Pubblicità: Nikita Gill

Da alcuni mesi sono venuta a conoscenza di un'artista di valore di cui per mancanza di tempo non ho mai scritto, ma rimedio immediatamente e vi regalo una poesia a cavallo del 2015 e del 2016. 😉

Anzi, più di una, dal momento che sto per parlare di 

Nikita Gill,
o altrimenti detta: come il web ti scopre laddove il mondo reale ti rifiuta

La ragazza nell'immagine è proprio Nikita, una ventottenne britannica di origini indiane, che si è beccata ben 137 porte chiuse in faccia dalle case editrici tradizionali quando ha cercato di far pubblicare le sue poesie. Non si è persa d'animo e nel 2014 ha deciso di lanciare il suo blog, Meanwhile Poetry (che tradurrei come "E intanto poesia" o "Nel bel mezzo della poesia"), dove ha ricevuto tutto il caloroso entusiasmo del popolo del web, in particolare da parte di sue coetanee o ragazze più giovani, che si sono sentite toccate dall'immagine delle donne che nei suoi lavori proponeva. E già, perché Nikita Gill è anche e soprattutto una poetessa femminista, che, come ha dichiarato in un'intervista a Vocativ, "ama concentrarsi sull'emancipazione femminile attraverso la poesia". Ha avuto la fortuna di avere un padre progressista che le ha sempre detto che fosse una leonessa (termine che ricorre molto spesso negli articoli che parlano di lei e nelle sue poesie), e che nessuna persona avesse il diritto di farla sentire inferiore. E sono stati proprio questi sentimenti, assieme a un linguaggio semplice, disincantato e diretto, a far ritrovare così tante persone nel suo lavoro. Oltretutto, grazie alla sua esperienza di blogger, è un ottimo esempio di come la tradizione si possa fondere con le nuove tecnologie, e grazie alle sue origini indiane, le sue poesie assumono anche un significato politico e militante, denunciando la scarsità di poetesse indiane, africane e di colore.

Al momento ha raccolto le sue poesie in un manoscritto, "Your Soul Is a River" ("La Tua Anima E' un Fiume", NDT), e sotto un'etichetta propria ha anche pubblicato in formato ebook una serie di racconti brevi. E' inoltre un'artista concettuale che sceglie, crea e modifica da sé le foto che fanno da sfondo ai suoi versi, e di cui esistono tanti begli esempi nei link che vi metterò qui sotto. Condivide i suoi lavori quasi sempre su Instagram e Tumblr, ma è diventata così famosa, e le sue poesie sono diventate così virali, che hanno interessato anche siti come Buzzfeed e Vocativ, a cui ha concesso un'intervista (vi mando il link).

Di cosa scrive e come lo scrive?

Penso che le sue poesie siano belle perché sono mosse sempre da uno spirito di contestazione, di sfida e di rifiuto delle convenzioni (la convenzione che una donna debba essere inferiore a un uomo, che una donna debba sempre essere a sua disposizione, che una donna debba cercarlo e sentirsi a pezzi quando lui l'abbandona, che una donna non possa avere un mondo interiore ricco e bastare a se stessa, che per gli altri sia facile smantellarne l'identità e la voglia di dire, essere, prendere e fare, che una donna non possa assumersi le sue responsabilità, che non possa imparare dai suoi errori rialzandosi e contando sulle proprie forze), e perché, come ha ammesso lei stessa, vengono direttamente dal cuore.

Nikita Gill non scrive in un inglese perfetto, fluente o elegante, ma con un linguaggio molto spiccio e quotidiano (che nella mia ignoranza immagino sia stato causa dei suoi rifiuti quando ha provato con la pubblicazione tradizionale..) che, proprio per la sua immediatezza, sa di vita vissuta, di esperienza reale e assolutamente universale.

Chi mi conosce sa che i miei tentativi poetici sono sempre andati in quella direzione, perché se la poesia sta morendo al giorno d'oggi è anche e soprattutto per una mancanza di basi concrete e di un linguaggio "alla mano", che riflettesse come in uno specchio la vita di tutti i giorni e in cui le persone potessero indentificarsi, anziché vederla come un esercizio fine a se stesso, volatile e troppo svincolato da quello che è terreno. E anche se alcuni puristi non ammetterebbero mai queste contaminazioni, penso che la chiave del successo di Nikita stia tutta qui. Assieme a una grandissima attenzione a tematiche che al giorno d'oggi sono attualissime, sotto i riflettori (l'emancipazione femminile) ma che di fatto sono sempre state universali (le lotte interiori ed esteriori che ogni essere umano prima o poi si ritrova ad affrontare e come impedire al resto del mondo di provocarci troppe ferite).

Vi confesso che se cercassi di scrivere qualche riga sul suo stile non riuscirei ad analizzarlo, e non riuscirei a far capire come mai dei versi così brevi (talvolta sembrano quasi delle strofe di una poesia più grande), che prendono argomenti talvolta così scontati, mi siano risultati invece originali, evocativi, schietti e come mai mi abbiano colpito. Quindi faccio parlare lei dedicando a chi mi segue una delle sue poesie che io amo molto, e che spero vi piaccia per lo meno uno 0,1% di quanto è piaciuta alla sottoscritta.

Ci vediamo l'anno prossimo, continuate a seguirmi!

A thing does not have to be pure to be beautiful. Purity is a manmade ideal that creates boundaries and prisons. Beautiful things must only be wild and true to themselves – their freedom is their beauty

 

Link utili:

Meanwhile Poetry
Nikita Gill su Facebook
Nikita Gill su Vocativ

Perché non sono contraria ai bagni per persone transessuali

Signore e signori, ho il blocco della scrittrice e sto cercando di farmelo passare anche a costo di essere noiosa.

Ed ecco perché oggi mi sto sedendo alla tastiera del mio computer, ignorando gli abbaiati spaccatimpani del cane e le folkloristiche esclamazioni partenopee altrettanto spaccatimpani che arrivano oltre la finestra, per partorire un nuovo articolo per il mio blog, e usando un argomento su cui penso di avere una discreta cultura: l'identità di genere, il sessismo, le discriminazioni in generale e quelle a sfondo transfobico in particolare.

Dunque! Adesso che le persone transessuali stanno ottenendo più visibilità, persino nella nostra cara penisola italiana si sta arrivando a comprendere che molte di loro vivono da sempre una serie di problemi, discriminazioni, grattacapi e frustrazioni spesso sottovalutati. E oggi vorrei parlare di uno di quelli che saltano di più all'occhio anche per un pubblico generico e ignorante: il fatto che molte di loro non abbiano la più pallida idea di dove andare in bagno quando sono fuori casa. Dal momento che su FtM Italia esiste già un ottimo articolo che ne parla, sul mio blog vorrei soltanto esporre una serie di obiezioni che ho letto e sentito sulla questione del "Perché le persone transessuali non potrebbero usare il bagno che è appropriato al loro genere?", e rispondere tramite l'opinione ragionata e digerita che mi sono creata dopo tanto tempo trascorso a frequentare la comunità transgender.

