Pubblicità: Nikita Gill

Da alcuni mesi sono venuta a conoscenza di un'artista di valore di cui per mancanza di tempo non ho mai scritto, ma rimedio immediatamente e vi regalo una poesia a cavallo del 2015 e del 2016. 😉

Anzi, più di una, dal momento che sto per parlare di 

Nikita Gill,
o altrimenti detta: come il web ti scopre laddove il mondo reale ti rifiuta

La ragazza nell'immagine è proprio Nikita, una ventottenne britannica di origini indiane, che si è beccata ben 137 porte chiuse in faccia dalle case editrici tradizionali quando ha cercato di far pubblicare le sue poesie. Non si è persa d'animo e nel 2014 ha deciso di lanciare il suo blog, Meanwhile Poetry (che tradurrei come "E intanto poesia" o "Nel bel mezzo della poesia"), dove ha ricevuto tutto il caloroso entusiasmo del popolo del web, in particolare da parte di sue coetanee o ragazze più giovani, che si sono sentite toccate dall'immagine delle donne che nei suoi lavori proponeva. E già, perché Nikita Gill è anche e soprattutto una poetessa femminista, che, come ha dichiarato in un'intervista a Vocativ, "ama concentrarsi sull'emancipazione femminile attraverso la poesia". Ha avuto la fortuna di avere un padre progressista che le ha sempre detto che fosse una leonessa (termine che ricorre molto spesso negli articoli che parlano di lei e nelle sue poesie), e che nessuna persona avesse il diritto di farla sentire inferiore. E sono stati proprio questi sentimenti, assieme a un linguaggio semplice, disincantato e diretto, a far ritrovare così tante persone nel suo lavoro. Oltretutto, grazie alla sua esperienza di blogger, è un ottimo esempio di come la tradizione si possa fondere con le nuove tecnologie, e grazie alle sue origini indiane, le sue poesie assumono anche un significato politico e militante, denunciando la scarsità di poetesse indiane, africane e di colore.

Al momento ha raccolto le sue poesie in un manoscritto, "Your Soul Is a River" ("La Tua Anima E' un Fiume", NDT), e sotto un'etichetta propria ha anche pubblicato in formato ebook una serie di racconti brevi. E' inoltre un'artista concettuale che sceglie, crea e modifica da sé le foto che fanno da sfondo ai suoi versi, e di cui esistono tanti begli esempi nei link che vi metterò qui sotto. Condivide i suoi lavori quasi sempre su Instagram e Tumblr, ma è diventata così famosa, e le sue poesie sono diventate così virali, che hanno interessato anche siti come Buzzfeed e Vocativ, a cui ha concesso un'intervista (vi mando il link).

Di cosa scrive e come lo scrive?

Penso che le sue poesie siano belle perché sono mosse sempre da uno spirito di contestazione, di sfida e di rifiuto delle convenzioni (la convenzione che una donna debba essere inferiore a un uomo, che una donna debba sempre essere a sua disposizione, che una donna debba cercarlo e sentirsi a pezzi quando lui l'abbandona, che una donna non possa avere un mondo interiore ricco e bastare a se stessa, che per gli altri sia facile smantellarne l'identità e la voglia di dire, essere, prendere e fare, che una donna non possa assumersi le sue responsabilità, che non possa imparare dai suoi errori rialzandosi e contando sulle proprie forze), e perché, come ha ammesso lei stessa, vengono direttamente dal cuore.

Nikita Gill non scrive in un inglese perfetto, fluente o elegante, ma con un linguaggio molto spiccio e quotidiano (che nella mia ignoranza immagino sia stato causa dei suoi rifiuti quando ha provato con la pubblicazione tradizionale..) che, proprio per la sua immediatezza, sa di vita vissuta, di esperienza reale e assolutamente universale.

Chi mi conosce sa che i miei tentativi poetici sono sempre andati in quella direzione, perché se la poesia sta morendo al giorno d'oggi è anche e soprattutto per una mancanza di basi concrete e di un linguaggio "alla mano", che riflettesse come in uno specchio la vita di tutti i giorni e in cui le persone potessero indentificarsi, anziché vederla come un esercizio fine a se stesso, volatile e troppo svincolato da quello che è terreno. E anche se alcuni puristi non ammetterebbero mai queste contaminazioni, penso che la chiave del successo di Nikita stia tutta qui. Assieme a una grandissima attenzione a tematiche che al giorno d'oggi sono attualissime, sotto i riflettori (l'emancipazione femminile) ma che di fatto sono sempre state universali (le lotte interiori ed esteriori che ogni essere umano prima o poi si ritrova ad affrontare e come impedire al resto del mondo di provocarci troppe ferite).

Vi confesso che se cercassi di scrivere qualche riga sul suo stile non riuscirei ad analizzarlo, e non riuscirei a far capire come mai dei versi così brevi (talvolta sembrano quasi delle strofe di una poesia più grande), che prendono argomenti talvolta così scontati, mi siano risultati invece originali, evocativi, schietti e come mai mi abbiano colpito. Quindi faccio parlare lei dedicando a chi mi segue una delle sue poesie che io amo molto, e che spero vi piaccia per lo meno uno 0,1% di quanto è piaciuta alla sottoscritta.

Ci vediamo l'anno prossimo, continuate a seguirmi!

