Perché non sono contraria ai bagni per persone transessuali

Signore e signori, ho il blocco della scrittrice e sto cercando di farmelo passare anche a costo di essere noiosa.

Ed ecco perché oggi mi sto sedendo alla tastiera del mio computer, ignorando gli abbaiati spaccatimpani del cane e le folkloristiche esclamazioni partenopee altrettanto spaccatimpani che arrivano oltre la finestra, per partorire un nuovo articolo per il mio blog, e usando un argomento su cui penso di avere una discreta cultura: l'identità di genere, il sessismo, le discriminazioni in generale e quelle a sfondo transfobico in particolare.

Dunque! Adesso che le persone transessuali stanno ottenendo più visibilità, persino nella nostra cara penisola italiana si sta arrivando a comprendere che molte di loro vivono da sempre una serie di problemi, discriminazioni, grattacapi e frustrazioni spesso sottovalutati. E oggi vorrei parlare di uno di quelli che saltano di più all'occhio anche per un pubblico generico e ignorante: il fatto che molte di loro non abbiano la più pallida idea di dove andare in bagno quando sono fuori casa. Dal momento che su FtM Italia esiste già un ottimo articolo che ne parla, sul mio blog vorrei soltanto esporre una serie di obiezioni che ho letto e sentito sulla questione del "Perché le persone transessuali non potrebbero usare il bagno che è appropriato al loro genere?", e rispondere tramite l'opinione ragionata e digerita che mi sono creata dopo tanto tempo trascorso a frequentare la comunità transgender.

Naturalmente le critiche costruttive sono le benvenute, ma non gli insulti, le critiche non argomentate ma buttate lì solo per scrivere, le opinioni da disinformati e le obiezioni alla "Io non ho nulla contro i trans, però…" e "E' ipocrita non voler ammettere che le persone transessuali fanno X, non le discriminerei se non lo facessero ed è normale che fino ad allora reagirò ostacolandole" e "E come mai se non sei transessuale ti interessa tanto dei loro diritti?", perché queste qui non le posso prendere sul serio.


"Ma perché un gruppo di persone (in questo caso le persone transessuali) dovrebbe avere una serie di privilegi garantiti da una legge speciale tutta per loro (in questo caso una legge che consenta di usare il bagno delle donne per quelle nate uomini e il bagno degli uomini per quelli nati donne)? Se le persone transessuali vogliono pari diritti, perché chiedono un trattamento di favore?"

Poter usare il bagno giusto senza paura di essere attaccati, discriminati, picchiati, licenziati, scherniti, ridicolizzati o accusati di essere dei pervertiti esibizionisti non è volere un trattamento speciale o un privilegio. E' un diritto di tutti gli esseri umani con la fedina penale pulita.

Chi obietta così sembra partire dal presupposto che siamo già tutti alla pari, che nel mondo in cui viviamo le discriminazioni appartengano a un passato oscuro simil-medievale (e no, purtroppo non sto parlando del Medioevo descritto da Skyrim) e che se anche ci fossero tuttora sono sporadici episodi isolati che in fondo non toccano la nostra vita di tutti i giorni, e che una legge a tutela di un gruppo di persone implicitamente le renda diverse e in qualche modo "superiori". E questa non sarebbe una contraddizione interna al principio di parità di diritti, in fin dei conti?

No.

Perché se teoricamente dovremmo essere tutti alla pari sulla carta, i fatti provano che non lo siamo nella vita reale e che questo nobile concetto di non creare leggi specifiche per un gruppo di persone si potrà attuare solo quando non esisteranno più discriminazioni transfobiche. Le persone transessuali al giorno d'oggi ancora non hanno accesso a una serie di diritti che chi è cisgender ha senza colpo ferire (per approfondire ho già tradotto questo articolo in merito), e ammetterlo significa anche che, proprio in nome del principio di parità di diritti, chi di dovere ha la necessità di prendere dei provvedimenti finché un altro strato di transfobia scomparirà.

"E chi lo decide che le persone transessuali siano discriminate e che meritino una legge del genere? Io sono stato sfottuto tutta la vita perché avevo il naso aquilino, e nel mondo in cui viviamo solo i graziosi nasini all'insù sono visti come belli, quindi sono una minoranza oppressa pure io! Perché la legge per me non la fate, ipocriti?"

L'ipocrisia è non voler ammettere di essere ignoranti e fare sparate del genere. E' non voler ammettere che invece di leggere l'articolo di cui ho messo il link alla domanda precedente per farsi una cultura ce ne siamo sbattuti alla grande e crediamo che le discriminazioni transfobe abbiano lo stesso peso degli sfottò (per quanto irritanti e fonte di moltissima sofferenza per un singolo individuo) per il naso aquilino. E' non avere avuto l'accortezza di leggere anche questo articolo (chissà se adesso avrà qualche click, in fondo leggere è noioso e faticoso, ed è molto più facile sparare a zero solo per il gusto di dire "io esisto e ho un'opinione che va rispettata e se non lo fate gli stronzi intolleranti siete voi") per capire che l'oppressione di una minoranza non è la stessa cosa.