Naturalmente le critiche costruttive sono le benvenute, ma non gli insulti, le critiche non argomentate ma buttate lì solo per scrivere, le opinioni da disinformati e le obiezioni alla "Io non ho nulla contro i trans, però…" e "E' ipocrita non voler ammettere che le persone transessuali fanno X, non le discriminerei se non lo facessero ed è normale che fino ad allora reagirò ostacolandole" e "E come mai se non sei transessuale ti interessa tanto dei loro diritti?", perché queste qui non le posso prendere sul serio.


"Ma perché un gruppo di persone (in questo caso le persone transessuali) dovrebbe avere una serie di privilegi garantiti da una legge speciale tutta per loro (in questo caso una legge che consenta di usare il bagno delle donne per quelle nate uomini e il bagno degli uomini per quelli nati donne)? Se le persone transessuali vogliono pari diritti, perché chiedono un trattamento di favore?"

Poter usare il bagno giusto senza paura di essere attaccati, discriminati, picchiati, licenziati, scherniti, ridicolizzati o accusati di essere dei pervertiti esibizionisti non è volere un trattamento speciale o un privilegio. E' un diritto di tutti gli esseri umani con la fedina penale pulita.

Chi obietta così sembra partire dal presupposto che siamo già tutti alla pari, che nel mondo in cui viviamo le discriminazioni appartengano a un passato oscuro simil-medievale (e no, purtroppo non sto parlando del Medioevo descritto da Skyrim) e che se anche ci fossero tuttora sono sporadici episodi isolati che in fondo non toccano la nostra vita di tutti i giorni, e che una legge a tutela di un gruppo di persone implicitamente le renda diverse e in qualche modo "superiori". E questa non sarebbe una contraddizione interna al principio di parità di diritti, in fin dei conti?

No.

Perché se teoricamente dovremmo essere tutti alla pari sulla carta, i fatti provano che non lo siamo nella vita reale e che questo nobile concetto di non creare leggi specifiche per un gruppo di persone si potrà attuare solo quando non esisteranno più discriminazioni transfobiche. Le persone transessuali al giorno d'oggi ancora non hanno accesso a una serie di diritti che chi è cisgender ha senza colpo ferire (per approfondire ho già tradotto questo articolo in merito), e ammetterlo significa anche che, proprio in nome del principio di parità di diritti, chi di dovere ha la necessità di prendere dei provvedimenti finché un altro strato di transfobia scomparirà.

"E chi lo decide che le persone transessuali siano discriminate e che meritino una legge del genere? Io sono stato sfottuto tutta la vita perché avevo il naso aquilino, e nel mondo in cui viviamo solo i graziosi nasini all'insù sono visti come belli, quindi sono una minoranza oppressa pure io! Perché la legge per me non la fate, ipocriti?"

L'ipocrisia è non voler ammettere di essere ignoranti e fare sparate del genere. E' non voler ammettere che invece di leggere l'articolo di cui ho messo il link alla domanda precedente per farsi una cultura ce ne siamo sbattuti alla grande e crediamo che le discriminazioni transfobe abbiano lo stesso peso degli sfottò (per quanto irritanti e fonte di moltissima sofferenza per un singolo individuo) per il naso aquilino. E' non avere avuto l'accortezza di leggere anche questo articolo (chissà se adesso avrà qualche click, in fondo leggere è noioso e faticoso, ed è molto più facile sparare a zero solo per il gusto di dire "io esisto e ho un'opinione che va rispettata e se non lo fate gli stronzi intolleranti siete voi") per capire che l'oppressione di una minoranza non è la stessa cosa.

"Anch'io appartengo a una minoranza discriminata, sono disabile/musulmana/nero/asiatica/omosessuale/ebreo/italiano di origini straniere/indigente/con un disturbo psicologico/donna/grasso/meridionale/lavoratore sfruttato/in un'età su cui ci sono un sacco di stereotipi, eppure a quanto pare merito di soffrire perché dell'oppressione verso di me non vi interessa, vero? Perché parlate di transessuali ma non di me?!?"

Invece io ne parlo. Forse non con l'intensità, la frequenza e la profondità che vorresti tu, ma ne parlo e mi interessa avere empatia verso di te e lottare contro tutte le forme di discriminazione di una minoranza a cui si attribuiscono idee, sentimenti, bisogni e desideri sulla base del nulla. Il punto è che non c'è scritto da nessuna parte che se parlo di X ignoro l'esistenza di Y. Una bella immagine che mi è capitato di condividere su Facebook diceva (all'incirca): "Parlare del sessismo verso le donne non significa odiare gli uomini o ignorare le loro lotte contro il sessismo. Parlare di omofobia non significa odiare chi è etero o ignorare la vicinanza di tante persone eterosessuali al mondo LGBTQIAA. Parlare di razzismo non significa odiare chi ha la pelle bianca o vederl* automaticamente come razzista. Parlare di una qualsiasi minoranza oppressa non significa odiare chi non ne fa parte o ignorare altre minoranze oppresse." E un concetto del genere non mi sembra difficile da digerire.

"Okay, ho capito che sono un gruppo oppresso e che volere gli stessi diritti di chi li ha già rispetto a loro non è prevaricare. Ma se le persone transessuali sono nate con un sesso femminile o maschile, e i bagni si dividono per sesso femminile e maschile, mi sembra proprio un capriccio da parte loro fare tanto clamore per qualcosa di così normale! Che gli costa fare uno sforzetto e andare nel bagno appropriato per il loro sesso per lo meno finché non cambiano completamente sesso?"

