Com’è essere etero in un mondo omofobo?

Sono una ragazza etero.

Quando ho cominciato a interessarmi ai ragazzi nessuno ha creduto che fosse strano da parte mia né mi ha fatto domande su quanto fossi sicura dei miei sentimenti.

Quando ho dimostrato interesse per un ragazzo nessuno ha creduto che fosse solo attrazione sessuale compulsiva e che io non potessi provare anche qualcosa di romantico, dolce e rispettoso per lui, perché secondo la mentalità dominante chi ha il mio orientamento sessuale sperimenta tutto lo spettro di affettività e sessualità esistente.

Nessuno ha mai dato per scontato che fossi sessodipendente o che fossi una pedofila, che avessi esperienze promiscue da dark room o che avessi l'AIDS o altre malattie sessualmente trasmissibili.

Posso vivere il mio amore alla luce del sole tenendo per mano un partner eterosessuale, scompigliandoci i capelli a vicenda, scambiandoci qualche bacio, andando fuori a cena o a pranzo, portando delle fedine, presentandoci come una coppia o dichiarando di stare insieme senza temere aggressioni eterofobiche o accuse di "stare ostentando la nostra sessualità perversa".

Posso presentare in famiglia un partner eterosessuale senza doverlo presentare come "un amico" e nascondere il fatto che stiamo insieme per timore che la mia famiglia disapprovi, mi cacci di casa, mi impedisca di vederlo o possa manifestare violenza fisica e psicologica verso tutti e due.

Se volessi sposare un partner eterosessuale né la Chiesa né lo Stato batterebbero ciglio e non direbbero che il nostro matrimonio è "una formazione sociale specifica". Oltretutto quando dimostro di volere una convivenza o un matrimonio le motivazioni che mi spingono a farlo non vengono analizzate, scrutinate con una lente di ingrandimento, passate al setaccio o sono oggetto di controversie come per una coppia omosessuale, né mi si accusa di voler distruggere altre famiglie imponendo il mio stile di vita.

Se il mio partner eterosessuale fosse ricoverato in ospedale non mi negherebbero di vederlo o di conoscere il suo stato di salute perché non vengo vista come un membro della famiglia a pieno titolo.

Nessuno mi accusa di avere una paura irrazionale del mio sesso di appartenenza e di aver "scelto" di essere attratta dagli uomini per non dover affrontare questo problema.

Nonostante alcuni stereotipi irritanti o dolorosi, il cinema e la letteratura offrono personaggi eterosessuali o di coppie eterosessuali variegati e ben realizzati, in cui mi posso identificare e per cui posso esprimere apertamente la mia opinione su quanto siano realistici oppure no ed essere ascoltata. (Anche se non quanto un uomo)

E' facilissimo per me trovare dei modelli da seguire del mio stesso orientamento sessuale ed esprimere pubblicamente la mia ammirazione.

Gli sconosciuti che non mi vogliono molestare non mi fanno domande sulla mia vita sessuale perché non hanno una curiosità morbosa su come faccio sesso.

Posso parlare del mondo LGBT (a prescindere da quanto sia ferrata sull'argomento) e avere più chance di essere ascoltata e creduta delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender, senza venire accusata di essere "di parte", "fanatica", "non attendibile perché toccata direttamente" o quello che è.

Se volessi avere dei figli o adottarne insieme a un partner eterosessuale verremmo visti come genitori sani ed equilibrati fino a prova contraria, e non saremmo tacciati di essere dei pedofili, persone che potrebbero far crescere i nostri figli con dei traumi inenarrabili ed "egoisti" perché abbiamo questo desiderio.

A parità di competenze sono più incline ad essere assunta di una persona che non ha il mio stesso orientamento sessuale, e meno incline ad avere un clima di lavoro ostile, essere licenziata ingiustamente, subire del mobbing o non avere una chance di dimostrare il mio valore.

Se vengo discriminata per il mio orientamento sessuale da qualcuno sarà sempre un caso isolato e non un risultato di una mentalità dominante ostile verso le donne etero, verrei trattata come una vittima e chi mi ha discriminato verrebbe accusato di avere pregiudizi ingiustificati.

Non devo affrontare l'umiliazione di essere colpevolizzata per il mio orientamento sessuale e di essere trascinata dall'analista per sottopormi ad una terapia correttiva.

Nessuno oserà sottopormi ad uno stupro per farmi "rigare dritto" e rendermi attratta dalle donne.

Sono più incline a trasferirmi in un nuovo quartiere senza paura di essere giudicata per il mio orientamento sessuale, che qualcuno possa minacciare il mio partner eterosessuale o possa fare del male a me e alle persone che amo.

Se c'è un'occasione formale posso andare insieme a un partner eterosessuale senza temere che sull'invito ci sia scritto qualsiasi giro di parole per evitare di scrivere che stiamo insieme. Nelle occasioni formali ci presentano come coppia e nessuno batte ciglio.

Nessuno indaga sulla mia infanzia per scoprire che genere di abuso ho subito per il mio orientamento sessuale.

Nessuno nel vicinato potrebbe mai tappezzare la porta di casa mia di versetti della Bibbia e citazioni dal Levitico, e se vivessi con un partner eterosessuale non verremmo discriminati, accusati di fare orge notturne, né nessuno firmerebbe petizioni per cacciarci.

La maggior parte delle persone che incontrerò ha il mio stesso orientamento sessuale.

Non devo lavorare anche quando i miei colleghi possono stare con la loro famiglia (ad esempio il giorno di Natale) perché nessuno pensa che se vivo con un partner eterosessuale non siamo davvero una famiglia, né nessuno pensa che io stia facendo i capricci se parlo di quanto mi ferisce essere trattata diversamente.

Non ho mai dovuto fare coming out perché la maggior parte delle persone dà per scontato che io sia eterosessuale, e non le devo mai smentire col rischio di non avere più la loro stima o il loro affetto, o che cambino la loro opinione su di me. Il mio orientamento sessuale è talmente normale per la maggior parte delle persone che è indifferente quando allaccio rapporti interpersonali.

Questo significa essere eterosessuali in una società omofoba.

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2 pensieri su “Com’è essere etero in un mondo omofobo?

  1. Tanto di cappello per l'articolo, uno dei migliori.

    Qualche giorno fa, stavo discutendo con una persona davvero omofoba, che, a un certo punto, ha tirato fuori la parola 'eterofobia'. Anche se le ho risposto comunque per le rime, magari avessi avuto un articolo come questo semplicemente da linkare!

    Ah, ovviamente, una volta sentita la mia difesa verso l'omosessualità, si è messa a parlare dei gay come 'quelli come voi', perché nessuno può difendere un gruppo di persone se non facendone parte, è ovvio! Mai le parole del tuo articolo furono più profetiche.

    • Rispondile che secondo il suo ragionamento anche gli animalisti sono animali :p

      Davvero, non c'è bisogno di far parte di un gruppo oppresso per sapere cosa sia l'empatia. Ti ringrazio moltissimo dei tuoi complimenti. Pensa che pure questo articolo non era programmato!

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