Come scrivere d’amore: consigli di me medesima e di Springhole

Sicuramente l'amore è una componente essenziale nella vita di molte persone, almeno quelle interessate ad avere relazioni romantiche a breve e a lungo termine, a trovare qualcuno con cui intendersi e con cui condividere il destino. E sicuramente molte persone hanno sperimentato un range di emozioni che varia dalla cottarella all'ossessione all'infatuazione al grande amore, hanno studiato queste emozioni con più o meno attenzione, e le hanno raccontate ad altri sperando di venir comprese e appoggiate. Sicuramente l'amore è qualcosa che trascende barriere come nazione, età, orientamento sessuale, identità di genere, religione, razza, status economico, educazione, convinzioni personali e (Me: Ti accorgi che stai scrivendo come se fosse l'articolo 3 della Costituzione Italiana? Io: CAZZO! Vabbé, mi fermo qui) molte altre cose. Perciò è più che naturale che si sia scritto tantissimo sull'argomento fin dalla notte dei tempi, che ci sia e ci sarà ancora gente intenzionata a farlo, e che dato l'ammontare infinito di roba al riguardo alcuni ne scrivano peggio e altri meglio. 

Ora, in tutta onestà io non mi considero una persona sdolcinata tanto quanto non mi considero una psicopatica. In generale ho orrore per le commediole romantiche medie, che trovo leziose e buoniste e piene di cliché su uomini e donne. E francamente, sono scettica che te lo raccomando riguardo a cose come le anime gemelle, la predestinazione e tutto quello che fa squagliare alcune ragazzine che credono ancora nel Principe Azzurro. Ma penso che scrivere d'amore sia uno dei mezzi più potenti per attirare il pubblico più vasto che si può, indagare a fondo sulla natura umana e posare la penna/staccare le dita dalla tastiera con la consapevolezza di essere cambiati assieme ai propri personaggi, con la consapevolezza di aver toccato corde nascoste dentro di sé. In soldoni, scrivere d'amore è qualcosa che amo, come scrittrice e come persona, è qualcosa che ho fatto (cliccare qui per credere), se Dio vuole è qualcosa che farò ancora in futuro, ed è qualcosa sulla quale mi sento di dare consigli, coadiuvata da Springhole.net, dalle mie conoscenze di psicologia e dei cliché del genere.

Ergo allacciate le cinture, si parte!

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“Non lasciamoci servire merda su un vassoio d’argento”. E io quoto (con riserva)!

Oggi faccio un tuffo nel passato e decido di ricordare i bei tempi in cui ero giovane, inesperta e dolce come una pigna nel culo frequentavo il forum Anti Twilight italiano. Posto che mi ha insegnato molte cose, devo ammettere, e alla cui utenza sarò debitrice in secula seculorum. Specialmente i primi due anni abbiamo fatto conversazioni molto interessanti, combattuto contro bimbeminkia dai denti a sciabola e aperto topic che mi piacerebbe commemorare a dovere.

Ed ecco una cosa da commemorare, just for starters: una discussione in cui veniva riportato un articolo splendido pubblicato in origine da… qualche altra parte xD e che se mi indicate la fonte la aggiungo volentieri, trovo corretto attribuire la paternità intellettuale quando so quale sia di preciso. 

Alla me quindicenne che tentava di schiacciarsi in uno stereotipo o nell'altro per essere accettata fece un grande effetto; mi fece capire che certe sensazioni che stavo ricacciando indietro per non sentirmi più inadeguata erano lecite e andavano coltivate. Mi fece capire che in me non c'era nulla di sbagliato e non ero sola. Anni dopo, trovo abbastanza esagerato il fervore di chi ha scritto — ha rispettato anche la legge di Godwin, per dire ^^''''' Magari si possono esprimere gli stessi (ottimi) concetti con più calma e accaparrarsi più uditori/lettori/spettatori/whatever, essere meno drastici, meno estremisti, meno anarchici, voler scioccare di meno ad ogni costo. Dopotutto tentare di trovare una via d'espressione quanto più possibile pacifica non significa tradire se stessi, finché si mantiene il contenuto interessante nella forma e coerente con i propri ideali nella sostanza. 

Ma ancora adesso, sono convinta che grazie a discussioni nate da post di questo tenore e grazie ad alcun* utenti che ho incontrato lì, io abbia capito che tipo di persona ho intenzione di diventare. 

And now… finiamola con le introduzioni e lasciamo la parola all'Anonimo del Sublime a chiunque abbia scritto originariamente questo post. 😛 


NON LASCIAMOCI SERVIRE MERDA SU UN VASSOIO D'ARGENTO

Iniziamo con una domanda…
Quanti di voi conoscono il nome di Leonardo da Vinci?
Immagino ci siano molte mani alzate…(metaforicamente parlando).
Immagino anche che sappiate che fosse un grande pittore, ed un genio.
Ma…andiamo sul difficile…quanti di voi sanno esattamente perché Leonardo da Vinci sia considerato un grande pittore ed un genio?
Quanti di voi sanno che, oltre che un grande pittore, è stato anche un grande architetto, scienziato, matematico, botanico, saggista, inventore…?
Quanti di voi sanno perché Leonardo da Vinci sia stato un innovatore? Quanti di voi sanno perché la sua arte è più apprezzabile di quella di uno qualsiasi dei suoi contemporanei meno illustri (non contando quindi, ad esempio, Michelangelo Buonarroti e Raffaello Sanzio)?
Immagino che ora ci siano molte più mani abbassate…la cosa non mi stupisce…

Ora, perché questo discorso? Per dimostrare che voi siete ignoranti, ovviamente inteso nel senso di colui che ignora qualcosa e non di uno stupido, e io sia acculturato?

Ovvio che no. Tanto per farvi capire, ho usato l’esempio di Leonardo da Vinci perché sto studiando il Rinascimento, tra i cui maggiori esponenti figura, appunto, Leonardo; ovvio che io ne sappia più della maggior parte di chi va ancora per esempio alle medie o di chi non ama l’arte o il rinascimento o di chi semplicemente crescendo se lo sia dimenticato, o a cui non si sia mai insegnato molto sull’arte, questo non è tanto sorprendente; così com’è altrettanto ovvio che io ne sappia meno di chi questa materia la insegna, e di chi si specializza nello studio del Rinascimento, e anche di chi ama documentarsi a fondo sulla vita di Leonardo da Vinci.

Quindi il punto qui non è chi è più o meno ignorante.

Il punto è che, se qualcuno inizia a parlare di Leonardo da Vinci, tutti sanno che era un genio, e tutti sanno dire che era un grande pittore.

Ma molte poche di queste persone, probabilmente, sanno perché dicono questo; alcune di loro probabilmente non hanno mai visto un dipinto di Leonardo, né dal vivo né su un libro, e/o non si sono mai soffermate ad esaminarli per capire esattamente come mai siano tanto apprezzati.

Quello che fanno, invece, è ripetere un’opinione comune, una frase fatta, una cosa quasi universalmente condivisa poiché sicuri di non poter essere nel torto.

E perché accade questo?

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