A thing does not have to be pure to be beautiful. Purity is a manmade ideal that creates boundaries and prisons. Beautiful things must only be wild and true to themselves – their freedom is their beauty

 

Link utili:

Meanwhile Poetry
Nikita Gill su Facebook
Nikita Gill su Vocativ

Cos’è il Gender?

Ho scritto alcune cose su Facebook che ho deciso di pubblicare pure qui, nella speranza di facilitarne la diffusione:

Ci provo, per l'ennesima volta, a chiarire qualche termine.


L'IDEOLOGIA DEL GENDER non esiste, nel senso che non esiste nessun complotto atto ad omosessualizzare la società, convertire i bambini al lato oscuro spingendoli ad una sessualizzazione precoce e facendogli scoprire l'autoerotismo (lo scopriranno da soli, cari genitori, non abbiate dubbi su questo, anche se cercherete di fargli credere alla storia della cicogna finché non saranno maggiorenni…) e renderci una società caotica destinata a distruzione e rovina.
Esistono alcuni termini che sono stati stravolti e inseriti in un'accozzaglia di informazioni frammentarie, inventate o distorte per creare il panico nei genitori giustamente preoccupati del benessere della loro prole.

IDENTITA' SESSUALE/SEXUAL IDENTITY: Anche se viene usata spesso al posto di "orientamento sessuale"/"tendenze sessuali", non significa "sono omosessuale o eterosessuale o bisessuale o pansessuale o demisessuale o asessuale". Significa tutto quello che attinge alla sfera sessuale di un individuo (identità di genere, sesso biologico, orientamento sessuale, espressione di genere), e non è diversa dalla parola SESSUALITA'. Accorpa tutto quello che un individuo può essere, quindi ad esempio la MIA identità sessuale è di "una ragazza (identità di genere) nata col corpo di una ragazza (sesso biologico) che si innamora ed è attratta da uomini e quindi è eterosessuale (orientamento sessuale) e in quanto alla femminilità non è né super femmina né un maschiaccio (espressione di genere)". Ed è talmente obsoleta che in inglese non la usa quasi più NESSUNO, perché crea solo confusione ed esistono un sacco di termini più specifici e più precisi.

SESSO BIOLOGICO/BIOLOGICAL SEX: L'insieme di caratteristiche anatomiche con cui una persona, qualsiasi persona, viene al mondo. Anche se le religioni ebraica e cristiana dicono che "Maschio e femmina Dio li creò", persino la scienza riconosce che oltre al sesso maschile e al sesso femminile esistono le persone intersessuali, quelle che hanno cromosomi che non sono né XY né XX (sindrome di Klinefelter, sindrome di Turner, pseudoermafroditismo maschile o femminile), e che ogni tanto nascono con entrambi i genitali o caratteristiche di tutti e due i sessi, e che dal momento che nella nostra società sono viste come scabrose, da nascondere e da evitare, subiscono la violenza di avere i loro genitori che tirano a sorte, decidono se crescerle come maschi o come femmine e le privano di una parte delle loro caratteristiche anatomiche asportandole chirurgicamente quando le persone intersessuali non sono abbastanza grandi per decidere da sole. Per la cronaca, l'intersessualità è un insieme di VARIE possibilità di alterazioni cromosomiche, e quindi, dal momento che racchiude più realtà, non è un "terzo sesso", e sempre per la cronaca, NESSUNO vuole far diventare i vostri figli intersessuali.

GENERE/GENDER: Oddio, Oddio, tremate, tenetevi forte, prendetevi lo spray per l'asma, prendete il defibrillatore, adesso vi dirò cosa sia questa pericolosissima parola! Il genere è un concetto nato in sociologia che designa i ruoli sociali dati al maschile o al femminile. E' quell'insieme di convinzioni e convenzioni che determinano cosa per noi sia "un uomo" e cosa per noi sia "una donna", e che suddividono il genere umano in genere maschile e genere femminile. Descrivono le caratteristiche psicologiche che secondo noi hanno gli uomini in comune tra di loro o le donne in comune tra di loro, come gli uomini si dovrebbero vestire per essere identificati in quanto uomini e come le donne si dovrebbero vestire per essere identificate in quanto donne, ecc. ecc. Il genere non è un concetto UNIVERSALE (ad esempio, in altre culture nessuno vede niente di strano in un uomo che si trucca o si depila, mentre nella nostra cultura sono cose quasi obbligatorie per le donne e opzionali e talvolta bizzarre per gli uomini) e non è un concetto ETERNO (ad esempio, all'epoca degli Antichi Romani un uomo che metteva una toga con tanto di gonnellino era normale, mentre al giorno d'oggi nella nostra stessa Italietta le gonne sono per le donne e un uomo che ne mette una è un'anomalia, e un sacco di gente prende in giro la Scozia perché gli uomini in alcune occasioni indossano il kilt). Anzi, più si indaga con i "gender studies" (gli studi sul genere, sempre nati in ambito accademico e sociologico) sul genere più si scopre che molte delle caratteristiche che attribuiamo a uomini e donne sono arbitrarie e costrutti sociali, e che il sesso biologico che determina in modo certo e inattaccabile le differenze fisiche tra maschi e femmine non sempre determinerà in modo certo e inattaccabile le differenze psicologiche, morali e comportamentali tra uomini e donne.
Dal genere sono nate le definizioni di stereotipi di genere, i ruoli di genere, le norme di genere, l'essenzialismo di genere, la violenza di genere, l'educazione di genere e un sacco di altre definizioni che non mi addentrerò a spiegare perché sarebbe troppo lungo, ma che ai fini del nostro discorso servono a farvi capire che IL GENDER non è un mostro a tre teste, e che in italiano abbiamo un bellissimo equivalente, IL GENERE, che potremmo cominciare a usare, se siamo così preoccupati che la lingua italiana scompaia e che siamo stati colonizzati dal mondo anglosassone.

