Angolo delle citazioni (parte 3) (Poesie)

Mi rendo conto che finora in "Angolo delle citazioni" ho pubblicato solo brani di prosa. C'è da dire che non è strano, dal momento che, essendo un'aspirante scrittrice di narrativa, la prosa è la forma di scrittura che conosco meglio e che mi è più congeniale — e anche quando non si tratta di narrativa mi ingoio almeno un saggio ogni due mesi e un articolo di giornale a settimana. 

Questo non significa che la poesia, però, non mi piaccia né mi susciti niente: ci metto solo un po' più di tempo a decifrarla. Proprio come nella musica, per quanto riguarda la poesia ho gusti molto versatili, ma per comodità qui le ho divise in due gruppi principali: quelle che amo principalmente per il significato e quelle che amo principalmente per il suono. 

Quindi adesso ve le faccio conoscere 😉 

Il suono

Corrispondenze di Charles Baudelaire (un capolavoro anche per l'originalità, IMHO) 

La Nature est un temple où de vivants piliers
Laissent parfois sortir de confuses paroles;
L'homme y passe à travers des forêts de symboles
Qui l'observent avec des regards familiers.

Comme de longs échos qui de loin se confondent
Dans une ténébreuse et profonde unité,
Vaste comme la nuit et comme la clarté,
Les parfums, les couleurs et les sons se répondent.

II est des parfums frais comme des chairs d'enfants,
Doux comme les hautbois, verts comme les prairies,
— Et d'autres, corrompus, riches et triomphants,

Ayant l'expansion des choses infinies,
Comme l'ambre, le musc, le benjoin et l'encens,
Qui chantent les transports de l'esprit et des sens.

Traduzione: 

La Natura è un tempio dove viventi colonne
lasciano talvolta uscire confuse parole; 
L'uomo vi passa attraverso foreste di simboli
Che l'osservano con sguardi familiari. 

Come lunghi echi che da lontano si confondono
In una tenebrosa e profonda unità, 
Vasta come la notte e come la chiarezza, 
I profumi, i colori e i suoni si rispondono. 

Vi sono profumi freschi come carni di bambini, 
Dolci come oboi, verdi come le praterie, 
— Ed altri di corrotti, ricchi e trionfanti. 

Con l'espansione delle cose infinite, 
Come l'ambra, il muschio, il bergamotto e l'incenso, 
Che cantano il trasporto dello spirito e dei sensi. 

Sonetto 116 di William Shakespeare

Let me not to the marriage of true minds
Admit impediments. Love is not love
Which alters when it alteration finds,
Or bends with the remover to remove:
O no! It is an ever-fixèd mark
That looks on tempests and is never shaken;
It is the star to every wandering bark,
Whose worth's unknown, although his height be taken.
Love's not Time's fool, though rosy lips and cheeks
Within his bending sickle's compass come:
Love alters not with his brief hours and weeks,
But bears it out even to the edge of doom.
If this be error and upon me proved,
I never writ, nor no man ever loved.

Traduzione: 

Non sarà che alle nozze di anime costanti 
Io ammetta impedimenti. Amore non è amore
Che muta quando scopre mutamenti, 
O a separarsi inclina quand'altri si separa;
Oh, no! È un faro irremovibile
Che mira la tempesta e mai ne viene scosso;
Esso è la stella di ogni vascello sperduto, 
Remoto il suo valore, pur se il suo luogo noto. 
Amore non soggiace al tempo, anche se labbra
E rosee guance cadranno sotto la sua arcuata falce. 
Amore non muta in brevi ore e settimane, 
Ma impavido resiste fino al giorno del Giudizio. 
Se questo è errore, e sarà contro me provato, 
allora io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato. 

L'infinito di Giacomo Leopardi 

Sempre caro mi fu quest'ermo colle, 
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. 
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi al di là di quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco 
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce 

vo comparando; e mi sovvien l'eterno, 
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare. 

A sé stesso di Giacomo Leopardi

Or poserai per sempre, 
stanco mio cor. Perì l'inganno estremo, 
Ch'eterno io mi credei. Perì. Ben sento, 
in noi di cari inganni, 
non che la speme, il desiderio è spento. 
Posa per sempre. Assai
palpitasti. Non val cosa nessuna
i moti tuoi, né di sospiri è degna
la terra. Amaro e noia
la vita, altro mai nulla; e fango è il mondo. 
T'acqueta omai. Dispera
l'ultima volta. Al gener nostro il fato
non donò che il morire. Omai disprezza
te, la natura, il brutto
poter che, ascoso, a comun danno impera, 
e l'infinita vanità del tutto. 

