Khaled Hosseini, Stephen King e una riflessione grandiosa sulla letteratura

Secondo voi cosa significa per un'aspirante scrittrice e topo di biblioteca che ama due grandi scrittori come Khaled Hosseini e Stephen King sapere che il primo è un fan del secondo (e penso che Stephen King contraccambi, perché le ultime righe di "Joyland" mi sembrano molto ispirate alle ultime righe di "Il cacciatore di aquiloni")?? E cosa significa sapere che Hosseini è rimasto colpito da un passaggio del primissimo libro di Stephen King che io abbia mai letto, e dal primissimo racconto di Stephen King che mi sia mai interessato ("Il corpo" in "Stagioni Diverse"), passaggio e racconto e libro che mi sono rimasti nel cuore?? E cosa significa sapere che Hosseini, grazie a quel passaggio letto in gioventù, ha avuto lo spunto per regalare al web un articolo tratto da una sua intervista dove fa delle riflessioni eccezionali sulla letteratura, sui limiti degli scrittori e sui suoi, articolo che penso che sia semplicemente meraviglioso??

Significa che lo traduco immediatamente, e me lo stamperei per tenerlo sempre con me, perché al momento sono in uno stato di grazia e una parte di me stessa non riesce a credere che sia una coincidenza!

Link all'originale: qui. Naturalmente le immagini le ho trovate io grazie a un motore di ricerca.


ANCHE KHALED HOSSEINI NON RIESCE A RACCONTARE LE SUE STORIE COME VORREBBE RACCONTARLE DAVVERO

L'autore di "Il cacciatore di aquiloni" e "E l'eco rispose" vede l'introduzione a "Il corpo" di Stephen King come un'eccellente maniera di racchiudere i limiti degli scrittori

"By Heart" [“A memoria”, NDT] è una serie dove gli autori condividono e discutono i propri passaggi preferiti in assoluto della letteratura.

La maggior parte dei romanzi non viene mai completata ma abbandonata. Hermann Melville ha scarabocchiato modifiche prima della stesura finale di "Moby Dick" finché la scadenza del tipografo non ha più potuto aspettare; nei suoi diari, Virginia Woolf ha annunciato per lo meno in quattro occasioni differenti di aver completato "Le onde". Spesso gli scrittori continuano a scrivere e a ridefinire, come se aspettassero che fosse il mondo stesso a intimare loro di smettere.

La ragione di tutto questo, secondo Khaled Hosseini, è che è maledettamente difficile per un libro il ricreare la proporzione e la grandezza dell'idea degli autori prima che essa tocchi la pagina. Anche per i romanzieri le parole sono solo approssimazioni di quanto vivido e urgente sia il pensiero. "Ogni individuo è un oceano dentro di sé", mi ha detto. "Chiunque cammini lungo la strada. Tutti siamo un universo di pensieri, visioni dall'interno e sentimenti. Ma siamo anche tutti invalidati nella nostra inabilità, nel nostro modo unico di essere invalidi, di presentarci davvero al mondo."

Ecco perché quando gli ho domandato di discutere insieme a me di uno dei suoi passaggi preferiti di tutta la letteratura, Hosseini ha scelto l'incipit di "Il corpo", racconto di Stephen King inserito assieme ad altri tre in "Stagioni Diverse" (e la cui trasposizione cinematografica è stata diretta da Rob Reiner e ha visto come attore River Phoenix). Il narratore, Gordie LaChance, vuole raccontare ai lettori della primissima volta in cui abbia visto un cadavere da ragazzino, ma non è sicuro di riuscire a rendere giustizia alla storia. Per Hosseini, questo incipit invoca a meraviglia l'ansia davanti alla prospettiva che le nostre parole vengano fuori maciullate e fraintese, assieme alla gioia che proviamo quando le persone contro ogni aspettativa, hanno una connessione con noi.

Malgrado la sempre presente consapevolezza dello scrittore dei propri limiti, i libri di Hosseini hanno avuto un impatto profondo sui lettori. I suoi primi due romanzi, "Il cacciatore di aquiloni" e "Mille splendidi soli", hanno venduto 38 milioni di copie in dieci anni. L'ultimo romanzo, "E l'eco rispose", sarà pubblicato martedì. Come ne "Il corpo" esplora gli eventi che ci plasmano nell'infanzia: un padre, oppresso dalla povertà nell'Afghanistan rurale, riesce a tenere in vita suo figlio vendendo la figlia in adozione a una coppia ricca di Kabul. Il romanzo, narrato in maniera corale.

Ho parlato al telefono con l'autore.


Khaled Hosseini: Quand'ero una matricola al college ho trovato lavoro come addetto alla sicurezza. Era un ufficio high-tech di Santa Clara, con gli ingegneri che entravano e uscivano sempre. Stavo seduto tutto il giorno alla scrivania del front office, scrivendo i nomi di chi entrava e controllando le borse. Altrettanto spesso ho lavorato come guardiano notturno al cimitero, dalle 23:00 di sera alle 7:00 di mattina. Sorvegliavo l'edificio in solitudine, quando tutto era immerso nell'oscurità. Una volta all'ora facevo la ronda dell'edificio, ma la maggior parte del tempo la trascorrevo alla mia scrivania.

Provare a leggere durante il giorno era un incubo. Avevo una videocamera fissa su di me come se fosse il Grande Fratello, e se mi fossi fatto scivolare un libro sulle ginocchia mi sarei beccato una strigliata da uno dei capi della sorveglianza: "Mettilo via, figliolo." Il cimitero, per contro, era perfetto per fare i compiti o leggere, anche se teoricamente non era quello che ci si aspettava da me. La trovo una pretesa incredibilmente ingiusta, quella di stare su tutta la notte senza nulla da fare tranne fissare gli schermi della sorveglianza e un parcheggio vuoto. Per fortuna, di notte, non avevo nessuno a farmi da supervisore. Perciò ho trascorso i miei turni di guardia a studiare, leggere libri e scrivere racconti brevi. (Forse mi metterò nei guai, trent'anni in ritardo.)

Non ricordo come abbia scelto "Stagioni Diverse", ma l'ho letto durante i turni di sorveglianza al cimitero. Ne sono rimasto folgorato; "Il corpo", un racconto su dei ragazzini che vanno nei boschi a cercare un cadavere, è quello che ha avuto l'impatto maggiore su di me. Mi sono scoperto letteralmente trascinato da quell'età in cui i bambini si stanno per lasciare l'infanzia alle spalle. Quando hai dodici anni, sei ancora con un piede dentro l'infanzia; l'altro si sta posando a terra per entrare in una fase della vita del tutto nuova. La tua comprensione innocente del mondo si sta trasformando in qualcosa di più complicato e più incasinato, e non tornerai più indietro. Stephen King sa rendere l'intera situazione in maniera eccellente, e con tanta di quell'umanità, per i ragazzini nel racconto. Al loro rientro a casa hanno tutti avuto cambiamenti fondamentali. Nessuno dei quattro sarà più lo stesso di prima.

