Su cani e lucertole: una parabola dei privilegi (mia traduzione)

Oggi traduco un'utilissima risorsa per tutt* coloro che desiderano comprendere meglio quali siano i loro privilegi, come rispettare le minoranze discriminate e come sviluppare la propria capacità di empatia. L'ho già linkata su questo blog, ma ho deciso di darle ancora più visibilità e di metterla a disposizione anche di chi non mastica l'inglese. Senza contare che è un allenamento anche per me 😉

Link all'originale: qui.


SU CANI E LUCERTOLE: UNA PARABOLA DEI PRIVILEGI

Oggi mi sento un'abbecedario (1), immagino, quindi parliamo di privilegi. 

È una strana parola, non è vero? Comune nei circoli che frequento io e uno dei concetti più basici e quotidiani nell'attivismo sociale, dal momento che abbiamo un sacco di frasette sarcastiche e di scarso aiuto come "controlla i tuoi privilegi", e molti dei nostri normali dialoghi sono costruiti sull'accordo reciproco (o per lo meno su un abbozzo di accordo reciproco) su chi ha privilegi e quando, e come compensare la questione. Tuttavia, non è né alquanto strano né opaco anche se non avete usato questo concetto prima o non siete parte di quei circoli. È anche il modo in cui lo usiamo, una specie di marchio di fabbrica — come "Tolkieniano" o "Da Hall of Fame" o "eteronormativo" — potete stare sicuri che un bel po' di persone smetteranno di ascoltarvi e di prendervi sul serio quando lo dite.

Che la gente sia stupida non è una novità, comunque. Ed per questo che il concetto di privilegio è importante: perché non riguarda l'essere stupidi. Non è una cosa brutta, una cosa buona o qualcosa con un giudizio di valore morale attaccatoci su. Non è neppure una cosa che di solito potete modificare, ma va bene così, perché non c'è nulla di cui vergognarsi o per cui star male. Sentirsi dire che avete un privilegio o che siete privilegiati non è un insulto, è un monito! La chiave non è preoccuparsi di averlo, negare di averlo, scusarsi di averlo o tentare di liberarsene. È di farci attenzione e riconoscere cosa significhi per voi e per la gente che vi circonda. Avere un privilegio è come avere i piedi grossi. Nessuno vi odia perché avete i piedi grossi! Vogliono solo che vi ricordiate di stare attenti quando camminate. 

Adesso dovrei cominciare a parlare di cosa un privilegio sia, mh? 

Beh, siamo online, quindi iniziamo con la definizione di Google. Come al solito si capisce a stento, ma è adeguata al nostro proposito, particolarmente la seconda definizione: 

Se stai parlando di privilegio, stai parlando del potere e del vantaggio che solo un gruppo ristretto di persone ha, di solito per la loro ricchezza o per il loro status sociale.

Questo è il nocciolo della questione. Il privilegio è un limite… un set di opportunità, benefici e vantaggi che alcuni hanno e altri no. Ad esempio, se la mattina sta piovendo, e voi vi alzate, vi vestite, entrate nella bella macchina al calduccio nel vostro garage, guidate fino al parcheggio chiuso al lavoro e camminate fino all'edificio a adiaacente, non vi bagnate. Se uscite fuori e aspettate alla fermata dell'autobus, camminate tra gli autobus, e poi dalla fermata al lavoro, vi bagnate. E non bagnarsi è un privilegio concesso dalla possessione dell'automobile e del posto in garage. Fin qui è molto semplice, no?

Alcuni esempi di privilegio sociale funzionano allo stesso modo, e sono quelli facili da capire. Per esempio, un giovane nero che guida una macchina è molto, molto più facile che venga fermato dai vigili in America rispetto a una vecchietta bianca che guida una macchina. Essere fermati di meno, vedersi dare il beneficio del dubbio da una figura autoritaria, dunque, è un privilegio dell'essere bianchi. (Non entro nel merito del fattore del genere, quello è un articolo completamente diverso.)

Okay, anche qui è molto semplice. Quindi non ci si può fare molto, vi pare? Voi non potete, come persona bianca, fare in modo di venir fermati più spesso dalla polizia, e nessuno vi sta chiedendo di farlo. (Beh, per lo meno non io.) Quindi se qualcuno vi dice "controlla i tuoi privilegi", e se io vi dico di guardare dove mettete i piedi, cosa diamine stiamo intendendo? 

Ecco, qui è dove le cose si fanno più complicate da capire. Perché la maggior parte degli esempi di privilegi sociali non è semplice da capire. Prendiamo un esempio base di privilegio maschile: 

Un uomo ha il privilegio di camminare oltre un gruppo di donne sconosciute senza doversi preoccupare che gli si rivolgano apprezzamenti e schiamazzi, occhiate lascive, o proposte sessuali lanciategli dietro.

