Pubblicità: Nikita Gill

Da alcuni mesi sono venuta a conoscenza di un'artista di valore di cui per mancanza di tempo non ho mai scritto, ma rimedio immediatamente e vi regalo una poesia a cavallo del 2015 e del 2016. 😉

Anzi, più di una, dal momento che sto per parlare di 

Nikita Gill,
o altrimenti detta: come il web ti scopre laddove il mondo reale ti rifiuta

La ragazza nell'immagine è proprio Nikita, una ventottenne britannica di origini indiane, che si è beccata ben 137 porte chiuse in faccia dalle case editrici tradizionali quando ha cercato di far pubblicare le sue poesie. Non si è persa d'animo e nel 2014 ha deciso di lanciare il suo blog, Meanwhile Poetry (che tradurrei come "E intanto poesia" o "Nel bel mezzo della poesia"), dove ha ricevuto tutto il caloroso entusiasmo del popolo del web, in particolare da parte di sue coetanee o ragazze più giovani, che si sono sentite toccate dall'immagine delle donne che nei suoi lavori proponeva. E già, perché Nikita Gill è anche e soprattutto una poetessa femminista, che, come ha dichiarato in un'intervista a Vocativ, "ama concentrarsi sull'emancipazione femminile attraverso la poesia". Ha avuto la fortuna di avere un padre progressista che le ha sempre detto che fosse una leonessa (termine che ricorre molto spesso negli articoli che parlano di lei e nelle sue poesie), e che nessuna persona avesse il diritto di farla sentire inferiore. E sono stati proprio questi sentimenti, assieme a un linguaggio semplice, disincantato e diretto, a far ritrovare così tante persone nel suo lavoro. Oltretutto, grazie alla sua esperienza di blogger, è un ottimo esempio di come la tradizione si possa fondere con le nuove tecnologie, e grazie alle sue origini indiane, le sue poesie assumono anche un significato politico e militante, denunciando la scarsità di poetesse indiane, africane e di colore.

Al momento ha raccolto le sue poesie in un manoscritto, "Your Soul Is a River" ("La Tua Anima E' un Fiume", NDT), e sotto un'etichetta propria ha anche pubblicato in formato ebook una serie di racconti brevi. E' inoltre un'artista concettuale che sceglie, crea e modifica da sé le foto che fanno da sfondo ai suoi versi, e di cui esistono tanti begli esempi nei link che vi metterò qui sotto. Condivide i suoi lavori quasi sempre su Instagram e Tumblr, ma è diventata così famosa, e le sue poesie sono diventate così virali, che hanno interessato anche siti come Buzzfeed e Vocativ, a cui ha concesso un'intervista (vi mando il link).

Di cosa scrive e come lo scrive?

Penso che le sue poesie siano belle perché sono mosse sempre da uno spirito di contestazione, di sfida e di rifiuto delle convenzioni (la convenzione che una donna debba essere inferiore a un uomo, che una donna debba sempre essere a sua disposizione, che una donna debba cercarlo e sentirsi a pezzi quando lui l'abbandona, che una donna non possa avere un mondo interiore ricco e bastare a se stessa, che per gli altri sia facile smantellarne l'identità e la voglia di dire, essere, prendere e fare, che una donna non possa assumersi le sue responsabilità, che non possa imparare dai suoi errori rialzandosi e contando sulle proprie forze), e perché, come ha ammesso lei stessa, vengono direttamente dal cuore.

Nikita Gill non scrive in un inglese perfetto, fluente o elegante, ma con un linguaggio molto spiccio e quotidiano (che nella mia ignoranza immagino sia stato causa dei suoi rifiuti quando ha provato con la pubblicazione tradizionale..) che, proprio per la sua immediatezza, sa di vita vissuta, di esperienza reale e assolutamente universale.