Quella storia l'ho letta senza sapere che un giorno avrei scritto di tematiche affini. Ho scritto molto sull'infanzia — in tutti e tre i miei libri, a ben vedere. Mi affascina il modo in cui le esperienze che si fanno in quegli anni possono perseguitare un individuo e tornare a fargli visita, rimanere una presenza della sua vita per decenni e decenni, e tramutarlo addirittura nell'individuo che sarà alla resa dei conti. "Il corpo" è una fotografia di questa idea, la migliore di qualsiasi romanzo che io conosca. Mi ha commosso nel profondo, e mi commuove tuttora.

Anni dopo riesco a capire che quell'incipit meraviglioso di quella storia aveva degli strati che non sono stato in grado di apprezzare da giovane uomo e scrittore non ancora pubblicato. Gordie, il narratore adulto della storia, guarda indietro alla sua infanzia con la paura di non rendere giustizia al racconto che vorrebbe scrivere:

Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, poiché le parole le immiseriscono – le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più che questo, vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via. 

Quando ho letto queste righe la prima volta avevo vent'anni: non più un adolescente, ma sicuramente un giovane uomo. In particolare a quell'età senti che il mondo non riesca a capire chi sei… se solo le persone potessero guardarti dentro e sapere tutto quello che ti porti appresso! In realtà questo passaggio mostra quanto noi tutti siamo soli. Quanto profondamente viviamo nella nostra testa, e quanto la persona che cammina per strada e stringe le mani agli altri sia solo un'approssimazione del nostro io interno. Il personaggio in cui risiediamo pubblicamente è solo un'approssimazione di chi siamo dentro, la versione rinsecchita e distorta di noi stessi che presentiamo al mondo reale. Questo succede perché le cose che per noi sono più importanti, quelle che per noi sono davvero vitali, sono in qualche maniera perversa le più difficili da esprimere. Ho provato tutte queste cose come giovane uomo che leggeva "Il corpo" per la prima volta.

Eppure adesso riesco a vedere ciò che non vedevo all'epoca: questo passaggio è una delle affermazioni più veritiere in cui mi sia mai imbattuto sul mestiere degli scrittori. Scrivi perché nella tua testa c'è un'idea che ti sembra così genuina, così importante, così vera. E poi, quando quell'idea passa attraverso i diversi filtri della tua mente, e tra le tue mani, e sulla pagina o sullo schermo del computer, diventa distorta, e viene sminuita. Se hai fortuna ciò che finisci per scrivere è un'approssimazione, o qualsiasi altra cosa fosse di quello che volevi scrivere.

Quando accade è solo un temperato monito dei tuoi limiti come scrittore o scrittrice. Può rivelarsi davvero frustrante. Solo a volte, quando scrivo, un pensiero riesce a passare incontaminato, imperturbabile, dalla mia testa allo schermo, chiaro come attraverso un vetro. E' una sensazione inebriante, euforica, sapere che ho comunicato qualcosa di così reale, così vero. Ma non capita di frequente. (Posso solo immaginare che ci siano scrittori in grado di scrivere così sempre. Dev'essere la differenza tra la grandezza e l'essere solo bravi.)

Anche i miei libri quando li ho completati sono solo un'approssimazione di quello che intendevo fare. Cerco di colmare quel vuoto, per quanto mi è possibile, il vuoto tra ciò che volevo dire e ciò che ho effettivamente scritto sulla pagina. Ma c'è sempre un vuoto, è sempre lì. E' davvero, davvero difficile. E ti rende più umile.

E poi c'è da considerare un altro strato. Non sarai in grado di esprimerti alla perfezione, magari, ma il tuo pubblico è composto da ascoltatori imperfetti. Gordie parla anche di questa specifica ansia:

E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perché vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Questa è la cosa peggiore, secondo me. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare.

Temiamo che saremo incompresi, e talvolta lo saremo sul serio. Le più potenti emozioni umane sono terribilmente difficili da spiegare in un modo che non le sminuisca o che non ti renda un po' ridicolo nell'esprimerle. E' fin troppo facile volerle salvaguardare, tenerle chiuse in un cassetto, anziché correre il rischio di non essere compresi o di incappare in qualche cattivo ascoltatore.

Ma è a questo che serve l'arte: serve sia ai lettori sia agli scrittori per superare i rispettivi limiti e incontrare qualcosa di autentico. Sembra un miracolo, vero? Che qualcuno sia in grado di articolare in maniera così chiara e così bella qualcosa che esiste dentro di te, avvolto in un sudario di nebbia. L'arte, quando è grande, lo raggiunge attraverso la nebbia, riesce a giungerne al cuore segreto, e lo mostra a te, lo tiene tra le mani davanti a te. Se ne hai l'occasione, è un'esperienza che rivela tante cose, commovente in maniera straordinaria. Ti senti compreso. Ti senti udito. Ecco perché ci rivolgiamo all'arte, per sentirci meno soli. E siamo meno soli. Hai l'opportunità di vedere, attraverso l'arte, che altri si sono sentiti come te, e ti senti meglio.

Ho cominciato a scrivere molto presto. Da quando ho imparato a usare una penna. Amavo l'idea di cercare di dare voce a ciò che avevo dentro, di creare ciò che per me era reale. E ho continuato a scrivere per tutta la mia vita, a sviluppare e approfondire questa compulsione con cui sono nato. Allo stesso tempo, è per me un incredibile onore e un piacere sapere che una persona ha letto il mio libro. Ricevere una lettera incredibilmente appassionata in cui mi viene spiegato come qualcosa che ho scritto ha toccato un'altra persona in maniera autentica. Che regalo enorme che è, quando sono io a riceverlo. Non esiste una ricompensa migliore, come scrittori, di questa.

Nota in calce:

1. Naturalmente Hosseini ha letto "Stagioni Diverse" in lingua originale, mentre io ho riportato l'incipit tradotto da Bruno Amato. Vi confesso solo che l'ho ritrovato tramite web, perché mettermi a caccia di "Stagioni Diverse" nella mia libreria sarebbe stato un lavoraccio infame allo stato attuale.

Perché è fantastico uscire con una persona che ama leggere?