IDENTITA' DI GENERE/GENDER IDENTITY: Uuuuuuh, aiuto, continuate a tremare, ho scritto di nuovo la parola "gender". Beh, cosa sarà mai questa spaventosa parola? L'identità di genere è "quello che sentiamo di essere", uomini, donne o (in alcuni casi molto rari che NON verranno insegnati a scuola ai vostri pargoli) un misto di tutti e due o nessuno dei due. Non esiste una "identità gender" gay perché essere gay è un orientamento sessuale e sicuramente non esiste una "identità gender" transessuale perché una persona transessuale si identifica o come un uomo o come una donna. Anzi, vi dirò di più: TUTTI abbiamo un'identità di genere, anche se fino a dieci minuti fa non conoscevamo questo termine. Anche io che sono nata biologicamente donna sento di essere una donna (identità di genere), perché il mio sesso biologico è allineato con il mio genere (femminile). Invece le persone transessuali hanno il sesso biologico in collisione con il genere (magari una persona che si identifica come donna è nata nel corpo di un uomo, o una persona che si identifica come uomo è nata nel corpo di una donna), e per riallineare il corpo con lo spirito devono cambiare sesso.

ORIENTAMENTO SESSUALE/SEXUAL ORIENTATION: L'attrazione fisica e sentimentale che tante persone provano per i membri dello stesso sesso e/o genere (omosessualità), dell'altro sesso e/o genere (eterosessualità), tutti e due i sessi e/o i generi (bisessualità/pansessualità), nessun sesso e/o genere (asessualità) o qualsiasi sesso e/o genere per pochissimo e solo se si creano le condizioni adatte (demisessualità). Anche se nella nostra società per secoli tutto quello che non era eterosessualità è stato vessato, oppresso, cancellato, nascosto, punito, ucciso e discriminato, in altre società chi non è etero non è visto a prescindere come una persona perversa, promiscua, definita solo dal numero di persone che si porta a letto, pedofila e intenzionata a prendere possesso del governo per estinguere il genere umano, e viene riconosciuto che tutte queste cose sono CALUNNIE. E anche se è indubbio che un uomo e una donna che vanno a letto insieme (a meno che non abbiano problemi riproduttivi o non usino precauzioni) possano procreare mentre chi è omosessuale non possa (a meno che non ricorra alla fecondazione assistita o non usi il "vecchio metodo" con una persona del sesso opposto), non c'è scritto da nessuna parte che l'eterosessualità sia equilibrio, bontà e fertilità a prescindere e l'omosessualità sia squilibrio, malvagità e sterilità a prescindere. Oltretutto l'orientamento sessuale, qualsiasi orientamento sessuale, NON C'ENTRA UN CAZZO con l'identità di una persona, perché ha a che fare con "chi desidero e amo al di fuori di me" e non con "chi sono". Quindi una donna lesbica non è meno donna di una donna etero, e un uomo gay non è meno uomo di un uomo etero, e un uomo o una donna bisessuale o pansessuale non è una creatura nel mezzo che deve decidere se essere uomo o donna, e un uomo o una donna asessuale o demisessuale non è una specie di essere indefinito che si trattiene per un tabù religioso, ma una persona che davvero non ha interesse o ha scarsissimo interesse per il sesso e per l'amore.

ESPRESSIONE DI GENERE/GENDER EXPRESSION: Il modo in cui una persona decide di esternare il proprio genere di appartenenza, quindi il modo in cui una donna (sia che sia nata col corpo di una donna sia che sia nata col corpo di un uomo) decide di dimostrare il suo sentirsi donna e il modo in cui un uomo (sia che sia nato col corpo di un uomo sia che sia nato col corpo di una donna) decide di dimostrare il suo sentirsi uomo. C'entra con le convinzioni e le convenzioni che attribuiamo al genere maschile e al genere femminile nella nostra società, ma non è strettamente collegato all'orientamento sessuale di un individuo. Ad esempio, io che sono una ragazza etero non sono meno donna di altre perché mi trucco pochissimo, preferisco le scarpe basse perché i tacchi non li so portare, ho uno scarsissimo interesse per i bambini, vedo come finte e melense quasi tutte le commedie romantiche e mi sento più a mio agio con jeans e maglietta, e non sono più donna di altre perché amo i capelli lunghi, le magliette e i pantaloni con un taglio un po' più femminile di una t-shirt o un jeans unisex, mi piace cucinare anche se non sono una cuoca provetta, non mi piace fare a botte ma preferisco risolvere un problema con il dialogo e sono scarsa in matematica. E ci sono un sacco di ragazze bisessuali o lesbiche più convenzionalmente maschili di me o più convenzionalmente femminili di me senza che il modo in cui esprimono il loro genere femminile, il loro sentirsi donne, influisca sulla autenticità del loro essere donne. Possiamo stare qui a dibattere per secoli sul fatto che essere accusati in quanto omosessuali di non essere "veri uomini" o "vere donne" abbia reso più libere e meno tradizionalmente virili o femminili alcune persone, ma il discorso non si sposta di una virgola. Se una persona si identifica come uomo/donna, è un uomo/una donna, e non cambia idea perché un giorno si veste di rosa e uno di azzurro.