Costa moltissimo. Sapete, non è che si cambia sesso da un giorno all'altro, ci sono un sacco di cose nel mezzo tra terapia ormonale sostitutiva, aspetto che cambia a poco a poco, interventi chirurgici, scartoffie burocratiche, medici obiettori di coscienza, giudici poco informati e tempi di attesa biblici prima della rettifica anagrafica, ed è impossibile credere che un ragazzo FtM (Female To Male — un uomo nato in un corpo femminile) o una ragazza MtF (Male To Female — una donna nata in un corpo maschile) non siano riconoscibili prima di aver completato il percorso, o che sia possibile per loro usare il bagno per il loro sesso biologico in tutta sicurezza e senza nessun pericolo leggete questo articolo che approfondisce la situazione perché è stato scritto da un ragazzo FtM che ha scattato delle foto a se stesso nel bagno delle donne per far vedere quanto fosse fuori posto e obbligato a stare lì per una formalità controproducente. Ogni tanto costa il benessere psicofisico di una persona perché a causa della sua transessualità è vittima di bullismo, e costa il suo senso di appartenenza ad una classe, a un progetto, a un gruppo di colleghi perché viene esclusa e vessata. Ogni tanto costa la sua salute mentale perché i sotterfugi a cui una persona deve ricorrere per non essere scoperta, anche quando va nel bagno adeguato al suo sesso, la portano a vivere in un clima di terrore. Ogni tanto costa la felicità di una persona perché prima dell'agognata rettifica anagrafica a causa del suo nuovo aspetto deve scegliere se farsi cacciare da un bagno o dall'altro, e sentirsi "una cosa mezza" è orribile e disumanizzante. Ogni tanto costa addirittura la vita, come provano gli omicidi e i tentati omicidi di persone transessuali che dovevano andare al bagno fuori di casa e sono incappate in chi le vedeva come degli oggetti sessuali da usare e di cui abusare, che con la loro stessa esistenza "si sono meritate qualsiasi violenza contro di loro". E vi do un indizio: quelli che hanno ucciso o provato a uccidere, sia in senso metaforico che letterale, non erano transessuali e anche loro credevano che i loro bisogni fossero tutti capricci.

Anche se non mi permetterò di dare per scontato che anche voi lo fareste, vi voglio solo mostrare un caso estremo di dove questo genere di ragionamenti può condurre.

"E a chi deve condividere il bagno con loro nessuno ci pensa? Come si dovrebbero sentire le donne che condividono il bagno con una donna con il pene?"

L'ho messa al femminile perché è una delle obiezioni più comuni delle donne, ma anche il maschile potrebbe essere valido. Ora illuminatemi: quante vagine avete visto quando siete andate al bagno? Di norma le donne che lo usano la fanno vedere a tutte (a meno che non intendiate "bagno" come "luogo dove rimorchiare come nei film porno" e non organizziate festini orgiastici al suo interno…) o si chiudono in uno dei gabinetti, fanno le loro "cose", si rivestono e riaprono la porta prima di andarsi a lavare le mani? Solo perché una ragazza è transessuale non c'è scritto da nessuna parte che sia un'esibizionista, anzi, spesso la disforia di genere l'ha resa talmente insicura che è probabile che se avesse l'occasione di condividere il bagno con voi sarebbe molto più riservata di voi e impiegherebbe diverso tempo a sciogliersi. E anche se una ragazza MtF non corrispondesse alla descrizione, perché non sono tutte uguali, tutte le donne esibizioniste e che si comportano male vanno allontanate, non conta cos'abbiano in mezzo alle gambe. Ma se date per scontato che chi ha il pene sia automaticamente esibizionista, avete un po' di problemi oggetto di analisi di origine freudiana che non dovrei essere io ad approfondire…

"Così sarebbe facilissimo per gli uomini che vogliono stuprare le donne spacciarsi per MtF ed entrare nel loro stesso bagno, quando sono vulnerabili e in uno spazio riservato, per abusarne sessualmente! Come fai a condonare una cosa simile?"

Non la condono perché è una STRONZATA. Dimostra soltanto che chi fa questa obiezione non ha idea di tutte le lotte che una persona transessuale deve affrontare per avere il diritto di usare il bagno appropriato per il suo genere, di quanto sia difficile in Italia avere una diagnosi di Disforia di Genere (ex DIG, Disturbo dell'Identità di Genere), di quanto le richieste di una persona transessuale vengano passate al setaccio alla ricerca della più piccola contraddizione e di come in generale debbano subire un processo per ogni piccola cosa. Se vi fanno tanta paura gli uomini predatori sessuali, preoccupatevi di quelli e cercate di non commettere mai l'errore di includerci anche le donne MtF — laddove la parola chiave è "donna" e non "MtF".

"E quando si tratta di adolescenti FtM e MtF? Chi penserà agli altri ragazzini che guardandoli potrebbero essere confusi, turbati e diventare transessuali?"

Mi sembra la stessa obiezione che pongono davanti agli adolescenti e alle adolescenti omosessuali, e proprio come l'orientamento sessuale non è una scelta o una malattia orrenda che ti si può attaccare con troppa esposizione diretta, non lo è l'identità di genere. E la confusione e il turbamento derivano dall'ignoranza, dalla paura di ciò che non si conosce, e dalla convinzione che sia strano, deviato, anormale e pericoloso, e a una cosa del genere si può sempre porre rimedio rispondendo con calma e apertura mentale a qualsiasi domanda. I ragazzi FtM e le ragazze MtF sono ragazzi come tutti gli altri, non sono pericolosi a prescindere, e se ci si informerà sulla loro condizione sarà molto più facile allacciare rapporti in pace e in armonia. Sarà una ricchezza e mai un impoverimento, e ne guadagneranno anche gli adolescenti cissessuali. Anche in quei momenti di complicità e cameratismo che spesso si condividono al bagno. 😉

"Ma non sarebbe più semplice creare un terzo bagno per transessuali, invece di scomodare gli spazi riservati a uomini e donne??"

Vi potrebbe meravigliare, ma per me è un'obiezione quasi del tutto sensata. Se non fosse che transessuali e queer (a proposito, vi invito a leggere anche di loro e delle loro lotte, l'ombrello transgender racchiude più di una realtà rispetto a quella delle persone transessuali) non sono la stessa cosa e che per molte aziende e scuole sarebbe più dispendioso creare un terzo bagno rispetto al permettere ad alcune persone di usarne uno dei due già esistenti. E mi fa solo pensare che vogliate schiaffare questi strani individui che sarebbero le persone transessuali lontano anziché permettere loro di mescolarsi ai "normali", invece di preoccuparvi di sottigliezze economiche.

"E se fosse un ragazzo FtM a voler usare il bagno degli uomini col rischio di essere violentato da qualche maniaco sessuale, dovrebbe essergli permesso anche se non è per niente sicuro?"

Sì, se è questo il suo vero desiderio. La sicurezza che lui ha acquisito nel percorso che sta vivendo soprattutto dentro di sé, la sua consapevolezza dei propri limiti e dei propri bisogni e di come bilanciare le due cose, la volontà di essere libero di esprimersi come preferisce a prezzo di qualsiasi sacrificio, di cadere e rialzarsi grazie alle sue forze, di imparare ad essere responsabile di se stesso senza addossare la colpa agli altri e di potersi riappropriare della sua identità maschile anche al di fuori di se stesso sono tutte cose più importanti della vostra percezione di sicurezza. E anche della convinzione radicata di qualcun* che lui non sia un uomo a tutti gli effetti e che un uomo nato in un corpo maschile sia quasi matematico che sia un molestatore…

"Quello che in realtà le persone transessuali vogliono è omologarci cancellando le nostre sane e naturali differenze, ma poi sono loro stesse a non voler essere uguali agli altri, e la contraddizione interna al principio di uguaglianza di cui parlavamo all'inizio rimane, che ti piaccia o no! Adesso come ribatti?"