Sono incappata in questo articolo per puro caso, ma quando l'ho letto l'ho trovato divertente e interessante, e penso che sotto certi aspetti dica grandi verità per alcune persone. :) Quindi ho deciso di tradurlo per il mio blog e metterlo a disposizione di chi non mastica l'inglese. Come al solito, se volete sfoderare le tre C (Criticare, Consigliare e Commentare) mi farete un grandissimo favore. E le immagini le ho trovate io grazie a un motore di ricerca, non sono presenti nell'articolo originale, che potete leggere qui.


15 MOTIVAZIONI PER CUI E' FANTASTICO USCIRE CON UNA PERSONA CHE AMA LEGGERE

Sarete sempre il secondo amore della loro vita, e ogni tanto potrebbero dimenticarsi di voi perché sono troppo concentrate sulla loro lettura, ma è proprio questo che rende le persone che amano leggere adorabili. Cosa c'è di fantastico in loro? Leggete per scoprirlo!

1. C'è sempre qualcosa di cui parlare.

Sapevate che secondo una stima di Google di cinque anni fa al mondo ci sono all'incirca 129.864.880 libri in totale? E la conversazione è già cominciata!

2. Puoi "conoscerli meglio" tra i loro scaffali.

Si dice che i libri forgino la mente dei lettori. Date uno sguardo alla loro libreria e scoprirete molto più dei loro gusti. E non è neppure un brutto posto per iniziare a pomiciare!

3. Non avranno mai bisogno di attenzioni smisurate.

Divertitevi con i vostri amici, lui o lei ha già un libro pronto più tardi. Accogliete nella vostra vita i bei momenti insieme e gli spazi personali!

4. Hanno tanta pazienza.

Il/la vostr* partner è stat* paziente quando Harry è andato contro le persone che amava; e non si è arrabbiat* neppure con la signora Dalloway! Fidatevi, la pazienza non è in discussione.

5. L'empatia è il loro punto di forza.

Chi ama leggere è grandios* nel mettersi nei panni degli altri. E vi dirò di più, è il loro hobby preferito. Avrete sempre una persona a cui raccontare le vostre preoccupazioni.

6. Il/la vostr* partner vi aprirà un intero nuovo mondo.

Due lettori e due lettrici non sono mai identici o identiche. Quindi, anche se foste avidi lettori voi stessi, lui o lei vi aprirà un nuovo angolo di cose che non avevate idea esistesse.

7. Uscirete con una persona di sostanza.

Basta con gli ex fidanzati e le ex fidanzate superficiali! Una persona che ama leggere è incline a sviluppare una saggezza che va al di là dei suoi anni, grazie a tutta l'esperienza che acquisisce attraverso i personaggi di fantasia.

8. E' facile renderli felici.

Dovete fargli un regalo? Andate alla libreria più vicina e comprate un libro. Anche una gift card andrà benone. Zero fatica!

9. Non sono inclini a giudicare gli altri.

I libri aprono finestre sull'anima, a chi ama leggere di sicuro ci si è affacciat*. I tanti, moltissimi personaggi di cui legge e la loro complessità spingono costantemente il/la vostr* partner oltre i limiti della sua comprensione del mondo. I giudizi non trovano spazio nel mondo di un lettore o di una lettrice.

10. Nutriranno la vostra immaginazione.

Il/la vostr* partner che ama leggere prenderà i vostri sogni più selvaggi, le vostre fantasie più bizzarre e ci aggiungerà sostanza. Preparatevi a sognare in grande!

11. Un* partner che legge libri di valore vi renderà più svegli.

Le loro conversazioni sono piene di riferimenti alle loro letture, e potrebbero parlare all'infinito dei loro libri e autori preferiti! Potreste non aver mai letto i loro libri, ma senza dubbio sarete più informati sul mondo di prima.

12. Sono bravi ad ascoltare.

Ammettiamolo, trascorrono ore sui libri ad attendere con pazienza che l'intreccio delle storie si dipani. La loro concentrazione e la loro pazienza si trasferiscono anche nelle storie d'amore! Lui o lei saprà sempre come renderti incline a raccontargli o raccontarle le cose.

13. Hanno classe.

Anni e anni a coltivare i loro gusti in fatto di lettura hanno fornito loro un gusto meravigliosamente sviluppato per altre cose. Guardate ad esempio come ci sta bene quel libro in quell'angolo della loro stanza!

14. Sanno mantenere un segreto.

Avevano sempre saputo quello che sarebbe capitato in "Games of Thrones" (beh, per lo meno sapevano parecchie cose) e non vi hanno mai fatto spoiler. Questo cosa vi dice delle loro abilità di mantenere un segreto?

15. Avrete accesso alla loro collezione personale!

Questa è forse la parte più importante e migliore di uscire con una persona che ama leggere. Avete accesso alla loro libreria!

Music Time! (Parte 8, Let It Go)

Qui e altrove ho già espresso il mio amore per il personaggio di Elsa di Arendelle, regina delle nevi del film Disney "Frozen — Il Regno di Ghiaccio", ispirato alla celebre fiaba di Andersen. Penso anche che "Let It Go" sia una delle canzoni migliori del film, e che abbia meritatamente vinto un Oscar.

Ma siccome mi sono accorta che spesso a quella canzone viene tolto un grado di spessore, di profondità, di sottigliezza e di complessità che rivela anche moltissime cose del personaggio di Elsa, del suo Character Development, del suo ruolo all'interno del film e di una morale coi controcazzi quando si pensa che sia solo una canzone positiva sulla libertà, mi è balzato in testa di rimediare pubblicando un'analisi che abbiamo tradotto io e Beevean illo tempore — e che forse nessun* conoscerà perché nessun* si va a spulciare le pagine di questo blog.

Lo faccio in suo onore e in onore del mio concetto di emancipazione, libertà, personaggio positivo e crescita personale… e chissà che non possa scrivere anche un'analisi del perché, malgrado le apparenze, Anna è un personaggio più femminista di Elsa. 😉

Adesso come adesso godetevi (Io: Come sei presuntuosa, che ne sai che se la godranno? Me: E' una frase retorica, non ci vuole una laurea in sociologia per saper leggere tra le righe e capire che non c'è presunzione… Io: Te lo credi tu, cazzo! Noi dobbiamo sempre accettare le critiche! Me: E le accettiamo, semplicemente non diamo per scontato che sia un pessimo lavoro) la nostra traduzione — fino a "rifiutandole nel climax" è di Beevean, da "Gli esempi aggiuntivi abbondano" è mia.

Note in calce:

1) L'analisi è stata fatta sul testo in lingua originale della canzone perché sia io sia Beevean siamo convinte che "Let It Go" abbia perso un sacco quando è stata tradotta in italiano -.-''' E speriamo che la nostra traduzione possa contribuire a far conoscere altre sfaccettature del personaggio e della storia anche per chi non mastica l'inglese.

