Perché non lo lascia?

Pochi giorni fa (il 25 novembre, per l'esattezza), c'è stata la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, e mi rincresce di non aver scritto nulla al riguardo, ergo rimedio ora. (Mi dispiace di non aver scritto neppure un articolo per il 20 novembre, la giornata della memoria per tutte le vittime di transfobia, su cui ho intenzione di scrivere comunque)

L'idea che ho avuto è di radunare in un angolo del cervello tutte le mie conoscenze sull'argomento "relazioni malsane" e dare il mio contributo alla discussione, purtroppo sempre attuale, in cui la gente comune si domanda ossessivamente "Perché una donna vittima di violenza da parte del suo uomo non lo lascia?" e decreta troppo in fretta che la vittima "deve essere rimasta con lui perché in fondo in fondo le piaceva/se l'è meritato/se l'è andata a cercare/era troppo stupida e vigliacca per vivere". Questo articolo non pretende di avere una risposta universale per ogni caso di abuso; è semplicemente l'articolo di un'appassionata di psicologia che si interessa molto anche di violenza, discriminazione, stereotipi e minoranze oppresse, e ha letto, visto, osservato, ascoltato abbastanza da poter aprire bocca per lo meno sugli aspetti più generali del fenomeno. Potete prenderlo sia come spunto di riflessione (nel caso pensiate mi sia riuscito bene), sia come raccolta di informazioni per farvi un'idea vostra di qualcosa di cui di recente i media stanno parlando spesso (citerò varie fonti da cui potete attingere), sia come il punto di partenza per scrivere una storia realistica con personaggi in una relazione malsana (giacché ci siamo, sempre una scrittrice rimango), sia come una serie di miti da sfatare su qualcosa di doloroso, pieno di rischi e di cui si parla tanto ma si conosce troppo poco.

Perciò, se avete i nervi saldi… cominciamo.

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Perché certe donne hanno così paura di dire un no categorico (mia traduzione)

Anche oggi ho intenzione di parlare di The Hathor Legacy, e di tradurre un articolo meritevole su una questione di cui almeno in Italia si parla troppo poco, o almeno non nel modo giusto. Spero che non vi lasciate influenzare dal tono un po' irritato con cui Jennifer Kesler l'ha scritto, perché la situazione di fondo è così comune, così radicata che può condurre a riflessioni molto interessanti, e forse ad abbandonare almeno in parte l'idea che "le donne sono paranoiche, non puoi chiedere il numero di telefono senza che vadano nel panico accusandoti di essere uno stupratore". L'articolo in sé per sé è illuminante e interessante. Magari se lo traduco lo faccio conoscere a più persone.

Link all'originale: qui.

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Il Bechdel Test

Avrei voluto tenere in serbo questo articolo in occasione della “”””festa”””” della donna (con molte virgolette, visto quello che è successo l’8 marzo del 1908; io la chiamerei col suo vero nome, Giornata internazionale della donna), ma tra una cosa e l’altra il mio blog ha visto la luce solo ad aprile, e avevo una lista da rispettare. Però non c’è scritto da nessuna parte che si debba discutere di sessismo solo l’8 marzo, no? Ecco perché affronto il tema oggi, e rapportato ancora alla scrittura; in particolare, ho pensato bene di tradurre un articolo sulla scrittura incentrata sui personaggi femminili, e su un certo test che ho scoperto da relativamente poco che esistesse. Spero vi aiuti a riflettere: in fondo durante una giornata della memoria dovremmo tutti fare un po’ questo. 

http://thehathorlegacy.com/why-film-schools-teach-screenwriters-not-to-pass-the-bechdel-test/

Nota: Le immagini nell'articolo sono state trovate su Internet da me, non ce le ha messe l'autrice. 

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