Che genere di problemi?

Mentre l'Italia è in subbuglio tra il Family Day, il ddl Cirinnà, la stepchild adoption e l'annientamento di alcuni diritti umani a suon di "L'omosessualità è stata diffusa dalle case farmaceutiche per far scomparire la razza umana e farci comprare i loro prodotti" (sì, sono state pronunciate stronzate simili, andate su YouTube a sentire i partecipanti se non mi credete), ho trovato il tempo di interrogarmi su una cosa che in questa "fase delicata della società" calza a pennello.

Checco Zalone ha detto in un'intervista riportata su Gay.it (e da un sacco di altri siti): "Al giorno d'oggi va tanto di moda dire che con dei figli gay non ci sarebbero problemi. Invece ci sarebbero, quello che conta è parlarne e affrontarli." (Non voglio entrare nello specifico delle polemiche che le sue affermazioni hanno sollevato, mi voglio concentrare solo sul concetto in sé)

Il mio primo pensiero (sarcastico, ironico e un po' scocciato) è stato: "E' probabile che sia io ad essere idiota, allora, perché penso che per me non ci sarebbero problemi ad avere dei figli omosessuali o di qualsiasi altro orientamento sessuale, finché sono felici e non fanno del male a nessun*."

Poi, parlando con chi di dovere (qualche anima su Facebook che ha avuto il tempo di compenetrarsi meglio di me nei genitori "addolorati" per i propri figli gay), ho cominciato a farmi un'idea più completa. Al di là di quelli che non si staccano da una visione delle cose prettamente cristiana e bigotta, e vedono l'omosessualità come una disgrazia "contronatura" che va contro la volontà divina, c'è chi la vede come un problema perché…

"Perché non diventeremo mai nonni",
"Perché non si sposerà mai",
"Perché soffrirà tante di quelle discriminazioni che verrà su con dei traumi",
"Perché nel mondo in cui viviamo l'omosessualità arreca sempre dolore e sfortuna".

Le prime due sono così superficiali che non meritano neppure che mi ci scervelli oltre (tolto il fatto che non sempre sono vere, con la fecondazione assistita, l'adozione, la bi/pansessualità e l'opportunità di avere partner omosessuali transgender), ma sulle altre due, mi dispiace vedere che ancora così tante persone confondono i problemi arrecati dall'omofobia con i problemi arrecati dall'omosessualità. Diciamo che il punto focale qui è che per tanti genitori essere gay è andare contro la norma, il modello di comportamento affettivo, sessuale e familiare imposto socialmente (e la società non è un'idea astratta che fa da supervisore onnisciente, un po' come Dio, ma un insieme di persone che possono sbagliare ed avere scarsa apertura mentale e voglia di imparare), mentre essere eterosessuali è la norma e non includerà alcun problema.

E già qui ci sarebbe da discutere: dove sta scritto che l'unico gruppo oppresso al mondo sia il popolo LGBT?? Essere etero non garantisce l'esenzione da bullismo, discriminazione, emarginazione e violenza, per altre motivazioni rispetto al tuo orientamento sessuale, ma non per questo meno significative. Vogliamo parlare di quelle persone eterosessuali che hanno un'espressione di genere "non conforme" (ad esempio essere troppo dei "maschiacci" per le ragazze o troppo "femminucce" per i ragazzi) e che vengono scambiate per gay, e quindi qualche rigurgito di omofobia se lo beccano? O di chi è eterosessuale e transgender? Chi ha una malattia mentale? O una qualche disabilità fisica? Chi è figli* di immigrati e deve fare da equilibrista tra due culture col rischio di essere additat* sempre come "divers*"? Chi ha la pelle scura? Chi è in sovrappeso? Chi ha una religione non molto "tradizionale" in Italia, o nessuna religione? Chi ha problemi comportamentali, difetti di pronuncia, disagi sociali, difficoltà economiche? L'idea che una persona eterosessuale se la passi automaticamente meglio è un'utopia perché nessun essere umano è definito solo da un lato di sé, e i lati di noi che alla società potrebbero non andare bene sono molteplici, e qualsiasi essere umano prima o poi dovrà scendere a patti con l'essere se stesso e sperimentare un senso di esclusione dalla maggioranza, o reprimersi e sperimentare un senso di esclusione dal suo vero sé.

Queste non sono "sfide omosessuali", sono sfide umane. E prerogative umane.