Chi mi conosce sa che i miei tentativi poetici sono sempre andati in quella direzione, perché se la poesia sta morendo al giorno d'oggi è anche e soprattutto per una mancanza di basi concrete e di un linguaggio "alla mano", che riflettesse come in uno specchio la vita di tutti i giorni e in cui le persone potessero indentificarsi, anziché vederla come un esercizio fine a se stesso, volatile e troppo svincolato da quello che è terreno. E anche se alcuni puristi non ammetterebbero mai queste contaminazioni, penso che la chiave del successo di Nikita stia tutta qui. Assieme a una grandissima attenzione a tematiche che al giorno d'oggi sono attualissime, sotto i riflettori (l'emancipazione femminile) ma che di fatto sono sempre state universali (le lotte interiori ed esteriori che ogni essere umano prima o poi si ritrova ad affrontare e come impedire al resto del mondo di provocarci troppe ferite).

Vi confesso che se cercassi di scrivere qualche riga sul suo stile non riuscirei ad analizzarlo, e non riuscirei a far capire come mai dei versi così brevi (talvolta sembrano quasi delle strofe di una poesia più grande), che prendono argomenti talvolta così scontati, mi siano risultati invece originali, evocativi, schietti e come mai mi abbiano colpito. Quindi faccio parlare lei dedicando a chi mi segue una delle sue poesie che io amo molto, e che spero vi piaccia per lo meno uno 0,1% di quanto è piaciuta alla sottoscritta.

Ci vediamo l'anno prossimo, continuate a seguirmi!

A thing does not have to be pure to be beautiful. Purity is a manmade ideal that creates boundaries and prisons. Beautiful things must only be wild and true to themselves – their freedom is their beauty

 

Link utili:

Meanwhile Poetry
Nikita Gill su Facebook
Nikita Gill su Vocativ

Khaled Hosseini, Stephen King e una riflessione grandiosa sulla letteratura

Secondo voi cosa significa per un'aspirante scrittrice e topo di biblioteca che ama due grandi scrittori come Khaled Hosseini e Stephen King sapere che il primo è un fan del secondo (e penso che Stephen King contraccambi, perché le ultime righe di "Joyland" mi sembrano molto ispirate alle ultime righe di "Il cacciatore di aquiloni")?? E cosa significa sapere che Hosseini è rimasto colpito da un passaggio del primissimo libro di Stephen King che io abbia mai letto, e dal primissimo racconto di Stephen King che mi sia mai interessato ("Il corpo" in "Stagioni Diverse"), passaggio e racconto e libro che mi sono rimasti nel cuore?? E cosa significa sapere che Hosseini, grazie a quel passaggio letto in gioventù, ha avuto lo spunto per regalare al web un articolo tratto da una sua intervista dove fa delle riflessioni eccezionali sulla letteratura, sui limiti degli scrittori e sui suoi, articolo che penso che sia semplicemente meraviglioso??

Significa che lo traduco immediatamente, e me lo stamperei per tenerlo sempre con me, perché al momento sono in uno stato di grazia e una parte di me stessa non riesce a credere che sia una coincidenza!

Link all'originale: qui. Naturalmente le immagini le ho trovate io grazie a un motore di ricerca.


ANCHE KHALED HOSSEINI NON RIESCE A RACCONTARE LE SUE STORIE COME VORREBBE RACCONTARLE DAVVERO

L'autore di "Il cacciatore di aquiloni" e "E l'eco rispose" vede l'introduzione a "Il corpo" di Stephen King come un'eccellente maniera di racchiudere i limiti degli scrittori

"By Heart" [“A memoria”, NDT] è una serie dove gli autori condividono e discutono i propri passaggi preferiti in assoluto della letteratura.

La maggior parte dei romanzi non viene mai completata ma abbandonata. Hermann Melville ha scarabocchiato modifiche prima della stesura finale di "Moby Dick" finché la scadenza del tipografo non ha più potuto aspettare; nei suoi diari, Virginia Woolf ha annunciato per lo meno in quattro occasioni differenti di aver completato "Le onde". Spesso gli scrittori continuano a scrivere e a ridefinire, come se aspettassero che fosse il mondo stesso a intimare loro di smettere.

