Pubblicità: Nikita Gill

Da alcuni mesi sono venuta a conoscenza di un'artista di valore di cui per mancanza di tempo non ho mai scritto, ma rimedio immediatamente e vi regalo una poesia a cavallo del 2015 e del 2016. 😉

Anzi, più di una, dal momento che sto per parlare di 

Nikita Gill,
o altrimenti detta: come il web ti scopre laddove il mondo reale ti rifiuta

La ragazza nell'immagine è proprio Nikita, una ventottenne britannica di origini indiane, che si è beccata ben 137 porte chiuse in faccia dalle case editrici tradizionali quando ha cercato di far pubblicare le sue poesie. Non si è persa d'animo e nel 2014 ha deciso di lanciare il suo blog, Meanwhile Poetry (che tradurrei come "E intanto poesia" o "Nel bel mezzo della poesia"), dove ha ricevuto tutto il caloroso entusiasmo del popolo del web, in particolare da parte di sue coetanee o ragazze più giovani, che si sono sentite toccate dall'immagine delle donne che nei suoi lavori proponeva. E già, perché Nikita Gill è anche e soprattutto una poetessa femminista, che, come ha dichiarato in un'intervista a Vocativ, "ama concentrarsi sull'emancipazione femminile attraverso la poesia". Ha avuto la fortuna di avere un padre progressista che le ha sempre detto che fosse una leonessa (termine che ricorre molto spesso negli articoli che parlano di lei e nelle sue poesie), e che nessuna persona avesse il diritto di farla sentire inferiore. E sono stati proprio questi sentimenti, assieme a un linguaggio semplice, disincantato e diretto, a far ritrovare così tante persone nel suo lavoro. Oltretutto, grazie alla sua esperienza di blogger, è un ottimo esempio di come la tradizione si possa fondere con le nuove tecnologie, e grazie alle sue origini indiane, le sue poesie assumono anche un significato politico e militante, denunciando la scarsità di poetesse indiane, africane e di colore.

Al momento ha raccolto le sue poesie in un manoscritto, "Your Soul Is a River" ("La Tua Anima E' un Fiume", NDT), e sotto un'etichetta propria ha anche pubblicato in formato ebook una serie di racconti brevi. E' inoltre un'artista concettuale che sceglie, crea e modifica da sé le foto che fanno da sfondo ai suoi versi, e di cui esistono tanti begli esempi nei link che vi metterò qui sotto. Condivide i suoi lavori quasi sempre su Instagram e Tumblr, ma è diventata così famosa, e le sue poesie sono diventate così virali, che hanno interessato anche siti come Buzzfeed e Vocativ, a cui ha concesso un'intervista (vi mando il link).

Di cosa scrive e come lo scrive?

Penso che le sue poesie siano belle perché sono mosse sempre da uno spirito di contestazione, di sfida e di rifiuto delle convenzioni (la convenzione che una donna debba essere inferiore a un uomo, che una donna debba sempre essere a sua disposizione, che una donna debba cercarlo e sentirsi a pezzi quando lui l'abbandona, che una donna non possa avere un mondo interiore ricco e bastare a se stessa, che per gli altri sia facile smantellarne l'identità e la voglia di dire, essere, prendere e fare, che una donna non possa assumersi le sue responsabilità, che non possa imparare dai suoi errori rialzandosi e contando sulle proprie forze), e perché, come ha ammesso lei stessa, vengono direttamente dal cuore.

Nikita Gill non scrive in un inglese perfetto, fluente o elegante, ma con un linguaggio molto spiccio e quotidiano (che nella mia ignoranza immagino sia stato causa dei suoi rifiuti quando ha provato con la pubblicazione tradizionale..) che, proprio per la sua immediatezza, sa di vita vissuta, di esperienza reale e assolutamente universale.

Chi mi conosce sa che i miei tentativi poetici sono sempre andati in quella direzione, perché se la poesia sta morendo al giorno d'oggi è anche e soprattutto per una mancanza di basi concrete e di un linguaggio "alla mano", che riflettesse come in uno specchio la vita di tutti i giorni e in cui le persone potessero indentificarsi, anziché vederla come un esercizio fine a se stesso, volatile e troppo svincolato da quello che è terreno. E anche se alcuni puristi non ammetterebbero mai queste contaminazioni, penso che la chiave del successo di Nikita stia tutta qui. Assieme a una grandissima attenzione a tematiche che al giorno d'oggi sono attualissime, sotto i riflettori (l'emancipazione femminile) ma che di fatto sono sempre state universali (le lotte interiori ed esteriori che ogni essere umano prima o poi si ritrova ad affrontare e come impedire al resto del mondo di provocarci troppe ferite).