E qui mi vorrei riallacciare a quei genitori che pensano che avere figli gay sia un problema. Mi verrebbe da domandare, con tutto il rispetto che riesco ad avere per il difficilissimo mestiere di essere genitori, che cavolo sono diventati genitori a fare, se non avevano la consapevolezza che i figli non vengono al mondo per fare quello che i loro parenti preferiscono e per seguire un sentiero già tracciato, ma per trovare il proprio sentiero e il proprio modo di essere unici. Credo che l'idea che dei figli potrebbero non venire su come li avresti voluti o come credevi che sarebbero stati sia il rischio intrinseco di diventare genitrice o genitore, e che non sia neppure così difficile da capire come concetto. Ma è anche il bello per chi ne vuole (di figli): che generare degli altri ESSERI UMANI (e non le tue fotocopie solo perché posseggono i tuoi geni o perché li hai cresciuti tu) ti spingerà sempre oltre i limiti della tua comprensione, ti farà indagare sulla natura umana e sulla natura stessa come mai avresti creduto di fare in precedenza, ti cambierà la vita a 360° ed eventualmente ti farà capire delle cose in più su chi sei. O su chi siamo.

Noi, tutti, qui, che cerchiamo la nostra strada e un'impronta da lasciare al mondo.

Perché anche se penso che i genitori siano fondamentali per insegnare ciò che conta ai figli, sono anche convinta che i figli possano insegnare (e insegnino) moltissimo ai genitori.

E questa è solo una piccola riflessione in seconda serata che mi sembrava adatta pure per il mio blog. :) Buon anno a chi mi legge, ragazz*!

Perché non sono contraria ai bagni per persone transessuali

Signore e signori, ho il blocco della scrittrice e sto cercando di farmelo passare anche a costo di essere noiosa.

Ed ecco perché oggi mi sto sedendo alla tastiera del mio computer, ignorando gli abbaiati spaccatimpani del cane e le folkloristiche esclamazioni partenopee altrettanto spaccatimpani che arrivano oltre la finestra, per partorire un nuovo articolo per il mio blog, e usando un argomento su cui penso di avere una discreta cultura: l'identità di genere, il sessismo, le discriminazioni in generale e quelle a sfondo transfobico in particolare.

Dunque! Adesso che le persone transessuali stanno ottenendo più visibilità, persino nella nostra cara penisola italiana si sta arrivando a comprendere che molte di loro vivono da sempre una serie di problemi, discriminazioni, grattacapi e frustrazioni spesso sottovalutati. E oggi vorrei parlare di uno di quelli che saltano di più all'occhio anche per un pubblico generico e ignorante: il fatto che molte di loro non abbiano la più pallida idea di dove andare in bagno quando sono fuori casa. Dal momento che su FtM Italia esiste già un ottimo articolo che ne parla, sul mio blog vorrei soltanto esporre una serie di obiezioni che ho letto e sentito sulla questione del "Perché le persone transessuali non potrebbero usare il bagno che è appropriato al loro genere?", e rispondere tramite l'opinione ragionata e digerita che mi sono creata dopo tanto tempo trascorso a frequentare la comunità transgender.

Naturalmente le critiche costruttive sono le benvenute, ma non gli insulti, le critiche non argomentate ma buttate lì solo per scrivere, le opinioni da disinformati e le obiezioni alla "Io non ho nulla contro i trans, però…" e "E' ipocrita non voler ammettere che le persone transessuali fanno X, non le discriminerei se non lo facessero ed è normale che fino ad allora reagirò ostacolandole" e "E come mai se non sei transessuale ti interessa tanto dei loro diritti?", perché queste qui non le posso prendere sul serio.


"Ma perché un gruppo di persone (in questo caso le persone transessuali) dovrebbe avere una serie di privilegi garantiti da una legge speciale tutta per loro (in questo caso una legge che consenta di usare il bagno delle donne per quelle nate uomini e il bagno degli uomini per quelli nati donne)? Se le persone transessuali vogliono pari diritti, perché chiedono un trattamento di favore?"

Poter usare il bagno giusto senza paura di essere attaccati, discriminati, picchiati, licenziati, scherniti, ridicolizzati o accusati di essere dei pervertiti esibizionisti non è volere un trattamento speciale o un privilegio. E' un diritto di tutti gli esseri umani con la fedina penale pulita.