La ragione di tutto questo, secondo Khaled Hosseini, è che è maledettamente difficile per un libro il ricreare la proporzione e la grandezza dell'idea degli autori prima che essa tocchi la pagina. Anche per i romanzieri le parole sono solo approssimazioni di quanto vivido e urgente sia il pensiero. "Ogni individuo è un oceano dentro di sé", mi ha detto. "Chiunque cammini lungo la strada. Tutti siamo un universo di pensieri, visioni dall'interno e sentimenti. Ma siamo anche tutti invalidati nella nostra inabilità, nel nostro modo unico di essere invalidi, di presentarci davvero al mondo."

Ecco perché quando gli ho domandato di discutere insieme a me di uno dei suoi passaggi preferiti di tutta la letteratura, Hosseini ha scelto l'incipit di "Il corpo", racconto di Stephen King inserito assieme ad altri tre in "Stagioni Diverse" (e la cui trasposizione cinematografica è stata diretta da Rob Reiner e ha visto come attore River Phoenix). Il narratore, Gordie LaChance, vuole raccontare ai lettori della primissima volta in cui abbia visto un cadavere da ragazzino, ma non è sicuro di riuscire a rendere giustizia alla storia. Per Hosseini, questo incipit invoca a meraviglia l'ansia davanti alla prospettiva che le nostre parole vengano fuori maciullate e fraintese, assieme alla gioia che proviamo quando le persone contro ogni aspettativa, hanno una connessione con noi.

Malgrado la sempre presente consapevolezza dello scrittore dei propri limiti, i libri di Hosseini hanno avuto un impatto profondo sui lettori. I suoi primi due romanzi, "Il cacciatore di aquiloni" e "Mille splendidi soli", hanno venduto 38 milioni di copie in dieci anni. L'ultimo romanzo, "E l'eco rispose", sarà pubblicato martedì. Come ne "Il corpo" esplora gli eventi che ci plasmano nell'infanzia: un padre, oppresso dalla povertà nell'Afghanistan rurale, riesce a tenere in vita suo figlio vendendo la figlia in adozione a una coppia ricca di Kabul. Il romanzo, narrato in maniera corale.

Ho parlato al telefono con l'autore.


Khaled Hosseini: Quand'ero una matricola al college ho trovato lavoro come addetto alla sicurezza. Era un ufficio high-tech di Santa Clara, con gli ingegneri che entravano e uscivano sempre. Stavo seduto tutto il giorno alla scrivania del front office, scrivendo i nomi di chi entrava e controllando le borse. Altrettanto spesso ho lavorato come guardiano notturno al cimitero, dalle 23:00 di sera alle 7:00 di mattina. Sorvegliavo l'edificio in solitudine, quando tutto era immerso nell'oscurità. Una volta all'ora facevo la ronda dell'edificio, ma la maggior parte del tempo la trascorrevo alla mia scrivania.

Provare a leggere durante il giorno era un incubo. Avevo una videocamera fissa su di me come se fosse il Grande Fratello, e se mi fossi fatto scivolare un libro sulle ginocchia mi sarei beccato una strigliata da uno dei capi della sorveglianza: "Mettilo via, figliolo." Il cimitero, per contro, era perfetto per fare i compiti o leggere, anche se teoricamente non era quello che ci si aspettava da me. La trovo una pretesa incredibilmente ingiusta, quella di stare su tutta la notte senza nulla da fare tranne fissare gli schermi della sorveglianza e un parcheggio vuoto. Per fortuna, di notte, non avevo nessuno a farmi da supervisore. Perciò ho trascorso i miei turni di guardia a studiare, leggere libri e scrivere racconti brevi. (Forse mi metterò nei guai, trent'anni in ritardo.)

Non ricordo come abbia scelto "Stagioni Diverse", ma l'ho letto durante i turni di sorveglianza al cimitero. Ne sono rimasto folgorato; "Il corpo", un racconto su dei ragazzini che vanno nei boschi a cercare un cadavere, è quello che ha avuto l'impatto maggiore su di me. Mi sono scoperto letteralmente trascinato da quell'età in cui i bambini si stanno per lasciare l'infanzia alle spalle. Quando hai dodici anni, sei ancora con un piede dentro l'infanzia; l'altro si sta posando a terra per entrare in una fase della vita del tutto nuova. La tua comprensione innocente del mondo si sta trasformando in qualcosa di più complicato e più incasinato, e non tornerai più indietro. Stephen King sa rendere l'intera situazione in maniera eccellente, e con tanta di quell'umanità, per i ragazzini nel racconto. Al loro rientro a casa hanno tutti avuto cambiamenti fondamentali. Nessuno dei quattro sarà più lo stesso di prima.