Scrivendo prima di tutto che rendere nota la propria esistenza come gruppo oppresso e lottare per i propri diritti non significa volere un trattamento di favore, e che come non mi stancherò mai di ripetere, accusare di autoghettizzazione un gruppo oppresso solo perché sta parlando di una parte di sé oggettivamente oppressa non è la stessa cosa di avere delle prove inconfutabili che quel gruppo si isoli dal resto del mondo guardandolo con disprezzo. 

Scrivendo che la propria stessa esistenza come essere umano non dovrebbe essere un insulto ma una celebrazione delle differenze individuali che non sono minacciate solo perché ci sono alcune persone che hanno delle caratteristiche in comune, sennò non potremmo fare più gruppi di nulla, neppure di quelli con i capelli bruni che vorrebbero avere uno shampoo specifico per i loro capelli in commercio, senza che riconoscere questa caratteristica in comune tra di loro minacci la collettività e chi usa altri prodotti per capelli o uno shampoo neutro.

Scrivendo che le persone transessuali sollevano delle domande che fanno girare la testa a chi di fatto sostiene l'essenzialismo di genere nel pensare che uomini e donne siano irresistibilmente attratti e irrimediabilmente agli antipodi e che su alcune caratteristiche stereotipate (forte/debole, azzurro/rosa, conquistatore/conquistata, soggetto attivo/oggetto passivo, aggressivo/docile, coraggioso/vigliacca, dominante/sottomessa, interventista/pacifista, accudito/accudente, discolo/tranquilla) si debba reggere l'ordine dell'universo o sennò il mondo stesso sprofonderebbe nel caos, e che se solo si andasse oltre ci si accorgerebbe che le persone transessuali, assieme alle persone LGBT, non vogliono omologare gli altri al loro stesso stile di vita quando chiedono di essere trattate da persone, ma anzi far capire che oltre agli stereotipi descritti qui sopra esistono altre sfumature dell'essere umano altrettanto belle e di valore, e che appurarne l'esistenza non significa rinunciare alla propria identità. Significa solo renderla più ricca, avere più consapevolezza e libertà anziché più ignoranza e restrizioni, e connettersi con altri esseri umani in maniera più completa.

E cogliendo l'occasione per ricordare che le persone transessuali — assieme a tante altre minoranze discriminate –, anche se dal punto di vista linguistico potrebbero creare confusione quando parlano di uguaglianza, non desiderano l'uguaglianza ma la parità.

E da un punto di vista logistico, se fate vostro il concetto secondo cui la vita dovrebbe essere qualcosa di più della somma delle sue parti, e dovrebbe essere un unico, fluido viaggio come individui unici e irripetibili alla scoperta di noi stessi e del mondo che ci circonda, cercando di fare qualcosa di buono e onesto e di dare a noi stessi e agli altri meno falsità, meno barriere, meno incasellamenti, meno mutilazioni, meno violenze, meno paletti e meno gabbie mentali, capirete cosa intendo.


Mi sono accorta che questo articolo che sono riuscita a partorire mi è venuto più serio e diretto che accomodante e diplomatico: a quanto pare tra Io e Me è stata Me ad avere il sopravvento. Ma se vi fosse piaciuto nonostante tutto, e nonostante le battute che potremmo fare sulle due parti di me in conflitto, condividetelo e mi renderete felice. :)

Cos’è il Gender?

Ho scritto alcune cose su Facebook che ho deciso di pubblicare pure qui, nella speranza di facilitarne la diffusione:

Ci provo, per l'ennesima volta, a chiarire qualche termine.


L'IDEOLOGIA DEL GENDER non esiste, nel senso che non esiste nessun complotto atto ad omosessualizzare la società, convertire i bambini al lato oscuro spingendoli ad una sessualizzazione precoce e facendogli scoprire l'autoerotismo (lo scopriranno da soli, cari genitori, non abbiate dubbi su questo, anche se cercherete di fargli credere alla storia della cicogna finché non saranno maggiorenni…) e renderci una società caotica destinata a distruzione e rovina.
Esistono alcuni termini che sono stati stravolti e inseriti in un'accozzaglia di informazioni frammentarie, inventate o distorte per creare il panico nei genitori giustamente preoccupati del benessere della loro prole.

IDENTITA' SESSUALE/SEXUAL IDENTITY: Anche se viene usata spesso al posto di "orientamento sessuale"/"tendenze sessuali", non significa "sono omosessuale o eterosessuale o bisessuale o pansessuale o demisessuale o asessuale". Significa tutto quello che attinge alla sfera sessuale di un individuo (identità di genere, sesso biologico, orientamento sessuale, espressione di genere), e non è diversa dalla parola SESSUALITA'. Accorpa tutto quello che un individuo può essere, quindi ad esempio la MIA identità sessuale è di "una ragazza (identità di genere) nata col corpo di una ragazza (sesso biologico) che si innamora ed è attratta da uomini e quindi è eterosessuale (orientamento sessuale) e in quanto alla femminilità non è né super femmina né un maschiaccio (espressione di genere)". Ed è talmente obsoleta che in inglese non la usa quasi più NESSUNO, perché crea solo confusione ed esistono un sacco di termini più specifici e più precisi.

SESSO BIOLOGICO/BIOLOGICAL SEX: L'insieme di caratteristiche anatomiche con cui una persona, qualsiasi persona, viene al mondo. Anche se le religioni ebraica e cristiana dicono che "Maschio e femmina Dio li creò", persino la scienza riconosce che oltre al sesso maschile e al sesso femminile esistono le persone intersessuali, quelle che hanno cromosomi che non sono né XY né XX (sindrome di Klinefelter, sindrome di Turner, pseudoermafroditismo maschile o femminile), e che ogni tanto nascono con entrambi i genitali o caratteristiche di tutti e due i sessi, e che dal momento che nella nostra società sono viste come scabrose, da nascondere e da evitare, subiscono la violenza di avere i loro genitori che tirano a sorte, decidono se crescerle come maschi o come femmine e le privano di una parte delle loro caratteristiche anatomiche asportandole chirurgicamente quando le persone intersessuali non sono abbastanza grandi per decidere da sole. Per la cronaca, l'intersessualità è un insieme di VARIE possibilità di alterazioni cromosomiche, e quindi, dal momento che racchiude più realtà, non è un "terzo sesso", e sempre per la cronaca, NESSUNO vuole far diventare i vostri figli intersessuali.