Chi obietta così sembra partire dal presupposto che siamo già tutti alla pari, che nel mondo in cui viviamo le discriminazioni appartengano a un passato oscuro simil-medievale (e no, purtroppo non sto parlando del Medioevo descritto da Skyrim) e che se anche ci fossero tuttora sono sporadici episodi isolati che in fondo non toccano la nostra vita di tutti i giorni, e che una legge a tutela di un gruppo di persone implicitamente le renda diverse e in qualche modo "superiori". E questa non sarebbe una contraddizione interna al principio di parità di diritti, in fin dei conti?

No.

Perché se teoricamente dovremmo essere tutti alla pari sulla carta, i fatti provano che non lo siamo nella vita reale e che questo nobile concetto di non creare leggi specifiche per un gruppo di persone si potrà attuare solo quando non esisteranno più discriminazioni transfobiche. Le persone transessuali al giorno d'oggi ancora non hanno accesso a una serie di diritti che chi è cisgender ha senza colpo ferire (per approfondire ho già tradotto questo articolo in merito), e ammetterlo significa anche che, proprio in nome del principio di parità di diritti, chi di dovere ha la necessità di prendere dei provvedimenti finché un altro strato di transfobia scomparirà.

"E chi lo decide che le persone transessuali siano discriminate e che meritino una legge del genere? Io sono stato sfottuto tutta la vita perché avevo il naso aquilino, e nel mondo in cui viviamo solo i graziosi nasini all'insù sono visti come belli, quindi sono una minoranza oppressa pure io! Perché la legge per me non la fate, ipocriti?"

L'ipocrisia è non voler ammettere di essere ignoranti e fare sparate del genere. E' non voler ammettere che invece di leggere l'articolo di cui ho messo il link alla domanda precedente per farsi una cultura ce ne siamo sbattuti alla grande e crediamo che le discriminazioni transfobe abbiano lo stesso peso degli sfottò (per quanto irritanti e fonte di moltissima sofferenza per un singolo individuo) per il naso aquilino. E' non avere avuto l'accortezza di leggere anche questo articolo (chissà se adesso avrà qualche click, in fondo leggere è noioso e faticoso, ed è molto più facile sparare a zero solo per il gusto di dire "io esisto e ho un'opinione che va rispettata e se non lo fate gli stronzi intolleranti siete voi") per capire che l'oppressione di una minoranza non è la stessa cosa.

"Anch'io appartengo a una minoranza discriminata, sono disabile/musulmana/nero/asiatica/omosessuale/ebreo/italiano di origini straniere/indigente/con un disturbo psicologico/donna/grasso/meridionale/lavoratore sfruttato/in un'età su cui ci sono un sacco di stereotipi, eppure a quanto pare merito di soffrire perché dell'oppressione verso di me non vi interessa, vero? Perché parlate di transessuali ma non di me?!?"

Invece io ne parlo. Forse non con l'intensità, la frequenza e la profondità che vorresti tu, ma ne parlo e mi interessa avere empatia verso di te e lottare contro tutte le forme di discriminazione di una minoranza a cui si attribuiscono idee, sentimenti, bisogni e desideri sulla base del nulla. Il punto è che non c'è scritto da nessuna parte che se parlo di X ignoro l'esistenza di Y. Una bella immagine che mi è capitato di condividere su Facebook diceva (all'incirca): "Parlare del sessismo verso le donne non significa odiare gli uomini o ignorare le loro lotte contro il sessismo. Parlare di omofobia non significa odiare chi è etero o ignorare la vicinanza di tante persone eterosessuali al mondo LGBTQIAA. Parlare di razzismo non significa odiare chi ha la pelle bianca o vederl* automaticamente come razzista. Parlare di una qualsiasi minoranza oppressa non significa odiare chi non ne fa parte o ignorare altre minoranze oppresse." E un concetto del genere non mi sembra difficile da digerire.

"Okay, ho capito che sono un gruppo oppresso e che volere gli stessi diritti di chi li ha già rispetto a loro non è prevaricare. Ma se le persone transessuali sono nate con un sesso femminile o maschile, e i bagni si dividono per sesso femminile e maschile, mi sembra proprio un capriccio da parte loro fare tanto clamore per qualcosa di così normale! Che gli costa fare uno sforzetto e andare nel bagno appropriato per il loro sesso per lo meno finché non cambiano completamente sesso?"

