Che genere di problemi?

Mentre l'Italia è in subbuglio tra il Family Day, il ddl Cirinnà, la stepchild adoption e l'annientamento di alcuni diritti umani a suon di "L'omosessualità è stata diffusa dalle case farmaceutiche per far scomparire la razza umana e farci comprare i loro prodotti" (sì, sono state pronunciate stronzate simili, andate su YouTube a sentire i partecipanti se non mi credete), ho trovato il tempo di interrogarmi su una cosa che in questa "fase delicata della società" calza a pennello.

Checco Zalone ha detto in un'intervista riportata su Gay.it (e da un sacco di altri siti): "Al giorno d'oggi va tanto di moda dire che con dei figli gay non ci sarebbero problemi. Invece ci sarebbero, quello che conta è parlarne e affrontarli." (Non voglio entrare nello specifico delle polemiche che le sue affermazioni hanno sollevato, mi voglio concentrare solo sul concetto in sé)

Il mio primo pensiero (sarcastico, ironico e un po' scocciato) è stato: "E' probabile che sia io ad essere idiota, allora, perché penso che per me non ci sarebbero problemi ad avere dei figli omosessuali o di qualsiasi altro orientamento sessuale, finché sono felici e non fanno del male a nessun*."

Poi, parlando con chi di dovere (qualche anima su Facebook che ha avuto il tempo di compenetrarsi meglio di me nei genitori "addolorati" per i propri figli gay), ho cominciato a farmi un'idea più completa. Al di là di quelli che non si staccano da una visione delle cose prettamente cristiana e bigotta, e vedono l'omosessualità come una disgrazia "contronatura" che va contro la volontà divina, c'è chi la vede come un problema perché…

"Perché non diventeremo mai nonni",
"Perché non si sposerà mai",
"Perché soffrirà tante di quelle discriminazioni che verrà su con dei traumi",
"Perché nel mondo in cui viviamo l'omosessualità arreca sempre dolore e sfortuna".

Le prime due sono così superficiali che non meritano neppure che mi ci scervelli oltre (tolto il fatto che non sempre sono vere, con la fecondazione assistita, l'adozione, la bi/pansessualità e l'opportunità di avere partner omosessuali transgender), ma sulle altre due, mi dispiace vedere che ancora così tante persone confondono i problemi arrecati dall'omofobia con i problemi arrecati dall'omosessualità. Diciamo che il punto focale qui è che per tanti genitori essere gay è andare contro la norma, il modello di comportamento affettivo, sessuale e familiare imposto socialmente (e la società non è un'idea astratta che fa da supervisore onnisciente, un po' come Dio, ma un insieme di persone che possono sbagliare ed avere scarsa apertura mentale e voglia di imparare), mentre essere eterosessuali è la norma e non includerà alcun problema.

E già qui ci sarebbe da discutere: dove sta scritto che l'unico gruppo oppresso al mondo sia il popolo LGBT?? Essere etero non garantisce l'esenzione da bullismo, discriminazione, emarginazione e violenza, per altre motivazioni rispetto al tuo orientamento sessuale, ma non per questo meno significative. Vogliamo parlare di quelle persone eterosessuali che hanno un'espressione di genere "non conforme" (ad esempio essere troppo dei "maschiacci" per le ragazze o troppo "femminucce" per i ragazzi) e che vengono scambiate per gay, e quindi qualche rigurgito di omofobia se lo beccano? O di chi è eterosessuale e transgender? Chi ha una malattia mentale? O una qualche disabilità fisica? Chi è figli* di immigrati e deve fare da equilibrista tra due culture col rischio di essere additat* sempre come "divers*"? Chi ha la pelle scura? Chi è in sovrappeso? Chi ha una religione non molto "tradizionale" in Italia, o nessuna religione? Chi ha problemi comportamentali, difetti di pronuncia, disagi sociali, difficoltà economiche? L'idea che una persona eterosessuale se la passi automaticamente meglio è un'utopia perché nessun essere umano è definito solo da un lato di sé, e i lati di noi che alla società potrebbero non andare bene sono molteplici, e qualsiasi essere umano prima o poi dovrà scendere a patti con l'essere se stesso e sperimentare un senso di esclusione dalla maggioranza, o reprimersi e sperimentare un senso di esclusione dal suo vero sé.

Queste non sono "sfide omosessuali", sono sfide umane. E prerogative umane.

E qui mi vorrei riallacciare a quei genitori che pensano che avere figli gay sia un problema. Mi verrebbe da domandare, con tutto il rispetto che riesco ad avere per il difficilissimo mestiere di essere genitori, che cavolo sono diventati genitori a fare, se non avevano la consapevolezza che i figli non vengono al mondo per fare quello che i loro parenti preferiscono e per seguire un sentiero già tracciato, ma per trovare il proprio sentiero e il proprio modo di essere unici. Credo che l'idea che dei figli potrebbero non venire su come li avresti voluti o come credevi che sarebbero stati sia il rischio intrinseco di diventare genitrice o genitore, e che non sia neppure così difficile da capire come concetto. Ma è anche il bello per chi ne vuole (di figli): che generare degli altri ESSERI UMANI (e non le tue fotocopie solo perché posseggono i tuoi geni o perché li hai cresciuti tu) ti spingerà sempre oltre i limiti della tua comprensione, ti farà indagare sulla natura umana e sulla natura stessa come mai avresti creduto di fare in precedenza, ti cambierà la vita a 360° ed eventualmente ti farà capire delle cose in più su chi sei. O su chi siamo.

Noi, tutti, qui, che cerchiamo la nostra strada e un'impronta da lasciare al mondo.

Perché anche se penso che i genitori siano fondamentali per insegnare ciò che conta ai figli, sono anche convinta che i figli possano insegnare (e insegnino) moltissimo ai genitori.

E questa è solo una piccola riflessione in seconda serata che mi sembrava adatta pure per il mio blog. :) Buon anno a chi mi legge, ragazz*!

Perché non sono contraria ai bagni per persone transessuali

Signore e signori, ho il blocco della scrittrice e sto cercando di farmelo passare anche a costo di essere noiosa.

Ed ecco perché oggi mi sto sedendo alla tastiera del mio computer, ignorando gli abbaiati spaccatimpani del cane e le folkloristiche esclamazioni partenopee altrettanto spaccatimpani che arrivano oltre la finestra, per partorire un nuovo articolo per il mio blog, e usando un argomento su cui penso di avere una discreta cultura: l'identità di genere, il sessismo, le discriminazioni in generale e quelle a sfondo transfobico in particolare.