Vi confesso che se cercassi di scrivere qualche riga sul suo stile non riuscirei ad analizzarlo, e non riuscirei a far capire come mai dei versi così brevi (talvolta sembrano quasi delle strofe di una poesia più grande), che prendono argomenti talvolta così scontati, mi siano risultati invece originali, evocativi, schietti e come mai mi abbiano colpito. Quindi faccio parlare lei dedicando a chi mi segue una delle sue poesie che io amo molto, e che spero vi piaccia per lo meno uno 0,1% di quanto è piaciuta alla sottoscritta.

Ci vediamo l'anno prossimo, continuate a seguirmi!

A thing does not have to be pure to be beautiful. Purity is a manmade ideal that creates boundaries and prisons. Beautiful things must only be wild and true to themselves – their freedom is their beauty

 

Link utili:

Meanwhile Poetry
Nikita Gill su Facebook
Nikita Gill su Vocativ

Khaled Hosseini, Stephen King e una riflessione grandiosa sulla letteratura

Secondo voi cosa significa per un'aspirante scrittrice e topo di biblioteca che ama due grandi scrittori come Khaled Hosseini e Stephen King sapere che il primo è un fan del secondo (e penso che Stephen King contraccambi, perché le ultime righe di "Joyland" mi sembrano molto ispirate alle ultime righe di "Il cacciatore di aquiloni")?? E cosa significa sapere che Hosseini è rimasto colpito da un passaggio del primissimo libro di Stephen King che io abbia mai letto, e dal primissimo racconto di Stephen King che mi sia mai interessato ("Il corpo" in "Stagioni Diverse"), passaggio e racconto e libro che mi sono rimasti nel cuore?? E cosa significa sapere che Hosseini, grazie a quel passaggio letto in gioventù, ha avuto lo spunto per regalare al web un articolo tratto da una sua intervista dove fa delle riflessioni eccezionali sulla letteratura, sui limiti degli scrittori e sui suoi, articolo che penso che sia semplicemente meraviglioso??

Significa che lo traduco immediatamente, e me lo stamperei per tenerlo sempre con me, perché al momento sono in uno stato di grazia e una parte di me stessa non riesce a credere che sia una coincidenza!

Link all'originale: qui. Naturalmente le immagini le ho trovate io grazie a un motore di ricerca.


ANCHE KHALED HOSSEINI NON RIESCE A RACCONTARE LE SUE STORIE COME VORREBBE RACCONTARLE DAVVERO

L'autore di "Il cacciatore di aquiloni" e "E l'eco rispose" vede l'introduzione a "Il corpo" di Stephen King come un'eccellente maniera di racchiudere i limiti degli scrittori

"By Heart" [“A memoria”, NDT] è una serie dove gli autori condividono e discutono i propri passaggi preferiti in assoluto della letteratura.

La maggior parte dei romanzi non viene mai completata ma abbandonata. Hermann Melville ha scarabocchiato modifiche prima della stesura finale di "Moby Dick" finché la scadenza del tipografo non ha più potuto aspettare; nei suoi diari, Virginia Woolf ha annunciato per lo meno in quattro occasioni differenti di aver completato "Le onde". Spesso gli scrittori continuano a scrivere e a ridefinire, come se aspettassero che fosse il mondo stesso a intimare loro di smettere.

La ragione di tutto questo, secondo Khaled Hosseini, è che è maledettamente difficile per un libro il ricreare la proporzione e la grandezza dell'idea degli autori prima che essa tocchi la pagina. Anche per i romanzieri le parole sono solo approssimazioni di quanto vivido e urgente sia il pensiero. "Ogni individuo è un oceano dentro di sé", mi ha detto. "Chiunque cammini lungo la strada. Tutti siamo un universo di pensieri, visioni dall'interno e sentimenti. Ma siamo anche tutti invalidati nella nostra inabilità, nel nostro modo unico di essere invalidi, di presentarci davvero al mondo."

