Pubblicità: Nikita Gill

Da alcuni mesi sono venuta a conoscenza di un'artista di valore di cui per mancanza di tempo non ho mai scritto, ma rimedio immediatamente e vi regalo una poesia a cavallo del 2015 e del 2016. 😉

Anzi, più di una, dal momento che sto per parlare di 

Nikita Gill,
o altrimenti detta: come il web ti scopre laddove il mondo reale ti rifiuta

La ragazza nell'immagine è proprio Nikita, una ventottenne britannica di origini indiane, che si è beccata ben 137 porte chiuse in faccia dalle case editrici tradizionali quando ha cercato di far pubblicare le sue poesie. Non si è persa d'animo e nel 2014 ha deciso di lanciare il suo blog, Meanwhile Poetry (che tradurrei come "E intanto poesia" o "Nel bel mezzo della poesia"), dove ha ricevuto tutto il caloroso entusiasmo del popolo del web, in particolare da parte di sue coetanee o ragazze più giovani, che si sono sentite toccate dall'immagine delle donne che nei suoi lavori proponeva. E già, perché Nikita Gill è anche e soprattutto una poetessa femminista, che, come ha dichiarato in un'intervista a Vocativ, "ama concentrarsi sull'emancipazione femminile attraverso la poesia". Ha avuto la fortuna di avere un padre progressista che le ha sempre detto che fosse una leonessa (termine che ricorre molto spesso negli articoli che parlano di lei e nelle sue poesie), e che nessuna persona avesse il diritto di farla sentire inferiore. E sono stati proprio questi sentimenti, assieme a un linguaggio semplice, disincantato e diretto, a far ritrovare così tante persone nel suo lavoro. Oltretutto, grazie alla sua esperienza di blogger, è un ottimo esempio di come la tradizione si possa fondere con le nuove tecnologie, e grazie alle sue origini indiane, le sue poesie assumono anche un significato politico e militante, denunciando la scarsità di poetesse indiane, africane e di colore.

Al momento ha raccolto le sue poesie in un manoscritto, "Your Soul Is a River" ("La Tua Anima E' un Fiume", NDT), e sotto un'etichetta propria ha anche pubblicato in formato ebook una serie di racconti brevi. E' inoltre un'artista concettuale che sceglie, crea e modifica da sé le foto che fanno da sfondo ai suoi versi, e di cui esistono tanti begli esempi nei link che vi metterò qui sotto. Condivide i suoi lavori quasi sempre su Instagram e Tumblr, ma è diventata così famosa, e le sue poesie sono diventate così virali, che hanno interessato anche siti come Buzzfeed e Vocativ, a cui ha concesso un'intervista (vi mando il link).

Di cosa scrive e come lo scrive?

Penso che le sue poesie siano belle perché sono mosse sempre da uno spirito di contestazione, di sfida e di rifiuto delle convenzioni (la convenzione che una donna debba essere inferiore a un uomo, che una donna debba sempre essere a sua disposizione, che una donna debba cercarlo e sentirsi a pezzi quando lui l'abbandona, che una donna non possa avere un mondo interiore ricco e bastare a se stessa, che per gli altri sia facile smantellarne l'identità e la voglia di dire, essere, prendere e fare, che una donna non possa assumersi le sue responsabilità, che non possa imparare dai suoi errori rialzandosi e contando sulle proprie forze), e perché, come ha ammesso lei stessa, vengono direttamente dal cuore.

Nikita Gill non scrive in un inglese perfetto, fluente o elegante, ma con un linguaggio molto spiccio e quotidiano (che nella mia ignoranza immagino sia stato causa dei suoi rifiuti quando ha provato con la pubblicazione tradizionale..) che, proprio per la sua immediatezza, sa di vita vissuta, di esperienza reale e assolutamente universale.

Chi mi conosce sa che i miei tentativi poetici sono sempre andati in quella direzione, perché se la poesia sta morendo al giorno d'oggi è anche e soprattutto per una mancanza di basi concrete e di un linguaggio "alla mano", che riflettesse come in uno specchio la vita di tutti i giorni e in cui le persone potessero indentificarsi, anziché vederla come un esercizio fine a se stesso, volatile e troppo svincolato da quello che è terreno. E anche se alcuni puristi non ammetterebbero mai queste contaminazioni, penso che la chiave del successo di Nikita stia tutta qui. Assieme a una grandissima attenzione a tematiche che al giorno d'oggi sono attualissime, sotto i riflettori (l'emancipazione femminile) ma che di fatto sono sempre state universali (le lotte interiori ed esteriori che ogni essere umano prima o poi si ritrova ad affrontare e come impedire al resto del mondo di provocarci troppe ferite).

Vi confesso che se cercassi di scrivere qualche riga sul suo stile non riuscirei ad analizzarlo, e non riuscirei a far capire come mai dei versi così brevi (talvolta sembrano quasi delle strofe di una poesia più grande), che prendono argomenti talvolta così scontati, mi siano risultati invece originali, evocativi, schietti e come mai mi abbiano colpito. Quindi faccio parlare lei dedicando a chi mi segue una delle sue poesie che io amo molto, e che spero vi piaccia per lo meno uno 0,1% di quanto è piaciuta alla sottoscritta.

Ci vediamo l'anno prossimo, continuate a seguirmi!

A thing does not have to be pure to be beautiful. Purity is a manmade ideal that creates boundaries and prisons. Beautiful things must only be wild and true to themselves – their freedom is their beauty

 

Link utili:

Meanwhile Poetry
Nikita Gill su Facebook
Nikita Gill su Vocativ

Perché non sono contraria ai bagni per persone transessuali

Signore e signori, ho il blocco della scrittrice e sto cercando di farmelo passare anche a costo di essere noiosa.

Ed ecco perché oggi mi sto sedendo alla tastiera del mio computer, ignorando gli abbaiati spaccatimpani del cane e le folkloristiche esclamazioni partenopee altrettanto spaccatimpani che arrivano oltre la finestra, per partorire un nuovo articolo per il mio blog, e usando un argomento su cui penso di avere una discreta cultura: l'identità di genere, il sessismo, le discriminazioni in generale e quelle a sfondo transfobico in particolare.