GENERE/GENDER: Oddio, Oddio, tremate, tenetevi forte, prendetevi lo spray per l'asma, prendete il defibrillatore, adesso vi dirò cosa sia questa pericolosissima parola! Il genere è un concetto nato in sociologia che designa i ruoli sociali dati al maschile o al femminile. E' quell'insieme di convinzioni e convenzioni che determinano cosa per noi sia "un uomo" e cosa per noi sia "una donna", e che suddividono il genere umano in genere maschile e genere femminile. Descrivono le caratteristiche psicologiche che secondo noi hanno gli uomini in comune tra di loro o le donne in comune tra di loro, come gli uomini si dovrebbero vestire per essere identificati in quanto uomini e come le donne si dovrebbero vestire per essere identificate in quanto donne, ecc. ecc. Il genere non è un concetto UNIVERSALE (ad esempio, in altre culture nessuno vede niente di strano in un uomo che si trucca o si depila, mentre nella nostra cultura sono cose quasi obbligatorie per le donne e opzionali e talvolta bizzarre per gli uomini) e non è un concetto ETERNO (ad esempio, all'epoca degli Antichi Romani un uomo che metteva una toga con tanto di gonnellino era normale, mentre al giorno d'oggi nella nostra stessa Italietta le gonne sono per le donne e un uomo che ne mette una è un'anomalia, e un sacco di gente prende in giro la Scozia perché gli uomini in alcune occasioni indossano il kilt). Anzi, più si indaga con i "gender studies" (gli studi sul genere, sempre nati in ambito accademico e sociologico) sul genere più si scopre che molte delle caratteristiche che attribuiamo a uomini e donne sono arbitrarie e costrutti sociali, e che il sesso biologico che determina in modo certo e inattaccabile le differenze fisiche tra maschi e femmine non sempre determinerà in modo certo e inattaccabile le differenze psicologiche, morali e comportamentali tra uomini e donne.
Dal genere sono nate le definizioni di stereotipi di genere, i ruoli di genere, le norme di genere, l'essenzialismo di genere, la violenza di genere, l'educazione di genere e un sacco di altre definizioni che non mi addentrerò a spiegare perché sarebbe troppo lungo, ma che ai fini del nostro discorso servono a farvi capire che IL GENDER non è un mostro a tre teste, e che in italiano abbiamo un bellissimo equivalente, IL GENERE, che potremmo cominciare a usare, se siamo così preoccupati che la lingua italiana scompaia e che siamo stati colonizzati dal mondo anglosassone.

IDENTITA' DI GENERE/GENDER IDENTITY: Uuuuuuh, aiuto, continuate a tremare, ho scritto di nuovo la parola "gender". Beh, cosa sarà mai questa spaventosa parola? L'identità di genere è "quello che sentiamo di essere", uomini, donne o (in alcuni casi molto rari che NON verranno insegnati a scuola ai vostri pargoli) un misto di tutti e due o nessuno dei due. Non esiste una "identità gender" gay perché essere gay è un orientamento sessuale e sicuramente non esiste una "identità gender" transessuale perché una persona transessuale si identifica o come un uomo o come una donna. Anzi, vi dirò di più: TUTTI abbiamo un'identità di genere, anche se fino a dieci minuti fa non conoscevamo questo termine. Anche io che sono nata biologicamente donna sento di essere una donna (identità di genere), perché il mio sesso biologico è allineato con il mio genere (femminile). Invece le persone transessuali hanno il sesso biologico in collisione con il genere (magari una persona che si identifica come donna è nata nel corpo di un uomo, o una persona che si identifica come uomo è nata nel corpo di una donna), e per riallineare il corpo con lo spirito devono cambiare sesso.

ORIENTAMENTO SESSUALE/SEXUAL ORIENTATION: L'attrazione fisica e sentimentale che tante persone provano per i membri dello stesso sesso e/o genere (omosessualità), dell'altro sesso e/o genere (eterosessualità), tutti e due i sessi e/o i generi (bisessualità/pansessualità), nessun sesso e/o genere (asessualità) o qualsiasi sesso e/o genere per pochissimo e solo se si creano le condizioni adatte (demisessualità). Anche se nella nostra società per secoli tutto quello che non era eterosessualità è stato vessato, oppresso, cancellato, nascosto, punito, ucciso e discriminato, in altre società chi non è etero non è visto a prescindere come una persona perversa, promiscua, definita solo dal numero di persone che si porta a letto, pedofila e intenzionata a prendere possesso del governo per estinguere il genere umano, e viene riconosciuto che tutte queste cose sono CALUNNIE. E anche se è indubbio che un uomo e una donna che vanno a letto insieme (a meno che non abbiano problemi riproduttivi o non usino precauzioni) possano procreare mentre chi è omosessuale non possa (a meno che non ricorra alla fecondazione assistita o non usi il "vecchio metodo" con una persona del sesso opposto), non c'è scritto da nessuna parte che l'eterosessualità sia equilibrio, bontà e fertilità a prescindere e l'omosessualità sia squilibrio, malvagità e sterilità a prescindere. Oltretutto l'orientamento sessuale, qualsiasi orientamento sessuale, NON C'ENTRA UN CAZZO con l'identità di una persona, perché ha a che fare con "chi desidero e amo al di fuori di me" e non con "chi sono". Quindi una donna lesbica non è meno donna di una donna etero, e un uomo gay non è meno uomo di un uomo etero, e un uomo o una donna bisessuale o pansessuale non è una creatura nel mezzo che deve decidere se essere uomo o donna, e un uomo o una donna asessuale o demisessuale non è una specie di essere indefinito che si trattiene per un tabù religioso, ma una persona che davvero non ha interesse o ha scarsissimo interesse per il sesso e per l'amore.

ESPRESSIONE DI GENERE/GENDER EXPRESSION: Il modo in cui una persona decide di esternare il proprio genere di appartenenza, quindi il modo in cui una donna (sia che sia nata col corpo di una donna sia che sia nata col corpo di un uomo) decide di dimostrare il suo sentirsi donna e il modo in cui un uomo (sia che sia nato col corpo di un uomo sia che sia nato col corpo di una donna) decide di dimostrare il suo sentirsi uomo. C'entra con le convinzioni e le convenzioni che attribuiamo al genere maschile e al genere femminile nella nostra società, ma non è strettamente collegato all'orientamento sessuale di un individuo. Ad esempio, io che sono una ragazza etero non sono meno donna di altre perché mi trucco pochissimo, preferisco le scarpe basse perché i tacchi non li so portare, ho uno scarsissimo interesse per i bambini, vedo come finte e melense quasi tutte le commedie romantiche e mi sento più a mio agio con jeans e maglietta, e non sono più donna di altre perché amo i capelli lunghi, le magliette e i pantaloni con un taglio un po' più femminile di una t-shirt o un jeans unisex, mi piace cucinare anche se non sono una cuoca provetta, non mi piace fare a botte ma preferisco risolvere un problema con il dialogo e sono scarsa in matematica. E ci sono un sacco di ragazze bisessuali o lesbiche più convenzionalmente maschili di me o più convenzionalmente femminili di me senza che il modo in cui esprimono il loro genere femminile, il loro sentirsi donne, influisca sulla autenticità del loro essere donne. Possiamo stare qui a dibattere per secoli sul fatto che essere accusati in quanto omosessuali di non essere "veri uomini" o "vere donne" abbia reso più libere e meno tradizionalmente virili o femminili alcune persone, ma il discorso non si sposta di una virgola. Se una persona si identifica come uomo/donna, è un uomo/una donna, e non cambia idea perché un giorno si veste di rosa e uno di azzurro.