Dunque! Adesso che le persone transessuali stanno ottenendo più visibilità, persino nella nostra cara penisola italiana si sta arrivando a comprendere che molte di loro vivono da sempre una serie di problemi, discriminazioni, grattacapi e frustrazioni spesso sottovalutati. E oggi vorrei parlare di uno di quelli che saltano di più all'occhio anche per un pubblico generico e ignorante: il fatto che molte di loro non abbiano la più pallida idea di dove andare in bagno quando sono fuori casa. Dal momento che su FtM Italia esiste già un ottimo articolo che ne parla, sul mio blog vorrei soltanto esporre una serie di obiezioni che ho letto e sentito sulla questione del "Perché le persone transessuali non potrebbero usare il bagno che è appropriato al loro genere?", e rispondere tramite l'opinione ragionata e digerita che mi sono creata dopo tanto tempo trascorso a frequentare la comunità transgender.

Naturalmente le critiche costruttive sono le benvenute, ma non gli insulti, le critiche non argomentate ma buttate lì solo per scrivere, le opinioni da disinformati e le obiezioni alla "Io non ho nulla contro i trans, però…" e "E' ipocrita non voler ammettere che le persone transessuali fanno X, non le discriminerei se non lo facessero ed è normale che fino ad allora reagirò ostacolandole" e "E come mai se non sei transessuale ti interessa tanto dei loro diritti?", perché queste qui non le posso prendere sul serio.


"Ma perché un gruppo di persone (in questo caso le persone transessuali) dovrebbe avere una serie di privilegi garantiti da una legge speciale tutta per loro (in questo caso una legge che consenta di usare il bagno delle donne per quelle nate uomini e il bagno degli uomini per quelli nati donne)? Se le persone transessuali vogliono pari diritti, perché chiedono un trattamento di favore?"

Poter usare il bagno giusto senza paura di essere attaccati, discriminati, picchiati, licenziati, scherniti, ridicolizzati o accusati di essere dei pervertiti esibizionisti non è volere un trattamento speciale o un privilegio. E' un diritto di tutti gli esseri umani con la fedina penale pulita.

Chi obietta così sembra partire dal presupposto che siamo già tutti alla pari, che nel mondo in cui viviamo le discriminazioni appartengano a un passato oscuro simil-medievale (e no, purtroppo non sto parlando del Medioevo descritto da Skyrim) e che se anche ci fossero tuttora sono sporadici episodi isolati che in fondo non toccano la nostra vita di tutti i giorni, e che una legge a tutela di un gruppo di persone implicitamente le renda diverse e in qualche modo "superiori". E questa non sarebbe una contraddizione interna al principio di parità di diritti, in fin dei conti?

No.

Perché se teoricamente dovremmo essere tutti alla pari sulla carta, i fatti provano che non lo siamo nella vita reale e che questo nobile concetto di non creare leggi specifiche per un gruppo di persone si potrà attuare solo quando non esisteranno più discriminazioni transfobiche. Le persone transessuali al giorno d'oggi ancora non hanno accesso a una serie di diritti che chi è cisgender ha senza colpo ferire (per approfondire ho già tradotto questo articolo in merito), e ammetterlo significa anche che, proprio in nome del principio di parità di diritti, chi di dovere ha la necessità di prendere dei provvedimenti finché un altro strato di transfobia scomparirà.

"E chi lo decide che le persone transessuali siano discriminate e che meritino una legge del genere? Io sono stato sfottuto tutta la vita perché avevo il naso aquilino, e nel mondo in cui viviamo solo i graziosi nasini all'insù sono visti come belli, quindi sono una minoranza oppressa pure io! Perché la legge per me non la fate, ipocriti?"

L'ipocrisia è non voler ammettere di essere ignoranti e fare sparate del genere. E' non voler ammettere che invece di leggere l'articolo di cui ho messo il link alla domanda precedente per farsi una cultura ce ne siamo sbattuti alla grande e crediamo che le discriminazioni transfobe abbiano lo stesso peso degli sfottò (per quanto irritanti e fonte di moltissima sofferenza per un singolo individuo) per il naso aquilino. E' non avere avuto l'accortezza di leggere anche questo articolo (chissà se adesso avrà qualche click, in fondo leggere è noioso e faticoso, ed è molto più facile sparare a zero solo per il gusto di dire "io esisto e ho un'opinione che va rispettata e se non lo fate gli stronzi intolleranti siete voi") per capire che l'oppressione di una minoranza non è la stessa cosa.

"Anch'io appartengo a una minoranza discriminata, sono disabile/musulmana/nero/asiatica/omosessuale/ebreo/italiano di origini straniere/indigente/con un disturbo psicologico/donna/grasso/meridionale/lavoratore sfruttato/in un'età su cui ci sono un sacco di stereotipi, eppure a quanto pare merito di soffrire perché dell'oppressione verso di me non vi interessa, vero? Perché parlate di transessuali ma non di me?!?"

Invece io ne parlo. Forse non con l'intensità, la frequenza e la profondità che vorresti tu, ma ne parlo e mi interessa avere empatia verso di te e lottare contro tutte le forme di discriminazione di una minoranza a cui si attribuiscono idee, sentimenti, bisogni e desideri sulla base del nulla. Il punto è che non c'è scritto da nessuna parte che se parlo di X ignoro l'esistenza di Y. Una bella immagine che mi è capitato di condividere su Facebook diceva (all'incirca): "Parlare del sessismo verso le donne non significa odiare gli uomini o ignorare le loro lotte contro il sessismo. Parlare di omofobia non significa odiare chi è etero o ignorare la vicinanza di tante persone eterosessuali al mondo LGBTQIAA. Parlare di razzismo non significa odiare chi ha la pelle bianca o vederl* automaticamente come razzista. Parlare di una qualsiasi minoranza oppressa non significa odiare chi non ne fa parte o ignorare altre minoranze oppresse." E un concetto del genere non mi sembra difficile da digerire.

"Okay, ho capito che sono un gruppo oppresso e che volere gli stessi diritti di chi li ha già rispetto a loro non è prevaricare. Ma se le persone transessuali sono nate con un sesso femminile o maschile, e i bagni si dividono per sesso femminile e maschile, mi sembra proprio un capriccio da parte loro fare tanto clamore per qualcosa di così normale! Che gli costa fare uno sforzetto e andare nel bagno appropriato per il loro sesso per lo meno finché non cambiano completamente sesso?"