Dunque! Adesso che le persone transessuali stanno ottenendo più visibilità, persino nella nostra cara penisola italiana si sta arrivando a comprendere che molte di loro vivono da sempre una serie di problemi, discriminazioni, grattacapi e frustrazioni spesso sottovalutati. E oggi vorrei parlare di uno di quelli che saltano di più all'occhio anche per un pubblico generico e ignorante: il fatto che molte di loro non abbiano la più pallida idea di dove andare in bagno quando sono fuori casa. Dal momento che su FtM Italia esiste già un ottimo articolo che ne parla, sul mio blog vorrei soltanto esporre una serie di obiezioni che ho letto e sentito sulla questione del "Perché le persone transessuali non potrebbero usare il bagno che è appropriato al loro genere?", e rispondere tramite l'opinione ragionata e digerita che mi sono creata dopo tanto tempo trascorso a frequentare la comunità transgender.

Naturalmente le critiche costruttive sono le benvenute, ma non gli insulti, le critiche non argomentate ma buttate lì solo per scrivere, le opinioni da disinformati e le obiezioni alla "Io non ho nulla contro i trans, però…" e "E' ipocrita non voler ammettere che le persone transessuali fanno X, non le discriminerei se non lo facessero ed è normale che fino ad allora reagirò ostacolandole" e "E come mai se non sei transessuale ti interessa tanto dei loro diritti?", perché queste qui non le posso prendere sul serio.


"Ma perché un gruppo di persone (in questo caso le persone transessuali) dovrebbe avere una serie di privilegi garantiti da una legge speciale tutta per loro (in questo caso una legge che consenta di usare il bagno delle donne per quelle nate uomini e il bagno degli uomini per quelli nati donne)? Se le persone transessuali vogliono pari diritti, perché chiedono un trattamento di favore?"

Poter usare il bagno giusto senza paura di essere attaccati, discriminati, picchiati, licenziati, scherniti, ridicolizzati o accusati di essere dei pervertiti esibizionisti non è volere un trattamento speciale o un privilegio. E' un diritto di tutti gli esseri umani con la fedina penale pulita.

Chi obietta così sembra partire dal presupposto che siamo già tutti alla pari, che nel mondo in cui viviamo le discriminazioni appartengano a un passato oscuro simil-medievale (e no, purtroppo non sto parlando del Medioevo descritto da Skyrim) e che se anche ci fossero tuttora sono sporadici episodi isolati che in fondo non toccano la nostra vita di tutti i giorni, e che una legge a tutela di un gruppo di persone implicitamente le renda diverse e in qualche modo "superiori". E questa non sarebbe una contraddizione interna al principio di parità di diritti, in fin dei conti?

No.

Perché se teoricamente dovremmo essere tutti alla pari sulla carta, i fatti provano che non lo siamo nella vita reale e che questo nobile concetto di non creare leggi specifiche per un gruppo di persone si potrà attuare solo quando non esisteranno più discriminazioni transfobiche. Le persone transessuali al giorno d'oggi ancora non hanno accesso a una serie di diritti che chi è cisgender ha senza colpo ferire (per approfondire ho già tradotto questo articolo in merito), e ammetterlo significa anche che, proprio in nome del principio di parità di diritti, chi di dovere ha la necessità di prendere dei provvedimenti finché un altro strato di transfobia scomparirà.

"E chi lo decide che le persone transessuali siano discriminate e che meritino una legge del genere? Io sono stato sfottuto tutta la vita perché avevo il naso aquilino, e nel mondo in cui viviamo solo i graziosi nasini all'insù sono visti come belli, quindi sono una minoranza oppressa pure io! Perché la legge per me non la fate, ipocriti?"

L'ipocrisia è non voler ammettere di essere ignoranti e fare sparate del genere. E' non voler ammettere che invece di leggere l'articolo di cui ho messo il link alla domanda precedente per farsi una cultura ce ne siamo sbattuti alla grande e crediamo che le discriminazioni transfobe abbiano lo stesso peso degli sfottò (per quanto irritanti e fonte di moltissima sofferenza per un singolo individuo) per il naso aquilino. E' non avere avuto l'accortezza di leggere anche questo articolo (chissà se adesso avrà qualche click, in fondo leggere è noioso e faticoso, ed è molto più facile sparare a zero solo per il gusto di dire "io esisto e ho un'opinione che va rispettata e se non lo fate gli stronzi intolleranti siete voi") per capire che l'oppressione di una minoranza non è la stessa cosa.

"Anch'io appartengo a una minoranza discriminata, sono disabile/musulmana/nero/asiatica/omosessuale/ebreo/italiano di origini straniere/indigente/con un disturbo psicologico/donna/grasso/meridionale/lavoratore sfruttato/in un'età su cui ci sono un sacco di stereotipi, eppure a quanto pare merito di soffrire perché dell'oppressione verso di me non vi interessa, vero? Perché parlate di transessuali ma non di me?!?"

Invece io ne parlo. Forse non con l'intensità, la frequenza e la profondità che vorresti tu, ma ne parlo e mi interessa avere empatia verso di te e lottare contro tutte le forme di discriminazione di una minoranza a cui si attribuiscono idee, sentimenti, bisogni e desideri sulla base del nulla. Il punto è che non c'è scritto da nessuna parte che se parlo di X ignoro l'esistenza di Y. Una bella immagine che mi è capitato di condividere su Facebook diceva (all'incirca): "Parlare del sessismo verso le donne non significa odiare gli uomini o ignorare le loro lotte contro il sessismo. Parlare di omofobia non significa odiare chi è etero o ignorare la vicinanza di tante persone eterosessuali al mondo LGBTQIAA. Parlare di razzismo non significa odiare chi ha la pelle bianca o vederl* automaticamente come razzista. Parlare di una qualsiasi minoranza oppressa non significa odiare chi non ne fa parte o ignorare altre minoranze oppresse." E un concetto del genere non mi sembra difficile da digerire.

"Okay, ho capito che sono un gruppo oppresso e che volere gli stessi diritti di chi li ha già rispetto a loro non è prevaricare. Ma se le persone transessuali sono nate con un sesso femminile o maschile, e i bagni si dividono per sesso femminile e maschile, mi sembra proprio un capriccio da parte loro fare tanto clamore per qualcosa di così normale! Che gli costa fare uno sforzetto e andare nel bagno appropriato per il loro sesso per lo meno finché non cambiano completamente sesso?"

