Recensione | Film | La Stazione

Titolo originale: La Stazione
Titolo internazionale: The Station
Regista: Sergio Rubini
Interpreti: Sergio Rubini, Margherita Buy, Ennio Fantastichini, Pierluigi Morizio, Antonio Stornaiolo, Emilio Solfrizzi, Pietro Genuardi, Michel Rocher, Nico Salatino, Mariella Capotorto, Nicola Misciagna, Mariangela Ayala, Pino Carella, Jean Herbert
Anno: 1990
Lingua originale: Italiano
Genere: Drammatico, Thriller psicologico, Tragicommedia
Sceneggiatura: Umberto Marino, Sergio Rubini, Filippo Ascione
Fotografia: Alessio Gelsini Torresi
Montaggio: Angelo Nicolini
Musiche: Antonio Di Pofi
Casa di produzione: Fandango Film

Questo è il parere che ho scritto l'anno scorso a Caterina, e ho deciso di condividere anche sul mio blog perché, rileggendolo, penso che sia abbastanza articolato da essere visto come una mini-recensione.

Come promesso, eccoti le mie opinioni su "La Stazione" di Sergio Rubini.

Credo di riuscire a capire come mai tu l'abbia definito "un gioiellino" della produzione italiana: nella mia ignoranza me ne mancavano di film italiani che si svolgessero quasi solo in un ambiente, che ruotassero attorno alla costruzione del rapporto di due personaggi soltanto (a conti fatti quelli che ottengono la maggior parte dello screentime), che in effetti avessero solo TRE personaggi di rilievo, che fossero così introspettivi e che a tratti sfiorassero il thriller psicologico — specie verso la fine, quando diventa chiaro che il fidanzato di Flavia sia un uomo violento e ossessionato dalla carriera. Perciò non sono affatto pentita di averlo visto, e penso anzi che più persone dovrebbero venirne a conoscenza =) 
 
Per quanto riguarda i nostri tre personaggi, come spettatrice non posso non apprezzare Domenico Arcieri, una persona pura, semplice ma non per questo sempliciotta, che sa prendersi cura degli altri ma alla quale probabilmente nessuno ha mai dedicato molto tempo. Domenico è piacevole perché le cose che sa le spiega senza passare per arrogante né per cafone o presuntuoso, perché coi pochi mezzi a sua disposizione cerca di migliorarsi, perché prende sul serio il suo mestiere e l'ha trasformato in una passione e un motivo di riscatto (ricordiamoci che il padre non ha mai beccato un rapporto, lui sì!), perché è una persona stoica ma in fondo in fondo Not So Stoic, perché è l'incarnazione del concetto secondo il quale non serve avere tre lauree e un sostanzioso conto in banca per essere una persona interessante e di valore (emblematica è la scena un po' comica un po' seria in cui sta studiando tedesco con un corso a prova di cretino e rimane un po' infastidito dalle ovvietà che ci sono scritte: è abbastanza intelligente per elevarsi al di sopra, per capire i concetti da solo, per usare la logica di cui non è affatto sprovveduto).
Fossi stata la protagonista, al diavolo il treno per Milano e sarei rimasta con lui. =) Anche se ammetto che dopo venti minuti in cui sapeva dire solo "Signorina, signorina, signorina" ho avuto voglia di tappargli la bocca appena lo sentivo pronunciare una "s".
 
 
Viceversa non mi piace il personaggio di Flavia, e per lei provo solo una moderata solidarietà perché mi rendo conto della situazione di merda in cui si trova e spero fino all'ultimo minuto che possa liberarsene. E' una donna viziata e morta di paura, abituata ad avere i cavalier serventi e a fare affidamento sugli uomini per risolvere i suoi problemi (il padre per essere mantenuta, il fidanzato per avere supporto emotivo finché non capisce che lui la stia usando, e Domenico per salvarle la pelle). Non parliamo poi di quando Domenico sta per essere ammazzato e sa solo lanciare urla isteriche, by God, anche se sa benissimo che nessuno può sentirli e che se spingesse entrambi verso la cassapanca a un determinato orario lui potrebbe salvarsi! Capisco che si possa essere bloccate dalla paura, ma di certo un'eroina così non fa onore alle donne e rafforza solo pregiudizi preesistenti e antifemministi. 
 
Difatti, Flavia rivela appieno la misoginia strisciante che c'è in certi film, dove la donzella in pericolo (rigorosamente spaventata e molto sexy) viene salvata da un ragazzo d'oro e lo ripaga con la sua indifferenza — ricordiamoci che nella versione teatrale di questo film è lei che salta sul treno e non Domenico che ce la mette; forse la versione cinematografica è ancora più sessista, in quanto fa avere a Domenico "il buonsenso" per accorgersi che lei lo userebbe e basta, e che non può sperare di essere nient'altro che "il tizio della stazione a cui mostrare un po' di gratitudine e fare due moine fintantoché mi salva le penne." 
 