Costa moltissimo. Sapete, non è che si cambia sesso da un giorno all'altro, ci sono un sacco di cose nel mezzo tra terapia ormonale sostitutiva, aspetto che cambia a poco a poco, interventi chirurgici, scartoffie burocratiche, medici obiettori di coscienza, giudici poco informati e tempi di attesa biblici prima della rettifica anagrafica, ed è impossibile credere che un ragazzo FtM (Female To Male — un uomo nato in un corpo femminile) o una ragazza MtF (Male To Female — una donna nata in un corpo maschile) non siano riconoscibili prima di aver completato il percorso, o che sia possibile per loro usare il bagno per il loro sesso biologico in tutta sicurezza e senza nessun pericolo leggete questo articolo che approfondisce la situazione perché è stato scritto da un ragazzo FtM che ha scattato delle foto a se stesso nel bagno delle donne per far vedere quanto fosse fuori posto e obbligato a stare lì per una formalità controproducente. Ogni tanto costa il benessere psicofisico di una persona perché a causa della sua transessualità è vittima di bullismo, e costa il suo senso di appartenenza ad una classe, a un progetto, a un gruppo di colleghi perché viene esclusa e vessata. Ogni tanto costa la sua salute mentale perché i sotterfugi a cui una persona deve ricorrere per non essere scoperta, anche quando va nel bagno adeguato al suo sesso, la portano a vivere in un clima di terrore. Ogni tanto costa la felicità di una persona perché prima dell'agognata rettifica anagrafica a causa del suo nuovo aspetto deve scegliere se farsi cacciare da un bagno o dall'altro, e sentirsi "una cosa mezza" è orribile e disumanizzante. Ogni tanto costa addirittura la vita, come provano gli omicidi e i tentati omicidi di persone transessuali che dovevano andare al bagno fuori di casa e sono incappate in chi le vedeva come degli oggetti sessuali da usare e di cui abusare, che con la loro stessa esistenza "si sono meritate qualsiasi violenza contro di loro". E vi do un indizio: quelli che hanno ucciso o provato a uccidere, sia in senso metaforico che letterale, non erano transessuali e anche loro credevano che i loro bisogni fossero tutti capricci.

Anche se non mi permetterò di dare per scontato che anche voi lo fareste, vi voglio solo mostrare un caso estremo di dove questo genere di ragionamenti può condurre.

"E a chi deve condividere il bagno con loro nessuno ci pensa? Come si dovrebbero sentire le donne che condividono il bagno con una donna con il pene?"

L'ho messa al femminile perché è una delle obiezioni più comuni delle donne, ma anche il maschile potrebbe essere valido. Ora illuminatemi: quante vagine avete visto quando siete andate al bagno? Di norma le donne che lo usano la fanno vedere a tutte (a meno che non intendiate "bagno" come "luogo dove rimorchiare come nei film porno" e non organizziate festini orgiastici al suo interno…) o si chiudono in uno dei gabinetti, fanno le loro "cose", si rivestono e riaprono la porta prima di andarsi a lavare le mani? Solo perché una ragazza è transessuale non c'è scritto da nessuna parte che sia un'esibizionista, anzi, spesso la disforia di genere l'ha resa talmente insicura che è probabile che se avesse l'occasione di condividere il bagno con voi sarebbe molto più riservata di voi e impiegherebbe diverso tempo a sciogliersi. E anche se una ragazza MtF non corrispondesse alla descrizione, perché non sono tutte uguali, tutte le donne esibizioniste e che si comportano male vanno allontanate, non conta cos'abbiano in mezzo alle gambe. Ma se date per scontato che chi ha il pene sia automaticamente esibizionista, avete un po' di problemi oggetto di analisi di origine freudiana che non dovrei essere io ad approfondire…

"Così sarebbe facilissimo per gli uomini che vogliono stuprare le donne spacciarsi per MtF ed entrare nel loro stesso bagno, quando sono vulnerabili e in uno spazio riservato, per abusarne sessualmente! Come fai a condonare una cosa simile?"

Non la condono perché è una STRONZATA. Dimostra soltanto che chi fa questa obiezione non ha idea di tutte le lotte che una persona transessuale deve affrontare per avere il diritto di usare il bagno appropriato per il suo genere, di quanto sia difficile in Italia avere una diagnosi di Disforia di Genere (ex DIG, Disturbo dell'Identità di Genere), di quanto le richieste di una persona transessuale vengano passate al setaccio alla ricerca della più piccola contraddizione e di come in generale debbano subire un processo per ogni piccola cosa. Se vi fanno tanta paura gli uomini predatori sessuali, preoccupatevi di quelli e cercate di non commettere mai l'errore di includerci anche le donne MtF — laddove la parola chiave è "donna" e non "MtF".

"E quando si tratta di adolescenti FtM e MtF? Chi penserà agli altri ragazzini che guardandoli potrebbero essere confusi, turbati e diventare transessuali?"

Mi sembra la stessa obiezione che pongono davanti agli adolescenti e alle adolescenti omosessuali, e proprio come l'orientamento sessuale non è una scelta o una malattia orrenda che ti si può attaccare con troppa esposizione diretta, non lo è l'identità di genere. E la confusione e il turbamento derivano dall'ignoranza, dalla paura di ciò che non si conosce, e dalla convinzione che sia strano, deviato, anormale e pericoloso, e a una cosa del genere si può sempre porre rimedio rispondendo con calma e apertura mentale a qualsiasi domanda. I ragazzi FtM e le ragazze MtF sono ragazzi come tutti gli altri, non sono pericolosi a prescindere, e se ci si informerà sulla loro condizione sarà molto più facile allacciare rapporti in pace e in armonia. Sarà una ricchezza e mai un impoverimento, e ne guadagneranno anche gli adolescenti cissessuali. Anche in quei momenti di complicità e cameratismo che spesso si condividono al bagno. 😉

"Ma non sarebbe più semplice creare un terzo bagno per transessuali, invece di scomodare gli spazi riservati a uomini e donne??"

Vi potrebbe meravigliare, ma per me è un'obiezione quasi del tutto sensata. Se non fosse che transessuali e queer (a proposito, vi invito a leggere anche di loro e delle loro lotte, l'ombrello transgender racchiude più di una realtà rispetto a quella delle persone transessuali) non sono la stessa cosa e che per molte aziende e scuole sarebbe più dispendioso creare un terzo bagno rispetto al permettere ad alcune persone di usarne uno dei due già esistenti. E mi fa solo pensare che vogliate schiaffare questi strani individui che sarebbero le persone transessuali lontano anziché permettere loro di mescolarsi ai "normali", invece di preoccuparvi di sottigliezze economiche.

"E se fosse un ragazzo FtM a voler usare il bagno degli uomini col rischio di essere violentato da qualche maniaco sessuale, dovrebbe essergli permesso anche se non è per niente sicuro?"

Sì, se è questo il suo vero desiderio. La sicurezza che lui ha acquisito nel percorso che sta vivendo soprattutto dentro di sé, la sua consapevolezza dei propri limiti e dei propri bisogni e di come bilanciare le due cose, la volontà di essere libero di esprimersi come preferisce a prezzo di qualsiasi sacrificio, di cadere e rialzarsi grazie alle sue forze, di imparare ad essere responsabile di se stesso senza addossare la colpa agli altri e di potersi riappropriare della sua identità maschile anche al di fuori di se stesso sono tutte cose più importanti della vostra percezione di sicurezza. E anche della convinzione radicata di qualcun* che lui non sia un uomo a tutti gli effetti e che un uomo nato in un corpo maschile sia quasi matematico che sia un molestatore…

"Quello che in realtà le persone transessuali vogliono è omologarci cancellando le nostre sane e naturali differenze, ma poi sono loro stesse a non voler essere uguali agli altri, e la contraddizione interna al principio di uguaglianza di cui parlavamo all'inizio rimane, che ti piaccia o no! Adesso come ribatti?"