"Anch'io appartengo a una minoranza discriminata, sono disabile/musulmana/nero/asiatica/omosessuale/ebreo/italiano di origini straniere/indigente/con un disturbo psicologico/donna/grasso/meridionale/lavoratore sfruttato/in un'età su cui ci sono un sacco di stereotipi, eppure a quanto pare merito di soffrire perché dell'oppressione verso di me non vi interessa, vero? Perché parlate di transessuali ma non di me?!?"

Invece io ne parlo. Forse non con l'intensità, la frequenza e la profondità che vorresti tu, ma ne parlo e mi interessa avere empatia verso di te e lottare contro tutte le forme di discriminazione di una minoranza a cui si attribuiscono idee, sentimenti, bisogni e desideri sulla base del nulla. Il punto è che non c'è scritto da nessuna parte che se parlo di X ignoro l'esistenza di Y. Una bella immagine che mi è capitato di condividere su Facebook diceva (all'incirca): "Parlare del sessismo verso le donne non significa odiare gli uomini o ignorare le loro lotte contro il sessismo. Parlare di omofobia non significa odiare chi è etero o ignorare la vicinanza di tante persone eterosessuali al mondo LGBTQIAA. Parlare di razzismo non significa odiare chi ha la pelle bianca o vederl* automaticamente come razzista. Parlare di una qualsiasi minoranza oppressa non significa odiare chi non ne fa parte o ignorare altre minoranze oppresse." E un concetto del genere non mi sembra difficile da digerire.

"Okay, ho capito che sono un gruppo oppresso e che volere gli stessi diritti di chi li ha già rispetto a loro non è prevaricare. Ma se le persone transessuali sono nate con un sesso femminile o maschile, e i bagni si dividono per sesso femminile e maschile, mi sembra proprio un capriccio da parte loro fare tanto clamore per qualcosa di così normale! Che gli costa fare uno sforzetto e andare nel bagno appropriato per il loro sesso per lo meno finché non cambiano completamente sesso?"

Costa moltissimo. Sapete, non è che si cambia sesso da un giorno all'altro, ci sono un sacco di cose nel mezzo tra terapia ormonale sostitutiva, aspetto che cambia a poco a poco, interventi chirurgici, scartoffie burocratiche, medici obiettori di coscienza, giudici poco informati e tempi di attesa biblici prima della rettifica anagrafica, ed è impossibile credere che un ragazzo FtM (Female To Male — un uomo nato in un corpo femminile) o una ragazza MtF (Male To Female — una donna nata in un corpo maschile) non siano riconoscibili prima di aver completato il percorso, o che sia possibile per loro usare il bagno per il loro sesso biologico in tutta sicurezza e senza nessun pericolo leggete questo articolo che approfondisce la situazione perché è stato scritto da un ragazzo FtM che ha scattato delle foto a se stesso nel bagno delle donne per far vedere quanto fosse fuori posto e obbligato a stare lì per una formalità controproducente. Ogni tanto costa il benessere psicofisico di una persona perché a causa della sua transessualità è vittima di bullismo, e costa il suo senso di appartenenza ad una classe, a un progetto, a un gruppo di colleghi perché viene esclusa e vessata. Ogni tanto costa la sua salute mentale perché i sotterfugi a cui una persona deve ricorrere per non essere scoperta, anche quando va nel bagno adeguato al suo sesso, la portano a vivere in un clima di terrore. Ogni tanto costa la felicità di una persona perché prima dell'agognata rettifica anagrafica a causa del suo nuovo aspetto deve scegliere se farsi cacciare da un bagno o dall'altro, e sentirsi "una cosa mezza" è orribile e disumanizzante. Ogni tanto costa addirittura la vita, come provano gli omicidi e i tentati omicidi di persone transessuali che dovevano andare al bagno fuori di casa e sono incappate in chi le vedeva come degli oggetti sessuali da usare e di cui abusare, che con la loro stessa esistenza "si sono meritate qualsiasi violenza contro di loro". E vi do un indizio: quelli che hanno ucciso o provato a uccidere, sia in senso metaforico che letterale, non erano transessuali e anche loro credevano che i loro bisogni fossero tutti capricci.

Anche se non mi permetterò di dare per scontato che anche voi lo fareste, vi voglio solo mostrare un caso estremo di dove questo genere di ragionamenti può condurre.

"E a chi deve condividere il bagno con loro nessuno ci pensa? Come si dovrebbero sentire le donne che condividono il bagno con una donna con il pene?"