Ecco perché quando gli ho domandato di discutere insieme a me di uno dei suoi passaggi preferiti di tutta la letteratura, Hosseini ha scelto l'incipit di "Il corpo", racconto di Stephen King inserito assieme ad altri tre in "Stagioni Diverse" (e la cui trasposizione cinematografica è stata diretta da Rob Reiner e ha visto come attore River Phoenix). Il narratore, Gordie LaChance, vuole raccontare ai lettori della primissima volta in cui abbia visto un cadavere da ragazzino, ma non è sicuro di riuscire a rendere giustizia alla storia. Per Hosseini, questo incipit invoca a meraviglia l'ansia davanti alla prospettiva che le nostre parole vengano fuori maciullate e fraintese, assieme alla gioia che proviamo quando le persone contro ogni aspettativa, hanno una connessione con noi.

Malgrado la sempre presente consapevolezza dello scrittore dei propri limiti, i libri di Hosseini hanno avuto un impatto profondo sui lettori. I suoi primi due romanzi, "Il cacciatore di aquiloni" e "Mille splendidi soli", hanno venduto 38 milioni di copie in dieci anni. L'ultimo romanzo, "E l'eco rispose", sarà pubblicato martedì. Come ne "Il corpo" esplora gli eventi che ci plasmano nell'infanzia: un padre, oppresso dalla povertà nell'Afghanistan rurale, riesce a tenere in vita suo figlio vendendo la figlia in adozione a una coppia ricca di Kabul. Il romanzo, narrato in maniera corale.

Ho parlato al telefono con l'autore.


Khaled Hosseini: Quand'ero una matricola al college ho trovato lavoro come addetto alla sicurezza. Era un ufficio high-tech di Santa Clara, con gli ingegneri che entravano e uscivano sempre. Stavo seduto tutto il giorno alla scrivania del front office, scrivendo i nomi di chi entrava e controllando le borse. Altrettanto spesso ho lavorato come guardiano notturno al cimitero, dalle 23:00 di sera alle 7:00 di mattina. Sorvegliavo l'edificio in solitudine, quando tutto era immerso nell'oscurità. Una volta all'ora facevo la ronda dell'edificio, ma la maggior parte del tempo la trascorrevo alla mia scrivania.

Provare a leggere durante il giorno era un incubo. Avevo una videocamera fissa su di me come se fosse il Grande Fratello, e se mi fossi fatto scivolare un libro sulle ginocchia mi sarei beccato una strigliata da uno dei capi della sorveglianza: "Mettilo via, figliolo." Il cimitero, per contro, era perfetto per fare i compiti o leggere, anche se teoricamente non era quello che ci si aspettava da me. La trovo una pretesa incredibilmente ingiusta, quella di stare su tutta la notte senza nulla da fare tranne fissare gli schermi della sorveglianza e un parcheggio vuoto. Per fortuna, di notte, non avevo nessuno a farmi da supervisore. Perciò ho trascorso i miei turni di guardia a studiare, leggere libri e scrivere racconti brevi. (Forse mi metterò nei guai, trent'anni in ritardo.)

Non ricordo come abbia scelto "Stagioni Diverse", ma l'ho letto durante i turni di sorveglianza al cimitero. Ne sono rimasto folgorato; "Il corpo", un racconto su dei ragazzini che vanno nei boschi a cercare un cadavere, è quello che ha avuto l'impatto maggiore su di me. Mi sono scoperto letteralmente trascinato da quell'età in cui i bambini si stanno per lasciare l'infanzia alle spalle. Quando hai dodici anni, sei ancora con un piede dentro l'infanzia; l'altro si sta posando a terra per entrare in una fase della vita del tutto nuova. La tua comprensione innocente del mondo si sta trasformando in qualcosa di più complicato e più incasinato, e non tornerai più indietro. Stephen King sa rendere l'intera situazione in maniera eccellente, e con tanta di quell'umanità, per i ragazzini nel racconto. Al loro rientro a casa hanno tutti avuto cambiamenti fondamentali. Nessuno dei quattro sarà più lo stesso di prima.