Costa moltissimo. Sapete, non è che si cambia sesso da un giorno all'altro, ci sono un sacco di cose nel mezzo tra terapia ormonale sostitutiva, aspetto che cambia a poco a poco, interventi chirurgici, scartoffie burocratiche, medici obiettori di coscienza, giudici poco informati e tempi di attesa biblici prima della rettifica anagrafica, ed è impossibile credere che un ragazzo FtM (Female To Male — un uomo nato in un corpo femminile) o una ragazza MtF (Male To Female — una donna nata in un corpo maschile) non siano riconoscibili prima di aver completato il percorso, o che sia possibile per loro usare il bagno per il loro sesso biologico in tutta sicurezza e senza nessun pericolo leggete questo articolo che approfondisce la situazione perché è stato scritto da un ragazzo FtM che ha scattato delle foto a se stesso nel bagno delle donne per far vedere quanto fosse fuori posto e obbligato a stare lì per una formalità controproducente. Ogni tanto costa il benessere psicofisico di una persona perché a causa della sua transessualità è vittima di bullismo, e costa il suo senso di appartenenza ad una classe, a un progetto, a un gruppo di colleghi perché viene esclusa e vessata. Ogni tanto costa la sua salute mentale perché i sotterfugi a cui una persona deve ricorrere per non essere scoperta, anche quando va nel bagno adeguato al suo sesso, la portano a vivere in un clima di terrore. Ogni tanto costa la felicità di una persona perché prima dell'agognata rettifica anagrafica a causa del suo nuovo aspetto deve scegliere se farsi cacciare da un bagno o dall'altro, e sentirsi "una cosa mezza" è orribile e disumanizzante. Ogni tanto costa addirittura la vita, come provano gli omicidi e i tentati omicidi di persone transessuali che dovevano andare al bagno fuori di casa e sono incappate in chi le vedeva come degli oggetti sessuali da usare e di cui abusare, che con la loro stessa esistenza "si sono meritate qualsiasi violenza contro di loro". E vi do un indizio: quelli che hanno ucciso o provato a uccidere, sia in senso metaforico che letterale, non erano transessuali e anche loro credevano che i loro bisogni fossero tutti capricci.

Anche se non mi permetterò di dare per scontato che anche voi lo fareste, vi voglio solo mostrare un caso estremo di dove questo genere di ragionamenti può condurre.

"E a chi deve condividere il bagno con loro nessuno ci pensa? Come si dovrebbero sentire le donne che condividono il bagno con una donna con il pene?"

L'ho messa al femminile perché è una delle obiezioni più comuni delle donne, ma anche il maschile potrebbe essere valido. Ora illuminatemi: quante vagine avete visto quando siete andate al bagno? Di norma le donne che lo usano la fanno vedere a tutte (a meno che non intendiate "bagno" come "luogo dove rimorchiare come nei film porno" e non organizziate festini orgiastici al suo interno…) o si chiudono in uno dei gabinetti, fanno le loro "cose", si rivestono e riaprono la porta prima di andarsi a lavare le mani? Solo perché una ragazza è transessuale non c'è scritto da nessuna parte che sia un'esibizionista, anzi, spesso la disforia di genere l'ha resa talmente insicura che è probabile che se avesse l'occasione di condividere il bagno con voi sarebbe molto più riservata di voi e impiegherebbe diverso tempo a sciogliersi. E anche se una ragazza MtF non corrispondesse alla descrizione, perché non sono tutte uguali, tutte le donne esibizioniste e che si comportano male vanno allontanate, non conta cos'abbiano in mezzo alle gambe. Ma se date per scontato che chi ha il pene sia automaticamente esibizionista, avete un po' di problemi oggetto di analisi di origine freudiana che non dovrei essere io ad approfondire…

"Così sarebbe facilissimo per gli uomini che vogliono stuprare le donne spacciarsi per MtF ed entrare nel loro stesso bagno, quando sono vulnerabili e in uno spazio riservato, per abusarne sessualmente! Come fai a condonare una cosa simile?"

Non la condono perché è una STRONZATA. Dimostra soltanto che chi fa questa obiezione non ha idea di tutte le lotte che una persona transessuale deve affrontare per avere il diritto di usare il bagno appropriato per il suo genere, di quanto sia difficile in Italia avere una diagnosi di Disforia di Genere (ex DIG, Disturbo dell'Identità di Genere), di quanto le richieste di una persona transessuale vengano passate al setaccio alla ricerca della più piccola contraddizione e di come in generale debbano subire un processo per ogni piccola cosa. Se vi fanno tanta paura gli uomini predatori sessuali, preoccupatevi di quelli e cercate di non commettere mai l'errore di includerci anche le donne MtF — laddove la parola chiave è "donna" e non "MtF".

"E quando si tratta di adolescenti FtM e MtF? Chi penserà agli altri ragazzini che guardandoli potrebbero essere confusi, turbati e diventare transessuali?"

Mi sembra la stessa obiezione che pongono davanti agli adolescenti e alle adolescenti omosessuali, e proprio come l'orientamento sessuale non è una scelta o una malattia orrenda che ti si può attaccare con troppa esposizione diretta, non lo è l'identità di genere. E la confusione e il turbamento derivano dall'ignoranza, dalla paura di ciò che non si conosce, e dalla convinzione che sia strano, deviato, anormale e pericoloso, e a una cosa del genere si può sempre porre rimedio rispondendo con calma e apertura mentale a qualsiasi domanda. I ragazzi FtM e le ragazze MtF sono ragazzi come tutti gli altri, non sono pericolosi a prescindere, e se ci si informerà sulla loro condizione sarà molto più facile allacciare rapporti in pace e in armonia. Sarà una ricchezza e mai un impoverimento, e ne guadagneranno anche gli adolescenti cissessuali. Anche in quei momenti di complicità e cameratismo che spesso si condividono al bagno. 😉

"Ma non sarebbe più semplice creare un terzo bagno per transessuali, invece di scomodare gli spazi riservati a uomini e donne??"

Vi potrebbe meravigliare, ma per me è un'obiezione quasi del tutto sensata. Se non fosse che transessuali e queer (a proposito, vi invito a leggere anche di loro e delle loro lotte, l'ombrello transgender racchiude più di una realtà rispetto a quella delle persone transessuali) non sono la stessa cosa e che per molte aziende e scuole sarebbe più dispendioso creare un terzo bagno rispetto al permettere ad alcune persone di usarne uno dei due già esistenti. E mi fa solo pensare che vogliate schiaffare questi strani individui che sarebbero le persone transessuali lontano anziché permettere loro di mescolarsi ai "normali", invece di preoccuparvi di sottigliezze economiche.