L'ho messa al femminile perché è una delle obiezioni più comuni delle donne, ma anche il maschile potrebbe essere valido. Ora illuminatemi: quante vagine avete visto quando siete andate al bagno? Di norma le donne che lo usano la fanno vedere a tutte (a meno che non intendiate "bagno" come "luogo dove rimorchiare come nei film porno" e non organizziate festini orgiastici al suo interno…) o si chiudono in uno dei gabinetti, fanno le loro "cose", si rivestono e riaprono la porta prima di andarsi a lavare le mani? Solo perché una ragazza è transessuale non c'è scritto da nessuna parte che sia un'esibizionista, anzi, spesso la disforia di genere l'ha resa talmente insicura che è probabile che se avesse l'occasione di condividere il bagno con voi sarebbe molto più riservata di voi e impiegherebbe diverso tempo a sciogliersi. E anche se una ragazza MtF non corrispondesse alla descrizione, perché non sono tutte uguali, tutte le donne esibizioniste e che si comportano male vanno allontanate, non conta cos'abbiano in mezzo alle gambe. Ma se date per scontato che chi ha il pene sia automaticamente esibizionista, avete un po' di problemi oggetto di analisi di origine freudiana che non dovrei essere io ad approfondire…

"Così sarebbe facilissimo per gli uomini che vogliono stuprare le donne spacciarsi per MtF ed entrare nel loro stesso bagno, quando sono vulnerabili e in uno spazio riservato, per abusarne sessualmente! Come fai a condonare una cosa simile?"

Non la condono perché è una STRONZATA. Dimostra soltanto che chi fa questa obiezione non ha idea di tutte le lotte che una persona transessuale deve affrontare per avere il diritto di usare il bagno appropriato per il suo genere, di quanto sia difficile in Italia avere una diagnosi di Disforia di Genere (ex DIG, Disturbo dell'Identità di Genere), di quanto le richieste di una persona transessuale vengano passate al setaccio alla ricerca della più piccola contraddizione e di come in generale debbano subire un processo per ogni piccola cosa. Se vi fanno tanta paura gli uomini predatori sessuali, preoccupatevi di quelli e cercate di non commettere mai l'errore di includerci anche le donne MtF — laddove la parola chiave è "donna" e non "MtF".

"E quando si tratta di adolescenti FtM e MtF? Chi penserà agli altri ragazzini che guardandoli potrebbero essere confusi, turbati e diventare transessuali?"

Mi sembra la stessa obiezione che pongono davanti agli adolescenti e alle adolescenti omosessuali, e proprio come l'orientamento sessuale non è una scelta o una malattia orrenda che ti si può attaccare con troppa esposizione diretta, non lo è l'identità di genere. E la confusione e il turbamento derivano dall'ignoranza, dalla paura di ciò che non si conosce, e dalla convinzione che sia strano, deviato, anormale e pericoloso, e a una cosa del genere si può sempre porre rimedio rispondendo con calma e apertura mentale a qualsiasi domanda. I ragazzi FtM e le ragazze MtF sono ragazzi come tutti gli altri, non sono pericolosi a prescindere, e se ci si informerà sulla loro condizione sarà molto più facile allacciare rapporti in pace e in armonia. Sarà una ricchezza e mai un impoverimento, e ne guadagneranno anche gli adolescenti cissessuali. Anche in quei momenti di complicità e cameratismo che spesso si condividono al bagno. 😉

"Ma non sarebbe più semplice creare un terzo bagno per transessuali, invece di scomodare gli spazi riservati a uomini e donne??"

Vi potrebbe meravigliare, ma per me è un'obiezione quasi del tutto sensata. Se non fosse che transessuali e queer (a proposito, vi invito a leggere anche di loro e delle loro lotte, l'ombrello transgender racchiude più di una realtà rispetto a quella delle persone transessuali) non sono la stessa cosa e che per molte aziende e scuole sarebbe più dispendioso creare un terzo bagno rispetto al permettere ad alcune persone di usarne uno dei due già esistenti. E mi fa solo pensare che vogliate schiaffare questi strani individui che sarebbero le persone transessuali lontano anziché permettere loro di mescolarsi ai "normali", invece di preoccuparvi di sottigliezze economiche.

"E se fosse un ragazzo FtM a voler usare il bagno degli uomini col rischio di essere violentato da qualche maniaco sessuale, dovrebbe essergli permesso anche se non è per niente sicuro?"