Quella storia l'ho letta senza sapere che un giorno avrei scritto di tematiche affini. Ho scritto molto sull'infanzia — in tutti e tre i miei libri, a ben vedere. Mi affascina il modo in cui le esperienze che si fanno in quegli anni possono perseguitare un individuo e tornare a fargli visita, rimanere una presenza della sua vita per decenni e decenni, e tramutarlo addirittura nell'individuo che sarà alla resa dei conti. "Il corpo" è una fotografia di questa idea, la migliore di qualsiasi romanzo che io conosca. Mi ha commosso nel profondo, e mi commuove tuttora.

Anni dopo riesco a capire che quell'incipit meraviglioso di quella storia aveva degli strati che non sono stato in grado di apprezzare da giovane uomo e scrittore non ancora pubblicato. Gordie, il narratore adulto della storia, guarda indietro alla sua infanzia con la paura di non rendere giustizia al racconto che vorrebbe scrivere:

Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, poiché le parole le immiseriscono – le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più che questo, vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via. 

Quando ho letto queste righe la prima volta avevo vent'anni: non più un adolescente, ma sicuramente un giovane uomo. In particolare a quell'età senti che il mondo non riesca a capire chi sei… se solo le persone potessero guardarti dentro e sapere tutto quello che ti porti appresso! In realtà questo passaggio mostra quanto noi tutti siamo soli. Quanto profondamente viviamo nella nostra testa, e quanto la persona che cammina per strada e stringe le mani agli altri sia solo un'approssimazione del nostro io interno. Il personaggio in cui risiediamo pubblicamente è solo un'approssimazione di chi siamo dentro, la versione rinsecchita e distorta di noi stessi che presentiamo al mondo reale. Questo succede perché le cose che per noi sono più importanti, quelle che per noi sono davvero vitali, sono in qualche maniera perversa le più difficili da esprimere. Ho provato tutte queste cose come giovane uomo che leggeva "Il corpo" per la prima volta.

Eppure adesso riesco a vedere ciò che non vedevo all'epoca: questo passaggio è una delle affermazioni più veritiere in cui mi sia mai imbattuto sul mestiere degli scrittori. Scrivi perché nella tua testa c'è un'idea che ti sembra così genuina, così importante, così vera. E poi, quando quell'idea passa attraverso i diversi filtri della tua mente, e tra le tue mani, e sulla pagina o sullo schermo del computer, diventa distorta, e viene sminuita. Se hai fortuna ciò che finisci per scrivere è un'approssimazione, o qualsiasi altra cosa fosse di quello che volevi scrivere.

Quando accade è solo un temperato monito dei tuoi limiti come scrittore o scrittrice. Può rivelarsi davvero frustrante. Solo a volte, quando scrivo, un pensiero riesce a passare incontaminato, imperturbabile, dalla mia testa allo schermo, chiaro come attraverso un vetro. E' una sensazione inebriante, euforica, sapere che ho comunicato qualcosa di così reale, così vero. Ma non capita di frequente. (Posso solo immaginare che ci siano scrittori in grado di scrivere così sempre. Dev'essere la differenza tra la grandezza e l'essere solo bravi.)

Anche i miei libri quando li ho completati sono solo un'approssimazione di quello che intendevo fare. Cerco di colmare quel vuoto, per quanto mi è possibile, il vuoto tra ciò che volevo dire e ciò che ho effettivamente scritto sulla pagina. Ma c'è sempre un vuoto, è sempre lì. E' davvero, davvero difficile. E ti rende più umile.

E poi c'è da considerare un altro strato. Non sarai in grado di esprimerti alla perfezione, magari, ma il tuo pubblico è composto da ascoltatori imperfetti. Gordie parla anche di questa specifica ansia:

E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perché vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Questa è la cosa peggiore, secondo me. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare.