Solo et pensoso di Francesco Petrarca

Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human la rena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:

sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so, ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co·llui.

Romanzo di Arthur Rimbaud 

I

On n'est pas sérieux, quand on a dix-sept ans.
– Un beau soir, foin des bocks et de la limonade,
Des cafés tapageurs aux lustres éclatants !
– On va sous les tilleuls verts de la promenade.

Les tilleuls sentent bon dans les bons soirs de juin !
L'air est parfois si doux, qu'on ferme la paupière ;
Le vent chargé de bruits – la ville n'est pas loin –
A des parfums de vigne et des parfums de bière . . .


II

– Voilà qu'on aperçoit un tout petit chiffon
D'azur sombre, encadré d'une petite branche,
Piqué d'une mauvaise étoile, qui se fond
Avec de doux frissons, petite et toute blanche . . .

Nuit de juin ! Dix-sept ans ! – On se laisse griser.
La sève est du champagne et vous monte à la tête . . .
On divague ; on se sent aux lèvres un baiser
Qui palpite là, comme une petite bête . . .

III

Le coeur fou Robinsonne à travers les romans,
Lorsque, dans la clarté d'un pâle réverbère,
Passe une demoiselle aux petits airs charmants,
Sous l'ombre du faux col effrayant de son père . . .

Et, comme elle vous trouve immensément naïf,
Tout en faisant trotter ses petites bottines,
Elle se tourne, alerte et d'un mouvement vif . . .
– Sur vos lèvres alors meurent les cavatines . . .

IV

 

Vous êtes amoureux. Loué jusqu'au mois d'août.
Vous êtes amoureux. – Vos sonnets La font rire.
Tous vos amis s'en vont, vous êtes mauvais goût.
– Puis l'adorée, un soir, a daigné vous écrire ! . . .

– Ce soir-là, . . . – vous rentrez aux cafés éclatants,
Vous demandez des bocks ou de la limonade . . .
– On n'est pas sérieux, quand on a dix-sept ans
Et qu'on a des tilleuls verts sur la promenade.

Traduzione: 

I

A diciassett’anni non si può esser seri.
– Una sera, al diavolo birre e limonata
e gli splendenti lumi di chiassosi caffè!
– Te ne vai sotto i verdi tigli a passeggiare.

Com’è gradevole il tiglio nelle sere di Giugno!
L’aria è si dolce che a palpebre chiuse
annusi il vento che risuona – la città è vicina –
e porta aromi di birra e di vino…

II

Ecco scorgersi un piccolo brano
d’azzurro scuro, incorniciato da lievi fronde,
punteggiato da una malvagia stella, che si fonde
in dolci fremiti, piccola e bianca…

Notte di giugno! Diciassett’anni! Ti lasci inebriare.
La linfa è uno champagne che dà alla testa…
Divaghi e senti un bacio sulle labbra
che palpita come una bestiolina…

III

Il cuore è un folle Robinson in un romanzo
– quando, nel pallido chiarore d’un riverbero
passa una damigella affascinante
all’ombra del colletto d’un padre tremendo…

E siccome ti trova immensamente ingenuo,
trotterellando sui suoi stivaletti
si volta, attenta ma con gesti vivaci
-e sul tuo labbro muoiono le cavatine…

IV

Sei innamorato. Fino al mese d’agosto è affittato.
Sei innamorato. I tuoi sonetti la fanno ridere.
Tutti gli amici sono già andati, sei di cattivo gusto.
– Poi l’adorata, una sera, si degnò di scriverti!…

– Quella sera… – Ritorni ai lucenti caffè
e ordini ancora birre e limonata…
a diciassett’anni non si può esser seri,
se ci son verdi tigli lungo la passeggiata.

29 settembre 1870

Versi quasi ecologici di Giorgio Caproni

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.

Il significato

Ancora e ancora di Joumana Haddad 

Sono stanca di essere una brava ragazza
Sii la mia mela proibita
Lasciami piantare i denti nelle tue cosce
Lascia che il tuo sangue mi scorra sul mento
Così che mi caccino
Ancora una volta
Dal Paradiso. 