"E se fosse un ragazzo FtM a voler usare il bagno degli uomini col rischio di essere violentato da qualche maniaco sessuale, dovrebbe essergli permesso anche se non è per niente sicuro?"

Sì, se è questo il suo vero desiderio. La sicurezza che lui ha acquisito nel percorso che sta vivendo soprattutto dentro di sé, la sua consapevolezza dei propri limiti e dei propri bisogni e di come bilanciare le due cose, la volontà di essere libero di esprimersi come preferisce a prezzo di qualsiasi sacrificio, di cadere e rialzarsi grazie alle sue forze, di imparare ad essere responsabile di se stesso senza addossare la colpa agli altri e di potersi riappropriare della sua identità maschile anche al di fuori di se stesso sono tutte cose più importanti della vostra percezione di sicurezza. E anche della convinzione radicata di qualcun* che lui non sia un uomo a tutti gli effetti e che un uomo nato in un corpo maschile sia quasi matematico che sia un molestatore…

"Quello che in realtà le persone transessuali vogliono è omologarci cancellando le nostre sane e naturali differenze, ma poi sono loro stesse a non voler essere uguali agli altri, e la contraddizione interna al principio di uguaglianza di cui parlavamo all'inizio rimane, che ti piaccia o no! Adesso come ribatti?"

Scrivendo prima di tutto che rendere nota la propria esistenza come gruppo oppresso e lottare per i propri diritti non significa volere un trattamento di favore, e che come non mi stancherò mai di ripetere, accusare di autoghettizzazione un gruppo oppresso solo perché sta parlando di una parte di sé oggettivamente oppressa non è la stessa cosa di avere delle prove inconfutabili che quel gruppo si isoli dal resto del mondo guardandolo con disprezzo. 

Scrivendo che la propria stessa esistenza come essere umano non dovrebbe essere un insulto ma una celebrazione delle differenze individuali che non sono minacciate solo perché ci sono alcune persone che hanno delle caratteristiche in comune, sennò non potremmo fare più gruppi di nulla, neppure di quelli con i capelli bruni che vorrebbero avere uno shampoo specifico per i loro capelli in commercio, senza che riconoscere questa caratteristica in comune tra di loro minacci la collettività e chi usa altri prodotti per capelli o uno shampoo neutro.

Scrivendo che le persone transessuali sollevano delle domande che fanno girare la testa a chi di fatto sostiene l'essenzialismo di genere nel pensare che uomini e donne siano irresistibilmente attratti e irrimediabilmente agli antipodi e che su alcune caratteristiche stereotipate (forte/debole, azzurro/rosa, conquistatore/conquistata, soggetto attivo/oggetto passivo, aggressivo/docile, coraggioso/vigliacca, dominante/sottomessa, interventista/pacifista, accudito/accudente, discolo/tranquilla) si debba reggere l'ordine dell'universo o sennò il mondo stesso sprofonderebbe nel caos, e che se solo si andasse oltre ci si accorgerebbe che le persone transessuali, assieme alle persone LGBT, non vogliono omologare gli altri al loro stesso stile di vita quando chiedono di essere trattate da persone, ma anzi far capire che oltre agli stereotipi descritti qui sopra esistono altre sfumature dell'essere umano altrettanto belle e di valore, e che appurarne l'esistenza non significa rinunciare alla propria identità. Significa solo renderla più ricca, avere più consapevolezza e libertà anziché più ignoranza e restrizioni, e connettersi con altri esseri umani in maniera più completa.

E cogliendo l'occasione per ricordare che le persone transessuali — assieme a tante altre minoranze discriminate –, anche se dal punto di vista linguistico potrebbero creare confusione quando parlano di uguaglianza, non desiderano l'uguaglianza ma la parità.

E da un punto di vista logistico, se fate vostro il concetto secondo cui la vita dovrebbe essere qualcosa di più della somma delle sue parti, e dovrebbe essere un unico, fluido viaggio come individui unici e irripetibili alla scoperta di noi stessi e del mondo che ci circonda, cercando di fare qualcosa di buono e onesto e di dare a noi stessi e agli altri meno falsità, meno barriere, meno incasellamenti, meno mutilazioni, meno violenze, meno paletti e meno gabbie mentali, capirete cosa intendo.


Mi sono accorta che questo articolo che sono riuscita a partorire mi è venuto più serio e diretto che accomodante e diplomatico: a quanto pare tra Io e Me è stata Me ad avere il sopravvento. Ma se vi fosse piaciuto nonostante tutto, e nonostante le battute che potremmo fare sulle due parti di me in conflitto, condividetelo e mi renderete felice. :)

Khaled Hosseini, Stephen King e una riflessione grandiosa sulla letteratura

Secondo voi cosa significa per un'aspirante scrittrice e topo di biblioteca che ama due grandi scrittori come Khaled Hosseini e Stephen King sapere che il primo è un fan del secondo (e penso che Stephen King contraccambi, perché le ultime righe di "Joyland" mi sembrano molto ispirate alle ultime righe di "Il cacciatore di aquiloni")?? E cosa significa sapere che Hosseini è rimasto colpito da un passaggio del primissimo libro di Stephen King che io abbia mai letto, e dal primissimo racconto di Stephen King che mi sia mai interessato ("Il corpo" in "Stagioni Diverse"), passaggio e racconto e libro che mi sono rimasti nel cuore?? E cosa significa sapere che Hosseini, grazie a quel passaggio letto in gioventù, ha avuto lo spunto per regalare al web un articolo tratto da una sua intervista dove fa delle riflessioni eccezionali sulla letteratura, sui limiti degli scrittori e sui suoi, articolo che penso che sia semplicemente meraviglioso??

Significa che lo traduco immediatamente, e me lo stamperei per tenerlo sempre con me, perché al momento sono in uno stato di grazia e una parte di me stessa non riesce a credere che sia una coincidenza!

Link all'originale: qui. Naturalmente le immagini le ho trovate io grazie a un motore di ricerca.