2) Abbiamo messo un sacco di asterischi perché anche se ci siamo spulciate il blog di chi ha scritto l'analisi non abbiamo capito quale fosse il suo genere. O.O Comunque sia il contenuto è valido.


L'ultimo film Disney, "Frozen", sta ricevendo recensioni a tutto spiano, e la canzone "Let It Go" è uno dei punti forti del film. Non credetemi sulla parola –Wikipedia, come sempre, è grande per questi semplici trivia di sottofondo. Al momento sono indecis* se pensare che Elsa sia il mio personaggio Disney preferito, e che "Let It Go" sia la mia canzone Disney preferita – il tempo lo dirà, ma tendo verso il sì per entrame le domande. Nella mia cronologia delle ricerche di Google, ci sono risultati come "let it go è fantastica" e "frozen let it go analisi", ma non avendo trovato niente di soddisfacente ho deciso invece di scrivere questo post.

Si è scritto molto su "Let It Go", e un'opinione diffusa sulla canzone è che sia "liberatoria" o "da emancipazione", che riguardi Elsa che trova la sua vera identità, e che sia una trionfale celebrazione di libertà per quelli che sono vissuti nella paura o in gabbia. Ma per quanto tutto questo sia vero fino a un certo punto, interrompere l'analisi qui vuol dire non notare la grande profondità e sottigliezza della canzone. Sì, è sull'emancipazione, ma ci sono in misura maggiore anche tragedia, rabbia, amarezza e illusione. Non segna l'affermazione di Elsa della sua identità o la sua apoteosi – al contrario, alla fine della canzone, rischia moltissimo di perdere se stessa. La canzone la risolleva, ma solo per porla al di sopra di un grande precipizio, con pendii scivolosi che cadono in un Despair Event Horizon [la “linea” oltre la quale il personaggio perde ogni speranza] da una parte e in un Moral Event Horizon[la “linea” oltre la quale un personaggio è irrimediabilmente cattivo e non più perdonabile] dall'altra. La potenza della canzone deriva non da quanto edificante e positiva sia, ma da quando si incastri perfettamente nella narrazione, e quanto faccia per rendere Elsa un personaggio convincente e simpatetico.

(A questo punto vorrei linkare il video e il testo della canzone – mi riferirò a loro spesso da ora in poi)

Prima di tutto, considerate il posto che ha la canzone nel film. Elsa è appena corsa via dalla propria incoronazione, e ha portato un inverno perenne su Arendelle. La canzone in sé segna solamente la fine del primo atto. La storia è appena iniziata, quindi questa non può essere la fine del Character Development di Elsa – è in realtà solo la fine dell'inizio, e la funzione principale della canzone è di presentare i conflitti che Elsa deve superare – i demoni che deve affrontare – prima che la storia finisca. Infatti il resto della storia si impegnerà per rovesciare molte tra le più trionfanti frasi della sua canzone. Prendete in considerazione questo:

Elsa canta più volte "Let the storm rage on" [“Che la tempesta infuri”, NDT], riferendosi alla sua mente e cuore in tempesta (il tempo è in realtà piuttosto calmo per la maggior parte della canzone). Canta anche che ora è libera. Sta tentando di convincere se stessa che può vivere con il suo tormento. Ma nella sua scena seguente (For The First Time In Forever (Reprise)), è messa di fronte a quello che ha fatto ad Arendelle e canta "Oh, I'm such a fool, I can't be free / No escape from this storm inside of me" [“Oh, sono così sciocca, non posso essere libera / Nessuna fuga da questa tempesta dentro di me”, NDT], gettandola nella disperazione più nera. Quindi ritira quello che aveva detto proprio nella scena seguente; non è ancora libera e sta male con la tempesta che infuria dentro di sé.

In "Let It Go", la frase "Let the storm rage on" è seguita da "The cold never bothered me anyway" [“Il freddo non mi ha mai disturbata comunque”, NDT] – una frase che molte persone ricordano, dato che è cantata due volte in due modi diversi ed è l'ultima frase della canzone. Ovviamente come Regina delle Nevi a Elsa non disturbano le basse temperature, in senso letterale… ma nelle altre sfumature della parola "freddo", lei ne ha ancora paura. La mancanza di controllo dei suoi poteri rimane ancora il problema principale nella storia, e dopo aver costruito il suo palazzo di ghiaccio non sarà più felice di usare i suoi poteri fino alla fine del film.

La cosa più importante è che il "freddo" nel senso di isolamento dalle altre persone la disturba nel profondo. Pensate a quello che fa dopo aver finito la canzone, subito dopo aver cantato "the cold never bothered me anyway": si gira e sbatte le porte del suo nuovo castello, come aveva fatto ad Arendelle. Il suo modo di affrontare il suo problema non è cambiato dall'incoronazione: pensa che soltanto mandando via le persone – e se questo non funzionasse, soltanto rimanendo sola e lontana da tutti – andrà tutto bene. Ma questo è diametralmente opposto al messaggio del film: anziché non essere disturbata dal gelo dell'isolamento, ha bisogno di essere abbracciata dal calore dell'amore. Il film non può finire fino a quando non rinnega questa frase sottile e astuta, e lo fa solo nel climax. Fino ad allora, Elsa sta mentendo a se stessa.

Un'altra frase illusoria nella canzone è "You'll never see me cry" [“Non mi vedrai mai piangere”, NDT]. Sia questa che "the cold never bothered me anyway" sono quel tipo di cose che le persone si dicono per convincere se stesse; non vengono pronunciate di solito da persone che non ne hanno bisogno. Ovviamente vediamo Elsa piangere per Anna alla fine, una testimonianza dell'amore che Elsa prova per lei. Ancora, negando questa frase nella canzone e versando lacrime diventa finalmente la persona che vuole essere. Elsa trova la sua vera identità e finalmente si trasforma nel suo personaggio, e non abbracciando il messaggio di queste frasi in "Let It Go", ma rifiutandole nel climax.

Gli esempi aggiuntivi abbondano. Elsa canta “Here I stand, and here I’ll stay” [“Sono qui e ci resterò”, NDT] e “I’m never going back” [“Non tornerò più indietro”, NDT]. Ma naturalmente, lei ci torna davvero, ad Arendelle. Finisce con l’abbandonare il palazzo di ghiaccio (anche se mantiene il nuovo vestito e la nuova pettinatura). Canta “That perfect girl is gone” [“Quella ragazza perfetta se ne è andata”, NDT], ma al termine della storia diventa a tutti gli effetti la ragazza perfetta che avrebbe sempre voluto essere, in pieno controllo dei suoi poteri, e per di più amata da sua sorella e dal suo popolo. Lei canta “The past is in the past” [“Il passato è passato”, NDT], ma la sua salvezza finale viene dal rapporto con sua sorella, che scaturisce dal passato più profondo di Elsa. 