Sì, se è questo il suo vero desiderio. La sicurezza che lui ha acquisito nel percorso che sta vivendo soprattutto dentro di sé, la sua consapevolezza dei propri limiti e dei propri bisogni e di come bilanciare le due cose, la volontà di essere libero di esprimersi come preferisce a prezzo di qualsiasi sacrificio, di cadere e rialzarsi grazie alle sue forze, di imparare ad essere responsabile di se stesso senza addossare la colpa agli altri e di potersi riappropriare della sua identità maschile anche al di fuori di se stesso sono tutte cose più importanti della vostra percezione di sicurezza. E anche della convinzione radicata di qualcun* che lui non sia un uomo a tutti gli effetti e che un uomo nato in un corpo maschile sia quasi matematico che sia un molestatore…

"Quello che in realtà le persone transessuali vogliono è omologarci cancellando le nostre sane e naturali differenze, ma poi sono loro stesse a non voler essere uguali agli altri, e la contraddizione interna al principio di uguaglianza di cui parlavamo all'inizio rimane, che ti piaccia o no! Adesso come ribatti?"

Scrivendo prima di tutto che rendere nota la propria esistenza come gruppo oppresso e lottare per i propri diritti non significa volere un trattamento di favore, e che come non mi stancherò mai di ripetere, accusare di autoghettizzazione un gruppo oppresso solo perché sta parlando di una parte di sé oggettivamente oppressa non è la stessa cosa di avere delle prove inconfutabili che quel gruppo si isoli dal resto del mondo guardandolo con disprezzo. 

Scrivendo che la propria stessa esistenza come essere umano non dovrebbe essere un insulto ma una celebrazione delle differenze individuali che non sono minacciate solo perché ci sono alcune persone che hanno delle caratteristiche in comune, sennò non potremmo fare più gruppi di nulla, neppure di quelli con i capelli bruni che vorrebbero avere uno shampoo specifico per i loro capelli in commercio, senza che riconoscere questa caratteristica in comune tra di loro minacci la collettività e chi usa altri prodotti per capelli o uno shampoo neutro.

Scrivendo che le persone transessuali sollevano delle domande che fanno girare la testa a chi di fatto sostiene l'essenzialismo di genere nel pensare che uomini e donne siano irresistibilmente attratti e irrimediabilmente agli antipodi e che su alcune caratteristiche stereotipate (forte/debole, azzurro/rosa, conquistatore/conquistata, soggetto attivo/oggetto passivo, aggressivo/docile, coraggioso/vigliacca, dominante/sottomessa, interventista/pacifista, accudito/accudente, discolo/tranquilla) si debba reggere l'ordine dell'universo o sennò il mondo stesso sprofonderebbe nel caos, e che se solo si andasse oltre ci si accorgerebbe che le persone transessuali, assieme alle persone LGBT, non vogliono omologare gli altri al loro stesso stile di vita quando chiedono di essere trattate da persone, ma anzi far capire che oltre agli stereotipi descritti qui sopra esistono altre sfumature dell'essere umano altrettanto belle e di valore, e che appurarne l'esistenza non significa rinunciare alla propria identità. Significa solo renderla più ricca, avere più consapevolezza e libertà anziché più ignoranza e restrizioni, e connettersi con altri esseri umani in maniera più completa.

E cogliendo l'occasione per ricordare che le persone transessuali — assieme a tante altre minoranze discriminate –, anche se dal punto di vista linguistico potrebbero creare confusione quando parlano di uguaglianza, non desiderano l'uguaglianza ma la parità.

E da un punto di vista logistico, se fate vostro il concetto secondo cui la vita dovrebbe essere qualcosa di più della somma delle sue parti, e dovrebbe essere un unico, fluido viaggio come individui unici e irripetibili alla scoperta di noi stessi e del mondo che ci circonda, cercando di fare qualcosa di buono e onesto e di dare a noi stessi e agli altri meno falsità, meno barriere, meno incasellamenti, meno mutilazioni, meno violenze, meno paletti e meno gabbie mentali, capirete cosa intendo.


Mi sono accorta che questo articolo che sono riuscita a partorire mi è venuto più serio e diretto che accomodante e diplomatico: a quanto pare tra Io e Me è stata Me ad avere il sopravvento. Ma se vi fosse piaciuto nonostante tutto, e nonostante le battute che potremmo fare sulle due parti di me in conflitto, condividetelo e mi renderete felice. :)

Recensione | Film | La Stazione

Titolo originale: La Stazione
Titolo internazionale: The Station
Regista: Sergio Rubini
Interpreti: Sergio Rubini, Margherita Buy, Ennio Fantastichini, Pierluigi Morizio, Antonio Stornaiolo, Emilio Solfrizzi, Pietro Genuardi, Michel Rocher, Nico Salatino, Mariella Capotorto, Nicola Misciagna, Mariangela Ayala, Pino Carella, Jean Herbert
Anno: 1990
Lingua originale: Italiano
Genere: Drammatico, Thriller psicologico, Tragicommedia
Sceneggiatura: Umberto Marino, Sergio Rubini, Filippo Ascione
Fotografia: Alessio Gelsini Torresi
Montaggio: Angelo Nicolini
Musiche: Antonio Di Pofi
Casa di produzione: Fandango Film

Questo è il parere che ho scritto l'anno scorso a Caterina, e ho deciso di condividere anche sul mio blog perché, rileggendolo, penso che sia abbastanza articolato da essere visto come una mini-recensione.