Quella storia l'ho letta senza sapere che un giorno avrei scritto di tematiche affini. Ho scritto molto sull'infanzia — in tutti e tre i miei libri, a ben vedere. Mi affascina il modo in cui le esperienze che si fanno in quegli anni possono perseguitare un individuo e tornare a fargli visita, rimanere una presenza della sua vita per decenni e decenni, e tramutarlo addirittura nell'individuo che sarà alla resa dei conti. "Il corpo" è una fotografia di questa idea, la migliore di qualsiasi romanzo che io conosca. Mi ha commosso nel profondo, e mi commuove tuttora.

Anni dopo riesco a capire che quell'incipit meraviglioso di quella storia aveva degli strati che non sono stato in grado di apprezzare da giovane uomo e scrittore non ancora pubblicato. Gordie, il narratore adulto della storia, guarda indietro alla sua infanzia con la paura di non rendere giustizia al racconto che vorrebbe scrivere:

Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, poiché le parole le immiseriscono – le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più che questo, vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via. 

Quando ho letto queste righe la prima volta avevo vent'anni: non più un adolescente, ma sicuramente un giovane uomo. In particolare a quell'età senti che il mondo non riesca a capire chi sei… se solo le persone potessero guardarti dentro e sapere tutto quello che ti porti appresso! In realtà questo passaggio mostra quanto noi tutti siamo soli. Quanto profondamente viviamo nella nostra testa, e quanto la persona che cammina per strada e stringe le mani agli altri sia solo un'approssimazione del nostro io interno. Il personaggio in cui risiediamo pubblicamente è solo un'approssimazione di chi siamo dentro, la versione rinsecchita e distorta di noi stessi che presentiamo al mondo reale. Questo succede perché le cose che per noi sono più importanti, quelle che per noi sono davvero vitali, sono in qualche maniera perversa le più difficili da esprimere. Ho provato tutte queste cose come giovane uomo che leggeva "Il corpo" per la prima volta.

Eppure adesso riesco a vedere ciò che non vedevo all'epoca: questo passaggio è una delle affermazioni più veritiere in cui mi sia mai imbattuto sul mestiere degli scrittori. Scrivi perché nella tua testa c'è un'idea che ti sembra così genuina, così importante, così vera. E poi, quando quell'idea passa attraverso i diversi filtri della tua mente, e tra le tue mani, e sulla pagina o sullo schermo del computer, diventa distorta, e viene sminuita. Se hai fortuna ciò che finisci per scrivere è un'approssimazione, o qualsiasi altra cosa fosse di quello che volevi scrivere.

Quando accade è solo un temperato monito dei tuoi limiti come scrittore o scrittrice. Può rivelarsi davvero frustrante. Solo a volte, quando scrivo, un pensiero riesce a passare incontaminato, imperturbabile, dalla mia testa allo schermo, chiaro come attraverso un vetro. E' una sensazione inebriante, euforica, sapere che ho comunicato qualcosa di così reale, così vero. Ma non capita di frequente. (Posso solo immaginare che ci siano scrittori in grado di scrivere così sempre. Dev'essere la differenza tra la grandezza e l'essere solo bravi.)

Anche i miei libri quando li ho completati sono solo un'approssimazione di quello che intendevo fare. Cerco di colmare quel vuoto, per quanto mi è possibile, il vuoto tra ciò che volevo dire e ciò che ho effettivamente scritto sulla pagina. Ma c'è sempre un vuoto, è sempre lì. E' davvero, davvero difficile. E ti rende più umile.

E poi c'è da considerare un altro strato. Non sarai in grado di esprimerti alla perfezione, magari, ma il tuo pubblico è composto da ascoltatori imperfetti. Gordie parla anche di questa specifica ansia:

E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perché vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Questa è la cosa peggiore, secondo me. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare.

Temiamo che saremo incompresi, e talvolta lo saremo sul serio. Le più potenti emozioni umane sono terribilmente difficili da spiegare in un modo che non le sminuisca o che non ti renda un po' ridicolo nell'esprimerle. E' fin troppo facile volerle salvaguardare, tenerle chiuse in un cassetto, anziché correre il rischio di non essere compresi o di incappare in qualche cattivo ascoltatore.

