Recensione | Film | Fucking Åmål

Titolo originale: Fucking Åmål
Titolo italiano:  Fucking Åmål – il coraggio di amare
Regista: Lukas Modysson 
Interpreti: Alexandra Dahlström, Rebecka Liljeberg, Mathias Rust, Erica Carlson, Stefan Hörberg, Josefine Nyberg, Axel Widegren, Ralph Carlsson, Jill Ung, Maria Hedborg
Anno: 1998
Lingua originale: Svedese 
Genere: Drammedia, Coming of Age
Sceneggiatura: Lukas Modysson, Alexandra Dahlström  
Musiche: Tomaso Albinoni, Håkan Hellström, Per Gessle
Fotografia: Ulf Brantås 
Scenografia: Heidi Saikkonen, Lina Strand
Effetti speciali: Gunnar Ahlgren 
Casa di produzione: Menfis Film 
Link che mi hanno aiutata a scrivere questa recensione: 1

Decisamente il film a tematica lesbica migliore che abbia mai visto sinora, rovinato esclusivamente dal doppiaggio italiano, che ha banalizzato i dialoghi inserendoci parolacce a caso e infantilendo le riflessioni dei personaggi in una maniera mostruosa.

La storia è presto detta, è vero (e ci sono molti punti di contatto con Get Real – un ottimo film a tematica gay): in una cittadina svedese dove per gli adolescenti non ci sono svaghi o attrazioni, la “fottuta Åmål”, vivono Elin e Agnes, due ragazze diversissime per carattere, posizione sociale, background e (all’apparenza) orientamento sessuale, ma entrambe intrappolate in una vita che non sentono come loro.

In occasione della festa di compleanno di Agnes, dove Elin è capitata per puro caso, si conoscono, si parlano e scoprono di essere più simili di quel che credevano. Vola un bacio e la promessa di telefonarsi il giorno dopo, ma le due non risolveranno la situazione e non potranno essere libere di amarsi fino alla cruciale, penultima scena nei bagni della scuola.

Pur ricalcando le convenzioni dei film adolescenziali, l’occhio di Modysson è nuovo e a mio avviso originale: lui ha uno stile di regia molto simile a quello di un documentario, fa emergere l’animo dei personaggi dai gesti più che dalle parole, e anche quando parlano di cose a prima vista banali vale la pena starli ad ascoltare. Lo stile si traduce anche in una serie di zoomate, macchine da presa che passano in modo fulmineo da un attore all’altro nella stessa inquadratura, o anche inquadrature che si susseguono incalzanti (come la scena della mensa a inizio film), e quest’ultima è forse la cosa più “convenzionale” che faccia. Eppure, malgrado lo stile tagliente, sa essere molto delicato quando si tratta di sentimenti. Sarà il suo essere stato un poeta, forse (hobby che peraltro ha trasferito ad Agnes), o sarà una profonda conoscenza dell’animo umano. Conoscenza che emerge anche dal modo in cui ha creato i suoi personaggi. So che in principio possono sembrare stereotipati e insulsi, però davvero, persino io che detesto i cliché li ho apprezzati, perché rivelano delle sorprese e le attrici principali in particolare hanno talento da vendere.

Elin è una quattordicenne popolare e capricciosa (e bionda, manco a dirlo…), eppure non è la solita Alpha Bitch perennemente vestita di rosa che non vede l’ora di ferire e umiliare la co-protagonista (una Brainy Brunette): al contrario, lei vorrebbe evolvere come persona e ha sogni di gloria (anche se a volte ha degli impulsi autodistruttivi come volersi drogare o ubriacare per evadere), scappare da una provincia che non può offrirle nulla, e il suo peggiore incubo è essere una perfetta donnina di casa. E l’evoluzione l’avrà, alla fine della storia, ricambiando la ragazza che l’ha sempre amata a distanza e lottando contro le convenzioni per affermarsi. Di conseguenza, abbandona pure senza rimpianti la popolarità che le malelingue credevano esserle indispensabile.

Agnes è più grande (ha sedici anni) e più matura, almeno dal punto di vista psicologico, preferisce esprimersi attraverso lo scritto e non ha amici –anzi, è persino vittima di bullismo. Eppure neanche lei è lo stereotipo della sfigatella buona e gentile e umile e innamorata persa tanto da farsi mettere i piedi in testa, perché non ha problemi a farsi valere se necessario (è lei che convince Elin ad uscire dal bagno nel finale) e sa essere addirittura crudele (con Viktoria) e vendicativa (con Elin quando non mantiene la promessa di chiamarla). Io ammetto di aver WTFato sia quando se la prende con Viktoria sia quando dà uno schiaffo ad Elin davanti a tutte, un po’ perché non condividevo il comportamento, un po’ perché trovarsi di fronte ad una ragazza tranquilla e solitaria che abbia delle reazioni così esplosive è una rarità nei teen movie.

Gli altri sono poco approfonditi, ma fra i giovani spiccano Jessica e Johan. Lei, la sorella maggiore di Elin, è la vera ragazza attaccatissima alle convenzioni, che cerca il Principe Azzurro dolce e sensibile ma di fatto sta con il capobranco arrogante e manesco di turno, Markus. Eppure ha anche lei i suoi conflitti interiori, dato che è sempre messa in ombra dalla sorellina quando si tratta di amicizie e ragazzi (e questa è una novità se ci pensate, di solito in fiction è la sorella minore a voler rubare la scena alla maggiore! xD) e perfino manipolata psicologicamente da Elin per ottenere ciò che Elin desidera. Lui, Johan, è l’ennesimo spasimante di Elin, che sarebbe il bravo ragazzo che si sforza di fare la cosa giusta anche se è succube del suo migliore amico. Eppure si capisce che Modysson non lo dipinge come un personaggio troppo simpatetico, visto che è uno stupido che non si accorge di quello che gli succede intorno e Elin lo affronterà di petto verso la fine, dimostrandogli che lui è debole e vigliacco.