Una risposta abbastanza comune a questo è "E me lo chiami privilegio? Magari un gruppo di donne me lo facesse." 

E questa risposta, questa qui, è un perfetto, sfolgorante esempio di privilegio maschile. 

Per spiegarvi il perché e il percome vi farò una metafora abbastanza lunga, che in effetti è classificabile anche come parabola. Andate fino in fondo, perché se può rendere le cose cristalline ne sarà valsa la pena. 

Immaginatevi, se volete, una casetta costruita in un posto fresco ma non freddo, magari da qualche parte in Ohio, e abitata da un cane e una lucertola. Il cane è grosso, molto peloso, nordico, tipo un Husky o un Lapphund — un cane da slitta, da posto in cui c'è la neve. La lucertola è piccola, un geco adatto a vivere in una foresta pluviale umida e afosa. Nessuno dei due ha mai vissuto in un altro posto prima, né ha incontrato nessun'altra creatura; per lo scopo di questo esercizio, la casetta per loro è l'intero universo. 

Il cane, come vi potreste aspettare, accende l'aria condizionata. La gira in continuazione, perché è un cane che è stato messo al mondo per dare la caccia ad un alce nella tundra, e anche l'inverno qui in Ohio è troppo caldo per i suoi gusti. Se riesce ad abbassare la temperatura fino a 10° Celsius (2), è quasi felice. 

Il geco non può fare molto per controllare la temperatura: ha delle ditine piccole, non può lavorare con il termostatro o premere il pulsante di accensione o di spegnimento. A volte, quando nei dintorni c'è una luce incandescente, ci si può accoccolare vicino e prendersi un po' di calore così, ma per la stragrande maggioranza del tempo, deve accontentarsi di quello che il cane sceglie. E naturalmente qui è troppo freddo per lei: è un geco. Non solo non ha la pelliccia, è un animale a sangue freddo! La temperatura la rende fiacca e malata, e permea il suo intero universo. Forse qui e là riesce a trovare piccoli spazi di calore, ma se volesse fare qualcosa, mangiare, guardare la tv o parlare con il cane, dovrebbe muoversi nella casa fredda. 

Ora, ricordatevi, lei non ha mai conosciuto nient'altro. Per lei il mondo è così: freddo, doloroso e non salutare, anche pericoloso, e tenta di scenderci a patti con quello che conosce. Ma forse c'è una piccola parte di lei che pensa "Diavolo, non dovrebbe essere così", un piccolo seme di ribellione che germoglia, che dice che lei dovrebbe stare sempre come sta quando è accanto a una lampada. E lei e il cane stanno insieme, in un certo senso, no? Vivono in questa casa insieme, in qualche modo l'uno ha una ripercussione sull'altro, tutto ciò che l'uno ha è l'altro. Perciò un giorno vede il cane che armeggia con l'accensione e lo spegnimento e gli dice "Ehi, cane. Ascoltami, quando lo fai io muoio di freddo."

Il cane la guarda, fa spallucce e continua a farlo. 

Non è perché il cane è uno stronzo. 

È perché non ha nessuna cazzo di idea di quello che la lucertola ha appena detto

Consideratela dalla sua prospettiva: è un cane nordico che deve vivere in un clima temperato. La parola "freddo" è priva di senso per lui. Lui non ha mai avuto freddo per tutta la vita. Vive in un ambiente fatto su misura per lui, completamente allineato con il suo livello di comfort, un mondo in cui è vissuto con gli strumenti per sopravvivere e controllarlo, costruito per il modo in cui lui è nato. 

Perciò la lucertola prova a fargli capire. Gli dice "Beh, dimmi, come staresti se io ti abbassassi la temperatura?"

E il cane fa "Mh… ma magari me lo facessi."

Ciò che lei intende ovviamente è "Come ti sentiresti se io ti facessi provare freddo?". Ma lei non può fargli provare freddo. Non ha gli strumenti né il potere per farlo: vivono in un mondo che non è costruito per avvantaggiarla, e lei non è proprio fisicamente capace di fargli altrettanto male di quanto lui ne sta facendo a lei. Lei potrebbe fargli provare del dolore, è probabile, potrebbe infilzarlo con uno stuzzicadenti o mettergli qualcosa di schifoso nel cibo, ma questa specifica forma di dolore lui non potrà mai, mai capirla — non è qualcosa che può essergli inflitto, data la natura del mondo in cui vivono e il modo in cui è slanciato nella direzione di lui per favorirlo. Quindi lui non capisce cosa lei gli stia dicendo e continua a farle del male. 