TRANSESSUALITA'/CISSESSUALITA': Avete presente il discorso che vi ho fatto prima sull'avere il genere e il sesso allineati o in collisione? E' la differenza che passa tra una persona transessuale e una cissessuale. Adesso potreste fare un salto sulla sedia, ma se vi sentite uomini/donne e avete un sesso biologico maschile/femminile, siete proprio quella strana parola che ho appena menzionato, CISSESSUALI. Anche se non conoscevate l'esistenza di questo termine, significa che siete il contrario di una persona transessuale, e che molto di quello che una persona transessuale sperimenterà voi non lo sperimenterete mai, e viceversa. Significa che in un mondo dove tante persone terrorizzate dalla teoria del gender vedono chi è transessuale come un mostro, voi siete avvantaggiati perché siete visti come la norma, e che vi potete permettere di sparare a zero sul dolore e sull'odio di una persona transessuale verso il proprio sesso biologico che non combacia con la sua identità di genere senza che siate perseguiti legalmente perché siete più in alto nella gerarchia sociale, ad esempio banalizzando la questione e sfottendola con frasi come "Voglio che sulla mia carta di identità sia scritto che ho gli occhi azzurri anche se li ho marroni, per favore, non discriminatemi, io sento di avere gli occhi azzurri e se non cambiate questo dato è discriminazione." Significa che vi potete permettere di darle della pazza, della malata, della persona pericolosa e promiscua proprio come (con più fatica perché c'è meno ignoranza su questo) potete fare la stessa cosa con una persona omosessuale o bisessuale/pansessuale, che se diventerà il bersaglio delle vostre calunnie e della vostra violenza a scuola o sul posto di lavoro le sanzioni contro di voi saranno minime e se la persona transessuale otterrà giustizia sarà una cosa così rara che finirà sui giornali, e che vi potete permettere di dirle che deve farsi curare diventando cissessuale come voi, sia con un lavaggio del cervello indotto da psicologi e psichiatri sia con le intimidazioni fisiche e verbali e con gli stupri. E anche se capisco che sia ideologia credere che chi è cissessuale non sia più uomo o più donna di chi è transessuale perché quello che conta di più di un individuo non è il suo corpo ma la sua anima, la sua identità e non il suo sesso, NON è un'ideologia dire che in quanto esseri umani le persone transessuali (come chi ha un orientamento sessuale che non sia l'eterosessualità) vanno lasciate in pace e non cercate di riconvertire, uccidere, picchiare o discriminare sulla base di speculazioni azzardate e falsi miti.

Se siete arrivati fin qui senza svenire, avere un infarto o essere stati convertiti al Gender, significa che forse tanto mostruosa la verità non era, e che se non vi causa un infarto farlo potreste pure condividere quello che ho scritto e aiutare a fare un po' di chiarezza. A proposito, L'IDEOLOGIA DEL GENDER non esiste.

Alle sei del pomeriggio

Quanti di voi seguono il mio blog da diverso tempo e si ricordano di "Non credere alla finzione", il mio primo romanzo pubblicato online con licenza Creative Commons 3.0, la stessa di tutto il blog?
Vi ricorderete che all'epoca ho scritto che 
i personaggi secondari nel racconto ufficiale hanno troppo poco spazio e mostrano solo il peggio di sé, e che avrei voluto scrivere — e avevo in cantiere — una serie di one shot su di essi nella speranza di reintegrarne in minima parte la reputazione e mostrare quello che in screen non si vede, ossia un briciolo di introspezione che li renda più gradevoli.
Perciò oggi ho deciso di pubblicarne una su… Nina!
Come al solito, qualsiasi commento su questa mia piccola opera è ben accetto, purché rispettiate il Regolamento, che vi invito a leggere.
Detto questo, mi ritiro in un angolino e vi faccio leggere. Buona lettura!


Le sei del pomeriggio
(Nina) 