Scrivendo prima di tutto che rendere nota la propria esistenza come gruppo oppresso e lottare per i propri diritti non significa volere un trattamento di favore, e che come non mi stancherò mai di ripetere, accusare di autoghettizzazione un gruppo oppresso solo perché sta parlando di una parte di sé oggettivamente oppressa non è la stessa cosa di avere delle prove inconfutabili che quel gruppo si isoli dal resto del mondo guardandolo con disprezzo. 

Scrivendo che la propria stessa esistenza come essere umano non dovrebbe essere un insulto ma una celebrazione delle differenze individuali che non sono minacciate solo perché ci sono alcune persone che hanno delle caratteristiche in comune, sennò non potremmo fare più gruppi di nulla, neppure di quelli con i capelli bruni che vorrebbero avere uno shampoo specifico per i loro capelli in commercio, senza che riconoscere questa caratteristica in comune tra di loro minacci la collettività e chi usa altri prodotti per capelli o uno shampoo neutro.

Scrivendo che le persone transessuali sollevano delle domande che fanno girare la testa a chi di fatto sostiene l'essenzialismo di genere nel pensare che uomini e donne siano irresistibilmente attratti e irrimediabilmente agli antipodi e che su alcune caratteristiche stereotipate (forte/debole, azzurro/rosa, conquistatore/conquistata, soggetto attivo/oggetto passivo, aggressivo/docile, coraggioso/vigliacca, dominante/sottomessa, interventista/pacifista, accudito/accudente, discolo/tranquilla) si debba reggere l'ordine dell'universo o sennò il mondo stesso sprofonderebbe nel caos, e che se solo si andasse oltre ci si accorgerebbe che le persone transessuali, assieme alle persone LGBT, non vogliono omologare gli altri al loro stesso stile di vita quando chiedono di essere trattate da persone, ma anzi far capire che oltre agli stereotipi descritti qui sopra esistono altre sfumature dell'essere umano altrettanto belle e di valore, e che appurarne l'esistenza non significa rinunciare alla propria identità. Significa solo renderla più ricca, avere più consapevolezza e libertà anziché più ignoranza e restrizioni, e connettersi con altri esseri umani in maniera più completa.

E cogliendo l'occasione per ricordare che le persone transessuali — assieme a tante altre minoranze discriminate –, anche se dal punto di vista linguistico potrebbero creare confusione quando parlano di uguaglianza, non desiderano l'uguaglianza ma la parità.

E da un punto di vista logistico, se fate vostro il concetto secondo cui la vita dovrebbe essere qualcosa di più della somma delle sue parti, e dovrebbe essere un unico, fluido viaggio come individui unici e irripetibili alla scoperta di noi stessi e del mondo che ci circonda, cercando di fare qualcosa di buono e onesto e di dare a noi stessi e agli altri meno falsità, meno barriere, meno incasellamenti, meno mutilazioni, meno violenze, meno paletti e meno gabbie mentali, capirete cosa intendo.


Mi sono accorta che questo articolo che sono riuscita a partorire mi è venuto più serio e diretto che accomodante e diplomatico: a quanto pare tra Io e Me è stata Me ad avere il sopravvento. Ma se vi fosse piaciuto nonostante tutto, e nonostante le battute che potremmo fare sulle due parti di me in conflitto, condividetelo e mi renderete felice. :)

Cos’è il Gender?

Ho scritto alcune cose su Facebook che ho deciso di pubblicare pure qui, nella speranza di facilitarne la diffusione:

Ci provo, per l'ennesima volta, a chiarire qualche termine.


L'IDEOLOGIA DEL GENDER non esiste, nel senso che non esiste nessun complotto atto ad omosessualizzare la società, convertire i bambini al lato oscuro spingendoli ad una sessualizzazione precoce e facendogli scoprire l'autoerotismo (lo scopriranno da soli, cari genitori, non abbiate dubbi su questo, anche se cercherete di fargli credere alla storia della cicogna finché non saranno maggiorenni…) e renderci una società caotica destinata a distruzione e rovina.
Esistono alcuni termini che sono stati stravolti e inseriti in un'accozzaglia di informazioni frammentarie, inventate o distorte per creare il panico nei genitori giustamente preoccupati del benessere della loro prole.

IDENTITA' SESSUALE/SEXUAL IDENTITY: Anche se viene usata spesso al posto di "orientamento sessuale"/"tendenze sessuali", non significa "sono omosessuale o eterosessuale o bisessuale o pansessuale o demisessuale o asessuale". Significa tutto quello che attinge alla sfera sessuale di un individuo (identità di genere, sesso biologico, orientamento sessuale, espressione di genere), e non è diversa dalla parola SESSUALITA'. Accorpa tutto quello che un individuo può essere, quindi ad esempio la MIA identità sessuale è di "una ragazza (identità di genere) nata col corpo di una ragazza (sesso biologico) che si innamora ed è attratta da uomini e quindi è eterosessuale (orientamento sessuale) e in quanto alla femminilità non è né super femmina né un maschiaccio (espressione di genere)". Ed è talmente obsoleta che in inglese non la usa quasi più NESSUNO, perché crea solo confusione ed esistono un sacco di termini più specifici e più precisi.

SESSO BIOLOGICO/BIOLOGICAL SEX: L'insieme di caratteristiche anatomiche con cui una persona, qualsiasi persona, viene al mondo. Anche se le religioni ebraica e cristiana dicono che "Maschio e femmina Dio li creò", persino la scienza riconosce che oltre al sesso maschile e al sesso femminile esistono le persone intersessuali, quelle che hanno cromosomi che non sono né XY né XX (sindrome di Klinefelter, sindrome di Turner, pseudoermafroditismo maschile o femminile), e che ogni tanto nascono con entrambi i genitali o caratteristiche di tutti e due i sessi, e che dal momento che nella nostra società sono viste come scabrose, da nascondere e da evitare, subiscono la violenza di avere i loro genitori che tirano a sorte, decidono se crescerle come maschi o come femmine e le privano di una parte delle loro caratteristiche anatomiche asportandole chirurgicamente quando le persone intersessuali non sono abbastanza grandi per decidere da sole. Per la cronaca, l'intersessualità è un insieme di VARIE possibilità di alterazioni cromosomiche, e quindi, dal momento che racchiude più realtà, non è un "terzo sesso", e sempre per la cronaca, NESSUNO vuole far diventare i vostri figli intersessuali.