Infine, riguardo alle lyrics, considerate il titolo della canzone stessa, “Let It Go” [“Lascialo andare”, “Liberalo”, “Rilascialo”, NDT], che è ripetuto più volte. Cos’è che Elsa sta lasciando andare? Prima di tutto, come fattore che salta più all’occhio, si riferisce ad Elsa che si libera dalla repressione dei suoi poteri, per “vedere cosa può fare, testare i limiti e superarli” [“to see what (she) can do/to test the limits and break through”, altra citazione dalla canzone, NDT]. Questo è l’elemento positivo della canzone, e ciò che purtroppo la maggior parte degli ascoltatori afferra escludendo gli altri elementi. L’emancipazione personale è senza dubbio una gran cosa. Se studiate con attenzione l’espressione facciale di Elsa mentre canta, le prime decine di secondi in cui pronuncia questa frase rappresentano l’unico momento in cui è genuinamente felice. Ma l’emancipazione personale, per quanto positiva, è carica di pericolo, come suggerisce la riga successiva: “No right, no wrong, no rules for me” [“Né bene, né male, né regole per me”, NDT].

Sul serio, quanti personaggi riescono a dire una cosa del genere senza diventare malvagi? Queste con ogni probabilità sono le frasi più lampanti per recepire il significato narrativo della canzone. Ed ecco la seconda cosa che lei sta lasciando andare: il suo senso di bene e male, delle regole e delle restrizioni che l’essere una “brava ragazza” le aveva imposto anziché farle rilasciare i suoi poteri. Ora, ovviamente alcune delle regole che prima la incatenavano erano restrittive e controproducenti, ma c’erano anche regole per la sicurezza degli altri. Di quante di esse si sta liberando? Solo alcune regole specifiche? Tutte quante? L’intero concetto del bene? Non lo sappiamo, e tuttavia il suo cantare “No right, no wrong, no rules for me” avrebbe dovuto far scattare un campanello d’allarme nella testa degli spettatori. In origine, “Let It Go” è stata concepita come una Villain Song [la canzone del cattivo di parecchi film Disney, NDT], e la Disney voleva che la possibilità che Elsa fosse una cattiva rimanesse vivida nella mente degli spettatori. Noi dovremmo preoccuparci per l’anima di Elsa, a questo punto, e il resto del suo Character Development riguarda il modo in cui viene salvata dalla sua posizione precaria. 

Elsa si sta liberando anche di ogni speranza o desiderio della compagnia di altre persone. Questo è il terzo significato di “lascialo andare”. Se il secondo significato di “Let It Go” indicava l’erodersi della bontà di Elsa, il terzo indica l’erodersi della sua speranza. Il secondo significato spinge Elsa verso il male, mentre il terzo la spinge verso la disperazione. Il secondo significato può condurre alla cattiveria, ma il terzo può condurre alla tragedia. Lei ha deciso di stare lontana da tutti i suoi cari, e cerca di convincersi che la cosa le stia bene. 

Controllate di nuovo le espressioni che assume Elsa nel cantare “Let It Go”, specie durante le frasi che ho menzionato sopra. Aprite il video, mettetelo in alta definizione, e rallentate la velocità fino a 0.25 nei momenti chiave. Oppure andate a vedere il mio studio delle espressioni facciali di Elsa in “Let It Go”. Guardate le emozioni che il suo volto manifesta frame dopo frame. Passa rapida dalla rassegnazione all’amarezza, dalla leggerezza e felicità ai sorrisi genuini, dal dolore che le appesantisce l'espressione alla rabbia, alla risolutezza, e molte mescolanze di queste emozioni. Alcune delle emozioni più negative sono dipinte sul volto di Elsa nelle linee più trionfali. Gli animatori, chi ha scritto la canzone e la cantante hanno fatto un lavoro mirabile concentrando tutto in questa canzone di abile bellezza, intricata e complicata, ed è un peccato che molta gente la veda soltanto come una canzone positiva di emancipazione. 

“Let It Go” mostra al pubblico il male e la disperazione in cui Elsa ha il potenziale di precipitare, e nel farlo riesce a mantenerla un personaggio assolutamente simpatetico. La sua emancipazione, malgrado sia una buona cosa, sobilla anche il pericolo nel quale può cadere in un modo o nell’altro. Rende l’audience capace di relazionarsi a lei e allo stesso tempo capace di stare in guardia davanti a lei e preoccuparsi per lei. Chi non ha sentito di poter diventare più potente se solo si liberasse delle altre persone, della loro restrizione e della loro moralità? Chi non ha sentito di non poter fare nulla in certe situazioni senza speranza, impotente a dispetto delle proprie capacità? E chi non ha sentito che la propria anima fosse in pericolo per questi sentimenti? Per ognuna di queste ragioni, sebbene Elsa sia l’unica umana dotata di superpoteri, è il personaggio più reale e più relatable di “Frozen”. 

Dopo aver costruito questo mirabile pg in “Let It Go”, il resto del film riguarda la maniera in cui Elsa tiene a bada con successo questi potenziali rischi per diventare una persona del tutto buona, meritevole del titolo di eroina in uno dei migliori film Disney. Alcune volte cade – diviene quasi cattiva quando rifiuta i suoi visitatori e invasori nel castello. Si è disperata quando ha creduto che Anna fosse morta. Ma attraverso l’amore profondo di Anna e l’aiuto degli altri, Elsa guadagna il suo lieto fine. 

Penso che se prendete “Let It Go” solamente come una edificante canzone sull’indipendenza, portate via ad Elsa gran parte della sua intricata caratterizzazione. La riducete a un pg bidimensionale. Se la canzone fosse interamente positiva, se la sua anima non fosse in pericolo di distruzione quando la canzone ha avuto termine, allora Elsa perderebbe il suo obiettivo per quanto concerne lo sviluppo del suo personaggio. Diventerebbe solo una carina e piena di potere che reagisce a ciò che accade nel suo ambiente. Fondamentalmente, alla fine non sarebbe poi tanto diversa da com’era nel mezzo. Per essere un personaggio a tutto tondo, l’emancipazione di Elsa deve anche metterla a rischio. 

Dev’essere così perché è così nella vita reale. Sappiamo che da un grande potere derivano grandi responsabilità. Sappiamo che quasi tutti gli uomini sanno affrontare le avversità, ma se vuoi conoscere la natura di un uomo devi dargli potere. Sappiamo che il potere corrompe. Purtroppo, questo non è un sentimento che odo spesso tra molti gruppi che di recente hanno acquisito emancipazione. Si parla un sacco di quanto buona, positiva e progressista sia l’emancipazione personale. Eppure non molti dicono a questa gente che il potere non è un diritto o un privilegio, bensì un impegno sacro che dev’essere usato per fare del bene e diventare buoni. 