Sono stanca di essere una cattiva ragazza
Prendi i miei fianchi appetitosi
Prendi le mie labbra umide
E ridammi quell'ultimo istante di innocenza
Prima del peccato originale
Così potremo farlo
Ancora e ancora
Come fosse la prima volta. 

Specchio di Sylvia Plath

I am silver and exact. I have no preconceptions.
What ever you see I swallow immediately
Just as it is, unmisted by love or dislike.
I am not cruel, only truthful—
The eye of a little god, four-cornered.
Most of the time I meditate on the opposite wall.
It is pink, with speckles. I have looked at it so long
I think it is a part of my heart. But it flickers.
Faces and darkness separate us over and over.

Now I am a lake. A woman bends over me,
Searching my reaches for what she really is.
Then she turns to those liars, the candles or the moon.
I see her back, and reflect it faithfully.
She rewards me with tears and an agitation of hands.
I am important to her. She comes and goes.
Each morning it is her face that replaces the darkness.
In me she has drowned a young girl, and in me an old woman
Rises toward her day after day, like a terrible fish.

Traduzione: 

Sono argenteo ed esatto. Non ho preconcetti. 
Qualsiasi cosa tu veda subito l'ingoio. 
Così com'è, senza nebbie di amore o disgusto. 
Non sono crudele, solo veritiero–
Quadrangolare occhio di un piccolo dio. 
Il più del tempo rifletto sulla parete di fronte. 
E' rosa, a macchie. L'ho guardata tanto a lungo
che ormai la penso una parte del mio cuore. Ma lei non c'è. 
Visi e oscurità ci separano ancora e ancora. 

Adesso sono un lago. Su di me si china una donna, 
cercando di scoprire quella che è realmente. 
Poi a quelle bugiarde si volta, candele o luna. 
Le vedo la schiena e la rifletto fedelmente. 
Mi ricompensa con lacrime e un agitare di mani. 
Sono importante per lei. Viene e va. 
Ogni mattina è il suo volto che rimpiazza l'oscurità. 
In me ha annegato una fanciulla, e in me una vecchia 
Le sorge incontro giorno dopo giorno, pesce terribile. 

La metafora del carciofo di Joumana Haddad 

Le foglie sono tanto dure. Le tocchi, sono impenetrabili, indistruttibili. E non dimentichiamo le spine aggressive. Sorridi al carciofo, ma lui non ti restituisce il sorriso: è una creatura che intimidisce. Sembra avvisarti dicendo: "Vattene. Sono troppo tosto per te, non riusciresti a gestirmi." 
Dovresti saperlo. 

Così cominci ad aprirlo. Giorno dopo giorno, anno dopo anno. Una foglia per volta, uno scudo di difesa dopo l'altro. E ogni volta che pensi di essere arrivato finalmente vicino al cuore, appaiono altre foglie minacciose. Come se ti stesse dicendo: "È inutile. Quel che vedi è ciò che avrai. Scappa se vuoi salvarti".  
Dovresti saperlo. 

Così tu insisti. E continui a levare i rigidi strati di paure, ferite, dubbi, delusioni che il carciofo si è fatto crescere addosso per troppo tempo allo scopo di proteggersi dai falsi e senza cuore. Le dita ti fanno male, la pazienza è al limite, ma tu sei troppo testardo e appassionato per mollare. Perché sai che è l'unico modo per meritarti ciò che verrà dopo. 
E alla fine, finalmente il carciofo rimane tutto nudo nelle tue mani stanche e incredule. Niente più spine, niente più foglie acuminate: solo un cuore soffice e gentile, che domanda di essere mangiato. Come se ti stesse implorando: "Prendimi. Non voglio più lottare. La fiducia che hai avuto in me mi ha condotto alla resa e mi ha donato la libertà". 

E così lo mangi. Mangi quel cuore maturo. Il tuo cuore maturo. E quello sboccia dentro di te. E ti senti così orgoglioso perché nonostante tutti i cuori di carciofi in scatola che ci sono in giro, puliti e pronti da mangiare, hai scelto di avere il tuo nel modo meno facile. E ti senti tanto bene, perché anche se il viaggio della vita è stato lungo e difficile, ne è valsa la pena. 
E capisci che il carciofo non è altro che la metafora della tua maturità; la metafora della tua esistenza…
La metafora di te. 

Immobile di Joumana Haddad

Vorrei creare per noi un mondo parallelo
senza aspettative, senza rimorsi, 
senza fantasie inespresse, 
senza dubbi nascosti, 
e, tuttavia, senza certezze. 