TRANSESSUALITA'/CISSESSUALITA': Avete presente il discorso che vi ho fatto prima sull'avere il genere e il sesso allineati o in collisione? E' la differenza che passa tra una persona transessuale e una cissessuale. Adesso potreste fare un salto sulla sedia, ma se vi sentite uomini/donne e avete un sesso biologico maschile/femminile, siete proprio quella strana parola che ho appena menzionato, CISSESSUALI. Anche se non conoscevate l'esistenza di questo termine, significa che siete il contrario di una persona transessuale, e che molto di quello che una persona transessuale sperimenterà voi non lo sperimenterete mai, e viceversa. Significa che in un mondo dove tante persone terrorizzate dalla teoria del gender vedono chi è transessuale come un mostro, voi siete avvantaggiati perché siete visti come la norma, e che vi potete permettere di sparare a zero sul dolore e sull'odio di una persona transessuale verso il proprio sesso biologico che non combacia con la sua identità di genere senza che siate perseguiti legalmente perché siete più in alto nella gerarchia sociale, ad esempio banalizzando la questione e sfottendola con frasi come "Voglio che sulla mia carta di identità sia scritto che ho gli occhi azzurri anche se li ho marroni, per favore, non discriminatemi, io sento di avere gli occhi azzurri e se non cambiate questo dato è discriminazione." Significa che vi potete permettere di darle della pazza, della malata, della persona pericolosa e promiscua proprio come (con più fatica perché c'è meno ignoranza su questo) potete fare la stessa cosa con una persona omosessuale o bisessuale/pansessuale, che se diventerà il bersaglio delle vostre calunnie e della vostra violenza a scuola o sul posto di lavoro le sanzioni contro di voi saranno minime e se la persona transessuale otterrà giustizia sarà una cosa così rara che finirà sui giornali, e che vi potete permettere di dirle che deve farsi curare diventando cissessuale come voi, sia con un lavaggio del cervello indotto da psicologi e psichiatri sia con le intimidazioni fisiche e verbali e con gli stupri. E anche se capisco che sia ideologia credere che chi è cissessuale non sia più uomo o più donna di chi è transessuale perché quello che conta di più di un individuo non è il suo corpo ma la sua anima, la sua identità e non il suo sesso, NON è un'ideologia dire che in quanto esseri umani le persone transessuali (come chi ha un orientamento sessuale che non sia l'eterosessualità) vanno lasciate in pace e non cercate di riconvertire, uccidere, picchiare o discriminare sulla base di speculazioni azzardate e falsi miti.

Se siete arrivati fin qui senza svenire, avere un infarto o essere stati convertiti al Gender, significa che forse tanto mostruosa la verità non era, e che se non vi causa un infarto farlo potreste pure condividere quello che ho scritto e aiutare a fare un po' di chiarezza. A proposito, L'IDEOLOGIA DEL GENDER non esiste.

Recensione | Film | Water Lilies

Titolo originale: Naissance des Pieuvres
Titolo internazionale: Water Lilies (in Italia non è mai uscito)
Regista: Céline Sciamma
Interpreti: Pauline Acquart, Louise Blachère, Adèle Haenel, Warren Jacquin
Anno: 2007
Lingua originale: Francese
Genere: Drammatico, Coming of Age
Sceneggiatura: Céline Sciamma
Musiche: Para One
Fotografia: Crystel Fournier
Link che mi hanno aiutata a scrivere questa recensione: 12345

Trama in breve, mi serve perché mi dilungherò su altro:
Marie, un’adolescente introversa, assiste allo spettacolo di nuoto sincronizzato della sua estroversa amica Anne, e si innamora sia dello sport sia di Floriane, la bellissima capitana della squadra di un livello superiore ad Anne. Pur di starle vicina decide di iscriversi anche lei in piscina, e attraverso l’amicizia che instaura con Floriane (accantonando quella con Anne) ha l’occasione di scoprire la propria sessualità; di studiare la percezione che gli altri hanno di lei, di Floriane e di Anne; e di comprendere le differenze tra il suo amore e l’amore di Anne per François, il fidanzato di Floriane, e il sentimento confuso che Floriane sembra manifestare sia per il ragazzo sia per lei stessa.

Prima premessa: Nonostante quello che potreste sentire in giro, questo film non ha nulla a che vedere con “Fucking Åmål”, di cui ho parlato qualche giorno fa. Non ne è una scopiazzatura, non è liberamente ispirato, le somiglianze che si possono trovare sono veramente minime (la storia d’amore tra una bruna riservata e una bionda con una reputazione da troietta e magari il fatto che siano entrambi film indipendenti) e trovo riduttivo fare una recensione dell’uno paragonandolo all’altro.
Seconda premessa: A differenza di “Fucking Åmål”, che è una commedia apertamente adolescenziale e gay, “Water Lilies” può anche non essere considerato un film gay, perché, nel cinema di Céline Sciamma, molto dipende dall’interpretazione che si dà all’opera.

Di sicuro è un film sull’adolescenza, e uno di quelli che si vedono rarissimamente nella vita. Ha una bellezza eterea, silenziosa (i dialoghi sono pochissimi e la musica c’è giusto all’inizio e alla fine e nei momenti salienti), stilizzata (l’unico segno di modernità è un cellulare che compare in una scena in croce), di quella che sotto la pelle nasconde molto altro, e che lascia trasparire i tormenti interiori delle protagoniste dai loro sguardi, caldi e vivi.

In questo senso, “Water Lilies” è l’opposto di “La Solitudine dei Numeri Primi”, perché anche se dobbiamo metterci lì a dire la nostra sulle motivazioni intrinseche delle protagoniste, su quello che le fa agire e su cosa pensino e sul perché siano attratte dal rispettivo interesse amoroso, non c’è nessuna ipocrisia: la regista stessa ha ammesso di aver lasciato ambigui questi aspetti, e per una buona ragione. Ha deciso di girare un film che potesse essere accettato e discusso dalla maggioranza, che trascinasse quanta più gente possibile a vederlo, che facesse immedesimare ragazze eterosessuali, bisessuali, lesbiche, pansessuali, anche ragazzi di qualsiasi orientamento. Ha fatto questo invece di renderlo un film militante e di nicchia – anche se lei stessa considera comunque l’averlo girato “un atto politico”. C’è un bel commento su Rotten Tomatoes di cui ricordo il senso ma non le parole esatte, e dà senz’altro da pensare: “Water Lilies” è uno di quei rarissimi film sulla sessualità femminile che non è concepito per far arrapare gli uomini in sala ma per far identificare le donne che hanno provato determinati sentimenti nell’adolescenza.

