanto buona, positiva e progressista sia l’emancipazione personale. Eppure non molti dicono a questa gente che il potere non è un diritto o un privilegio, bensì un impegno sacro che dev’essere usato per fare del bene e diventare buoni. 

Grazie al cielo abbiamo in Elsa un personaggio meraviglioso e convincente che combina alla perfezione ognuna di queste cose. E grazie alla Disney per averci dato una bellissima canzone, un personaggio superbo e un film eccellente.

 


E se ne volete ancora, citando me stessa:

vi lascio con qualche bel link sempre sulla scia di Frozen: 

Let It Go in francese 
Idina Menzel che registra Let It Go e Kristen Bell che registra For The First Time In Forever (Reprise)
Let It Go Videos del Nostalgia Critic — superbo come sempre e con le palle piene dell'ossessione per questa canzone che c'è online xD 

Avviso

Non sono morta.

Ho solo avuto una serie di impegni tra due città, complicazioni tecniche con il mio blog e una mancanza di forza di volontà per cui non ho scritto nulla da marzo fino ad oggi.

Volevo chiedere scusa a tutt* coloro che mi hanno scritto e non hanno ancora ricevuto risposta, e prometto che adesso mi farò una panoramica dei commenti per individuare quelli a cui devo rispondere al più presto. Mi sto riprendendo da un virus, in aggiunta al resto del casino, ma spero di tornare attiva quanto prima.

Vi ringrazio di cuore per aver continuato a leggere e a condividere sui social network il mio lavoro, mi avete dato la motivazione che mi è sempre servita per far sentire la mia voce sul web e altrove, ed è la stessa per cui adesso ho vinto l'accidia e mi sono decisa a risolvere qualche scartoffia e a scrivere qui. :) Per farmi perdonare vi annuncio che ho intenzione di pubblicare altri tre articoli qui… e che tra breve vi farò una sorpresa. 😉

Ciao a tutt* da Io, Me e Selviero.