Temiamo che saremo incompresi, e talvolta lo saremo sul serio. Le più potenti emozioni umane sono terribilmente difficili da spiegare in un modo che non le sminuisca o che non ti renda un po' ridicolo nell'esprimerle. E' fin troppo facile volerle salvaguardare, tenerle chiuse in un cassetto, anziché correre il rischio di non essere compresi o di incappare in qualche cattivo ascoltatore.

Ma è a questo che serve l'arte: serve sia ai lettori sia agli scrittori per superare i rispettivi limiti e incontrare qualcosa di autentico. Sembra un miracolo, vero? Che qualcuno sia in grado di articolare in maniera così chiara e così bella qualcosa che esiste dentro di te, avvolto in un sudario di nebbia. L'arte, quando è grande, lo raggiunge attraverso la nebbia, riesce a giungerne al cuore segreto, e lo mostra a te, lo tiene tra le mani davanti a te. Se ne hai l'occasione, è un'esperienza che rivela tante cose, commovente in maniera straordinaria. Ti senti compreso. Ti senti udito. Ecco perché ci rivolgiamo all'arte, per sentirci meno soli. E siamo meno soli. Hai l'opportunità di vedere, attraverso l'arte, che altri si sono sentiti come te, e ti senti meglio.

Ho cominciato a scrivere molto presto. Da quando ho imparato a usare una penna. Amavo l'idea di cercare di dare voce a ciò che avevo dentro, di creare ciò che per me era reale. E ho continuato a scrivere per tutta la mia vita, a sviluppare e approfondire questa compulsione con cui sono nato. Allo stesso tempo, è per me un incredibile onore e un piacere sapere che una persona ha letto il mio libro. Ricevere una lettera incredibilmente appassionata in cui mi viene spiegato come qualcosa che ho scritto ha toccato un'altra persona in maniera autentica. Che regalo enorme che è, quando sono io a riceverlo. Non esiste una ricompensa migliore, come scrittori, di questa.

Nota in calce:

1. Naturalmente Hosseini ha letto "Stagioni Diverse" in lingua originale, mentre io ho riportato l'incipit tradotto da Bruno Amato. Vi confesso solo che l'ho ritrovato tramite web, perché mettermi a caccia di "Stagioni Diverse" nella mia libreria sarebbe stato un lavoraccio infame allo stato attuale.

Music Time! (Parte 9, Adrian von Ziegler)

"Quanto aveva ragione Giovanni Sartori, i giovani d'oggi sono proprio rincitrulliti davanti a uno schermo…"
"Il computer toglie all'essere umano la fantasia, il desiderio di compagnia e lo rende un essere abulico senza più sogni o desideri…"
"Cosa potranno mai imparare tutto il giorno davanti a uno schermo, senza nessuna interazione umana? E' mostruoso, è come essere in un universo parallelo dove tutto, anche le emozioni, è tecnologizzato!"
"Che schifo quando si creano le cose direttamente al computer, non avranno mai la stessa qualità dei prodotti fatti a mano, come si faceva una volta, con tanto impegno e tanto calore umano…"
"Grazie al cazzo che molti giovani fanno tutto al computer, ci vogliono due secondi, neppure si devono sforzare e hanno già i risultati pronti! Ma non è farina del loro sacco, è solo indice di una società senza valori dove l'essere umano vuole tutto e subito…"

"Non ne posso più di sentir parlare di YouTube, ma che avrà di tanto speciale? L'essere umano si mette in mostra come in una vetrina, e sul computer in generale non succede nulla di interessante, e qualsiasi cosa sia pubblicata lì non sarà mai Vera Arte!"

*Riavvolge il nastro*
Siete stufi di questi discorsi stereotipati che non conoscono le potenzialità del mezzo che tanto criticano, e che confondono un cattivo utilizzo del mezzo con il mezzo stesso? Anche a voi i computer hanno aiutato a connettervi con altri esseri umani in maniera più completa di come viene espresso dalle frasi di cui sopra, e vi hanno aiutato a diffondere e creare libri, cortometraggi, musica, disegni, recensioni, fotografie e tutto quello che si può definire ARTE? Siete curiosi di scoprire artisti nuovi, soprattutto se indipendenti e che potrebbero insegnarvi tante cose, sul web come altrove? Allora leggete qui sotto, perché vi parlerò di un compositore indipendente che al di fuori della nostra Italietta viene considerato un mostro sacro di YouTube, e che dà un calcio a tutti i discorsi sui "bamboccioni tecnologizzati e ignoranti" che sarebbero i giovani d'oggi.