Ma è a questo che serve l'arte: serve sia ai lettori sia agli scrittori per superare i rispettivi limiti e incontrare qualcosa di autentico. Sembra un miracolo, vero? Che qualcuno sia in grado di articolare in maniera così chiara e così bella qualcosa che esiste dentro di te, avvolto in un sudario di nebbia. L'arte, quando è grande, lo raggiunge attraverso la nebbia, riesce a giungerne al cuore segreto, e lo mostra a te, lo tiene tra le mani davanti a te. Se ne hai l'occasione, è un'esperienza che rivela tante cose, commovente in maniera straordinaria. Ti senti compreso. Ti senti udito. Ecco perché ci rivolgiamo all'arte, per sentirci meno soli. E siamo meno soli. Hai l'opportunità di vedere, attraverso l'arte, che altri si sono sentiti come te, e ti senti meglio.

Ho cominciato a scrivere molto presto. Da quando ho imparato a usare una penna. Amavo l'idea di cercare di dare voce a ciò che avevo dentro, di creare ciò che per me era reale. E ho continuato a scrivere per tutta la mia vita, a sviluppare e approfondire questa compulsione con cui sono nato. Allo stesso tempo, è per me un incredibile onore e un piacere sapere che una persona ha letto il mio libro. Ricevere una lettera incredibilmente appassionata in cui mi viene spiegato come qualcosa che ho scritto ha toccato un'altra persona in maniera autentica. Che regalo enorme che è, quando sono io a riceverlo. Non esiste una ricompensa migliore, come scrittori, di questa.

Nota in calce:

1. Naturalmente Hosseini ha letto "Stagioni Diverse" in lingua originale, mentre io ho riportato l'incipit tradotto da Bruno Amato. Vi confesso solo che l'ho ritrovato tramite web, perché mettermi a caccia di "Stagioni Diverse" nella mia libreria sarebbe stato un lavoraccio infame allo stato attuale.

Perché è fantastico uscire con una persona che ama leggere?

Sono incappata in questo articolo per puro caso, ma quando l'ho letto l'ho trovato divertente e interessante, e penso che sotto certi aspetti dica grandi verità per alcune persone. :) Quindi ho deciso di tradurlo per il mio blog e metterlo a disposizione di chi non mastica l'inglese. Come al solito, se volete sfoderare le tre C (Criticare, Consigliare e Commentare) mi farete un grandissimo favore. E le immagini le ho trovate io grazie a un motore di ricerca, non sono presenti nell'articolo originale, che potete leggere qui.


15 MOTIVAZIONI PER CUI E' FANTASTICO USCIRE CON UNA PERSONA CHE AMA LEGGERE

Sarete sempre il secondo amore della loro vita, e ogni tanto potrebbero dimenticarsi di voi perché sono troppo concentrate sulla loro lettura, ma è proprio questo che rende le persone che amano leggere adorabili. Cosa c'è di fantastico in loro? Leggete per scoprirlo!

1. C'è sempre qualcosa di cui parlare.

Sapevate che secondo una stima di Google di cinque anni fa al mondo ci sono all'incirca 129.864.880 libri in totale? E la conversazione è già cominciata!

2. Puoi "conoscerli meglio" tra i loro scaffali.

Si dice che i libri forgino la mente dei lettori. Date uno sguardo alla loro libreria e scoprirete molto più dei loro gusti. E non è neppure un brutto posto per iniziare a pomiciare!

3. Non avranno mai bisogno di attenzioni smisurate.

Divertitevi con i vostri amici, lui o lei ha già un libro pronto più tardi. Accogliete nella vostra vita i bei momenti insieme e gli spazi personali!

4. Hanno tanta pazienza.

Il/la vostr* partner è stat* paziente quando Harry è andato contro le persone che amava; e non si è arrabbiat* neppure con la signora Dalloway! Fidatevi, la pazienza non è in discussione.

5. L'empatia è il loro punto di forza.

Chi ama leggere è grandios* nel mettersi nei panni degli altri. E vi dirò di più, è il loro hobby preferito. Avrete sempre una persona a cui raccontare le vostre preoccupazioni.

6. Il/la vostr* partner vi aprirà un intero nuovo mondo.

Due lettori e due lettrici non sono mai identici o identiche. Quindi, anche se foste avidi lettori voi stessi, lui o lei vi aprirà un nuovo angolo di cose che non avevate idea esistesse.