Come promesso, eccoti le mie opinioni su "La Stazione" di Sergio Rubini.

Credo di riuscire a capire come mai tu l'abbia definito "un gioiellino" della produzione italiana: nella mia ignoranza me ne mancavano di film italiani che si svolgessero quasi solo in un ambiente, che ruotassero attorno alla costruzione del rapporto di due personaggi soltanto (a conti fatti quelli che ottengono la maggior parte dello screentime), che in effetti avessero solo TRE personaggi di rilievo, che fossero così introspettivi e che a tratti sfiorassero il thriller psicologico — specie verso la fine, quando diventa chiaro che il fidanzato di Flavia sia un uomo violento e ossessionato dalla carriera. Perciò non sono affatto pentita di averlo visto, e penso anzi che più persone dovrebbero venirne a conoscenza =) 
 
Per quanto riguarda i nostri tre personaggi, come spettatrice non posso non apprezzare Domenico Arcieri, una persona pura, semplice ma non per questo sempliciotta, che sa prendersi cura degli altri ma alla quale probabilmente nessuno ha mai dedicato molto tempo. Domenico è piacevole perché le cose che sa le spiega senza passare per arrogante né per cafone o presuntuoso, perché coi pochi mezzi a sua disposizione cerca di migliorarsi, perché prende sul serio il suo mestiere e l'ha trasformato in una passione e un motivo di riscatto (ricordiamoci che il padre non ha mai beccato un rapporto, lui sì!), perché è una persona stoica ma in fondo in fondo Not So Stoic, perché è l'incarnazione del concetto secondo il quale non serve avere tre lauree e un sostanzioso conto in banca per essere una persona interessante e di valore (emblematica è la scena un po' comica un po' seria in cui sta studiando tedesco con un corso a prova di cretino e rimane un po' infastidito dalle ovvietà che ci sono scritte: è abbastanza intelligente per elevarsi al di sopra, per capire i concetti da solo, per usare la logica di cui non è affatto sprovveduto).
Fossi stata la protagonista, al diavolo il treno per Milano e sarei rimasta con lui. =) Anche se ammetto che dopo venti minuti in cui sapeva dire solo "Signorina, signorina, signorina" ho avuto voglia di tappargli la bocca appena lo sentivo pronunciare una "s".
 
 
Viceversa non mi piace il personaggio di Flavia, e per lei provo solo una moderata solidarietà perché mi rendo conto della situazione di merda in cui si trova e spero fino all'ultimo minuto che possa liberarsene. E' una donna viziata e morta di paura, abituata ad avere i cavalier serventi e a fare affidamento sugli uomini per risolvere i suoi problemi (il padre per essere mantenuta, il fidanzato per avere supporto emotivo finché non capisce che lui la stia usando, e Domenico per salvarle la pelle). Non parliamo poi di quando Domenico sta per essere ammazzato e sa solo lanciare urla isteriche, by God, anche se sa benissimo che nessuno può sentirli e che se spingesse entrambi verso la cassapanca a un determinato orario lui potrebbe salvarsi! Capisco che si possa essere bloccate dalla paura, ma di certo un'eroina così non fa onore alle donne e rafforza solo pregiudizi preesistenti e antifemministi. 
 
Difatti, Flavia rivela appieno la misoginia strisciante che c'è in certi film, dove la donzella in pericolo (rigorosamente spaventata e molto sexy) viene salvata da un ragazzo d'oro e lo ripaga con la sua indifferenza — ricordiamoci che nella versione teatrale di questo film è lei che salta sul treno e non Domenico che ce la mette; forse la versione cinematografica è ancora più sessista, in quanto fa avere a Domenico "il buonsenso" per accorgersi che lei lo userebbe e basta, e che non può sperare di essere nient'altro che "il tizio della stazione a cui mostrare un po' di gratitudine e fare due moine fintantoché mi salva le penne." 
 
Flavia in effetti incarna anche un altro stereotipo, che non cessa di starmi sulle scatole as well: quello della ricca che ha visto il mondo e non sa apprezzarlo, la donna benestante che ha lanciato una sua attività ma è clueless su come portarla avanti perché ha ereditato i soldi del papino senza saperli amministrare, la cittadina che pur avendo avuto accesso alla cultura non ha fatto proprie le nozioni ed è solo acculturata (sennò si comporterebbe in maniera ben diversa col protagonista), la bambina cresciuta nella bambagia che appena adocchia un giocattolo migliore del suo lo getta annoiata in un angolo — all'opposto del povero, onesto, dolce uomo di provincia che non viene glorificato quanto meriterebbe, perché il mondo è dei ricchi ingrati e gnè gnè.
 
Per quanto riguarda il rapporto che sboccia tra lei e Domenico, non penso si possa definire "amore". 
 