Costa moltissimo. Sapete, non è che si cambia sesso da un giorno all'altro, ci sono un sacco di cose nel mezzo tra terapia ormonale sostitutiva, aspetto che cambia a poco a poco, interventi chirurgici, scartoffie burocratiche, medici obiettori di coscienza, giudici poco informati e tempi di attesa biblici prima della rettifica anagrafica, ed è impossibile credere che un ragazzo FtM (Female To Male — un uomo nato in un corpo femminile) o una ragazza MtF (Male To Female — una donna nata in un corpo maschile) non siano riconoscibili prima di aver completato il percorso, o che sia possibile per loro usare il bagno per il loro sesso biologico in tutta sicurezza e senza nessun pericolo leggete questo articolo che approfondisce la situazione perché è stato scritto da un ragazzo FtM che ha scattato delle foto a se stesso nel bagno delle donne per far vedere quanto fosse fuori posto e obbligato a stare lì per una formalità controproducente. Ogni tanto costa il benessere psicofisico di una persona perché a causa della sua transessualità è vittima di bullismo, e costa il suo senso di appartenenza ad una classe, a un progetto, a un gruppo di colleghi perché viene esclusa e vessata. Ogni tanto costa la sua salute mentale perché i sotterfugi a cui una persona deve ricorrere per non essere scoperta, anche quando va nel bagno adeguato al suo sesso, la portano a vivere in un clima di terrore. Ogni tanto costa la felicità di una persona perché prima dell'agognata rettifica anagrafica a causa del suo nuovo aspetto deve scegliere se farsi cacciare da un bagno o dall'altro, e sentirsi "una cosa mezza" è orribile e disumanizzante. Ogni tanto costa addirittura la vita, come provano gli omicidi e i tentati omicidi di persone transessuali che dovevano andare al bagno fuori di casa e sono incappate in chi le vedeva come degli oggetti sessuali da usare e di cui abusare, che con la loro stessa esistenza "si sono meritate qualsiasi violenza contro di loro". E vi do un indizio: quelli che hanno ucciso o provato a uccidere, sia in senso metaforico che letterale, non erano transessuali e anche loro credevano che i loro bisogni fossero tutti capricci.

Anche se non mi permetterò di dare per scontato che anche voi lo fareste, vi voglio solo mostrare un caso estremo di dove questo genere di ragionamenti può condurre.

"E a chi deve condividere il bagno con loro nessuno ci pensa? Come si dovrebbero sentire le donne che condividono il bagno con una donna con il pene?"

L'ho messa al femminile perché è una delle obiezioni più comuni delle donne, ma anche il maschile potrebbe essere valido. Ora illuminatemi: quante vagine avete visto quando siete andate al bagno? Di norma le donne che lo usano la fanno vedere a tutte (a meno che non intendiate "bagno" come "luogo dove rimorchiare come nei film porno" e non organizziate festini orgiastici al suo interno…) o si chiudono in uno dei gabinetti, fanno le loro "cose", si rivestono e riaprono la porta prima di andarsi a lavare le mani? Solo perché una ragazza è transessuale non c'è scritto da nessuna parte che sia un'esibizionista, anzi, spesso la disforia di genere l'ha resa talmente insicura che è probabile che se avesse l'occasione di condividere il bagno con voi sarebbe molto più riservata di voi e impiegherebbe diverso tempo a sciogliersi. E anche se una ragazza MtF non corrispondesse alla descrizione, perché non sono tutte uguali, tutte le donne esibizioniste e che si comportano male vanno allontanate, non conta cos'abbiano in mezzo alle gambe. Ma se date per scontato che chi ha il pene sia automaticamente esibizionista, avete un po' di problemi oggetto di analisi di origine freudiana che non dovrei essere io ad approfondire…

"Così sarebbe facilissimo per gli uomini che vogliono stuprare le donne spacciarsi per MtF ed entrare nel loro stesso bagno, quando sono vulnerabili e in uno spazio riservato, per abusarne sessualmente! Come fai a condonare una cosa simile?"

Non la condono perché è una STRONZATA. Dimostra soltanto che chi fa questa obiezione non ha idea di tutte le lotte che una persona transessuale deve affrontare per avere il diritto di usare il bagno appropriato per il suo genere, di quanto sia difficile in Italia avere una diagnosi di Disforia di Genere (ex DIG, Disturbo dell'Identità di Genere), di quanto le richieste di una persona transessuale vengano passate al setaccio alla ricerca della più piccola contraddizione e di come in generale debbano subire un processo per ogni piccola cosa. Se vi fanno tanta paura gli uomini predatori sessuali, preoccupatevi di quelli e cercate di non commettere mai l'errore di includerci anche le donne MtF — laddove la parola chiave è "donna" e non "MtF".