Grazie al cielo abbiamo in Elsa un personaggio meraviglioso e convincente che combina alla perfezione ognuna di queste cose. E grazie alla Disney per averci dato una bellissima canzone, un personaggio superbo e un film eccellente.

 


E se ne volete ancora, citando me stessa:

vi lascio con qualche bel link sempre sulla scia di Frozen: 

Let It Go in francese 
Idina Menzel che registra Let It Go e Kristen Bell che registra For The First Time In Forever (Reprise)
Let It Go Videos del Nostalgia Critic — superbo come sempre e con le palle piene dell'ossessione per questa canzone che c'è online xD 

Sempre sul fat shaming

Ehilà! Riprendendo il discorso sulla fatphobia di alcuni giorni fa ho deciso di portare altre prove a sostegno della teoria secondo cui il privilegio dei magri esiste (per chi si fosse pers* la puntata precedente, clicchi qui), prove che si possono verificare con facilità analizzando la realtà e in alcuni casi facendo uno sforzo di immedesimazione. A scanso di equivoci per chi incappasse nel concetto per la prima volta e soprattutto non avesse letto la puntata precedente (che secondo me è quasi indispensabile): nessuno qui vuole demonizzare le persone magre né accusarle di avere determinati problemi o determinati pregiudizi (beh, per lo meno non io, e se dovessi vedere nei commenti qualcun* che lo farà gli/le farò un culo così). Semplicemente si spera che alcune persone magre siano interessate ad approfondire l'argomento, sviluppare la propria capacità di empatia, acquisire più consapevolezza e capire come mai se la passino meglio delle persone grasse nella nostra società.


PARTE 1: IL PRIVILEGIO DEI MAGRI NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI

Quella che segue è in parte una mia traduzione di questo articolo, in parte una mia creazione vera e propria; sono convinta che i 22 privilegi in quella lista fossero troppo pochi e l'ho allungata riportando altre esperienze. 

Attraverso i mass media siamo bombardati con l'idea che la taglia "normale" sia magra. E la convinzione che per stare bene e normali serva essere magri ha delle ripercussioni sulle persone più in carne del "normale".

Se voi stessi avete avuto una taglia "normale" per tutta la vita, forse non avete mai riflettuto sui privilegi che derivano dall'averla. Ma le discriminazioni basate sul peso sono molto comuni, tanto che è una delle forme di discriminazione più condonate della nostra società.

È ora di rendere questa discriminazione inaccettabile, in modo che il mondo possa diventare un posto migliore per le persone di qualunque forma e corporatura.

Quelli che seguono sono alcuni privilegi derivati dall'essere magri che quelli di noi che vengono visti come "troppo larghi" dalla società sperimentano regolarmente nella vita.

Su come ti trattano gli altri in linea generale:

1. Le persone non danno per scontato che tu soffra di cattiva salute solo guardandoti in faccia.
2. Quando sei dal fruttivendolo, al supermercato o al ristorante, gli altri clienti, i cassieri o le cassiere (o i camerieri e le cameriere del ristorante nell'ultima opzione) non si mettono a commentare quello che hai scelto di prendere in nome del "cercare di essere d'aiuto".
3. La tua corporatura probabilmente non è la prima cosa che gli altri notano di te (a meno che non abbia sofferto di thin shaming, l'opposto del fat shaming).
4. Quando stai chiacchierando in maniera rilassata con dei tuoi amici, stai leggendo o sei nel bel mezzo di un'attività tranquilla e intellettuale, è raro che, per distoglierti e darti altre cose da fare, le persone che hanno una certa autorità su di te (insegnanti di ginnastica, genitori, fratelli e sorelle maggiori, animatori) ti esclamino a bruciapelo "Muovi il culo", "Accendi il cervello", "Alza quelle chiappe", "Smettila di scaldare la sedia" e altre frasi su questa scia. 
 Non è che le persone non ti si possano rivolgere in maniera brusca o dirti di "Ripigliarti": è che è raro che gli improperi che ti rivolgono implichino una tua presunta pigrizia, inattività, inoperosità e accidia intollerabile e che contemporaneamente contengano un giudizio su una tua parte del corpo "responsabile" della tua pigrizia, inattività, inoperosità e accidia intollerabile. Perché le persone non danno per scontato che tu sia pigr* solo guardandoti in faccia.
5. Quando sei sull'autobus e stai cercando un posto a sedere è difficile che nel passare accanto a un passeggero con sedile libero a fianco il passeggero sbuffi, alzi gli occhi al cielo e si allontani per lo meno di una cinquantina di centimetri (per timore che tu decida di sederti lì e di soffocarlo con la tua mole).
6. Gli amici e i parenti, nel descriverti ad altre persone, non mettono in contrapposizione il tuo aspetto fisico e un tuo pregio (esempio: "E' un po' pienott*, MA è veramente gentile"), come se una cosa escludesse l'altra fino a prova contraria.
7. Gli amici e i parenti non cascano dalle nuvole quando glielo fai notare e gli domandi se descriverebbero mai una persona con gli occhi azzurri dicendo ad esempio "E' un po' chiara di occhi, MA è veramente gentile."
8. Quando incontri dei tuoi conoscenti che non vedevi da un certo ammontare di tempo è difficile che la prima cosa che ti dicano sia quanto secondo loro sei dimagrit* o ingrassat* dall'ultima volta — invece di chiederti come vanno gli studi, il lavoro, cosa stai leggendo o un qualsiasi argomento di conversazione normale che non ti ricordi costantemente che ai loro occhi il tuo corpo è "una devianza" dalla normalità.
9. Se perdi peso (vuoi perché stai seguendo una dieta, vuoi per vari fattori di stress, cambio di abitudini, stile di vita più frenetico indipendenti dal tuo controllo) la gente che ti circonda non ti bombarderà di complimenti entusiasti e plateali come se finalmente avessi deciso di mettere la testa a posto e comportarti "come si deve", pretendendo addirittura che li ringrazi.
10. Se hai un* amic* normopeso o magr* e tutt* e due venite presentat* a nuove persone finendo per chiacchierarci, è difficile che le nuove persone con te abbiano pochissimo o nessun contatto visivo, che ti rivolgano a malapena la parola e che tu debba richiamare la loro attenzione quando vuoi aprire bocca perché fanno come se in confronto all'amic* tu non esistessi.