Da parte di lui, penso che Domenico avesse bisogno di una "scossa" alla sua vita abitudinaria, e l'abbia trovata in Flavia. Ha visto una graziosa creatura elegante e forse piombata lì da un altro pianeta molto più affascinante del suo che aveva bisogno di aiuto, e un po' per umanità un po' per spirito di cavalleria non ha esitato ad offrirglielo, e vedendosi vezzeggiato ha finito per considerare l'opzione (fino alla mattina dopo, almeno) che potesse essere guardato, notato per chi veramente lui era, e che una donna del genere non fosse poi così inaccessibile. 
Da parte di lei, forse c'è stata una certa tenerezza, una certa ammirazione e un po' di trasporto sincero, ma di sicuro di natura più volubile, più superficiale di quelli che provava lui: Flavia è corrotta ed egoista, Domenico è genuino e altruista.
 
 
Sul fidanzato di lei… mi sembra un'accozzaglia di tutti i peggiori stereotipi sul maschilista medio (tozzo, corpulento, poco affascinante, pallone gonfiato, manesco, interessato solo ai soldi e all'avere una bambolina-serva, vicino alla mezza età, bravo in società ma cordiale solo di facciata), quando invece a compiere simili violenze può essere chiunque, anche "il ragazzo della porta accanto", ma dall'altro lato capisco che dovesse controbilanciarsi a Domenico, perché parte del film si basa sui contrasti tra i due uomini, tra le due scelte, tra i due mondi.
 
E a questo proposito… un altro pregio del film è che, malgrado ci sia un triangolo amoroso tra due uomini e una donna, non c'è traccia della solita, banale tiritera del "quando ci sono due contendenti maschi il film analizzerà il rapporto tra loro due, quando ci sono due contendenti femmine sappiamo che il film ruoterà lo stesso attorno all'uomo che vorrebbero entrambe e a come si svilupperà la storia con l'una e con l'altra"; stavolta abbiamo una storia incentrata sull'ipotenusa e uno dei due cateti, per usare una metafora matematica xD Sugli altri pregi del film, rimando all'inizio delle mie opinioni.
 
Lo stile di regia invece non s'è fatto notare: non spicca in nulla, non ha mai un guizzo di vita che rifletta un'opinione o mi faccia capire su cosa dovrei focalizzarmi, è molto impersonale, e non credo si possa giustificare dicendo che "è realismo", né penso sia una scelta voluta, atta a mostrarci la personalità semplice di Domenico: essere semplici non significa non avere uno sguardo, e mi sembra che dietro la telecamera non ci sia nessuno. Pessima, poi, la scelta di allontanarsi progressivamente da Domenico e Flavia nel momento culminante e uno dei più teneri della pellicola, quando sono seduti l'una di fronte all'altro e si scambiano un bacio, un attimo di respiro subito prima di venire interrotti dal fidanzato furente. Non dovremmo "marcare stretti" i personaggi, cercare di capire dai loro sguardi se c'è del calore, fare attenzione ai loro gesti di nervosismo/distensione e avvicinamento/allontanamento, attribuire la giusta importanza all'espressione di un sentimento amoroso?
 
Idem per le musiche: mi dispiace dirlo, ma anche se le colonne sonore sono una cosa che mi interessa molto qui non ho nulla da rimarcare e neppure mi ricordo una nota che sia una; sto cominciando a pensare che, malgrado il nostro Paese vanti nomoni come Ennio Morricone, le colonne sonore memorabili non siano prerogativa degli italiani — a parte rare eccezioni come "La vita è bella", di cui tutti sanno identificare le note almeno del suo leitmotiv –, men che meno del cinema italiano moderno.
 
 
Link utili:

E grazie al sessismo vissero tutti felici e contenti. Oppure no?

Il sessismo dice a lei: "Una donna si crea dei desideri e aspetta che siano soddisfatti dal suo uomo. Non chiede nulla in maniera diretta. Se è diretta è aggressiva e spaventa gli uomini. Deve solo mandare dei segnali, se lui è abbastanza interessato capirà da solo."
Il sessismo dice a lui: "Un uomo prende il controllo della situazione. Sa sempre qual è la cosa giusta da fare per sé e per la sua compagna. Non deve mai dare l'impressione di dubitare di se stesso, e più è diretto e intraprendente e più è appropriato. Non c'è nessun ostacolo insormontabile quando passa all'azione."

Il sessismo dice a lei: "Fidati di lui, tu sei il sesso debole."
Il sessismo dice a lui: "Fidati di te stesso, tu sei il sesso forte."

Il sessismo dice a lei: "Fatti prendere, sei una preda."
Il sessismo dice a lui: "Prendila, sei un predatore."