"E quando si tratta di adolescenti FtM e MtF? Chi penserà agli altri ragazzini che guardandoli potrebbero essere confusi, turbati e diventare transessuali?"

Mi sembra la stessa obiezione che pongono davanti agli adolescenti e alle adolescenti omosessuali, e proprio come l'orientamento sessuale non è una scelta o una malattia orrenda che ti si può attaccare con troppa esposizione diretta, non lo è l'identità di genere. E la confusione e il turbamento derivano dall'ignoranza, dalla paura di ciò che non si conosce, e dalla convinzione che sia strano, deviato, anormale e pericoloso, e a una cosa del genere si può sempre porre rimedio rispondendo con calma e apertura mentale a qualsiasi domanda. I ragazzi FtM e le ragazze MtF sono ragazzi come tutti gli altri, non sono pericolosi a prescindere, e se ci si informerà sulla loro condizione sarà molto più facile allacciare rapporti in pace e in armonia. Sarà una ricchezza e mai un impoverimento, e ne guadagneranno anche gli adolescenti cissessuali. Anche in quei momenti di complicità e cameratismo che spesso si condividono al bagno. 😉

"Ma non sarebbe più semplice creare un terzo bagno per transessuali, invece di scomodare gli spazi riservati a uomini e donne??"

Vi potrebbe meravigliare, ma per me è un'obiezione quasi del tutto sensata. Se non fosse che transessuali e queer (a proposito, vi invito a leggere anche di loro e delle loro lotte, l'ombrello transgender racchiude più di una realtà rispetto a quella delle persone transessuali) non sono la stessa cosa e che per molte aziende e scuole sarebbe più dispendioso creare un terzo bagno rispetto al permettere ad alcune persone di usarne uno dei due già esistenti. E mi fa solo pensare che vogliate schiaffare questi strani individui che sarebbero le persone transessuali lontano anziché permettere loro di mescolarsi ai "normali", invece di preoccuparvi di sottigliezze economiche.

"E se fosse un ragazzo FtM a voler usare il bagno degli uomini col rischio di essere violentato da qualche maniaco sessuale, dovrebbe essergli permesso anche se non è per niente sicuro?"

Sì, se è questo il suo vero desiderio. La sicurezza che lui ha acquisito nel percorso che sta vivendo soprattutto dentro di sé, la sua consapevolezza dei propri limiti e dei propri bisogni e di come bilanciare le due cose, la volontà di essere libero di esprimersi come preferisce a prezzo di qualsiasi sacrificio, di cadere e rialzarsi grazie alle sue forze, di imparare ad essere responsabile di se stesso senza addossare la colpa agli altri e di potersi riappropriare della sua identità maschile anche al di fuori di se stesso sono tutte cose più importanti della vostra percezione di sicurezza. E anche della convinzione radicata di qualcun* che lui non sia un uomo a tutti gli effetti e che un uomo nato in un corpo maschile sia quasi matematico che sia un molestatore…

"Quello che in realtà le persone transessuali vogliono è omologarci cancellando le nostre sane e naturali differenze, ma poi sono loro stesse a non voler essere uguali agli altri, e la contraddizione interna al principio di uguaglianza di cui parlavamo all'inizio rimane, che ti piaccia o no! Adesso come ribatti?"

Scrivendo prima di tutto che rendere nota la propria esistenza come gruppo oppresso e lottare per i propri diritti non significa volere un trattamento di favore, e che come non mi stancherò mai di ripetere, accusare di autoghettizzazione un gruppo oppresso solo perché sta parlando di una parte di sé oggettivamente oppressa non è la stessa cosa di avere delle prove inconfutabili che quel gruppo si isoli dal resto del mondo guardandolo con disprezzo. 

Scrivendo che la propria stessa esistenza come essere umano non dovrebbe essere un insulto ma una celebrazione delle differenze individuali che non sono minacciate solo perché ci sono alcune persone che hanno delle caratteristiche in comune, sennò non potremmo fare più gruppi di nulla, neppure di quelli con i capelli bruni che vorrebbero avere uno shampoo specifico per i loro capelli in commercio, senza che riconoscere questa caratteristica in comune tra di loro minacci la collettività e chi usa altri prodotti per capelli o uno shampoo neutro.