  Alle sei del pomeriggio, Acquarara si svuotava.
  I pullman dei turisti ripartivano per Sorrento sollevando una nuvola di polvere, le madri richiamavano i ragazzini che giocavano a pallone in piazza, i negozianti chiudevano bottega. Si rintanavano tutti nell’ombra delle loro case dai muri bianchi, per preparasi a consumare la cena, guardare la televisione, risolvere cruciverba, sferruzzare. E poi scegliere se andare a dormire alle nove e mezza o ritrovarsi di nuovo in piazza a parlare, o meglio, spettegolare del più e del meno. 
  Come se la loro vita fosse già finita, pensò Nina Salti con disprezzo, mentre tirava giù la saracinesca della sua tabaccheria. Rimase per un attimo piegata in due, gli occhi serrati, la bocca contratta; aveva sentito un’altra fitta alla schiena. Ma durò poco, quella volta, fu a malapena un’onda. Sospirando, la donna si raddrizzò, si lasciò scivolare il mazzo di chiavi nella tasca della gonna e si avviò giù per la strada silenziosa, dove l’oscurità ti avviluppava alla stregua del cappuccio di un impiccato.  
  Certo, c’era stato un tempo in cui queste cose non le sembravano così intollerabili. Un tempo in cui percorreva quella strada senza badare al silenzio, perché era troppo impegnata ad ascoltare i discorsi di Qualcun Altro. Un tempo in cui quasi non vedeva l’ora di tornare a casa a cucinare, e qualunque cosa avesse fatto quella sera le sarebbe andata a genio. Quando era sposata con Luigi.
  La madre di Alessandro svoltò a destra, nel vicoletto semibuio che conduceva alla piazza. Alcuni piccioni becchettavano avanzi di salatini accanto al bidone della spazzatura. Li sorpassò, continuando a ricordare Luigi.
  Lei aveva sempre avuto una cotta per lui, da ragazzina. Non l’aveva confessato a nessuno, ma quando lui era partito per Roma, intenzionato a diventare un fuoriclasse nello sport, Nina si era sentita abbandonata come se fossero davvero fidanzati. Eppure non si era mai illusa; si diceva che erano troppo diversi. Lui così gioviale, aggressivo, scanzonato, il migliore in tutto… e lei così insignificante, taciturna, bruttina, brava solo nelle faccende pratiche e quotidiane. Moriva dall’invidia nel vedere le sue conoscenti comprare capi d’abbigliamento pregiati, e poi riversare gli occhi su di sé, sciatta e vestita di lana e cotone, perché sua madre aveva l’ossessione per il risparmio. Giovanna Raggia non avrebbe mai attratto un uomo, questa era stata la martellante certezza della sua gioventù; meno che mai il grande Luigi Salti.
  E invece… Dio le aveva concesso un miracolo, nel settembre del 1984.
  Luigi Salti era tornato dalla Capitale, riluttante ma con l’aria di essersela spassata quanto bastava, e aveva pensato di “ritirarsi a vita tranquilla, sistemarsi”, ora che aveva provato sulla sua pelle quanto fastidio gli suscitasse la corruzione degli arbitri e degli allenatori.
  Il fantasma di un sorriso increspò le labbra della Nina del presente. Che cosa avrà trovato in me?, si chiese per l’ennesima volta dopo anni, mentre sorpassava la macelleria di Don Gioacchino.
  Forse la cosa fondamentale era che Nina aveva saputo ascoltarlo. Appena lui le parlava era attenta, muta, seria come non era capace di essere con nessun altro; lasciava che le sue confidenze la riempissero laddove c’era un enorme vuoto interiore. Luigi era il suo tramite con il mondo di fuori, era un uomo vero che a poco a poco si era affezionato a lei. Nei momenti migliori del loro matrimonio, Nina lo aveva considerato un prodigio vivente.
  La donna rischiò di inciampare in una buca del selciato. Si sorresse alle sbarre di un cancelletto, sentendo una nuova fitta di dolore – Luigi non aveva mai avuto dolori alle giunture per il troppo poco movimento, no affatto – e tremò appena quando una raffica astiosa di vento la colpì in pieno petto.
  C’era vento anche il giorno in cui suo marito era uscito di casa per la solita corsa mattutina, e le era stato portato via all’improvviso, senza motivo, se non quello di un arresto cardiaco.
  Quanto si era sentita disperata e spenta e smorta allora, con due figli a carico, di cui uno che si era rivelato una delusione perenne?
  Alessandro.
  Nina rabbrividì di stizza, si staccò dal cancelletto e continuò a camminare con rinnovata energia. Alessandro, così amorfo, grasso, insignificante. Un alienato, un disastro negli sport, il peggiore in tutto. Ma quel pomeriggio lei gliele aveva suonate di santa ragione, oh sì. Un altro quattro in italiano – e dire che blaterava tanto di voler fare lo scrittore! – e un’altra delusione.
  Calciò via una lattina vuota che le si parava sulla strada.
  Non era solo Acquarara a svuotarsi alle sei del pomeriggio. Anche Nina Salti lo faceva, tirando le somme della sua semivita.  

Recensione | Film | Due ragazze innamorate

Titolo originale: The Incredibly True Adventure Of Two Girls In Love  
Titolo italiano:  Due ragazze innamorate 
Regista: Maria Maggenti   
Interpreti: Laurel Holloman, Nicole Parker, Kate Stratford, Nelson Rodriguez, Maggie Moore
Anno: 1995
Lingua originale: Inglese 
Genere: Drammedia, Coming of Age
Sceneggiatura: Maria Maggenti 

Casa di produzione: New Line Cinema, Smash Picture
Musiche: Terry Dame

Adorabile. C’è una sola parola per esprimere al meglio questo film: adorabile. È il classico film che decidi di guardare una sera in cui non hai nulla da fare, appena compaiono i titoli di testa sullo schermo/senti la colonna sonora/assisti a certi shot lo trovi alquanto amatoriale, a mano a mano che la narrazione procede lo consideri "carino" e "fresco"… e ciononostante ti lasci sedurre da storia e personaggi, dalla sua aria da pièce teatrale e al contempo commedia romantica un po' fuori dagli schemi, ti ci affezioni, e completi la visione con un sorriso sincero stampato in volto. Era proprio quello di cui avevi bisogno, ti ha regalato allegria, emozioni e speranza, è stata un'esperienza sicura ma euforizzante. Un po' come il primo amore per alcune persone

Perché di questo si tratta qui: primo amore, nella fattispecie un primo amore gay, ma che viene vissuto dalle protagoniste come una qualsiasi storia romantica (illuminante è Evie che dopo aver fatto coming out con le amiche specifica "Non vi ho detto di essere gay, vi ho detto che mi sono innamorata"), anche se inframmezzata da angosce per il futuro, problemi familiari agli antipodi, scuola che sembra un penitenziario e relazioni umane in bilico. E per quanto il finale del film sia abbastanza aperto, come spettatrice puoi sperare il meglio per le ragazze persino abbandonandoti all'ideologia del "sarà quel che sarà". 