Sull'abbigliamento:

1. Quando vai a fare shopping hai la certezza di riuscire a trovare vestiti di tutti i colori e all'ultima moda che ti calzino a pennello, invece di vestiti dai colori spenti, informi e fuori moda il cui scopo principale è nascondere il tuo corpo.
2. Se sei una ragazza, e hai la passione per un determinato tipo di abbigliamento molto femminile e sexy (spaziando dalla lingerie elegante alle camicie da notte di seta ai corpetti ai leggins aderenti), hai ottime probabilità di trovare quello che cerchi e di trovare la tua taglia — e che nessun* storca il naso se ti vede in quelle vesti/hai semplicemente osato chiedere se il negozio ne avesse.
3. Quando ti rivolgi ai commessi e alle commesse per una richiesta è difficile che abbiano un attimo di esitazione, che il loro sorriso vacilli, che decidano di stare particolarmente attenti come se dovessero sostenere un esame o al contrario ti ascoltino con superficialità e ti mollino a un* collega perché hanno già calcolato che col corpo che ti ritrovi accontentarti sarà un lavoraccio infame.
4. Se vai in spiaggia hai molte meno probabilità di essere sfottut* e insultat* per il costume che hai scelto di metterti (o perché hai scelto addirittura di metterti in costume).
5. Quando un vestito non fa per te, può essere perché non ti slancia, non ti mette in risalto alcune parti del corpo o non si intona alla tua carnagione, ai tuoi capelli e così via, ma (a meno che tu non sia andat* a fare shopping in un negozio per ragazzini molto più piccoli di te) è rarissimo che sia perché non copre completamente la parte del corpo che dovrebbe coprire.
6. Non devi affrontare l'imbarazzo di essere mandat* dall'altro capo di alcuni negozi a cercare le taglie forti, che il 99% delle volte vengono messe in fondo come se fossero una cosa oscena.
7. Hai meno probabilità di vergognarti di uscire con i leggins addosso perché sei meno incline ad aspettarti schiamazzi di derisione dai passanti.

Sulla salute:

1. Quando vai dal medico per un problema di salute scollegato dal tuo peso non verrai zittit* in nome del "se perderà peso ogni problema sarà risolto."
2. I medici non sospettano che la causa per cui sei lì sia pressione sanguigna alta, colesterolo alto, ipertensione, diabete o altre malattie relative al peso e non continueranno a crederlo fino a prova contraria.
3. I medici non sospettano che tu conduca uno stile di vita sregolato e un'alimentazione scorretta e non ci crederanno fino a prova contraria.
4. Se sei una ragazza, vai dal ginecologo e devi fare un Pap Test, è difficile che il ginecologo si rifiuti di credere che tu possa aver già avuto rapporti sessuali e non ti chiederà in continuazione se "ti sta facendo male" perché non pensa che con il corpo che ti ritrovi tu sia inchiavabile.
5. Gli amici, i parenti, i conoscenti o i "buoni samaritani" di turno non ti bombardano con suggerimenti sulla dieta che dovresti fare o sui programmi di fitness che dovresti seguire.
6. La gente non dà per scontato che tu non faccia sport o non abbia mai fatto sport in vita tua solo guardandoti in faccia.
7. Puoi mangiare quello che ti pare in pubblico, all'orario che ti pare e nella quantità che ti pare (da un'insalata scondita a un panino con patatine fritte) senza che la gente faccia delle speculazioni sulla tua dieta abituale o su quella che "a quanto pare" hai deciso di seguire adesso, e senza che intervenga a darti consigli, a fare battutine, a mormorare frasi di disprezzo o rassegnazione e a fare insulti.
8. Se godi di ottima salute e lo dici le persone ti crederanno fino a prova contraria, e non ti dovrai mai aspettare sguardi scettici, disquisizioni sulle conseguenze gravissime dell'obesità (come se essere in sovrappeso significasse per forza essere obesi) o postille come "In ogni caso stai attent*, perché la salute ha un equilibrio delicatissimo."

Sulla bellezza, sull'amore e sul sesso:

1. Quando gli altri devono dirti in che modo sei bell* non si concentrano solo sulla faccia.
2. La tua corporatura non è soggetta a feticismo e, di conseguenza, tu non vieni considerat* un oggetto sulla base di quella.
3. La gente non dà per scontato che tu abbia determinati difetti fisici (brufoli, pelle grassa, cellulite) in determinate parti del corpo anche se non ti ha mai vista nuda, e non ti sfotte sulla base di questa speculazione.
4. Hai più probabilità che la frase "Saresti così bell* se solo facessi qualcosa per il tuo corpo" non ti venga ripetuta come un mantra.
5. Hai più probabilità di non essere scartat* a priori come interesse romantico per via del tuo corpo.
6. La gente non ti considera un* disperat* che non scopa mai e non pensa di poterti usare e di poter abusare di te come le pare, non dà per scontato che "per compensare" il tuo essere orrend* a letto tu sia avid* e vorace, e non crede che il massimo complimento che tu possa ricevere sia "bella porcellona" o "bel porcellone" — che invece non fa che sottolineare che per loro non sei neppure un essere umano.
7. La gente non chiede alla persona con cui sei in coppia cosa si provi a fare sesso con te per via della tua corporatura.
8. Quando gli altri devono trovare degli aggettivi per descriverti o appellarti li usano nella loro forma normale ("simpatica", "intelligente", "tenera", "serioso") senza trovare degli accrescitivi ("simpaticona", "intelligentone", "tenerona", "seriosone"), sempre per rimarcare il fatto che a causa della tua corporatura tu sei una devianza dal normale. Allo stesso modo, data l'accezione che nella lingua italiana si dà alla forma accrescitiva rispetto a quella normale, è più difficile che gli aggettivi che usano per descriverti o appellarti ti suonino come delle prese per il culo.
9. La gente che non soffre di fat shaming né feticizza sessualmente le persone grasse non ha neppure la tendenza a trattarti come un* bambin* troppo cresciut* a forza di "tesoro" e "cucciolotto" appena ti vede perché la prima cosa positiva e gradevole che pensa di te non è "quanto sei morbidos*" manco fossi un peluche a cui fare da mamma.
10. Sei più incline a ricevere complimenti e apprezzamento dalle persone che ami.
11. Non hai mai dovuto far notare a qualcun* che sentirsi dire "staresti così bene se dimagrissi" non è un complimento vero perché implica che adesso tu sia una delusione, e non ti sei mai sentit* rispondere che sia "un fatto di salute e non estetico". Anche se magari è la stessa persona che ti ha detto anche che "saresti così bell* se solo facessi qualcosa per il tuo corpo".
12. Troverai mediamente molte più persone che con te hanno un contatto fisico prolungato e che fa sentire entrambi a proprio agio (abbracci singoli, abbracci di gruppo, pacche sulla spalla, stare guancia a guancia, stare testa a testa), a prescindere da quanto tu e le altre persone siate inclini a farvi toccare.
13. Troverai mediamente molte meno persone che quando devono toccarti lo fanno in fretta o ti sfiorano soltanto, senza indugiare e senza cercare un contatto morbido.
14. Hai una corporatura più vicina allo standardi di bellezza della nostra società.