7. Uscirete con una persona di sostanza.

Basta con gli ex fidanzati e le ex fidanzate superficiali! Una persona che ama leggere è incline a sviluppare una saggezza che va al di là dei suoi anni, grazie a tutta l'esperienza che acquisisce attraverso i personaggi di fantasia.

8. E' facile renderli felici.

Dovete fargli un regalo? Andate alla libreria più vicina e comprate un libro. Anche una gift card andrà benone. Zero fatica!

9. Non sono inclini a giudicare gli altri.

I libri aprono finestre sull'anima, a chi ama leggere di sicuro ci si è affacciat*. I tanti, moltissimi personaggi di cui legge e la loro complessità spingono costantemente il/la vostr* partner oltre i limiti della sua comprensione del mondo. I giudizi non trovano spazio nel mondo di un lettore o di una lettrice.

10. Nutriranno la vostra immaginazione.

Il/la vostr* partner che ama leggere prenderà i vostri sogni più selvaggi, le vostre fantasie più bizzarre e ci aggiungerà sostanza. Preparatevi a sognare in grande!

11. Un* partner che legge libri di valore vi renderà più svegli.

Le loro conversazioni sono piene di riferimenti alle loro letture, e potrebbero parlare all'infinito dei loro libri e autori preferiti! Potreste non aver mai letto i loro libri, ma senza dubbio sarete più informati sul mondo di prima.

12. Sono bravi ad ascoltare.

Ammettiamolo, trascorrono ore sui libri ad attendere con pazienza che l'intreccio delle storie si dipani. La loro concentrazione e la loro pazienza si trasferiscono anche nelle storie d'amore! Lui o lei saprà sempre come renderti incline a raccontargli o raccontarle le cose.

13. Hanno classe.

Anni e anni a coltivare i loro gusti in fatto di lettura hanno fornito loro un gusto meravigliosamente sviluppato per altre cose. Guardate ad esempio come ci sta bene quel libro in quell'angolo della loro stanza!

14. Sanno mantenere un segreto.

Avevano sempre saputo quello che sarebbe capitato in "Games of Thrones" (beh, per lo meno sapevano parecchie cose) e non vi hanno mai fatto spoiler. Questo cosa vi dice delle loro abilità di mantenere un segreto?

15. Avrete accesso alla loro collezione personale!

Questa è forse la parte più importante e migliore di uscire con una persona che ama leggere. Avete accesso alla loro libreria!

Alle sei del pomeriggio

Quanti di voi seguono il mio blog da diverso tempo e si ricordano di "Non credere alla finzione", il mio primo romanzo pubblicato online con licenza Creative Commons 3.0, la stessa di tutto il blog?
Vi ricorderete che all'epoca ho scritto che 
i personaggi secondari nel racconto ufficiale hanno troppo poco spazio e mostrano solo il peggio di sé, e che avrei voluto scrivere — e avevo in cantiere — una serie di one shot su di essi nella speranza di reintegrarne in minima parte la reputazione e mostrare quello che in screen non si vede, ossia un briciolo di introspezione che li renda più gradevoli.
Perciò oggi ho deciso di pubblicarne una su… Nina!
Come al solito, qualsiasi commento su questa mia piccola opera è ben accetto, purché rispettiate il Regolamento, che vi invito a leggere.
Detto questo, mi ritiro in un angolino e vi faccio leggere. Buona lettura!


Le sei del pomeriggio
(Nina) 