Scrivendo che le persone transessuali sollevano delle domande che fanno girare la testa a chi di fatto sostiene l'essenzialismo di genere nel pensare che uomini e donne siano irresistibilmente attratti e irrimediabilmente agli antipodi e che su alcune caratteristiche stereotipate (forte/debole, azzurro/rosa, conquistatore/conquistata, soggetto attivo/oggetto passivo, aggressivo/docile, coraggioso/vigliacca, dominante/sottomessa, interventista/pacifista, accudito/accudente, discolo/tranquilla) si debba reggere l'ordine dell'universo o sennò il mondo stesso sprofonderebbe nel caos, e che se solo si andasse oltre ci si accorgerebbe che le persone transessuali, assieme alle persone LGBT, non vogliono omologare gli altri al loro stesso stile di vita quando chiedono di essere trattate da persone, ma anzi far capire che oltre agli stereotipi descritti qui sopra esistono altre sfumature dell'essere umano altrettanto belle e di valore, e che appurarne l'esistenza non significa rinunciare alla propria identità. Significa solo renderla più ricca, avere più consapevolezza e libertà anziché più ignoranza e restrizioni, e connettersi con altri esseri umani in maniera più completa.

E cogliendo l'occasione per ricordare che le persone transessuali — assieme a tante altre minoranze discriminate –, anche se dal punto di vista linguistico potrebbero creare confusione quando parlano di uguaglianza, non desiderano l'uguaglianza ma la parità.

E da un punto di vista logistico, se fate vostro il concetto secondo cui la vita dovrebbe essere qualcosa di più della somma delle sue parti, e dovrebbe essere un unico, fluido viaggio come individui unici e irripetibili alla scoperta di noi stessi e del mondo che ci circonda, cercando di fare qualcosa di buono e onesto e di dare a noi stessi e agli altri meno falsità, meno barriere, meno incasellamenti, meno mutilazioni, meno violenze, meno paletti e meno gabbie mentali, capirete cosa intendo.


Mi sono accorta che questo articolo che sono riuscita a partorire mi è venuto più serio e diretto che accomodante e diplomatico: a quanto pare tra Io e Me è stata Me ad avere il sopravvento. Ma se vi fosse piaciuto nonostante tutto, e nonostante le battute che potremmo fare sulle due parti di me in conflitto, condividetelo e mi renderete felice. :)

Perché è fantastico uscire con una persona che ama leggere?

Sono incappata in questo articolo per puro caso, ma quando l'ho letto l'ho trovato divertente e interessante, e penso che sotto certi aspetti dica grandi verità per alcune persone. :) Quindi ho deciso di tradurlo per il mio blog e metterlo a disposizione di chi non mastica l'inglese. Come al solito, se volete sfoderare le tre C (Criticare, Consigliare e Commentare) mi farete un grandissimo favore. E le immagini le ho trovate io grazie a un motore di ricerca, non sono presenti nell'articolo originale, che potete leggere qui.


15 MOTIVAZIONI PER CUI E' FANTASTICO USCIRE CON UNA PERSONA CHE AMA LEGGERE

Sarete sempre il secondo amore della loro vita, e ogni tanto potrebbero dimenticarsi di voi perché sono troppo concentrate sulla loro lettura, ma è proprio questo che rende le persone che amano leggere adorabili. Cosa c'è di fantastico in loro? Leggete per scoprirlo!

1. C'è sempre qualcosa di cui parlare.

Sapevate che secondo una stima di Google di cinque anni fa al mondo ci sono all'incirca 129.864.880 libri in totale? E la conversazione è già cominciata!

2. Puoi "conoscerli meglio" tra i loro scaffali.

Si dice che i libri forgino la mente dei lettori. Date uno sguardo alla loro libreria e scoprirete molto più dei loro gusti. E non è neppure un brutto posto per iniziare a pomiciare!

3. Non avranno mai bisogno di attenzioni smisurate.

Divertitevi con i vostri amici, lui o lei ha già un libro pronto più tardi. Accogliete nella vostra vita i bei momenti insieme e gli spazi personali!

4. Hanno tanta pazienza.

Il/la vostr* partner è stat* paziente quando Harry è andato contro le persone che amava; e non si è arrabbiat* neppure con la signora Dalloway! Fidatevi, la pazienza non è in discussione.

5. L'empatia è il loro punto di forza.

Chi ama leggere è grandios* nel mettersi nei panni degli altri. E vi dirò di più, è il loro hobby preferito. Avrete sempre una persona a cui raccontare le vostre preoccupazioni.