Su come sperimenti il mondo in generale:

1. Sei più incline a ricevere una promozione o un aumento al lavoro di una persona grassa.
2. Hai più probabilità che alcuni lavori in cui è richiesta una "bella presenza", oltre a dei requisiti (come titoli di studio, esperienza, referenze, tenacia, competenza, cultura) che tu già possiedi, non ti siano preclusi dalla mentalità imperante.
3. 
Non devi convivere con il pregiudizio derivato dalla frase di Giovenale "Mens sana in corpore sano" secondo cui le persone con la tua corporatura sono anche meno intelligenti, meno riflessive, meno colte, con minor senso critico, meno analitiche, meno responsabili e meno geniali di quelle che hanno la corporatura che la nostra società addita come superiore.
4. Il cinema, la letteratura, i fumetti, i videogiochi e così via presentano personaggi con la tua stessa corporatura variegati, complessi e ben caratterizzati, invece di rinchiuderli in uno stereotipo durissimo a morire.
5. Non ti sentirai mai dire che se a causa del tuo corpo hai problemi di autostima e di depressione "è solo colpa tua".
6. Puoi scegliere di non darti pensiero del tuo peso e del tuo corpo perché hai altre priorità e non verrai giudicat*.
7. 
La maggior parte di quello che ti circonda, dai manichini dei negozi ai sedili dei mezzi pubblici agli ascensori ai protagonisti di moltissimi film, libri, telefilm, pubblicità, show televisivi, cartoni animati e fumetti è fatta su misura per te.


PARTE 2: UN COMMENTO A UN OTTIMO ARTICOLO

Lindy West, scrittrice ed editor cinematografica, ha scritto un articolo per rispondere ad Emma Woolf, che si chiedeva come mai il fat shaming fosse inaccettabile mentre il thin shaming fosse considerato "normale", per dimostrarle che il thin shaming non è una conseguenza di un'accettazione diffusa delle persone grasse, che continuano ad essere svantaggiate e discriminate rispetto a quelle magre. Dopodiché, quando Emma Woolf ha gettato la maschera e si è messa a sfogare tutto il suo odio malcelato verso il grasso, Lindy West le ha risposto punto per punto smascherandola. Vi consiglio caldamente di leggerlo per intero; io non l'ho tradotto un po' per pigrizia, un po' per mancanza di tempo e un po' perché mi ero prefissa di scrivere un articolo abbastanza breve che si potesse qualificare come un prolungamento della puntata precedente — ma non escludo di poterlo tradurre in futuro.

In ogni caso, tra i commenti, ce n'è stato uno, scritto da TeaTime4Frances, che ha attirato la mia attenzione e che ho deciso di tradurre:

Alle persone che si preoccupano che il thin shaming sia ovunque e altrettanto debilitante del fat shaming, per favore, rispondete a questo breve quiz:

1. Delle due corporature che una persona può avere, quale i datori di lavoro riportano che a parità di competenze non assumerebbero?

a) La corporatura magra
b) La corporatura grassa

2. Quale delle due corporature i commentatori e i blogger su Internet dichiarano in tutta libertà e molto spesso che non vorrebbero vedersi seduta vicino in aereo, in treno o in autobus?

a) La corporatura magra
b) La corporatura grassa

3. Quale corporatura è espressamente preferita da chi si iscrive a Match.com, PlentyofFish.com, eHarmony e qualunque altro sito di incontri amorosi su Internet?

a) La corporatura magra
b) La corporatura grassa

4. Quale corporatura è associata alla "salute", all'"autodisciplina", alla "produttività", al "prendersi cura di se stessi", alla "bontà" e all'"esercizio", da Emma Woolf come da innumerevoli altri? Quale corporatura generalmente si dà per scontato che sia sana e in forma, a dispetto e in assenza di una reale conoscenza delle abitudini della persona?

a) La corporatura magra
b) La corporatura grassa

5. A quali genitori è stata tolta la custodia dei figli da vari governi a causa del peso dei genitori? Quali persone sono, di default, considerate incapaci di essere genitori tanto che il governo considera l'AFFIDAMENTO migliore per i loro figli?

a) I genitori magri
b) I genitori grassi

6. Quali persone sperimentano discriminazione da parte del servizio sanitario per via della loro corporatura, fino ad arrivare a smettere di andare dal dottore perché alcuni dottori mettono a rischio la loro salute anche più di quanto lo possa fare evitare di andarci?

a) Le persone magre
b) Le persone grasse

7. Quale corporatura ha ogni eroe o eroina della Disney?

a) Magra
b) Grassa

8. Il 95% della gente che si vede in tv (spaziando dalle star di uno show televisivo ai contestatori di un reality show ai giornalisti di punta del TG agli attori nelle pubblicità) quale corporatura ha? Anche quando una buona metà del loro pubblico non ce l'ha, quale corporatura ha la quasi totalità della gente in tv? Nei film?

a) Magra
b) Grassa

9. La maggior parte delle volte, quando si vedono persone grasse in tv o nei film, qual è la storia che il personaggio è qui per raccontare?

a) Di quanto sia grasso, in cattiva salute, pigro, stupido, debole e incompetente
b) Di quanto siano eroi/eroine cicciottell* e inconsuet* che salveranno il mondo

10. Quali persone gli studi dimostrano siano più inclini ad essere credute e a cui si accorda fiducia, più inclini a ricevere aiuto dagli altri se ne hanno bisogno, più inclini a ricevere amore dai propri genitori e dalla famiglia, più inclini ad avere prospettive di lavoro migliori e una sicurezza economica maggiore?

a) Le persone magre
b) No. Sono le persone magre.

Non sto perorando la causa del thin shaming, né lo attuo io. Ciò che intendo è che se qualcuno vi dice di andare a mangiare un panino non vi sta affossando economicamente, accademicamente o romanticamente. Qualcuno che vi dice che un soffio di vento vi potrebbe spazzare via non è equiparabile a medici che vi fanno del male; non minaccia la vostra vita e la vostra quotidianità. Le persone non pensano che siate pigri, incompetenti, stupidi, indisciplinati o che vi lavate poco solo guardandovi in faccia. Chi vi sfotte è pieno di stronzaggine e cattiveria, ma non vi sta limitando in una maniera che si AVVICINA neanche lontanamente alla merda elitaria e gerarchica che le persone grasse devono patire ogni giorno in ogni lato.