ANCHE KHALED HOSSEINI NON RIESCE A RACCONTARE LE SUE STORIE COME VORREBBE RACCONTARLE DAVVERO

L'autore di "Il cacciatore di aquiloni" e "E l'eco rispose" vede l'introduzione a "Il corpo" di Stephen King come un'eccellente maniera di racchiudere i limiti degli scrittori

"By Heart" [“A memoria”, NDT] è una serie dove gli autori condividono e discutono i propri passaggi preferiti in assoluto della letteratura.

La maggior parte dei romanzi non viene mai completata ma abbandonata. Hermann Melville ha scarabocchiato modifiche prima della stesura finale di "Moby Dick" finché la scadenza del tipografo non ha più potuto aspettare; nei suoi diari, Virginia Woolf ha annunciato per lo meno in quattro occasioni differenti di aver completato "Le onde". Spesso gli scrittori continuano a scrivere e a ridefinire, come se aspettassero che fosse il mondo stesso a intimare loro di smettere.

La ragione di tutto questo, secondo Khaled Hosseini, è che è maledettamente difficile per un libro il ricreare la proporzione e la grandezza dell'idea degli autori prima che essa tocchi la pagina. Anche per i romanzieri le parole sono solo approssimazioni di quanto vivido e urgente sia il pensiero. "Ogni individuo è un oceano dentro di sé", mi ha detto. "Chiunque cammini lungo la strada. Tutti siamo un universo di pensieri, visioni dall'interno e sentimenti. Ma siamo anche tutti invalidati nella nostra inabilità, nel nostro modo unico di essere invalidi, di presentarci davvero al mondo."

Ecco perché quando gli ho domandato di discutere insieme a me di uno dei suoi passaggi preferiti di tutta la letteratura, Hosseini ha scelto l'incipit di "Il corpo", racconto di Stephen King inserito assieme ad altri tre in "Stagioni Diverse" (e la cui trasposizione cinematografica è stata diretta da Rob Reiner e ha visto come attore River Phoenix). Il narratore, Gordie LaChance, vuole raccontare ai lettori della primissima volta in cui abbia visto un cadavere da ragazzino, ma non è sicuro di riuscire a rendere giustizia alla storia. Per Hosseini, questo incipit invoca a meraviglia l'ansia davanti alla prospettiva che le nostre parole vengano fuori maciullate e fraintese, assieme alla gioia che proviamo quando le persone contro ogni aspettativa, hanno una connessione con noi.

Malgrado la sempre presente consapevolezza dello scrittore dei propri limiti, i libri di Hosseini hanno avuto un impatto profondo sui lettori. I suoi primi due romanzi, "Il cacciatore di aquiloni" e "Mille splendidi soli", hanno venduto 38 milioni di copie in dieci anni. L'ultimo romanzo, "E l'eco rispose", sarà pubblicato martedì. Come ne "Il corpo" esplora gli eventi che ci plasmano nell'infanzia: un padre, oppresso dalla povertà nell'Afghanistan rurale, riesce a tenere in vita suo figlio vendendo la figlia in adozione a una coppia ricca di Kabul. Il romanzo, narrato in maniera corale.

Ho parlato al telefono con l'autore.


Khaled Hosseini: Quand'ero una matricola al college ho trovato lavoro come addetto alla sicurezza. Era un ufficio high-tech di Santa Clara, con gli ingegneri che entravano e uscivano sempre. Stavo seduto tutto il giorno alla scrivania del front office, scrivendo i nomi di chi entrava e controllando le borse. Altrettanto spesso ho lavorato come guardiano notturno al cimitero, dalle 23:00 di sera alle 7:00 di mattina. Sorvegliavo l'edificio in solitudine, quando tutto era immerso nell'oscurità. Una volta all'ora facevo la ronda dell'edificio, ma la maggior parte del tempo la trascorrevo alla mia scrivania.

Provare a leggere durante il giorno era un incubo. Avevo una videocamera fissa su di me come se fosse il Grande Fratello, e se mi fossi fatto scivolare un libro sulle ginocchia mi sarei beccato una strigliata da uno dei capi della sorveglianza: "Mettilo via, figliolo." Il cimitero, per contro, era perfetto per fare i compiti o leggere, anche se teoricamente non era quello che ci si aspettava da me. La trovo una pretesa incredibilmente ingiusta, quella di stare su tutta la notte senza nulla da fare tranne fissare gli schermi della sorveglianza e un parcheggio vuoto. Per fortuna, di notte, non avevo nessuno a farmi da supervisore. Perciò ho trascorso i miei turni di guardia a studiare, leggere libri e scrivere racconti brevi. (Forse mi metterò nei guai, trent'anni in ritardo.)

Non ricordo come abbia scelto "Stagioni Diverse", ma l'ho letto durante i turni di sorveglianza al cimitero. Ne sono rimasto folgorato; "Il corpo", un racconto su dei ragazzini che vanno nei boschi a cercare un cadavere, è quello che ha avuto l'impatto maggiore su di me. Mi sono scoperto letteralmente trascinato da quell'età in cui i bambini si stanno per lasciare l'infanzia alle spalle. Quando hai dodici anni, sei ancora con un piede dentro l'infanzia; l'altro si sta posando a terra per entrare in una fase della vita del tutto nuova. La tua comprensione innocente del mondo si sta trasformando in qualcosa di più complicato e più incasinato, e non tornerai più indietro. Stephen King sa rendere l'intera situazione in maniera eccellente, e con tanta di quell'umanità, per i ragazzini nel racconto. Al loro rientro a casa hanno tutti avuto cambiamenti fondamentali. Nessuno dei quattro sarà più lo stesso di prima.

Quella storia l'ho letta senza sapere che un giorno avrei scritto di tematiche affini. Ho scritto molto sull'infanzia — in tutti e tre i miei libri, a ben vedere. Mi affascina il modo in cui le esperienze che si fanno in quegli anni possono perseguitare un individuo e tornare a fargli visita, rimanere una presenza della sua vita per decenni e decenni, e tramutarlo addirittura nell'individuo che sarà alla resa dei conti. "Il corpo" è una fotografia di questa idea, la migliore di qualsiasi romanzo che io conosca. Mi ha commosso nel profondo, e mi commuove tuttora.