GENERE/GENDER: Oddio, Oddio, tremate, tenetevi forte, prendetevi lo spray per l'asma, prendete il defibrillatore, adesso vi dirò cosa sia questa pericolosissima parola! Il genere è un concetto nato in sociologia che designa i ruoli sociali dati al maschile o al femminile. E' quell'insieme di convinzioni e convenzioni che determinano cosa per noi sia "un uomo" e cosa per noi sia "una donna", e che suddividono il genere umano in genere maschile e genere femminile. Descrivono le caratteristiche psicologiche che secondo noi hanno gli uomini in comune tra di loro o le donne in comune tra di loro, come gli uomini si dovrebbero vestire per essere identificati in quanto uomini e come le donne si dovrebbero vestire per essere identificate in quanto donne, ecc. ecc. Il genere non è un concetto UNIVERSALE (ad esempio, in altre culture nessuno vede niente di strano in un uomo che si trucca o si depila, mentre nella nostra cultura sono cose quasi obbligatorie per le donne e opzionali e talvolta bizzarre per gli uomini) e non è un concetto ETERNO (ad esempio, all'epoca degli Antichi Romani un uomo che metteva una toga con tanto di gonnellino era normale, mentre al giorno d'oggi nella nostra stessa Italietta le gonne sono per le donne e un uomo che ne mette una è un'anomalia, e un sacco di gente prende in giro la Scozia perché gli uomini in alcune occasioni indossano il kilt). Anzi, più si indaga con i "gender studies" (gli studi sul genere, sempre nati in ambito accademico e sociologico) sul genere più si scopre che molte delle caratteristiche che attribuiamo a uomini e donne sono arbitrarie e costrutti sociali, e che il sesso biologico che determina in modo certo e inattaccabile le differenze fisiche tra maschi e femmine non sempre determinerà in modo certo e inattaccabile le differenze psicologiche, morali e comportamentali tra uomini e donne.
Dal genere sono nate le definizioni di stereotipi di genere, i ruoli di genere, le norme di genere, l'essenzialismo di genere, la violenza di genere, l'educazione di genere e un sacco di altre definizioni che non mi addentrerò a spiegare perché sarebbe troppo lungo, ma che ai fini del nostro discorso servono a farvi capire che IL GENDER non è un mostro a tre teste, e che in italiano abbiamo un bellissimo equivalente, IL GENERE, che potremmo cominciare a usare, se siamo così preoccupati che la lingua italiana scompaia e che siamo stati colonizzati dal mondo anglosassone.

IDENTITA' DI GENERE/GENDER IDENTITY: Uuuuuuh, aiuto, continuate a tremare, ho scritto di nuovo la parola "gender". Beh, cosa sarà mai questa spaventosa parola? L'identità di genere è "quello che sentiamo di essere", uomini, donne o (in alcuni casi molto rari che NON verranno insegnati a scuola ai vostri pargoli) un misto di tutti e due o nessuno dei due. Non esiste una "identità gender" gay perché essere gay è un orientamento sessuale e sicuramente non esiste una "identità gender" transessuale perché una persona transessuale si identifica o come un uomo o come una donna. Anzi, vi dirò di più: TUTTI abbiamo un'identità di genere, anche se fino a dieci minuti fa non conoscevamo questo termine. Anche io che sono nata biologicamente donna sento di essere una donna (identità di genere), perché il mio sesso biologico è allineato con il mio genere (femminile). Invece le persone transessuali hanno il sesso biologico in collisione con il genere (magari una persona che si identifica come donna è nata nel corpo di un uomo, o una persona che si identifica come uomo è nata nel corpo di una donna), e per riallineare il corpo con lo spirito devono cambiare sesso.

ORIENTAMENTO SESSUALE/SEXUAL ORIENTATION: L'attrazione fisica e sentimentale che tante persone provano per i membri dello stesso sesso e/o genere (omosessualità), dell'altro sesso e/o genere (eterosessualità), tutti e due i sessi e/o i generi (bisessualità/pansessualità), nessun sesso e/o genere (asessualità) o qualsiasi sesso e/o genere per pochissimo e solo se si creano le condizioni adatte (demisessualità). Anche se nella nostra società per secoli tutto quello che non era eterosessualità è stato vessato, oppresso, cancellato, nascosto, punito, ucciso e discriminato, in altre società chi non è etero non è visto a prescindere come una persona perversa, promiscua, definita solo dal numero di persone che si porta a letto, pedofila e intenzionata a prendere possesso del governo per estinguere il genere umano, e viene riconosciuto che tutte queste cose sono CALUNNIE. E anche se è indubbio che un uomo e una donna che vanno a letto insieme (a meno che non abbiano problemi riproduttivi o non usino precauzioni) possano procreare mentre chi è omosessuale non possa (a meno che non ricorra alla fecondazione assistita o non usi il "vecchio metodo" con una persona del sesso opposto), non c'è scritto da nessuna parte che l'eterosessualità sia equilibrio, bontà e fertilità a prescindere e l'omosessualità sia squilibrio, malvagità e sterilità a prescindere. Oltretutto l'orientamento sessuale, qualsiasi orientamento sessuale, NON C'ENTRA UN CAZZO con l'identità di una persona, perché ha a che fare con "chi desidero e amo al di fuori di me" e non con "chi sono". Quindi una donna lesbica non è meno donna di una donna etero, e un uomo gay non è meno uomo di un uomo etero, e un uomo o una donna bisessuale o pansessuale non è una creatura nel mezzo che deve decidere se essere uomo o donna, e un uomo o una donna asessuale o demisessuale non è una specie di essere indefinito che si trattiene per un tabù religioso, ma una persona che davvero non ha interesse o ha scarsissimo interesse per il sesso e per l'amore.

ESPRESSIONE DI GENERE/GENDER EXPRESSION: Il modo in cui una persona decide di esternare il proprio genere di appartenenza, quindi il modo in cui una donna (sia che sia nata col corpo di una donna sia che sia nata col corpo di un uomo) decide di dimostrare il suo sentirsi donna e il modo in cui un uomo (sia che sia nato col corpo di un uomo sia che sia nato col corpo di una donna) decide di dimostrare il suo sentirsi uomo. C'entra con le convinzioni e le convenzioni che attribuiamo al genere maschile e al genere femminile nella nostra società, ma non è strettamente collegato all'orientamento sessuale di un individuo. Ad esempio, io che sono una ragazza etero non sono meno donna di altre perché mi trucco pochissimo, preferisco le scarpe basse perché i tacchi non li so portare, ho uno scarsissimo interesse per i bambini, vedo come finte e melense quasi tutte le commedie romantiche e mi sento più a mio agio con jeans e maglietta, e non sono più donna di altre perché amo i capelli lunghi, le magliette e i pantaloni con un taglio un po' più femminile di una t-shirt o un jeans unisex, mi piace cucinare anche se non sono una cuoca provetta, non mi piace fare a botte ma preferisco risolvere un problema con il dialogo e sono scarsa in matematica. E ci sono un sacco di ragazze bisessuali o lesbiche più convenzionalmente maschili di me o più convenzionalmente femminili di me senza che il modo in cui esprimono il loro genere femminile, il loro sentirsi donne, influisca sulla autenticità del loro essere donne. Possiamo stare qui a dibattere per secoli sul fatto che essere accusati in quanto omosessuali di non essere "veri uomini" o "vere donne" abbia reso più libere e meno tradizionalmente virili o femminili alcune persone, ma il discorso non si sposta di una virgola. Se una persona si identifica come uomo/donna, è un uomo/una donna, e non cambia idea perché un giorno si veste di rosa e uno di azzurro.