 


ADRIAN VON ZIEGLER, I COMPOSITORI INDIPENDENTI E LA MUSICA ORIGINALE DI YOUTUBE

Un po' di storia…

Nel 1989 a Zurigo nasceva Adrian von Ziegler, un ragazzo come tanti altri con la passione per la lettura, la filologia, il fantasy e soprattutto la musica. Dopo una breve esperienza dai quindici ai sedici anni in una rock band dove era relegato al ruolo di batterista, ha avuto bisogno di cominciare a creare la sua musica senza altri intermediari, ed è stato così che ha potuto sviluppare il suo talento. Come tanti ragazzi, Adrian ha subito considerato l'opzione di farsi conoscere da un pubblico vasto tramite la rete, ed è stato così che nel 2008 ha cominciato a pubblicare i suoi brani musicali su MySpace con lo pseudonimo di Indigo. All'epoca gli strumenti si limitavano a una chitarra, una tastiera e un po' di arrangiamenti orchestrali, e presto, dal momento che le visualizzazioni su MySpace erano troppo poche per i suoi standard, si è stufato e senza perdersi d'animo ha deciso di provare a farsi conoscere per altre vie.

Nel 2009 ha cominciato a usare il programma Magix Music Maker, e dal momento che la sua abilità cresceva a dismisura è stato contattato da alcuni amici per chiedergli di fare da compositore della colonna sonora del loro film indipendente. Ed è stato così che la carriera musicale di Adrian ha avuto una svolta: nonostante il fatto che il 1° agosto 2009 si è aperto un canale YouTube (col suo vero nome) solo per caricare la musica che aveva composto per il film e mostrarla ai suoi amici, senza troppe pretese, è stato grazie a YouTube che ha potuto davvero farsi conoscere al mondo in tutto il suo talento. Al giorno d'oggi Adrian può vantare 430.599 iscritti sul suo canale (beh, per lo meno l'ultima occasione in cui ho guardato, quando pubblicherò il mio articolo ne potrete contare altri…), 146.143 "Mi piace" sulla sua pagina ufficiale di Facebook e un totale di quindici album pubblicati dal 2010 all'anno scorso.

Altri progetti

Oltre ad essere un compositore indipendente e un musicista solista, Adrian von Ziegler è anche uno scrittore e un filologo (ma solo per passione personale, senza nessun titolo da sbandierare per attestare la sua cultura). A diciassette anni ha avuto l'idea di pubblicare un suo romanzo fantasy presso una casa editrice tedesca, ma più tardi si è concentrato sulla musica, senza però abbandonare del tutto la scrittura; al giorno d'oggi è al lavoro su un nuovo libro per il quale nel frattempo sta facendo addirittura una colonna sonora, molto sullo stile de "Il Signore degli Anelli", e grazie alle sue conoscenze di filologia ed etimologia sta creando anche una lingua per esso. E' impegnato nella beneficienza e il 50% di quello che guadagna su YouTube lo dà a un'associazione di nome "Charity: Water", oltre a collaborare con altre associazioni caritatevoli attive in Svizzera.

Genere musicale: qual è, come viene realizzato, perché ve lo suggerisco?

Con Adrian von Ziegler sarebbe più corretto parlare di generi musicali, dal momento che si muove con facilità tra la musica celtica, rilassante, di meditazione, dark fantasy, fantasy, folk metal, symphonic metal, troll metal, la world music e le colonne sonore vere e proprie in base ai film per cui gli vengono commissionate (forse l'ha aiutato avere un interesse per lo score dei film in generale, Hans Zimmer, Bach, Nox Arcana, Howard Shore, Koji Kondo, Jeremy Soule e tanti altri). Personalmente ho sempre provato interesse verso questi generi, ma per svariate motivazioni non li ho mai esplorati come avrei voluto, e la musica di Adrian mi ha aperto una finestra su questo mondo, facendomi capire che il mio interesse era ottimamente riposto. :) E anche se tutti questi generi vi sembrassero restrittivi, fidatevi, all'interno di essi Adrian non è quasi mai noioso.