Anni dopo riesco a capire che quell'incipit meraviglioso di quella storia aveva degli strati che non sono stato in grado di apprezzare da giovane uomo e scrittore non ancora pubblicato. Gordie, il narratore adulto della storia, guarda indietro alla sua infanzia con la paura di non rendere giustizia al racconto che vorrebbe scrivere:

Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, poiché le parole le immiseriscono – le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più che questo, vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via. 

Quando ho letto queste righe la prima volta avevo vent'anni: non più un adolescente, ma sicuramente un giovane uomo. In particolare a quell'età senti che il mondo non riesca a capire chi sei… se solo le persone potessero guardarti dentro e sapere tutto quello che ti porti appresso! In realtà questo passaggio mostra quanto noi tutti siamo soli. Quanto profondamente viviamo nella nostra testa, e quanto la persona che cammina per strada e stringe le mani agli altri sia solo un'approssimazione del nostro io interno. Il personaggio in cui risiediamo pubblicamente è solo un'approssimazione di chi siamo dentro, la versione rinsecchita e distorta di noi stessi che presentiamo al mondo reale. Questo succede perché le cose che per noi sono più importanti, quelle che per noi sono davvero vitali, sono in qualche maniera perversa le più difficili da esprimere. Ho provato tutte queste cose come giovane uomo che leggeva "Il corpo" per la prima volta.

Eppure adesso riesco a vedere ciò che non vedevo all'epoca: questo passaggio è una delle affermazioni più veritiere in cui mi sia mai imbattuto sul mestiere degli scrittori. Scrivi perché nella tua testa c'è un'idea che ti sembra così genuina, così importante, così vera. E poi, quando quell'idea passa attraverso i diversi filtri della tua mente, e tra le tue mani, e sulla pagina o sullo schermo del computer, diventa distorta, e viene sminuita. Se hai fortuna ciò che finisci per scrivere è un'approssimazione, o qualsiasi altra cosa fosse di quello che volevi scrivere.

Quando accade è solo un temperato monito dei tuoi limiti come scrittore o scrittrice. Può rivelarsi davvero frustrante. Solo a volte, quando scrivo, un pensiero riesce a passare incontaminato, imperturbabile, dalla mia testa allo schermo, chiaro come attraverso un vetro. E' una sensazione inebriante, euforica, sapere che ho comunicato qualcosa di così reale, così vero. Ma non capita di frequente. (Posso solo immaginare che ci siano scrittori in grado di scrivere così sempre. Dev'essere la differenza tra la grandezza e l'essere solo bravi.)

Anche i miei libri quando li ho completati sono solo un'approssimazione di quello che intendevo fare. Cerco di colmare quel vuoto, per quanto mi è possibile, il vuoto tra ciò che volevo dire e ciò che ho effettivamente scritto sulla pagina. Ma c'è sempre un vuoto, è sempre lì. E' davvero, davvero difficile. E ti rende più umile.

E poi c'è da considerare un altro strato. Non sarai in grado di esprimerti alla perfezione, magari, ma il tuo pubblico è composto da ascoltatori imperfetti. Gordie parla anche di questa specifica ansia:

E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perché vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Questa è la cosa peggiore, secondo me. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare.

Temiamo che saremo incompresi, e talvolta lo saremo sul serio. Le più potenti emozioni umane sono terribilmente difficili da spiegare in un modo che non le sminuisca o che non ti renda un po' ridicolo nell'esprimerle. E' fin troppo facile volerle salvaguardare, tenerle chiuse in un cassetto, anziché correre il rischio di non essere compresi o di incappare in qualche cattivo ascoltatore.

Ma è a questo che serve l'arte: serve sia ai lettori sia agli scrittori per superare i rispettivi limiti e incontrare qualcosa di autentico. Sembra un miracolo, vero? Che qualcuno sia in grado di articolare in maniera così chiara e così bella qualcosa che esiste dentro di te, avvolto in un sudario di nebbia. L'arte, quando è grande, lo raggiunge attraverso la nebbia, riesce a giungerne al cuore segreto, e lo mostra a te, lo tiene tra le mani davanti a te. Se ne hai l'occasione, è un'esperienza che rivela tante cose, commovente in maniera straordinaria. Ti senti compreso. Ti senti udito. Ecco perché ci rivolgiamo all'arte, per sentirci meno soli. E siamo meno soli. Hai l'opportunità di vedere, attraverso l'arte, che altri si sono sentiti come te, e ti senti meglio.

Ho cominciato a scrivere molto presto. Da quando ho imparato a usare una penna. Amavo l'idea di cercare di dare voce a ciò che avevo dentro, di creare ciò che per me era reale. E ho continuato a scrivere per tutta la mia vita, a sviluppare e approfondire questa compulsione con cui sono nato. Allo stesso tempo, è per me un incredibile onore e un piacere sapere che una persona ha letto il mio libro. Ricevere una lettera incredibilmente appassionata in cui mi viene spiegato come qualcosa che ho scritto ha toccato un'altra persona in maniera autentica. Che regalo enorme che è, quando sono io a riceverlo. Non esiste una ricompensa migliore, come scrittori, di questa.

Nota in calce:

1. Naturalmente Hosseini ha letto "Stagioni Diverse" in lingua originale, mentre io ho riportato l'incipit tradotto da Bruno Amato. Vi confesso solo che l'ho ritrovato tramite web, perché mettermi a caccia di "Stagioni Diverse" nella mia libreria sarebbe stato un lavoraccio infame allo stato attuale.

Cos’è il Gender?

Ho scritto alcune cose su Facebook che ho deciso di pubblicare pure qui, nella speranza di facilitarne la diffusione:

Ci provo, per l'ennesima volta, a chiarire qualche termine.


L'IDEOLOGIA DEL GENDER non esiste, nel senso che non esiste nessun complotto atto ad omosessualizzare la società, convertire i bambini al lato oscuro spingendoli ad una sessualizzazione precoce e facendogli scoprire l'autoerotismo (lo scopriranno da soli, cari genitori, non abbiate dubbi su questo, anche se cercherete di fargli credere alla storia della cicogna finché non saranno maggiorenni…) e renderci una società caotica destinata a distruzione e rovina.
Esistono alcuni termini che sono stati stravolti e inseriti in un'accozzaglia di informazioni frammentarie, inventate o distorte per creare il panico nei genitori giustamente preoccupati del benessere della loro prole.