Il sessismo dice a lei: "Fallo sentire come se fosse il Padreterno, sii accondiscendente in tutto e non sfidarlo mai. In cambio lui ti proteggerà e ti tratterà come il fragile fiorellino che sei. E accontentati di questo perché è un onore."
Il sessismo dice a lui: "Falla sentire un tesoro prezioso che deve essere custodito da te che sei il migliore per farlo, non sbagliare neppure una volta, corri a salvarla quando è in difficoltà e reggi sulle tue spalle i problemi di tutti e due. In cambio lei ti darà cibo, sesso, biancheria pulita e comfort emotivo, e adempierà a tutti i compiti che non ti devi azzardare a portare a termine tu se non vuoi essere visto come una schifosa femminuccia. E accontentati di questo perché è un onore."

Il sessismo dice a tutti e due: "Se vi conformate a questi ruoli che vi abbiamo assegnato sarete felici e soddisfatti, e quando vi stanno stretti perché vanno contro il vostro naturale modo di essere è solo colpa vostra, perché non siete stati all'altezza di quello che ci si aspetta da voi."

Lei non comunica davvero con lui perché le è stato insegnato che se dice in maniera diretta cosa desidera lo sta prevaricando, e che deve aspettare che le cose le piovano dal cielo in nome dell'ingegno, della forza, dell'intelligenza e della perspicacia maschile. Oltretutto lo deve far sentire come se fosse il Padreterno, quindi i desideri e i bisogni di lui sono più importanti dei suoi, e deve fargli capire (e deve autoconvincersi) che senza di lui lei non è nessuno, e che non saprebbe risolvere nessun problema se non ci fosse lui a risolverglielo. E quando lui non riesce a capire cosa le balza in testa è colpa di lei che non è stata abbastanza brava da lanciare i segnali per fargli avere l'illuminazione, e se lui prova a penetrare le sue difese lei si chiuderà a riccio perché sennò la sua maschera di dolce fanciulla che non prevarica mai e non deve affrontare le situazioni di petto sarebbe troppo dura da reggere.
Lui non comunica davvero con lei perché gli è stato insegnato che confidarle i suoi problemi, le sue debolezze, le sue ferite, le sue insicurezze non si addice al sesso forte, e che se lo facesse lei che è il sesso debole avrebbe troppo potere su di lui. E se lei prova a penetrare le sue difese lui si chiuderà a riccio perché sennò la sua maschera di superman che ha il controllo della situazione sarebbe troppo dura da reggere.

Lei non si sente all'altezza e accumula frustrazione e rancore.
Lui non si sente all'altezza e accumula frustrazione e rancore.

Il sessismo dice a tutti e due: "Le vostre incomprensioni sono normali, perché gli uomini vengono da Marte e le donne vengono da Venere. E' compito vostro continuare a comportarvi come avete sempre fatto e non andare mai oltre, sennò state sovvertendo l'ordine naturale delle cose."

Lei sente che lui si sta facendo i suoi porci comodi e che si crede il Padreterno, e si incazza perché non è il Principe Azzurro che il sessismo le ha promesso di avere.
Lui sente che lei non è soddisfatta e quando vuole risolvere il problema lei non gli spiega cosa vuole, e si incazza perché non è l'angelo del focolare che il sessismo gli ha promesso di avere.

Lei si accorge che lui non ha fiducia in lei e che pensa che sia troppo inferiore per avere una soluzione anche quando sta cercando un confronto e le capita di alzare la voce.
Lui si accorge che lei non ha fiducia in lui e che pensa che lui sia un bruto violento che le farà del male anche quando sta cercando un confronto e gli capita di alzare la voce.

Lei esprime il suo malessere con la violenza psicologica negandogli il comfort emotivo e il benessere di cui lui ha bisogno come essere umano.
Lui esprime il suo malessere con la violenza fisica negandole i beni materiali e la stabilità economica di cui lei ha bisogno come essere umano.

Lui la accusa di essere troppo complicata e di non sapere quello che vuole veramente.
Lei lo accusa di essere un insensibile e di non sapere quello che vuole veramente.

Lui si convince che lei abbia ragione, e oscilla tra il sentirsi in colpa e il pensare che le donne siano stronze, approfittatrici, sanguisughe e capaci di darti e toglierti la figa (ossia il loro scopo principale).
Lei si convince che lui abbia ragione, e oscilla tra il sentirsi in colpa e il pensare che gli uomini siano stronzi, approfittatori, ti prosciugano ogni energia psicofisica e capaci di darti e toglierti la possibilità di avere i soldi per comprare la felicità (ossia il loro scopo principale).

Lui pensa che la società in cui è cresciuto sia un pochino ingiusta verso gli uomini.
Lei pensa che la società in cui è cresciuta sia un pochino ingiusta verso le donne.