Infatti al centro della vicenda ci sono tre quindicenni appassionate di nuoto sincronizzato, e le riprese nello spogliatoio, in acqua, le riprese dei loro corpi seminudi, in costume da bagno e in biancheria abbondano, ma tutto questo è mostrato SENZA UN BRICIOLO di voyeurismo. Tutto è visto come una cosa normale, naturale, personale – come se noi spettatori fossimo una di quelle ragazze e ci sentissimo legittimati a guardarle. Pur amando “Carrie, lo sguardo di Satana” di Brian De Palma, riconosco che ci sia un abisso tra la sua scena iniziale negli spogliatoi femminili (qui) e l’opening di “Water Lilies” negli spogliatoi femminili (qui). La prima è chiaramente girata per fantasticare, è sognante, estranea, guarda le ragazze con attrazione; la seconda è neutra, da persona che vede certe cose tutti i giorni allo specchio, che sa riconoscere la cruda realtà quando ce l’ha sotto gli occhi, invece di immaginare come potrebbe essere spiando dal buco della serratura.

Molto del film ruota attorno alla cruda realtà, anche nella rappresentazione delle tre protagoniste. Ho scritto che sono mostrate senza alcun voyeurismo, ed è vero; ma non è un film che le presenta come delle bambine asessuate/stucchevoli e c’è grande attenzione verso i loro desideri romantici e carnali, come è giusto che sia quando si vuole girare un film sincero sull’adolescenza, e non la versione edulcorata che consenta ai genitori di negare lo sviluppo delle figlie.

Al centro di tutti gli intrecci amorosi c’è Marie, una ragazza che, almeno a prima vista, sembra più immatura delle altre: sempre ombrosa e in disparte, con la sua coda di cavallo e le sue t-shirt anonime, il suo corpo minuto e sottosviluppato (a vederla le daresti dodici anni anziché quindici) del quale si vergogna (pensa di avere un braccio più lungo dell’altro, quando deve cambiarsi nello spogliatoio indugia e si slaccia il reggiseno sotto la maglietta). Andando a scavare si scopre che Marie è una repressa: ha un’energia interna che tenta di soffocare in continuazione finché non esplode da sola – vedi la scena in cui beve con calma un succo di frutta mentre sta aspettando Floriane e all’improvviso lo getta a terra e lo schiaccia con veemenza – e c’è chi lo attribuisce a un’omosessualità repressa della quale comincia a malapena a rendersi conto quando si innamora di Floriane.
Marie sa di essere repressa, di lasciarsi dominare troppo, di essere simile alla sua testuggine e di portare addosso una corazza per evitare di essere ferita (esemplificativa è anche la scena in cui di punto in bianco dà una spinta violenta alla testuggine nella sua vaschetta, la testuggine si ritira nel guscio e Marie lascia ricadere il braccio, rassegnata), quindi a volte se la prende con se stessa, e il suo conflitto interiore è tale che non di rado è crudele con la sua migliore amica Anne quando non ce ne sarebbe alcun bisogno – motivo per cui Marie è il personaggio che mi piace di meno – e quando Anne si caccia nei guai Marie si preoccupa troppo poco per lei. C’è chi direbbe che sia manipolata da Floriane e stia ancora tentando di decidere a chi deve la sua lealtà, e posso accettarlo; ma per me è solo un’attenuante perché non riesco ad identificarmi più di tanto in lei (forse non ho vissuto i suoi specifici problemi col corpo, forse non ho avuto i suoi specifici problemi di lealtà, forse non essendo omosessuale non ho provato il suo angst e il suo tipo di repressione). La cosa che però mi ci fa identificare, e si tratta di un’altra caratteristica peculiare del personaggio, è che Marie è un’osservatrice, una che si interroga su quello che le passa davanti agli occhi e che prima di agire ci pensa su venti volte. Oh, e on top of that, grazie alle sue capacità di osservazione e alla sua consapevolezza, una volta sviscerato il pg si scopre che è la più matura di tutte.

Con Floriane, invece, la Sciamma ha spiegato che intendeva esplorare “l’aspetto difficile dell’essere una bella ragazza.” Il film è molto realistico in questo senso perché dice una verità – confermata da Rosalind Wiseman nel libro “Queen Bees and Wannabes” – che un sacco di altre pellicole non mostrano: mentre di solito al cinema le ragazze bellissime e con una sensualità naturale sono circondate di amici di entrambi i generi, sono popolari e coinvolte e hanno il mondo ai loro piedi, in “Water Lilies” Floriane è una specie di emarginata. La sua bellezza le consente di ottenere l’attenzione di molti ragazzi, che tuttavia la considerano solo un oggetto sessuale da esibire e da impalmare, e come se non bastasse non ha neanche un’amica perché le ragazze sono troppo invidiose di lei e l’hanno etichettata come troia anche se è ancora vergine.
La sua bellezza le impedisce di scendere oltre un certo livello nella gerarchia sociale, ma non la rende né felice né amata anche perché Floriane non sa più chi è: confonde la vera se stessa (che neppure conosce a fondo) con le dicerie sulla sua presunta troiaggine, e le alimenta indossando una maschera da sfrontata e disinibita, maschera che rifiuta di abbandonare persino quando Marie si dimostra innamorata di lei come persona. Floriane è molto più vulnerabile e meno matura di quella che sembra a prima vista, e credo sia questo il motivo per cui ci sia più focus su di lei rispetto ad Anne tra molti fans del film – oltreché per il rapporto che ha con Marie. A proposito di questo, Floriane la manipola dall’inizio alla fine perché è abituata ad usare il suo corpo per ottenere quello che vuole, e tutto quello che vuole è un’amica, una che le pari le spalle quando i ragazzi ci vanno troppo pesanti con lei, una che si interessi alla sua sicurezza e una con cui possa passare dei momenti di intimità, complicità, leggerezza. È perfettamente cosciente dell’attrazione di Marie e le manda segnali contraddittori (il modo in cui la tocca, la incoraggia, le fa complimenti, le si avvicina alla bocca, dice di non voler andare a letto con François contrapposto al suo costante interesse verso i ragazzi) senza intuire quanto facciano male, e che Marie non prenda l’iniziativa (almeno fino alla fine) perché è confusa da lei e teme di essere rifiutata. E infatti alla fine Marie sceglierà di essere amica dell’unica persona non abusiva che conosca.