6. Il/la vostr* partner vi aprirà un intero nuovo mondo.

Due lettori e due lettrici non sono mai identici o identiche. Quindi, anche se foste avidi lettori voi stessi, lui o lei vi aprirà un nuovo angolo di cose che non avevate idea esistesse.

7. Uscirete con una persona di sostanza.

Basta con gli ex fidanzati e le ex fidanzate superficiali! Una persona che ama leggere è incline a sviluppare una saggezza che va al di là dei suoi anni, grazie a tutta l'esperienza che acquisisce attraverso i personaggi di fantasia.

8. E' facile renderli felici.

Dovete fargli un regalo? Andate alla libreria più vicina e comprate un libro. Anche una gift card andrà benone. Zero fatica!

9. Non sono inclini a giudicare gli altri.

I libri aprono finestre sull'anima, a chi ama leggere di sicuro ci si è affacciat*. I tanti, moltissimi personaggi di cui legge e la loro complessità spingono costantemente il/la vostr* partner oltre i limiti della sua comprensione del mondo. I giudizi non trovano spazio nel mondo di un lettore o di una lettrice.

10. Nutriranno la vostra immaginazione.

Il/la vostr* partner che ama leggere prenderà i vostri sogni più selvaggi, le vostre fantasie più bizzarre e ci aggiungerà sostanza. Preparatevi a sognare in grande!

11. Un* partner che legge libri di valore vi renderà più svegli.

Le loro conversazioni sono piene di riferimenti alle loro letture, e potrebbero parlare all'infinito dei loro libri e autori preferiti! Potreste non aver mai letto i loro libri, ma senza dubbio sarete più informati sul mondo di prima.

12. Sono bravi ad ascoltare.

Ammettiamolo, trascorrono ore sui libri ad attendere con pazienza che l'intreccio delle storie si dipani. La loro concentrazione e la loro pazienza si trasferiscono anche nelle storie d'amore! Lui o lei saprà sempre come renderti incline a raccontargli o raccontarle le cose.

13. Hanno classe.

Anni e anni a coltivare i loro gusti in fatto di lettura hanno fornito loro un gusto meravigliosamente sviluppato per altre cose. Guardate ad esempio come ci sta bene quel libro in quell'angolo della loro stanza!

14. Sanno mantenere un segreto.

Avevano sempre saputo quello che sarebbe capitato in "Games of Thrones" (beh, per lo meno sapevano parecchie cose) e non vi hanno mai fatto spoiler. Questo cosa vi dice delle loro abilità di mantenere un segreto?

15. Avrete accesso alla loro collezione personale!

Questa è forse la parte più importante e migliore di uscire con una persona che ama leggere. Avete accesso alla loro libreria!

Com’è essere etero in un mondo omofobo?

Sono una ragazza etero.

Quando ho cominciato a interessarmi ai ragazzi nessuno ha creduto che fosse strano da parte mia né mi ha fatto domande su quanto fossi sicura dei miei sentimenti.

Quando ho dimostrato interesse per un ragazzo nessuno ha creduto che fosse solo attrazione sessuale compulsiva e che io non potessi provare anche qualcosa di romantico, dolce e rispettoso per lui, perché secondo la mentalità dominante chi ha il mio orientamento sessuale sperimenta tutto lo spettro di affettività e sessualità esistente.

Nessuno ha mai dato per scontato che fossi sessodipendente o che fossi una pedofila, che avessi esperienze promiscue da dark room o che avessi l'AIDS o altre malattie sessualmente trasmissibili.

Posso vivere il mio amore alla luce del sole tenendo per mano un partner eterosessuale, scompigliandoci i capelli a vicenda, scambiandoci qualche bacio, andando fuori a cena o a pranzo, portando delle fedine, presentandoci come una coppia o dichiarando di stare insieme senza temere aggressioni eterofobiche o accuse di "stare ostentando la nostra sessualità perversa".

Posso presentare in famiglia un partner eterosessuale senza doverlo presentare come "un amico" e nascondere il fatto che stiamo insieme per timore che la mia famiglia disapprovi, mi cacci di casa, mi impedisca di vederlo o possa manifestare violenza fisica e psicologica verso tutti e due.