Lei si convince che sia impossibile che uomini e donne si comprendano davvero e che gli uomini servano solo a farsi comprare macchine costose, laptop di ultima generazione, vestiti eleganti e una scopata che soddisferà le sue voglie e la renderà madre.
Lui si convince che sia impossibile che uomini e donne si comprendano davvero e che le donne servano solo a pulire la casa, scodellare bambini dalla passera, cucinare e soddisfare la sua voglia di possederle sessualmente e nell'anima e dargli un erede.

Lei sta male ma non riesce a capire come mai, e continua a recitare il ruolo che le hanno dato senza metterlo in discussione.
Lui sta male ma non riesce a capire come mai, e continua a recitare il ruolo che gli hanno dato senza metterlo in discussione.

Lei ha relazioni insoddisfacenti e diventa ancora più sprezzante e diffidente verso gli uomini, e ancora meno incline a comunicare davvero e a sviluppare la sua capacità di empatia.
Lui ha relazioni insoddisfacenti e diventa ancora più sprezzante e diffidente verso le donne, e ancora meno incline a comunicare davvero e a sviluppare la sua capacità di empatia.

Il femminismo denuncia tutto questo.

E gli uomini e le donne sessisti si lamentano che le femministe siano solo fanatiche che cercano di sovvertire l'ordine naturale delle cose, e che sia molto più costruttivo continuare una lunga tradizione di rancore, frustrazione e ostilità, perché uomini e donne sono irrimediabilmente opposti e irresistibilmente attratti, ed è sano e naturale che non ci sia né dialogo né empatia tra di loro.

"E grazie al sessismo vissero tutti felici e contenti". STOCAZZO.

Il privilegio dei magri spiegato da una persona magra (mia traduzione)

Mi sono accorta già da tempo che sul mio blog non avevo parlato abbastanza di un problema molto comune e spesso sottovalutato: quello della fatphobia/del fat shaming (ossia l'odio verso le persone grasse) e del thin privilege (ossia il privilegio dei magri). L'unica volta che ho menzionato quanto fosse dannoso e offensivo il mio discorso era rapportato sempre alla scrittura dei personaggi e agli stereotipi che circondano chi è grass*; ma alla luce di alcuni avvenimenti accaduti proprio in Italia, spaziando da Vincenzo al festival di Sanremo, ho deciso di parlarne anche in un contesto più orientato sul rispetto che meritano altre persone a prescindere.

E un articolo di Melissa Fabello mi ha dato l'occasione per farlo, prendendo l'argomento in una maniera forse più originale del previsto. Qui sotto troverete la mia traduzione; specifico come al solito che le immagini le ho trovate io tramite un motore di ricerca e non erano presenti nell'articolo originale, che nel caso qualche termine non vi fosse chiaro (o avessi tradotto male determinate cose) potete scrivermelo, e che se volete sfoderare le tre C (Criticare, Consigliare e Commentare) ne sarò felice.

Link all'originale: qui.


PARLIAMO DEL PRIVILEGIO DEI MAGRI

Sono alta un metro e sessanta, peso 56 kg. Le mie misure sono 36-28-38. Per le magliette porto una taglia M, una 42 per i jeans e (nel caso ve lo steste domandando), per le scarpe mi entra il 40.

Non sono mai entrata in un negozio senza trovare abiti della mia taglia.

Non mi è stato mai richiesto di pagare di più per il mio posto su un volo di linea.

Non c'è stato mai nessuno che abbia preso sottogamba l'idea di uscire con me per via del mio corpo, né ho mai avuto nessuno che mi deridesse apertamente mentre mangiavo patatine fritte in pubblico.

Non ho mai avuto un medico che ignorasse le mie preoccupazioni al grido di "se perdi peso ti sentirai benissimo!".

E sono in grado di cominciare un articolo scrivendo le mie misure senza paura di essere giudicata.

Io mi muovo nel mondo da persona magra. E come tale, non ho mai sperimentato le discriminazioni delle persone grasse. Ciò detto, vorrei mettere in chiaro due cose:

1. Sto scrivendo questo articolo da una prospettiva privilegiata

2. Non sono qui per condannare, colpevolizzare o imbarazzare le persone magre.

Ma penso che una chiacchierata la dovremmo fare, perché è così facile ricadere nelle solite vecchie scuse per cui noi non saremmo privilegiati, cosa che vedo fare a iosa quando il privilegio dei magri viene messo in mezzo.

"Come faccio ad avere il privilegio dei magri? Mi sento una merda per il mio corpo tutto il tempo! Questo non è un privilegio! E poi, una persona mi ha sfottuto per i 'grissini' che ho al posto delle gambe l'altro giorno, e in che modo è diverso dal chiamare qualcuno 'ciccione'? E l'unica ragione per cui sono magr* è che ho un disturbo alimentare, e credimi, questo non è un privilegio."

E capisco cosa intendete. Ma penso che sia ora di guardare queste scuse (e come non reggano nel grande schema delle cose) più approfonditamente.

Continua a leggere