IDENTITA' SESSUALE/SEXUAL IDENTITY: Anche se viene usata spesso al posto di "orientamento sessuale"/"tendenze sessuali", non significa "sono omosessuale o eterosessuale o bisessuale o pansessuale o demisessuale o asessuale". Significa tutto quello che attinge alla sfera sessuale di un individuo (identità di genere, sesso biologico, orientamento sessuale, espressione di genere), e non è diversa dalla parola SESSUALITA'. Accorpa tutto quello che un individuo può essere, quindi ad esempio la MIA identità sessuale è di "una ragazza (identità di genere) nata col corpo di una ragazza (sesso biologico) che si innamora ed è attratta da uomini e quindi è eterosessuale (orientamento sessuale) e in quanto alla femminilità non è né super femmina né un maschiaccio (espressione di genere)". Ed è talmente obsoleta che in inglese non la usa quasi più NESSUNO, perché crea solo confusione ed esistono un sacco di termini più specifici e più precisi.

SESSO BIOLOGICO/BIOLOGICAL SEX: L'insieme di caratteristiche anatomiche con cui una persona, qualsiasi persona, viene al mondo. Anche se le religioni ebraica e cristiana dicono che "Maschio e femmina Dio li creò", persino la scienza riconosce che oltre al sesso maschile e al sesso femminile esistono le persone intersessuali, quelle che hanno cromosomi che non sono né XY né XX (sindrome di Klinefelter, sindrome di Turner, pseudoermafroditismo maschile o femminile), e che ogni tanto nascono con entrambi i genitali o caratteristiche di tutti e due i sessi, e che dal momento che nella nostra società sono viste come scabrose, da nascondere e da evitare, subiscono la violenza di avere i loro genitori che tirano a sorte, decidono se crescerle come maschi o come femmine e le privano di una parte delle loro caratteristiche anatomiche asportandole chirurgicamente quando le persone intersessuali non sono abbastanza grandi per decidere da sole. Per la cronaca, l'intersessualità è un insieme di VARIE possibilità di alterazioni cromosomiche, e quindi, dal momento che racchiude più realtà, non è un "terzo sesso", e sempre per la cronaca, NESSUNO vuole far diventare i vostri figli intersessuali.

GENERE/GENDER: Oddio, Oddio, tremate, tenetevi forte, prendetevi lo spray per l'asma, prendete il defibrillatore, adesso vi dirò cosa sia questa pericolosissima parola! Il genere è un concetto nato in sociologia che designa i ruoli sociali dati al maschile o al femminile. E' quell'insieme di convinzioni e convenzioni che determinano cosa per noi sia "un uomo" e cosa per noi sia "una donna", e che suddividono il genere umano in genere maschile e genere femminile. Descrivono le caratteristiche psicologiche che secondo noi hanno gli uomini in comune tra di loro o le donne in comune tra di loro, come gli uomini si dovrebbero vestire per essere identificati in quanto uomini e come le donne si dovrebbero vestire per essere identificate in quanto donne, ecc. ecc. Il genere non è un concetto UNIVERSALE (ad esempio, in altre culture nessuno vede niente di strano in un uomo che si trucca o si depila, mentre nella nostra cultura sono cose quasi obbligatorie per le donne e opzionali e talvolta bizzarre per gli uomini) e non è un concetto ETERNO (ad esempio, all'epoca degli Antichi Romani un uomo che metteva una toga con tanto di gonnellino era normale, mentre al giorno d'oggi nella nostra stessa Italietta le gonne sono per le donne e un uomo che ne mette una è un'anomalia, e un sacco di gente prende in giro la Scozia perché gli uomini in alcune occasioni indossano il kilt). Anzi, più si indaga con i "gender studies" (gli studi sul genere, sempre nati in ambito accademico e sociologico) sul genere più si scopre che molte delle caratteristiche che attribuiamo a uomini e donne sono arbitrarie e costrutti sociali, e che il sesso biologico che determina in modo certo e inattaccabile le differenze fisiche tra maschi e femmine non sempre determinerà in modo certo e inattaccabile le differenze psicologiche, morali e comportamentali tra uomini e donne.
Dal genere sono nate le definizioni di stereotipi di genere, i ruoli di genere, le norme di genere, l'essenzialismo di genere, la violenza di genere, l'educazione di genere e un sacco di altre definizioni che non mi addentrerò a spiegare perché sarebbe troppo lungo, ma che ai fini del nostro discorso servono a farvi capire che IL GENDER non è un mostro a tre teste, e che in italiano abbiamo un bellissimo equivalente, IL GENERE, che potremmo cominciare a usare, se siamo così preoccupati che la lingua italiana scompaia e che siamo stati colonizzati dal mondo anglosassone.

IDENTITA' DI GENERE/GENDER IDENTITY: Uuuuuuh, aiuto, continuate a tremare, ho scritto di nuovo la parola "gender". Beh, cosa sarà mai questa spaventosa parola? L'identità di genere è "quello che sentiamo di essere", uomini, donne o (in alcuni casi molto rari che NON verranno insegnati a scuola ai vostri pargoli) un misto di tutti e due o nessuno dei due. Non esiste una "identità gender" gay perché essere gay è un orientamento sessuale e sicuramente non esiste una "identità gender" transessuale perché una persona transessuale si identifica o come un uomo o come una donna. Anzi, vi dirò di più: TUTTI abbiamo un'identità di genere, anche se fino a dieci minuti fa non conoscevamo questo termine. Anche io che sono nata biologicamente donna sento di essere una donna (identità di genere), perché il mio sesso biologico è allineato con il mio genere (femminile). Invece le persone transessuali hanno il sesso biologico in collisione con il genere (magari una persona che si identifica come donna è nata nel corpo di un uomo, o una persona che si identifica come uomo è nata nel corpo di una donna), e per riallineare il corpo con lo spirito devono cambiare sesso.