Flavia in effetti incarna anche un altro stereotipo, che non cessa di starmi sulle scatole as well: quello della ricca che ha visto il mondo e non sa apprezzarlo, la donna benestante che ha lanciato una sua attività ma è clueless su come portarla avanti perché ha ereditato i soldi del papino senza saperli amministrare, la cittadina che pur avendo avuto accesso alla cultura non ha fatto proprie le nozioni ed è solo acculturata (sennò si comporterebbe in maniera ben diversa col protagonista), la bambina cresciuta nella bambagia che appena adocchia un giocattolo migliore del suo lo getta annoiata in un angolo — all'opposto del povero, onesto, dolce uomo di provincia che non viene glorificato quanto meriterebbe, perché il mondo è dei ricchi ingrati e gnè gnè.
 
Per quanto riguarda il rapporto che sboccia tra lei e Domenico, non penso si possa definire "amore". 
 
Da parte di lui, penso che Domenico avesse bisogno di una "scossa" alla sua vita abitudinaria, e l'abbia trovata in Flavia. Ha visto una graziosa creatura elegante e forse piombata lì da un altro pianeta molto più affascinante del suo che aveva bisogno di aiuto, e un po' per umanità un po' per spirito di cavalleria non ha esitato ad offrirglielo, e vedendosi vezzeggiato ha finito per considerare l'opzione (fino alla mattina dopo, almeno) che potesse essere guardato, notato per chi veramente lui era, e che una donna del genere non fosse poi così inaccessibile. 
Da parte di lei, forse c'è stata una certa tenerezza, una certa ammirazione e un po' di trasporto sincero, ma di sicuro di natura più volubile, più superficiale di quelli che provava lui: Flavia è corrotta ed egoista, Domenico è genuino e altruista.
 
 
Sul fidanzato di lei… mi sembra un'accozzaglia di tutti i peggiori stereotipi sul maschilista medio (tozzo, corpulento, poco affascinante, pallone gonfiato, manesco, interessato solo ai soldi e all'avere una bambolina-serva, vicino alla mezza età, bravo in società ma cordiale solo di facciata), quando invece a compiere simili violenze può essere chiunque, anche "il ragazzo della porta accanto", ma dall'altro lato capisco che dovesse controbilanciarsi a Domenico, perché parte del film si basa sui contrasti tra i due uomini, tra le due scelte, tra i due mondi.
 
E a questo proposito… un altro pregio del film è che, malgrado ci sia un triangolo amoroso tra due uomini e una donna, non c'è traccia della solita, banale tiritera del "quando ci sono due contendenti maschi il film analizzerà il rapporto tra loro due, quando ci sono due contendenti femmine sappiamo che il film ruoterà lo stesso attorno all'uomo che vorrebbero entrambe e a come si svilupperà la storia con l'una e con l'altra"; stavolta abbiamo una storia incentrata sull'ipotenusa e uno dei due cateti, per usare una metafora matematica xD Sugli altri pregi del film, rimando all'inizio delle mie opinioni.
 
Lo stile di regia invece non s'è fatto notare: non spicca in nulla, non ha mai un guizzo di vita che rifletta un'opinione o mi faccia capire su cosa dovrei focalizzarmi, è molto impersonale, e non credo si possa giustificare dicendo che "è realismo", né penso sia una scelta voluta, atta a mostrarci la personalità semplice di Domenico: essere semplici non significa non avere uno sguardo, e mi sembra che dietro la telecamera non ci sia nessuno. Pessima, poi, la scelta di allontanarsi progressivamente da Domenico e Flavia nel momento culminante e uno dei più teneri della pellicola, quando sono seduti l'una di fronte all'altro e si scambiano un bacio, un attimo di respiro subito prima di venire interrotti dal fidanzato furente. Non dovremmo "marcare stretti" i personaggi, cercare di capire dai loro sguardi se c'è del calore, fare attenzione ai loro gesti di nervosismo/distensione e avvicinamento/allontanamento, attribuire la giusta importanza all'espressione di un sentimento amoroso?
 
Idem per le musiche: mi dispiace dirlo, ma anche se le colonne sonore sono una cosa che mi interessa molto qui non ho nulla da rimarcare e neppure mi ricordo una nota che sia una; sto cominciando a pensare che, malgrado il nostro Paese vanti nomoni come Ennio Morricone, le colonne sonore memorabili non siano prerogativa degli italiani — a parte rare eccezioni come "La vita è bella", di cui tutti sanno identificare le note almeno del suo leitmotiv –, men che meno del cinema italiano moderno.
 
 
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