Protagonista assoluta della vicenda è Randy Dean, una diciassettenne cresciuta dalla zia Rebecca quando la madre fanatica religiosa l'ha abbandonata per portare avanti la sua causa antiabortista nel mondo. Sia Randy sia Rebecca sono lesbiche (a casa di Rebecca peraltro vive anche la sua compagna), e questo fa di Randy un'emarginata, sfottuta persino dai professori che la accusano di essere una perditempo con la testa tra le nuvole, allontanata dai compagni che la giudicano una poco di buono e una che "ostenta la sua sessualità" solo per avere un look tomboyish, e con un unico amico a tenerle compagnia durante le ore passate alla "prigione di Wallace".

Di primo acchito Randy dà l'impressione di un'adolescente che pensa con la sua testa e non si lascia piegare da nessuno, inafferrabile ed energica come una delle canzoni di Billie Holiday (la sua cantante preferita), e talmente sicura di sé da non aver problemi a sedurre una donna sposata né a sopportare il bullismo giornaliero… ma andando a scavare scopriamo un personaggio stanco della sua vita, semidepresso, che non riesce a concentrarsi sui doveri scolastici e cerca nei suoi flirt con Wendy, nelle ore passate a lavorare alla pompa di benzina della sua amica Regina, nei suoi ciclici esercizi con la chitarra, una via di fuga. Non credo di fare un volo pindarico nell'affermare che Randy vorrebbe essere una delle supereroine che disegna di continuo, anche sui quaderni che dovrebbe riempire di cose più concrete, che vorrebbe avere la situazione in pugno ogni volta (esemplificativa è la scena nel motel con Evie in cui iniziano a litigare: si sta intestardendo a trovare una soluzione perché vuole dimostrarsi all'altezza, e per lo stesso motivo si sta focalizzando solo sui suoi rovelli personali dimenticando quelli dell'altra). Eppure ho gradito un sacco l'interpretazione di Laurel Holloman: è stata capace di non renderla eccessivamente "tosta" e astiosa, bensì buffa, ironica, disincantata e, manco a dirlo, adorabile. 

Altrettanto adorabile è la coprotagonista, Evie Roy, che malgrado abbia la stessa età di Randy e frequenti la stessa scuola non potrebbe essere più diversa: tranquilla, posata, riservata, sorridente e con una paura matta di fallire, restia a lanciarsi in qualunque impresa e allo stesso tempo piena di voglia di vivere, di esplorare, di cercare. Ma siamo sicur* che Evie e Randy siano così diverse? E se Evie indossasse soltanto una maschera da Uptown Girl dal carattere di una Girl Next Door, maschera di cui si accorge pure Randy ("Quello che mi attira di lei è che non è ciò che sembra") e che la loro relazione contribuisce a far cadere? 

Evie non sarà depressa, ma ha sicuramente molti problemi in vita sua, primo fra tutti un'ansia spropositata (da qui il terrore di fallire) che le ha generato in parte la madre in parte il suo paranoico primo ragazzo, Hayjay. Evie sente la pressione in una maniera dalla quale Randy è messa al riparo, "protetta" dal suo status ai margini della gerarchia sociale. Evie ha la sensazione di dover sempre dimostrare qualcosa a qualcuno, e se non riesce a fronteggiare la situazione, come le capita la maggior parte delle volte, tira fuori un senso dell'umorismo autolesionista misto a cortesia eccessiva ("Oh, grazie, grazie infinite di avermi aiutata, io sono così imbranata", "Sono troppo ansiosa, tu sei molto più in gamba di me"); la tipica paura di non piacere che nasce quando non ci piacciamo noi stessi

Tuttavia, Evie non è solo la tipa che ti abboffa di chiacchiere nervose; è incline all'ascolto e alla memoria, tenta di giudicare il meno possibile e ha una mentalità decisamente più aperta della gente che la circonda. Evie è prontissima a lasciarsi andare con Randy e ad amarla, e non ha proprio voglia di comprimere dentro di sé la sua felicità, al punto da raccontare alle sue amiche di stare con una ragazza e affrontare i loro rifiuti. Col cuore spezzato, certo, ma a testa alta, perché è convinta di non aver fatto nulla di male. Si sente la stessa persona di prima, solo più felice. E, heck, anche Randy si sente più felice con lei, visto che supera la sua depressione e alla fine della storia si promettono di rimanere insieme e di risolvere qualsiasi problema si pari loro davanti. 

Se dovessi scegliere il mio pg preferito tra le due direi che Randy batte Evie di poco, mostly per l'interesse che mi genera; Evie è più una in cui mi identifico, Randy è più una che mi attira

Per quanto riguarda il rapporto tra le due protagoniste… definirlo adorabile ne impoverisce il valore effettivo e gli sottrae parecchia profondità. Di rado una relazione mi ha toccata in questo modo al cinema, non importa se omo o etero, e più giù, quando mi metto ad elencare le mie scene preferite di questo film, confesso di aver fatto una selezione bestiale, perché per quanto mi riguarda quasi ogni singola interazione tra Randy e Evie è qualificabile come la mia scena preferita.