Prima di presentare Anne, devo fare una precisazione su uno dei tanti pregi di “Water Lilies”: ha preso degli archetipi/stereotipi (l’estroversa cicciottella, la timidona smilza, la bellissima troietta) esclusivamente per farne delle deconstructions, per smontarli e mostrare cosa ci sia dietro. Quello che è successo per Marie e Floriane vale anche per Anne: al di là della migliore amica che ti spinge a fare le cose, che ti trascina qua e là, che porta avanti la conversazione, si cela una persona terribilmente sola, anche timida, e di certo molto insicura. Anne, come molte ragazze grasse che si sono sviluppate presto (ha un seno prosperoso, è piena di curve, ha lineamenti molto femminili), si sente invisibile, impermeabile agli occhi dei ragazzi malgrado la sua sessualità, prorompente come quella di Floriane ma meno attraente per parecchi. Perciò è plausibile che tenti di mostrare solo il lato migliore di sé, il buon carattere solare che le permetta di farsi vedere per un po’.
A tratti si rende conto del potere che deriva dal suo corpo, a tratti no, e di certo non sa gestirlo. Esempi della sua consapevolezza sono le gonne che indossa spessissimo, le magliette dai tagli femminili – su di lei abbondano il rosso, il nero, contrasti forti – e il fatto che a differenza di Marie la vediamo truccata qualche volta. Esempi della sua ingenuità sono invece il suo atteggiamento giocoso, le decorazioni con stelline e cuoricini che ha sulle magliette, la scena in cui dopo essersi spruzzata il deodorante lo assaggia spruzzandoselo in bocca e tossisce dandosi della stupida, il modo in cui si siede a gambe aperte nonostante abbia la gonna.
E sulla sua insicurezza, be’, come non citare l’opening che la vede come una gigantessa fuori posto in mezzo a tante ragazzine minute, non sviluppate e carine? O quando aspetta di restare sola nello spogliatoio prima di cambiarsi, tenendo addosso l’asciugamano e giustificandosi con “ho il costume che deve ancora asciugarsi”, perché si vergogna di farsi vedere nuda dalle altre, viste come “più belle” e “migliori”? Naturalmente anche Anne è una preda facile dei ragazzi incalzati dagli stereotipi del duro e dell’uomo “virile”, che devono considerarla davvero disperata, una che farebbe qualsiasi cosa pur di ottenere la loro attenzione e che possono rigirarsi come vogliono. Questo è proprio quello che succede con François, che siccome non riesce a rimediare una scopata con Floriane la usa per un po’ di sesso, dal momento che Anne passa i tre quarti del film a corteggiarlo. La vittoria Anne ce l’ha quando lo rifiuta – in maniera davvero molto eloquente, devo dire – alla fine, dopo essersi infusa nuovo coraggio grazie all’amicizia di Marie, con la quale ha scambiato anche un bacio perché “nella sua lista di cose da fare per arrivare alla maturità non aveva ancora spuntato il primo bacio”. Sono cose che succedono tra amiche e che spesso e volentieri non implicano attrazione sessuale, solo desiderio di sperimentare, giocare e vicinanza emotiva.

Speaking of François, qui arriviamo a una grande pecca del film: il modo in cui vengono rappresentati gli uomini. Sembra che siano solo esseri neutri che a malapena parlano e che servono a farsi traghettare verso la maturità, a parte François sono sullo sfondo, molestatori e allenatori violenti senza una battuta che sia una e con un atteggiamento di superiorità/dominanza, e a giudicare da come viene mostrata la relazione tra Floriane e François non c’è alcuna complicità tra di loro, stanno solo lì a pomiciare e a sorridersi e nel frattempo si cornificano. Non parliamo poi del modo in cui François illude Anne, by God, cerca di sedurla con sguardi da cucciolo bagnato ma durante il sesso con lei è brutale, non la bacia neppure e non pensa minimamente a darle piacere, sembra che si stia fottendo una realdoll – infatti alla fine Anne si arrende e sta sotto a subire, insomma, quasi come uno stupro. Proprio il contrario della scena di sesso tra Floriane e Marie (Floriane le chiede di sverginarla per prepararsi a François, dato che “se scopre che non sono davvero una troia è finita”), in cui Marie la guarda spesso, è impacciata, è preoccupata del suo benessere e dimostra tanta sensibilità quanta ne manca al maskioH della situazione.
Ora, anche se la regista dice che in questo film non c’è alcuna visione degli uomini, io non sono d’accordo, e per quel poco che si vedono fanno davvero schifo. È una rappresentazione che mi dà fastidio, la trovo superficiale e antifemminista – sì, avete letto bene: antifemminista. Ridurre i ragazzi a bestie assassine sempre vogliose, senza sensibilità, debolezze, ferite, conoscenze, progetti, sentimenti e pensieri è schiaffarli in una categoria con una brutta nomea, è stereotiparli e fare esattamente ciò che i maschilisti fanno con le donne. I ragazzi non devono per forza essere interessi amorosi, ma possono essere compagni di vita in altri modi, come amici, fratelli, conoscenti, colleghi, padri, nonni, cognati e così via, e siccome il mondo appartiene alle donne quanto appartiene agli uomini, il rispetto va mostrato anche nei loro confronti.

Parlando invece degli altri pregi di questo film, c’è il simbolismo del nuoto sincronizzato. Céline Sciamma ha spiegato che da ragazza ne era appassionata, e che ragionandoci ha capito che esprima molto della condizione delle ragazze nella società. È l’unico sport al mondo solo femminile, ed è l’unico sport al mondo dove devi fingere di non star facendo uno sport. In superficie le ragazze sembrano tutte uguali, fanno tutte gli stessi movimenti, sorridono e sono truccate come bambole; ma sott’acqua, dove devono scalciare e bilanciare per mantenersi a galla, stanno facendo un lavoraccio infame, il prezzo da pagare per essere considerate attraenti. La trovo una metafora originale della condizione femminile e che si sposa bene con il resto del film, che dice cose che di rado ho sentito dire finora, e di sicuro non al cinema.

TL;DR: “Water Lilies” mi è piaciuto sebbene abbia i suoi difetti. Mi è piaciuto per la sua originalità, per la sua audacia, per le verità che mostra, per le metafore, perché passa il Bechdel Test più di dieci volte, e per la meravigliosa scena finale con la musica “acquatica” e delicata di Para One.

Mie scene preferite:
Marie nella vasca da bagno – in costume e con la testuggine – che cerca di muoversi come le ragazze che ha visto allo spettacolo nell’opening e ha praticamente già deciso di iscriversi; Anne e Marie che si schizzano con la bottiglia d’acqua e ridono; Floriane e Marie che parlano di molestie a tratti con leggerezza a tratti con gravità; la scena in discoteca in cui si vede che Marie è bloccata e Floriane sta tentando di raggiungere i suoi scopi; le due scene di sesso speculari; la scena finale.

Link utili: 

Water Lilies su Wikipedia
Water Lilies COMPLETO su YouTube in francese con sottotitoli in portoghese (se conoscete una di queste lingue, guardatelo)