Un mondo parallelo, 
senza bambini che strillano di notte, 
senza tasse universitarie di cui preoccuparsi, 
senza stupidi litigi mattutini
per i cereali finiti. 

Senza rughe tristi intorno alla bocca, 
senza cerchi neri intorno al cuore, 
senza strette catene intorno al collo, 
senza frasi come "Sono troppo stanco per fare sesso". 

Un mondo parallelo
senza bisogno di goffe scuse, 
di bugie bianche, 
di permessi d'uscita, 
di addii codardi. 

Senza bisogno di un "tuo per sempre"
né di un "senza obbligazioni". 

Un mondo impossibile, 
infinito come una poesia mai scritta, 
con solo io e te, 
nudi nelle braccia l'uno dell'altra
aperti alla fame reciproca
come due palme libere, 
e il tempo sospeso intorno a noi, 
immobile. 
Immobile come una gioiosa fotografia in cornice
su una vecchia scrivania di legno. 

Frammento 31 di Saffo (un capolavoro di Show, don't tell)

Mi pare ch'egli sia simile agli dèi, l'uomo che siede davanti a te e ti ascolta 
Mentre parli e sorridi amabilmente. 
E questa visione mi fa tremare il cuore in petto:
appena ti guardo, subito non posso proferir parola. 
Ma la lingua mi si è spezzata, un fuoco sottile mi corre sotto la pelle, nulla vedono i miei occhi e le orecchie mi rombano, 
il sudore si spande su di me e un tremito mi afferra, 
sono più verde dell'erba, 
ai miei occhi poco lontana dall'esser morta. 
Ma tutto si può sopportare… 

Cos'è poi la bellezza? di Alexandra Petri (poetessa che conosco solo tramite "Queen Bees & Wannabes" di Rosalind Wiseman) 

Cos’è poi la bellezza?
La bellezza è l’espressione felice di una bambina che ha ritrovato la sua bambola
La bellezza è il suono delle risate
La bellezza è il profumo di una rosa appena sbocciata
La bellezza è il sapore di un cibo esotico, delizioso e invitante
La bellezza è il sentimento dell’amore
La bellezza può cambiare
Non è immobile
E’ negli occhi di chi guarda
La bellezza è chi sei
La bellezza è arte
La bellezza può essere il viso di una donna visto da un amante
O una fognatura ben congegnata vista da un operaio
O anche le fusa di un gatto per una persona sola
La bellezza può essere qualunque cosa per chiunque
Può essere il suono della musica proveniente dalle note melodiose di un soprano
O il ritmo di una rapstar
La bellezza è chi sei
E’ quello in cui credi
Ti solleva alto sul mondo

E’ qualcosa di più grande ancora
E’ il sogno di Martin Luther King jr.
E’ la Dichiarazione di indipendenza che proclamava l’uguaglianza
E’ la proclamazione dell’emancipazione
E’ il suono della preghiera
La bellezza è anche qualcosa di più piccolo
Una bambina in cortile che guarda la folla di bambini che la prendono in giro
Ma rimane ferma come una roccia, forte e solida
E’ un sorriso
Una stretta di mano per dire di non preoccuparsi
La bellezza è chi sei
Quando lasci che gli altri non ti buttino giù
Ma dici “io sono io, e vedo la bellezza del mondo
Io sono l’osservatore, sono il punto di vista
Io sono bella.”

Interludio bonus: poesia che mi fa sbellicare 

Vi giuro che la prossima è una poesia vera xD L'ha scritta Roberto Piumini, ovviamente a scopo umoristico. La vera sfida di questa poesia è recitarla ad alta voce con pathos e con la massima serietà, come se fosse "Se questo è un uomo" di Primo Levi, per intenderci, e magari anche davanti ad altre persone. Chi scoppia a ridere per ultim* — o chi riesce a rimanere seri* — vince. 

Skiaciato picione 
peké non volato 
un meto più in là? 

Skiaciato spenato 
distuto picione 
peké non volato 
un meto più in là? 

Skiaciato spezato 
scanato specato 
spopato picione 
peké non volato 
un meto più in là? 

Skiaciato titato 
ubato sbanato 
tuto oto 

moto picione 
peké non volato 
un meto più in là? 

Link utili: 

Traduzione del sonetto 116 su pensieriparole.it 
Traduzione di Romanzo 
Traduzione del sonetto 130 su shakespeareinitaly.it

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