TRANSESSUALITA'/CISSESSUALITA': Avete presente il discorso che vi ho fatto prima sull'avere il genere e il sesso allineati o in collisione? E' la differenza che passa tra una persona transessuale e una cissessuale. Adesso potreste fare un salto sulla sedia, ma se vi sentite uomini/donne e avete un sesso biologico maschile/femminile, siete proprio quella strana parola che ho appena menzionato, CISSESSUALI. Anche se non conoscevate l'esistenza di questo termine, significa che siete il contrario di una persona transessuale, e che molto di quello che una persona transessuale sperimenterà voi non lo sperimenterete mai, e viceversa. Significa che in un mondo dove tante persone terrorizzate dalla teoria del gender vedono chi è transessuale come un mostro, voi siete avvantaggiati perché siete visti come la norma, e che vi potete permettere di sparare a zero sul dolore e sull'odio di una persona transessuale verso il proprio sesso biologico che non combacia con la sua identità di genere senza che siate perseguiti legalmente perché siete più in alto nella gerarchia sociale, ad esempio banalizzando la questione e sfottendola con frasi come "Voglio che sulla mia carta di identità sia scritto che ho gli occhi azzurri anche se li ho marroni, per favore, non discriminatemi, io sento di avere gli occhi azzurri e se non cambiate questo dato è discriminazione." Significa che vi potete permettere di darle della pazza, della malata, della persona pericolosa e promiscua proprio come (con più fatica perché c'è meno ignoranza su questo) potete fare la stessa cosa con una persona omosessuale o bisessuale/pansessuale, che se diventerà il bersaglio delle vostre calunnie e della vostra violenza a scuola o sul posto di lavoro le sanzioni contro di voi saranno minime e se la persona transessuale otterrà giustizia sarà una cosa così rara che finirà sui giornali, e che vi potete permettere di dirle che deve farsi curare diventando cissessuale come voi, sia con un lavaggio del cervello indotto da psicologi e psichiatri sia con le intimidazioni fisiche e verbali e con gli stupri. E anche se capisco che sia ideologia credere che chi è cissessuale non sia più uomo o più donna di chi è transessuale perché quello che conta di più di un individuo non è il suo corpo ma la sua anima, la sua identità e non il suo sesso, NON è un'ideologia dire che in quanto esseri umani le persone transessuali (come chi ha un orientamento sessuale che non sia l'eterosessualità) vanno lasciate in pace e non cercate di riconvertire, uccidere, picchiare o discriminare sulla base di speculazioni azzardate e falsi miti.

Se siete arrivati fin qui senza svenire, avere un infarto o essere stati convertiti al Gender, significa che forse tanto mostruosa la verità non era, e che se non vi causa un infarto farlo potreste pure condividere quello che ho scritto e aiutare a fare un po' di chiarezza. A proposito, L'IDEOLOGIA DEL GENDER non esiste.

Recensione | Film | Molto forte, incredibilmente vicino

Titolo originale: Extremely loud and incredibly close
Titolo italiano: Molto forte, incredibilmente vicino
Regista: Stephen Daldry
Interpreti: Thomas Horn, Tom Hanks, Sandra Bullock, Max von Sydow
Anno: 2011
Sceneggiatura: Eric Roth
Soggetto: Tratto dal romanzo omonimo di Jonathan Safran Foer
Lingua originale: Inglese
Genere: Drammatico, Coming of Age, storico
Musiche: Alexandre Desplat
Fotografia: 
Chris Menges
Casa di produzione: Warner & Bros., Paramount Pictures

Ho scritto questa recensione diversi mesi fa per Geekjake, e ho deciso di pubblicarla anche qui, soprattutto per domani…

Buongiorno!

Come promesso, eccoti le mie impressioni su “Molto forte, incredibilmente vicino” di Stephen Daldry. Ti avevo menzionato che il film mi era risultato neutrale, nonostante io abbia scoperto girando la rete per avere altre informazioni che la maggior parte della gente ha avuto reazioni forti, sia di disprezzo (“E’ un film che cerca a tutti i costi di strapparti una lacrima, se non ti piace Oskar non ti piacerà affatto mentre il libro dava spazio anche ad altri personaggi, Stephen Daldry si è venduto agli americani mentre con Billy Elliot aveva fatto un film di valore, è una favoletta post 11 settembre!”) sia di lode (“E’ fedelissimo al libro, è un ritratto realistico di un ragazzino con la sindrome di Asperger, e quando mai sarebbe una favoletta post 11 settembre? Il regista e gli attori hanno parlato con le famiglie delle vittime per rappresentare in maniera accurata il loro dolore, ed esattamente come in Billy Elliot il protagonista deve lavorare per avere il suo lieto fine!”). In effetti non è la prima volta che un film osannato o criticato aspramente mi risulta neutrale: mi è successo con dei veri e propri cult che erano particolarmente controversi in vita mia, e ogni tanto mi sono risultati addirittura semi indifferenti. Se la prendi nel verso buono, può darsi che con l’andare del tempo “Molto forte, incredibilmente vicino” diventerà un cult cinematografico Emoticon wink😉

Stando seri, il film non mi è risultato indifferente. Diciamo che la mia opinione nel complesso è che sia un film con delle premesse eccellenti:

– Parla di una delle vicende che hanno sconvolto di più l’umanità nel terzo millennio, e il fatto che sia accaduta più di dieci anni fa ti induce delle riflessioni sul tempo che passa, su quanti passi avanti (o indietro) abbiamo fatto da allora in materia di diritti umani, dignità e così via… e lo fa concentrandosi sul dopo, sulle vicende private delle famiglie di quelli che sono morti, invece di spettacolarizzare una tragedia come hanno fatto altri film, istigare all’islamofobia e celebrare l’America.