I suoi brani musicali possono mettervi in uno stato di grazia dove nessuna preoccupazione vi può toccare, ma anche essere cupi e spingervi a indagare sulla vostra tensione. Vi fanno entrare in contatto con qualcosa di molto profondo dentro di voi, ve lo fanno toccare e accarezzare, e ogni tanto potrebbe fare quasi paura, e allora potreste voler chiudere la finestra di YouTube e ritornare ad un'assenza di consapevolezza, ma è rarissimo che delle sensazioni del genere vi lascino indifferenti. Vi possono portare in un luogo magico, austero, misterioso, incantato, che richiama i boschi e le passeggiate nella natura, finché non saprete più se vi ricorda la natura all'esterno di voi stessi o la natura nel vostro mondo interiore. Sono eccellenti quando volete ricaricare le batterie ed eccellenti quando vi volete liberare di un umore troppo pesante… ma anche se non l'ho mai testato personalmente, perché tutte le occasioni in cui l'ho ascoltato ero in uno stato mentale specifico, penso che siano eccellenti anche quando volete provare di nuovo tante emozioni, e tornare alla vita in seguito a una fase di emozioni smorte.

Confesso che le mie scarse conoscenze di tecnica musicale non mi permettono di dare un giudizio consapevole su di essa, ma sono sicura che tra i tanti iscritti al suo canale qualcun* si sia già espress* al riguardo, e che tutti gli anni trascorsi ad affinare il suo talento abbiano portato Adrian von Ziegler anche ad intendersene sotto questo punto di vista. Quello che vi posso descrivere con precisione — e l'ho fatto — sono le emozioni e le sensazioni che i suoi album mi hanno portato a provare. Adesso, a proposito di album, confesso pure che non li ho ascoltati tutti per intero, perché capirete che quindici album in un colpo solo sono troppi, quindi per presentarvelo vi metto i link di una canzone a testa da ognuno dei suoi album.

Requiem (2010)

A Celtic Lore

Lifeclock (2010)

Arcane Wonder Worker

Across Acheron (2011):

Where I Belong

Wanderer (2011):

Morning Dew

Mirror of the Night (2011):

Awakening

Mortualia (2012):

Ad Mortem

Spellbound (2012):

Moorchild

Starchaser (2012):

Nidhöggr

The Celtic Collection (2012):

Gaelic Earth

Odyssey (2012):

Pearls of the Seas

Feather and Skull (2013):

Symphonic Metal

Vagabond (2013):

Spring Charm

Libertas (2014):

You're More Than You Know

Queen of Thorns (2014):

The Sealed Kingdom

E come extra: Daydream Melody e una playlist di tre ore di musica celtica.

E potete scaricare la discografia completa qui. Buone emozioni!

Link utili:

Il canale YouTube di Adrian von Ziegler
La pagina Facebook di Adrian von Ziegler
Adrian von Ziegler sulla Wikipedia inglese
La sua prima intervista su YouTube di quattro anni fa (parte 1)
La sua prima intervista su YouTube di quattro anni fa (parte 2)
– Adrian von Ziegler su Amazon

Cosa significa essere alleati di una minoranza?

Buon pomeriggio a tutt*!

Come vi avevo anticipato, ho pronta una traduzione per la fine dell'anno 😉 Ringrazio It's Pronounced Metrosexual per aver pubblicato un altro articolo istruttivo e interessante, e lo metto subito a disposizione anche per chi non mastica l'inglese ma si interessa di minoranze discriminate, vuole farsi una cultura, informarsi e magari iniziare l'anno nuovo acquisendo più capacità di empatia. Vi consiglio di andare sul link originale (che vi metto qui sotto) per vedere le vignette, secondo me sono molto carine.

Link all'originale: qui.

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