L'intero rapporto di Evie e Randy è improntato sulla conoscenza reciproca: a dispetto delle affermazioni delle amiche cretine di Evie ("Comunque non credo proprio che sia il tuo tipo, secondo me non sa neanche leggere!"), Randy è sensibile all'arte e legge con interesse e diletto il libro di poesie che l'altra le ha prestato ("Foglie d'erba" di Walt Whitman, che Evie le ha prestato dopo aver saputo da Randy che Randy ama starsene sdraiata sull'erba fresca e respirarne l'odore), tanto che alla fine del film diventa la loro "Bibbia", il fondamento del loro amore; malgrado alle due piacciano generi musicali diversi — il rock n' roll e la musica classica — attraverso la musica raggiungono entrambe un posto tranquillo in cui si liberano di ogni emozione negativa (e quando si scambiano le cuffie per ascoltare l'una i CD dell'altra è di sicuro un'esperienza di crescita); parlando, si accorgono di avere le stesse convinzioni sulla vita di coppia ("La gente dovrebbe agire per amore, non per obbligo"), e al di là di quello, parlano di qualsiasi cosa — come pensano di essere a trent'anni, il fatto che sperano di stare ancora insieme una volta arrivateci, le materie che preferiscono a scuola e il modo in cui libri interessanti vengono censurati e stravolti privando gli studenti delle parti più succulente… 

E quando non parlano ma agiscono e basta? La maniera in cui si toccano è sempre delicata, paziente, spensierata e sbarazzina. Può essere un bacio sul naso o una piroetta, un appoggiare la testa in grembo all'altra o uno scompigliare i capelli, una danza assieme o una bevuta di vino incrociando le braccia che reggono il rispettivo bicchiere, un semplice tenersi per mano e un bacio che comincia leggero e arriva ad un coinvolgimento totale. 

Infine, "Due ragazze innamorate" ha il pregio di mostrare una relazione così bella in cui non mancano occasioni di lite (chi ha letto "Non credere alla finzione" e conosce le mie opinioni in merito sa che rimpiango un sacco di non aver fatto litigare in screen Angela e Alessandro…). This said, neppure nei momenti in cui si dimostrano insensibili l'una verso l'altra, ognuna concentrata sui propri problemi, la faccenda dura granché; la loro unione è forte e stabile, e le affinità sono di gran lunga maggiori delle differenze. 

Stringi-stringi sugli ultimi quattro paragrafi: Ho visto molti film in cui c'è una storia d'amore in primo piano e nonostante tutto lo screentime dedicato ad essa mi sono ritrovata a domandarmi se i personaggi si amassero sul serio — invece qui non ho il minimo dubbio, e trovo l'amore che le lega meraviglioso e invidiabile, nonché tenerissimo. 

Anyhow, mi rendo conto di essermi dilungata troppo sul legame delle protagoniste, essendo l'aspetto del film che ho adorato, perciò mi fermo qui e passo agli altri personaggi. ^^' 

Partendo dal parentado, abbiamo la zia Rebecca, una donna mascolina, dal piglio deciso e (ma questa è un'interpretazione mia) molto preoccupata e in ansia per la nipote. Credo che Rebecca sia molto legata a Randy, e che la sua severità sia solo un riflesso del terrore che gliela portino via, dal momento che la situazione familiare è agli occhi del mondo esterno molto confusa. Ciò non significa che non sia capace di pacatezza, come quando tenta di calmare la madre di Evie dopo che le due ragazze hanno passato la notte insieme riducendo la casa di Evie in condizioni pietose. A stemperare ulteriormente la sua seriosità c'è la sua compagna attuale, Vicky, una donna ironica e un po' svampita che, proprio come Randy, aveva bisogno di un posto dove stare e di un cuore generoso che glielo concedesse. Anche se quando arriva Lena, l'ex gentile e sorridente ed esperta di boxe di Rebecca, Vicky ne è gelosa e passano i tre quarti del film a litigare sullo sfondo, con piccole punzecchiature che non arrivano mai a uno scontro tremendo — anche se ho apprezzato particolarmente il fatto che, non appena si scopre che Randy non abbia i voti necessari per diplomarsi, entrambe si trovino d'accordo per la prima volta e tentino di placare Rebecca. xD Passando alla famiglia Roy, abbiamo una figura molto più controversala signora Roy, per certi versi simile a Erica Sayers del Cigno Nero. Da un lato è genuinamente affettuosa e premurosa verso Evie — anche troppo, la spupazza in una maniera quantomai inappropriata per una diciottenne, e benché Evie ricambi il suo amore, più volte le chiede perché trovi così difficoltoso pensare che voglia emanciparsi –, ma dall'altro è repressiva, le ha impedito di crescere del tutto, si irrita da morire all'idea che la figlia possa avere una vita privata/nasconderle qualcosa e se Evie si "ribella" un po' troppo per i suoi standard passa alle minacce velate e non. Nel complesso non sembra una mamma da arrestare, assolutamente u________u Si avverte che tiene tantissimo ad Evie, che tenta di bilanciare il tempo con lei al suo prestigioso lavoro che la costringe a conferenze anche il giorno del diciottesimo compleanno della figlia, presentandosi in anticipo di nuovo a casa per farle una sorpresa; è solo che non sa quale sia davvero il bene di Evie. 