Se volessi sposare un partner eterosessuale né la Chiesa né lo Stato batterebbero ciglio e non direbbero che il nostro matrimonio è "una formazione sociale specifica". Oltretutto quando dimostro di volere una convivenza o un matrimonio le motivazioni che mi spingono a farlo non vengono analizzate, scrutinate con una lente di ingrandimento, passate al setaccio o sono oggetto di controversie come per una coppia omosessuale, né mi si accusa di voler distruggere altre famiglie imponendo il mio stile di vita.

Se il mio partner eterosessuale fosse ricoverato in ospedale non mi negherebbero di vederlo o di conoscere il suo stato di salute perché non vengo vista come un membro della famiglia a pieno titolo.

Nessuno mi accusa di avere una paura irrazionale del mio sesso di appartenenza e di aver "scelto" di essere attratta dagli uomini per non dover affrontare questo problema.

Nonostante alcuni stereotipi irritanti o dolorosi, il cinema e la letteratura offrono personaggi eterosessuali o di coppie eterosessuali variegati e ben realizzati, in cui mi posso identificare e per cui posso esprimere apertamente la mia opinione su quanto siano realistici oppure no ed essere ascoltata. (Anche se non quanto un uomo)

E' facilissimo per me trovare dei modelli da seguire del mio stesso orientamento sessuale ed esprimere pubblicamente la mia ammirazione.

Gli sconosciuti che non mi vogliono molestare non mi fanno domande sulla mia vita sessuale perché non hanno una curiosità morbosa su come faccio sesso.

Posso parlare del mondo LGBT (a prescindere da quanto sia ferrata sull'argomento) e avere più chance di essere ascoltata e creduta delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender, senza venire accusata di essere "di parte", "fanatica", "non attendibile perché toccata direttamente" o quello che è.

Se volessi avere dei figli o adottarne insieme a un partner eterosessuale verremmo visti come genitori sani ed equilibrati fino a prova contraria, e non saremmo tacciati di essere dei pedofili, persone che potrebbero far crescere i nostri figli con dei traumi inenarrabili ed "egoisti" perché abbiamo questo desiderio.

A parità di competenze sono più incline ad essere assunta di una persona che non ha il mio stesso orientamento sessuale, e meno incline ad avere un clima di lavoro ostile, essere licenziata ingiustamente, subire del mobbing o non avere una chance di dimostrare il mio valore.

Se vengo discriminata per il mio orientamento sessuale da qualcuno sarà sempre un caso isolato e non un risultato di una mentalità dominante ostile verso le donne etero, verrei trattata come una vittima e chi mi ha discriminato verrebbe accusato di avere pregiudizi ingiustificati.

Non devo affrontare l'umiliazione di essere colpevolizzata per il mio orientamento sessuale e di essere trascinata dall'analista per sottopormi ad una terapia correttiva.

Nessuno oserà sottopormi ad uno stupro per farmi "rigare dritto" e rendermi attratta dalle donne.

Sono più incline a trasferirmi in un nuovo quartiere senza paura di essere giudicata per il mio orientamento sessuale, che qualcuno possa minacciare il mio partner eterosessuale o possa fare del male a me e alle persone che amo.

Se c'è un'occasione formale posso andare insieme a un partner eterosessuale senza temere che sull'invito ci sia scritto qualsiasi giro di parole per evitare di scrivere che stiamo insieme. Nelle occasioni formali ci presentano come coppia e nessuno batte ciglio.

Nessuno indaga sulla mia infanzia per scoprire che genere di abuso ho subito per il mio orientamento sessuale.

Nessuno nel vicinato potrebbe mai tappezzare la porta di casa mia di versetti della Bibbia e citazioni dal Levitico, e se vivessi con un partner eterosessuale non verremmo discriminati, accusati di fare orge notturne, né nessuno firmerebbe petizioni per cacciarci.

La maggior parte delle persone che incontrerò ha il mio stesso orientamento sessuale.

Non devo lavorare anche quando i miei colleghi possono stare con la loro famiglia (ad esempio il giorno di Natale) perché nessuno pensa che se vivo con un partner eterosessuale non siamo davvero una famiglia, né nessuno pensa che io stia facendo i capricci se parlo di quanto mi ferisce essere trattata diversamente.

Non ho mai dovuto fare coming out perché la maggior parte delle persone dà per scontato che io sia eterosessuale, e non le devo mai smentire col rischio di non avere più la loro stima o il loro affetto, o che cambino la loro opinione su di me. Il mio orientamento sessuale è talmente normale per la maggior parte delle persone che è indifferente quando allaccio rapporti interpersonali.

Questo significa essere eterosessuali in una società omofoba.