ORIENTAMENTO SESSUALE/SEXUAL ORIENTATION: L'attrazione fisica e sentimentale che tante persone provano per i membri dello stesso sesso e/o genere (omosessualità), dell'altro sesso e/o genere (eterosessualità), tutti e due i sessi e/o i generi (bisessualità/pansessualità), nessun sesso e/o genere (asessualità) o qualsiasi sesso e/o genere per pochissimo e solo se si creano le condizioni adatte (demisessualità). Anche se nella nostra società per secoli tutto quello che non era eterosessualità è stato vessato, oppresso, cancellato, nascosto, punito, ucciso e discriminato, in altre società chi non è etero non è visto a prescindere come una persona perversa, promiscua, definita solo dal numero di persone che si porta a letto, pedofila e intenzionata a prendere possesso del governo per estinguere il genere umano, e viene riconosciuto che tutte queste cose sono CALUNNIE. E anche se è indubbio che un uomo e una donna che vanno a letto insieme (a meno che non abbiano problemi riproduttivi o non usino precauzioni) possano procreare mentre chi è omosessuale non possa (a meno che non ricorra alla fecondazione assistita o non usi il "vecchio metodo" con una persona del sesso opposto), non c'è scritto da nessuna parte che l'eterosessualità sia equilibrio, bontà e fertilità a prescindere e l'omosessualità sia squilibrio, malvagità e sterilità a prescindere. Oltretutto l'orientamento sessuale, qualsiasi orientamento sessuale, NON C'ENTRA UN CAZZO con l'identità di una persona, perché ha a che fare con "chi desidero e amo al di fuori di me" e non con "chi sono". Quindi una donna lesbica non è meno donna di una donna etero, e un uomo gay non è meno uomo di un uomo etero, e un uomo o una donna bisessuale o pansessuale non è una creatura nel mezzo che deve decidere se essere uomo o donna, e un uomo o una donna asessuale o demisessuale non è una specie di essere indefinito che si trattiene per un tabù religioso, ma una persona che davvero non ha interesse o ha scarsissimo interesse per il sesso e per l'amore.

ESPRESSIONE DI GENERE/GENDER EXPRESSION: Il modo in cui una persona decide di esternare il proprio genere di appartenenza, quindi il modo in cui una donna (sia che sia nata col corpo di una donna sia che sia nata col corpo di un uomo) decide di dimostrare il suo sentirsi donna e il modo in cui un uomo (sia che sia nato col corpo di un uomo sia che sia nato col corpo di una donna) decide di dimostrare il suo sentirsi uomo. C'entra con le convinzioni e le convenzioni che attribuiamo al genere maschile e al genere femminile nella nostra società, ma non è strettamente collegato all'orientamento sessuale di un individuo. Ad esempio, io che sono una ragazza etero non sono meno donna di altre perché mi trucco pochissimo, preferisco le scarpe basse perché i tacchi non li so portare, ho uno scarsissimo interesse per i bambini, vedo come finte e melense quasi tutte le commedie romantiche e mi sento più a mio agio con jeans e maglietta, e non sono più donna di altre perché amo i capelli lunghi, le magliette e i pantaloni con un taglio un po' più femminile di una t-shirt o un jeans unisex, mi piace cucinare anche se non sono una cuoca provetta, non mi piace fare a botte ma preferisco risolvere un problema con il dialogo e sono scarsa in matematica. E ci sono un sacco di ragazze bisessuali o lesbiche più convenzionalmente maschili di me o più convenzionalmente femminili di me senza che il modo in cui esprimono il loro genere femminile, il loro sentirsi donne, influisca sulla autenticità del loro essere donne. Possiamo stare qui a dibattere per secoli sul fatto che essere accusati in quanto omosessuali di non essere "veri uomini" o "vere donne" abbia reso più libere e meno tradizionalmente virili o femminili alcune persone, ma il discorso non si sposta di una virgola. Se una persona si identifica come uomo/donna, è un uomo/una donna, e non cambia idea perché un giorno si veste di rosa e uno di azzurro.

TRANSESSUALITA'/CISSESSUALITA': Avete presente il discorso che vi ho fatto prima sull'avere il genere e il sesso allineati o in collisione? E' la differenza che passa tra una persona transessuale e una cissessuale. Adesso potreste fare un salto sulla sedia, ma se vi sentite uomini/donne e avete un sesso biologico maschile/femminile, siete proprio quella strana parola che ho appena menzionato, CISSESSUALI. Anche se non conoscevate l'esistenza di questo termine, significa che siete il contrario di una persona transessuale, e che molto di quello che una persona transessuale sperimenterà voi non lo sperimenterete mai, e viceversa. Significa che in un mondo dove tante persone terrorizzate dalla teoria del gender vedono chi è transessuale come un mostro, voi siete avvantaggiati perché siete visti come la norma, e che vi potete permettere di sparare a zero sul dolore e sull'odio di una persona transessuale verso il proprio sesso biologico che non combacia con la sua identità di genere senza che siate perseguiti legalmente perché siete più in alto nella gerarchia sociale, ad esempio banalizzando la questione e sfottendola con frasi come "Voglio che sulla mia carta di identità sia scritto che ho gli occhi azzurri anche se li ho marroni, per favore, non discriminatemi, io sento di avere gli occhi azzurri e se non cambiate questo dato è discriminazione." Significa che vi potete permettere di darle della pazza, della malata, della persona pericolosa e promiscua proprio come (con più fatica perché c'è meno ignoranza su questo) potete fare la stessa cosa con una persona omosessuale o bisessuale/pansessuale, che se diventerà il bersaglio delle vostre calunnie e della vostra violenza a scuola o sul posto di lavoro le sanzioni contro di voi saranno minime e se la persona transessuale otterrà giustizia sarà una cosa così rara che finirà sui giornali, e che vi potete permettere di dirle che deve farsi curare diventando cissessuale come voi, sia con un lavaggio del cervello indotto da psicologi e psichiatri sia con le intimidazioni fisiche e verbali e con gli stupri. E anche se capisco che sia ideologia credere che chi è cissessuale non sia più uomo o più donna di chi è transessuale perché quello che conta di più di un individuo non è il suo corpo ma la sua anima, la sua identità e non il suo sesso, NON è un'ideologia dire che in quanto esseri umani le persone transessuali (come chi ha un orientamento sessuale che non sia l'eterosessualità) vanno lasciate in pace e non cercate di riconvertire, uccidere, picchiare o discriminare sulla base di speculazioni azzardate e falsi miti.

Se siete arrivati fin qui senza svenire, avere un infarto o essere stati convertiti al Gender, significa che forse tanto mostruosa la verità non era, e che se non vi causa un infarto farlo potreste pure condividere quello che ho scritto e aiutare a fare un po' di chiarezza. A proposito, L'IDEOLOGIA DEL GENDER non esiste.