– E dal momento che si concentra su un microlivello di conflitto, sulla sfera privata, sulla vita di un singolo individuo e di quelli che lo circondano, il mio interesse non può che accendersi (io preferisco le storie dove il conflitto è più interiore che esteriore, e dove i personaggi sono complessi e sfaccettati, mentre molto spesso posso passare sopra ad una trama banale e sfilacciata). Non fa che ricordarmi che nel corso della storia accanto a eventi di portata macroscopica che studiamo nei libri ci sono state persone comuni che l’hanno vissuta sulla propria pelle, che c’erano dentro, e mi fa sentire molto più connessa al genere umano.

– Se poi ci aggiungiamo le tematiche che il film affronta, come il fatto che sia un Coming of Age, che esplori molto a fondo il mondo interiore di un personaggio, che il personaggio in questione viva un conflitto dilaniante, che sia molto improntato sulle relazioni umane, che faccia informazione su come vede il mondo un ragazzo con l’AS, che ci sia una ricerca da portare a termine per trovare se stessi o la persona che abbiamo perso o una persona che ci stava cercando per tutto il tempo, il mio interesse sale parecchio.

Quindi, quello che non me l’ha fatto apprezzare in maniera esponenziale non è di *cosa* parla, ma di *come* ne parla. Cominciamo dal principio.

Devo ammettere che se non avessi letto che il film era di Stephen Daldry non l’avrei riconosciuto. Non ho visto nessuna traccia della sua personalità, nessun guizzo di britannicità, come se il materiale narrato non gli appartenesse fino in fondo (cosa che in effetti è probabile). Sento che lui ha rispetto per la storia, ma che non la capisce completamente perché non l’ha sperimentata – o forse è stato lavorare con gli americani su qualcosa che ha colpito al cuore gli americani che lo ha un po’ frenato dall’aggiungere “quel qualcosa in più” che mi facesse capire che è lui che lo sta vivendo assieme a Oskar (ossia la colonna portante del film). Non che il suo stile di regia sia stato pessimo, chiariamoci: è semplicemente strano sapere che è un film diretto da lui. Lo stile di regia lo definirei “classico”, con molti primi piani (essenziali quando dobbiamo seguire lo sguardo e i pensieri di un personaggio in particolare), inquadrature dall’alto, alcuni flashback che non hanno nulla di intrusivo o di fuori luogo ma si inseriscono con cura nella pellicola, una certa eleganza nel montaggio, un ritmo né troppo veloce né troppo lento. È uno stile di regia che accosterei a Jonathan Demme o a Frank Darabont.

Anche la musica la definirei “classica”, negli strumenti come nel leitmotiv. Proprio per questo, tuttavia, posso dire che sia uno stile gradevole, che apprezzo, ma non che sia uno stile memorabile che ha lasciato il segno dentro di me. E anche la musica, è bella da sentire ed è molto appropriata al film, delicata e raffinata quanto basta, ma una volta finito di vedere “Molto forte, incredibilmente vicino” non mi ricordo una nota che sia una. Va bene, sto mentendo, il leitmotiv me lo ricordo, ma solo perché l’ho ascoltato poco fa Emoticon tongue :p

Quindi la mia opinione sullo stile è che sia quello classico da film occidentale, soprattutto dei Paesi anglosassoni. Ci possono venire su dei capolavori con quello stile, ma se non ci sei dentro e non ci sai fare al mille per mille verrà fuori uno stile bello e già conosciuto, amen.

Andando avanti, veniamo al fulcro del film: i personaggi.

Nessuna delle recensioni che ho letto, neppure quelle che hanno considerato il film una schifezza, ha avuto il coraggio di fiatare sulla bravura di Thomas Horn, e io mi aggrego al coro: è un attore molto espressivo, fotogenico, serio, introspettivo, che si inserisce bene in una scena e penso che sia arrivato al cuore del suo personaggio – chissà se per un’affinità con la sua indole o per talento recitativo. Insomma, credo che calzi a pennello per il personaggio di Oskar. Su Oskar invece… ti confesso che la prima volta che ho visto questo film la mia reazione è stata mista. Neppure io approvavo certi suoi scoppi di ira, ma intuivo la sua sofferenza e anche se non lo giustificavo tentavo di capirlo. Studiandomelo meglio le volte successive, alla luce di quel poco che so sulla sindrome di Asperger e cercando dei punti in comune con me stessa, ho cominciato a capirlo un pochino. Invece di vederlo come egoista e anaffettivo, l’ho visto come riservato, tormentato e pieno di amore verso i suoi genitori, anche se con problemi a dimostrarlo – ma non mancano i suoi momenti di tatto e dolcezza, come quando chiede a Abby che ha appena divorziato se può darle un bacio o se il marito di Abby che ricorda il padre morto abbia bisogno di un abbraccio. Mi sono accorta appieno della sua intelligenza, del suo modo straordinario di risolvere un problema, e del suo coraggio su cui ruota tutto il suo percorso di crescita individuale. È il coraggio di voler elaborare il lutto che lo spinge fuori di casa, anche se sempre accompagnato dal suo tamburello perché lo placa, che lo spinge a prendere i mezzi pubblici e la metropolitana, che lo spinge a guardare e ascoltare alcune persone. È il coraggio di sapere che non deve smettere di cercare che lo porta a provare l’esistenza del sesto distretto e a salire sulla stessa altalena su cui era salito il padre, fino a volare e a immaginare che il padre non sia mai caduto da un grattacielo ma sia tornato al suo posto (come nella bellissima scena finale, in cui davvero ogni cosa torna a posto). Dopo aver parlato con il marito di Abby, quando corre per strada e una volta a casa si mette a stracciare la sua mappa, ho provato molta solidarietà per lui e molta vicinanza. Nelle altre scene sostanzialmente è un personaggio che stimo a distanza, del quale condivido alcune paure e alcune difficoltà ma di cui non posso capire del tutto la mente, troppo rigida e matematica rispetto alla mia (emblematica è la scena in cui dopo aver calcolato quanti minuti avrebbe dovuto passare assieme ai vari Black specifica che non erano mai quanti si aspettava lui, e dice con un po’ di rancore che le persone non sono numeri, ma lettere; la mia reazione è stata “Grazie alla minchia, ti aspettavi davvero di poter prevedere tutto quanto, anche i minuti che avresti passato con ogni singol* Black? Meno male che le persone non sono così fredde e prive di vita”).

Riguardo agli altri personaggi, ogni tanto mi domando come mai alcuni registi prendono attori famosi abituati a interpretare i protagonisti quando tutto il film si deve reggere su un unico personaggio, e quegli attori finiscono ad essere personaggi minori o comparse. Può darsi che sia una crescita per loro, che per lo meno così agli spettatori e alle spettatrici sia garantito che avranno un cast eccellente, ma molto spesso li trovo sprecati.