Altro personaggio abbastanza importante nell'economia della storia è Frank, adolescente gay occhialuto e dall'aria sfigatella che fa da contraltare alla sua migliore amica, Randy (Masculine Girl, Feminine Boy, anyone?). Purtroppo non mi è piaciuto il lavoro che abbia fatto Maria Maggenti con lui: nonostante venga rimarcato che passa un sacco di tempo a casa Dean non lo vediamo manco una volta lì (Show, don't tell gettato alle ortiche…), il suo unico proposito nella storia è di aiutare Randy a raggiungere i suoi scopi romantici e non e nel frattempo fare da spalla comica, e l'unico brandello di vita autonoma che abbia è di avere tutte avventure da una botta e via con ragazzi (Randy dice che Frank "parla solo di culi"), perché si sa che gli uomini pensano solo al sesso e non sono capaci di avere una storia dolce e tenera e adorabile. On top of that, nel climax tradisce pure Randy rivelando alla zia e alla madre di Evie infuriate che le due si sono nascoste nel motel Tal dei Tali in attesa di capire come fare a risolvere la situazione — la casa di Evie a soqquadro, la signora Roy che le ha scoperte a letto insieme e ha urlato di tutto, i voti troppo bassi di Randy che non le consentono di diplomarsi, le amiche di Evie che la evitano come la peste adesso che ha una ragazza, ogni loro bugia svelata. C'è chi direbbe che Frank abbia fatto quello che era più giusto per calmare le ansie genitoriali delle donne, e mi sta bene; quello che non mi sta bene è che nel processo ci faccia la figura del vigliacco cedendo all'istante. Certo, mentirei se scrivessi che Frank non mi piaccia come pg: è divertente a modo suo, con quella sua aria da secchione e da outsider, un po' paterna un po' arrogantella un po' bonaria. Avrei semplicemente gradito che fosse sviluppato di più, nell'indole, nel suo ruolo nella vicenda e nella sua sfera affettiva indipendente da Randy. 

"Due ragazze innamorate" ha inoltre un pg che all'inizio sembra pessimo ma si rivela migliore nel finale: Wendy, una donna di quasi trent'anni capricciosa, frivola e con manie di protagonismo che ha rappresentato il primo flirt di Randy. Le piace tenere gli altri sulla corda e farli ballare come vuole, non appena Randy smette di starsene "sotto il suo schiaffo" lei si vendica spifferando della loro tresca con Alì (suo marito, che non mi risulta difficile immaginare abbia sposato solo per i soldi…) e dopo si precipita alla pompa di benzina tentando di calarsi nei panni dell'adulta angosciata e calorosa verso il suo tesoruccio bistrattato. Quando vede che le gira male perché Randy è felice con Evie scompare dalla storia per un po'… ma nel momento in cui le due sono nei guai e non sanno come pagarsi la stanza di motel accorre subito in loro aiuto; suppongo che l'abbia fatto per sentirsi di nuovo protagonista ed eroina, per solidarietà umana/cameratismo femminile, per un affetto residuo verso Randy, perché trovava divertente la situazione di due fuggiasche e ci riconosceva qualcosa di sé e della sua libertinaggine… anyhow, ho apprezzato e me l'ha fatta risalire nelle quotazioni. =) 

Speaking of the great finale… quello ha qualcosa di farsesco ed è il momento in cui si sente di più il tocco teatrale di questo film. Si sono radunati tutti i conoscenti di Randy e Evie fuori dal motel che le esortano a venire fuori, l'ansia è alle stelle, la tensione si taglia a fette, ognuno di loro ha i suoi battibecchi all'esterno, Randy e Evie hanno litigato e rifatto l'amore e adesso devono decidere con che faccia uscire e affrontarli uno per uno… e noi come spettatori non possiamo fare altro che pensare che le persone realmente "ridicole" e "nei guai" siano quelle che le aspettano fuori. Ho adorato come le protagoniste escano dalla porta tappandosi le orecchie per ridimensionare il baccano, si guardino negli occhi e recitino una poesia di Walt Whitman, perché non l'ho vista come un blando, sdolcinato "per me esisti solo tu"; l'ho vista come un "grazie a te sento delle cose in più, voglio continuare a sentirle, dammi la forza e resta con me". Naturalmente anche l'atto di uscire fuori, affine all'inglese "coming out of the closet" e comune ad altri film gay, è stato qualcosa di adorabile. È uno di quei simbolismi che a parer mio non perdono mai originalità, in un mondo ancora omofobico dove uscire dall'armadio (o dalla stanza di un motel) è una prova di grande coraggio. 

Mie scene preferite: 

Randy che infila un messaggio per Evie nel suo armadietto; Evie che le presta "Foglie d'erba" e finiscono a parlare di poesia e musica; Randy e Evie che ascoltano il "Dies Irae" di Mozart in macchina; la scena al bar in cui si prendono per mano; Randy che riflette su come chiedere a Evie di venire a cena a casa sua; la scena di costruzione del rapporto amoroso tra Evie e Randy; la scena di sesso; Alì che becca la macchina di Wendy nel parcheggio del motel e si mette a sbraitare.