La maggior parte dei privilegi funziona così.

Un ragazzo americano eterosessuale e cissessuale, per ciò che lui è e per la cultura in cui vive, non prova e non può provare lo stress, il terrore e la minaccia che c'è dietro alle molestie in strada allo stesso modo di una donna. La sua crescita gli ha fornito la pelliccia e delle zampe abbastanza grosse per premere il telecomando dell'aria condizionata e lasciarsi stravaccare nella temperatura dell'Ohio. Quando lei dice "Tu non devi fare i conti con occhiate lascive", ciò che lei intende è "tu non devi nemmeno sentirti sospettoso riguardo all'interesse sessuale." Questo è un privilegio maschile. Non è tanto il fatto che non capita anche agli uomini, ma che anche se succede non avrà mai lo stesso peso. 

Perciò cosa significa? E cosa intendiamo quando vi diciamo "controlla i tuoi privilegi" o "il tuo privilegio si sta facendo sentire"? 

Abbastanza semplicemente, vogliamo che capiate quando avete la pelliccia. E per estensione, quando significa che dovreste ascoltare. Vedete, il cane non è uno stronzo solo perché ha abbassato la temperatura. Per quello che ne sa lui va tutto bene, vi pare? Lui davvero non può sentire quanto faccia male, non lo sa nemmeno. Nessuno pensa che sia una persona cattiva perché non capisce di stare accidentalmente facendo del male. 

Adesso diventa uno stronzo: quando il geco gli dice "Ascolta, mi stai facendo del male", e lui dice "Cosa? No, non è vero. Questa storia del 'freddo' non esiste, sennò lo saprei, non l'ho mai provato. Te lo stai immaginando. Ma qui non c'è. Va tutto bene perché c'è la pelliccia, perché ci sono le zampe, perché guarda, ti puoi accoccolare vicino a questa lampada, perché qualche volta la mia ciotola con l'acqua è troppo tiepida e io chiudo il becco e imparo a conviverci, e ovviamente la temperatura non è questo enorme problema che stai facendo sembrare tu, e poi tu non hai mai dovuto convivere con la rogna, quindi la mia vita è altrettanto dura della tua."

E allora il cane la ignora. Perché può farlo. Questo è il privilegio che deriva dall'avere la pelliccia, dall'essere un cane in Ohio. Lui non ci deve pensare. Non deve convivere ogni giorno con il freddo. Non ha idea di cosa stia parlando, e non sarà mai, mai costretto ad imparare. Può continuare a rendere la lucertola infelice fino al giorno in cui entrambi moriranno, e lui non ne soffrirà mai a parte per il piccolo fastidio dato dalle lamentele di lei. Mentre lei, nel frattempo, cerca di non morire congelata. 

Quindi, abbastanza semplicemente: non siate quel cane. Se siete etero e una persona queer vi dice "Non intitolare il tuo libro 'Un bellissimo succhiacazzi', è stupido e offensivo", ascoltatelo e credetegli. Se siete bianchi e una persona nera vi dice "Veramente, ci siamo un po' stufati di tutta questa storia del Quello Che Al Pubblico Serve È Un Protagonista Bianco, per favore, scriva un film migliore", ascoltatela e credetele. Forse voi non ci vedete niente di male, forse pensate che la vostra visione artistica è straperfettissima, forse vi sembra una cosa a cui si sta dando una importanza esagerata e ipersensibile. BEH, OVVIO CHE SÌ, VOI AVETE LA PELLICCIA. In parole povere, solo perché voi non potete sentire quel tipo di dolore, non significa che non sia reale. Significa solo che avete un privilegio.

E non è una brutta cosa. Non potete farci nulla se siete nati con la pelliccia. Ognuno di noi ha un qualche privilegio su qualcun altro. Ciò che conta è l'esserne consapevoli e cosa scegliamo di fare al riguardo, e quando non lo usiamo per dimettere le reali e valide preoccupazioni delle persone che non condividono il nostro particolare marchio di fabbrica. 

Note in calce:

(1) L'originale era "I'm feeling 101-y", e le guide 101 in inglese sono guide proprio basilari su un argomento di giustizia sociale. La cosa che ci si avvicinava di più in italiano era l'ABC, così ho deciso di tradurre rendendo il concetto più a misura di un essere umano. Spero di non essermi allontanata troppo dall'originale.

(2) In inglese l'autrice specificava anche la differenza tra Fahrenheit e Celsius e si lamentava in maniera più o meno burlesca delle "persone strane che usano altri metodi per misurare la temperatura". Io ho preferito ometterlo perché non mi sembrava necessario.

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