  Alle sei del pomeriggio, Acquarara si svuotava.
  I pullman dei turisti ripartivano per Sorrento sollevando una nuvola di polvere, le madri richiamavano i ragazzini che giocavano a pallone in piazza, i negozianti chiudevano bottega. Si rintanavano tutti nell’ombra delle loro case dai muri bianchi, per preparasi a consumare la cena, guardare la televisione, risolvere cruciverba, sferruzzare. E poi scegliere se andare a dormire alle nove e mezza o ritrovarsi di nuovo in piazza a parlare, o meglio, spettegolare del più e del meno. 
  Come se la loro vita fosse già finita, pensò Nina Salti con disprezzo, mentre tirava giù la saracinesca della sua tabaccheria. Rimase per un attimo piegata in due, gli occhi serrati, la bocca contratta; aveva sentito un’altra fitta alla schiena. Ma durò poco, quella volta, fu a malapena un’onda. Sospirando, la donna si raddrizzò, si lasciò scivolare il mazzo di chiavi nella tasca della gonna e si avviò giù per la strada silenziosa, dove l’oscurità ti avviluppava alla stregua del cappuccio di un impiccato.  
  Certo, c’era stato un tempo in cui queste cose non le sembravano così intollerabili. Un tempo in cui percorreva quella strada senza badare al silenzio, perché era troppo impegnata ad ascoltare i discorsi di Qualcun Altro. Un tempo in cui quasi non vedeva l’ora di tornare a casa a cucinare, e qualunque cosa avesse fatto quella sera le sarebbe andata a genio. Quando era sposata con Luigi.
  La madre di Alessandro svoltò a destra, nel vicoletto semibuio che conduceva alla piazza. Alcuni piccioni becchettavano avanzi di salatini accanto al bidone della spazzatura. Li sorpassò, continuando a ricordare Luigi.
  Lei aveva sempre avuto una cotta per lui, da ragazzina. Non l’aveva confessato a nessuno, ma quando lui era partito per Roma, intenzionato a diventare un fuoriclasse nello sport, Nina si era sentita abbandonata come se fossero davvero fidanzati. Eppure non si era mai illusa; si diceva che erano troppo diversi. Lui così gioviale, aggressivo, scanzonato, il migliore in tutto… e lei così insignificante, taciturna, bruttina, brava solo nelle faccende pratiche e quotidiane. Moriva dall’invidia nel vedere le sue conoscenti comprare capi d’abbigliamento pregiati, e poi riversare gli occhi su di sé, sciatta e vestita di lana e cotone, perché sua madre aveva l’ossessione per il risparmio. Giovanna Raggia non avrebbe mai attratto un uomo, questa era stata la martellante certezza della sua gioventù; meno che mai il grande Luigi Salti.
  E invece… Dio le aveva concesso un miracolo, nel settembre del 1984.
  Luigi Salti era tornato dalla Capitale, riluttante ma con l’aria di essersela spassata quanto bastava, e aveva pensato di “ritirarsi a vita tranquilla, sistemarsi”, ora che aveva provato sulla sua pelle quanto fastidio gli suscitasse la corruzione degli arbitri e degli allenatori.
  Il fantasma di un sorriso increspò le labbra della Nina del presente. Che cosa avrà trovato in me?, si chiese per l’ennesima volta dopo anni, mentre sorpassava la macelleria di Don Gioacchino.
  Forse la cosa fondamentale era che Nina aveva saputo ascoltarlo. Appena lui le parlava era attenta, muta, seria come non era capace di essere con nessun altro; lasciava che le sue confidenze la riempissero laddove c’era un enorme vuoto interiore. Luigi era il suo tramite con il mondo di fuori, era un uomo vero che a poco a poco si era affezionato a lei. Nei momenti migliori del loro matrimonio, Nina lo aveva considerato un prodigio vivente.
  La donna rischiò di inciampare in una buca del selciato. Si sorresse alle sbarre di un cancelletto, sentendo una nuova fitta di dolore – Luigi non aveva mai avuto dolori alle giunture per il troppo poco movimento, no affatto – e tremò appena quando una raffica astiosa di vento la colpì in pieno petto.
  C’era vento anche il giorno in cui suo marito era uscito di casa per la solita corsa mattutina, e le era stato portato via all’improvviso, senza motivo, se non quello di un arresto cardiaco.
  Quanto si era sentita disperata e spenta e smorta allora, con due figli a carico, di cui uno che si era rivelato una delusione perenne?
  Alessandro.
  Nina rabbrividì di stizza, si staccò dal cancelletto e continuò a camminare con rinnovata energia. Alessandro, così amorfo, grasso, insignificante. Un alienato, un disastro negli sport, il peggiore in tutto. Ma quel pomeriggio lei gliele aveva suonate di santa ragione, oh sì. Un altro quattro in italiano – e dire che blaterava tanto di voler fare lo scrittore! – e un’altra delusione.
  Calciò via una lattina vuota che le si parava sulla strada.
  Non era solo Acquarara a svuotarsi alle sei del pomeriggio. Anche Nina Salti lo faceva, tirando le somme della sua semivita.