Chi se la cava meglio qui è Tom Hanks, che ha il calore, l’affetto, la solidità e la protezione necessaria verso Oskar per farmelo amare e per farmi capire che ha perso una figura paterna eccezionale. Apprezzo il modo in cui si apra tanto con Oskar, come non lo tratti mai con un atteggiamento da “tu sei un bambino”, come allo stesso tempo vegli su di lui, come lo aiuti a interagire con le altre persone organizzando le spedizioni esplorative. Probabilmente è stato bravissimo a conciliare l’intelligenza di Oskar, la sua curiosità e vari tratti della sua personalità per farlo aprire verso il mondo esterno, e fargli pensare (per lo meno fino alla sua morte) che anche se deve superare degli ostacoli è tutto programmato, e che lui non lo perderà di vista un secondo. Ed è ammirevole che, dopo essere stato abbandonato dal padre, abbia deciso di diventare per Oskar il padre che lui non ha avuto.

Viceversa Kate Beckinsale non mi ha colpito; il suo personaggio si può riassumere principalmente come una donna distrutta dal dolore, e quella la interpreta bene. Negli altri momenti in cui avrebbe potuto dare più profondità al suo personaggio, come quando è una moglie devota o preoccupata o deve dimostrare a Oskar che veglia su di lui esattamente come faceva il padre, è anonima. La mia solidarietà verso di lei nasce dal fatto che trovo Oskar troppo duro nei suoi confronti nella scena in cui si mette a urlare perché vuole essere seppellito in un mausoleo e la rabbia e il dolore montano finché non le dice che avrebbe preferito che nel grattacielo ci fosse stata lei. Lì la prima volta mi è venuto da urlare “Ma cosa credi, di soffrire solo tu?”, la seconda mi sono accorta di più sfaccettature nella reazione di Oskar, di come le si avvicini verso la fine, di come anche se non apertamente soffra perché lei non lo sa prendere come suo marito. Anche se alla fine lei lo sorprende.

Max von Sydow ha dichiarato che alla sua età è stata una sfida recitare solo con gli occhi e con le mani, e Stephen Daldry si è dichiarato sicuro che, nonostante avessero tagliato tutta la parte della storia che riguardava Dresda nell’adattamento cinematografico, grazie al talento dell’attore il personaggio sarebbe stato ben reso. E invece, per quanto talentuoso sia l’attore, io non l’ho colto del tutto. Avrei voluto che fosse più approfondito, perché tutto quello che penso su di lui è che mi faccia una pena tremenda quando decide di prendere sotto la sua ala Oskar accompagnandolo nella sua spedizione esplorativa e si ritrova a convivere con un ragazzino intollerante e dittatoriale, che lo riempie di domande personali e che lo tortura facendogli sentire i messaggi del figlio morto. Capisco che anche il nonno abbia le sue colpe, e che stia cercando di riscattarsi prendendosi cura del nipote, ma Oskar si ritrova ad aver a che fare con un uomo ancora più traumatizzato e pieno di rimorsi di lui, e penso che si comporti con il nonno esattamente come non vorrebbe che gli altri si comportassero con lui, stuzzicando i suoi punti deboli e le sue ferite quando vorrebbe aiutare.

Ancora più anonima è la nonna di Oskar, sulla quale non trovo nulla da dire. Forse solo che sia molto solitaria. Anche Abby Black mi sembra anonima, esattamente come suo marito, anche se uno straccio di personalità potrei averlo intravisto, ossia quello di un uomo ben piazzato, sicuro di sé all’apparenza ma con scheletri nell’armadio e in cui non mancano momenti di fragilità, delicatezza e conflitto interiore.

Veniamo a una cosa del finale che mi ha fatto un po’ strabuzzare gli occhi: il fatto che mi sa troppo di vissero tutti felici e contenti. Voglio dire, Oskar ha finito la sua spedizione esplorativa e trova un messaggio di suo padre sull’altalena in cui si congratula con lui perché ha portato a termine con successo il suo compito ed è riuscito a provare l’esistenza del sesto distretto, anche se è passato oltre un anno da quando ce l’ha messo? Realismo, questo sconosciuto? Mi ha talmente sorpreso che sono andata a controllare a venticinque minuti, quando erano davanti all’altalena, se il padre avesse fatto un gesto in cui metteva una cosa sull’altalena non meglio specificata, ma non ho visto nulla. E anche se fossi stata distratta io e l’avessero mostrato in altri momenti del film, non riesco a non vederlo come semi impossibile. Penso che ci sarebbero stati altri modi di mostrare che Oskar non sarà mai solo e che nonostante il padre sia morto sarà sempre con lui.

Mi fa piacere che l’inquilino sia tornato grazie a Oskar, che forse abbia fatto pace con se stesso e abbia cominciato a superare lo shock, o che Abby e il marito siano di nuovo sposati, ma ho sempre l’impressione che questo particolare qui sia troppo da favoletta.

Una cosa che mi domando guardando Oskar, ma che esula da questo film e coinvolge la cinematografia di massa è una certa tendenza che ho notato quando si devono rappresentare personaggi con l’Asperger. Nel senso che, nella mia ignoranza, ho notato che al cinema c’è una certa fissità di ruoli per i personaggi così. Sembra che ad avere l’Asperger siano solo ragazzini maschi di età non superiore ai quindici anni, cissessuali, eterosessuali, magri, bianchi e con una certa propensione per l’esplorazione e il risolvere dei misteri, e l’unica variante che riesco a trovare è quella in cui il protagonista con l’Asperger è un adulto un po’ infantile, timido, impacciato e che suscita tenerezza per il suo candore. Va bene che secondo le statistiche ci sono più uomini che donne ad avere la sindrome di Asperger, ma non è che le donne e le ragazze non esistano, no? E le persone demisessuali o asessuali? Quelle che non sono WASP? E come se non bastasse, mai una volta che vedessi un personaggio così che sia nella comunità LGBT. Non voglio sminuire di una virgola il ritratto che Oskar dà dell’Asperger dato che tante persone che ce l’hanno realmente ci si sono identificate, né il suo essere un buon personaggio, e come se non bastasse so che Jonathan Safran Foer non aveva neppure pensato a renderlo autistico nel libro, ma quello che intendo io è che, per lo meno nel cinema di massa, i personaggi che ce l’hanno sono solo così. Come se non esistesse altro. E il mondo è pieno di persone con la sindrome di Asperger che sono individui unici e irripetibili, e che non possono essere ricondotte a nessun modello. Forse sono io che sono interessata a creare personaggi originali, ma mi sembra una carenza di originalità nel cinema che andrebbe colmata.

Tra gli altri pregi di questo film penso che abbia avuto il merito di connettere mentalmente tante persone diverse tra di loro. Esattamente come Oskar ha imparato a trovare una vicinanza con sua mamma, suo nonno, Abby, il marito di Abby e chiunque ha incontrato e a cui ha scritto.