Oh, e tra gli adulti… meh, loro non è che abbiano grande spazio sullo schermo. Ci sono Karin, la madre di Agnes, che la controlla troppo, e Brigitta, la madre di Elin e Jessica, che le controlla troppo poco (imponendo peraltro regole di cui si dimentica). E poi c’è Olof, il padre di Agnes, che si rispecchia nella figlia e in cui la figlia può rispecchiarsi. Loro, bisogna dirlo, hanno un bel rapporto, fatto di silenzi e discrezione e affetto, eppure ci sarà un momento in cui Agnes lo terrà fuori dalla sua vita, a causa del suo essere un’adolescente confusa e arrabbiata e a causa della sua omosessualità repressa, che non sa come confessargli.

Forse l’unica vera, grande pecca di “Fucking Åmål” per cui mi risulta impossibile chiudere un occhio è (SPOILERONE IN VISTA) il tentato suicidio/autolesionismo di Agnes, che sembra starsene lì solamente per aggiungere pathos e non ha alcuna ripercussione dopo.

Eppure c’è anche una grande qualità di questo film che voglio evidenziare: passa il Bechdel Test due volte (quando Elin e Jessica parlano del sogno di Elin e il dialogo tra Karin e Agnes dopo che Karin ha scoperto al computer di Agnes della sua omosessualità).

… Mi sono appena accorta di aver ripetuto “eppure” a iosa. Beh, è così che questo film ti lascia, tirando le somme: con un “eppure”. Le premesse della trama sono semplici, i personaggi nascono da stereotipi, la musica non è che si faccia notare più di tanto, le protagoniste fanno cose non condivisibili a volte, la tecnica di regia può non piacere a tutti… eppure i temi affrontati (emarginazione, crescita interiore ed esteriore, ribellione verso una vita e una sessualità imposte, conformismo VS individualismo) sono universali e non cessano di interessarmi, la recitazione è grandiosa e i personaggi non si fermano allo stereotipo, Modysson è di una delicatezza unica nella sostanza e in definitiva questo film merita una possibilità.

Mie scene preferite:
L’opening, con Agnes che scrive al computer; il secondo bacio; il dialogo sugli spalti tra Elin e Jessica; Elin che sputa dal cavalcavia; il coming out; Elin che prepara il latte al cioccolato per sé e per Agnes.

Link utili:
Fucking 
Åmål su Wikipedia
Il secondo bacio delle protagoniste in italiano
Il coming out in italiano

Cose che vorrei vedere più spesso in fiction

Exactly What It Says On The Tin. Ecco una mia piccola lista di cose di cui non vedo scrivere molto spesso e che potrebbe offrire degli spunti originali ad alcune aspiranti scrittrici o ad alcuni aspiranti scrittori di passaggio: 

  1. Un* protagonista che sia il braccio destro, il/la comandante in seconda, e il/la su* migliore amic* sia il capo (di una band, di un gruppo di amici predestinati a salvare il mondo, di una spedizione, di un club, di un circolo, di quello che volete voi), invece di avere sempre il contrario (ossia un* protagonista che sia il capo e abbia un* migliore amic* che gli/le faccia da braccio destro).
    Sarebbe interessante avere il punto di vista di qualcuno che è vicino a brillare, ma non così tanto da avere completamente su di sé le luci della ribalta; sarebbe interessante esplorare il rapporto tra le due persone, e ancora di più se non ci sono invidie o rancori tra di loro (ossia la cosa più facile in cui si può scadere quando stai scrivendo di un personaggio principale messo un po' in ombra da chi gli è vicino) e se il/la protagonista non diventa solo la voce narrante con cui elogiare le gesta del capo della situazione — un po' come succede in "Il Corpo" di Stephen King: se c'è un eroe tragico nel racconto è certamente Chris Chambers, quindi il fatto che a raccontare la storia sia Gordie Lachance è quasi irrilevante, perché il vero eroe, il vero protagonista è a conti fatti un altro
  2. Un protagonista maschile bisessuale che non sia un personaggio negativo e che non scopi a destra e a manca. Le bisessuali da questo punto di vista hanno un trattamento un po' più favorevole (sono più inclini ad essere personaggi positivi invece di venire usate solo come Depraved Bisexuals) e sono meno rare, anche se il loro scopo rimane principalmente quello di dare del Fanservice all'audience maschile ed eterosessuale; ma la bisessualità è talmente poco mostrata in fiction che c'è gente che addirittura ipotizza che non esista (ed è tutto un fiorire di "i bisessuali sono gay repressi", "i bisessuali sono infedeli/inaffidabili/immorali/ambigui/indecisi" e "i bisessuali sono etero trasgressivi"). 
  3. Una ragazza in sovrappeso che sia intelligente, attraente, non abbia un atteggiamento da "mammina protettiva" o da "simpaticona della situazione" e che magari abbia i capelli che le scendono più giù della linea delle spalle (punti bonus se sono fluenti e li lascia spesso al vento).
  4. Un* protagonista intersessuale. 
  5. Una storia d'amicizia tra due donne epica e commovente che non sfoci in amore. Le due magari restano amiche per tutta la vita, hanno un legame fortissimo, sono True Companions, ma non diventano mai amanti e non c'è nessun sottotesto romantico tra di loro. 
  6. Un protagonista FtM gay o bisessuale, o meglio ancora, una protagonista MtF lesbica o bisessuale. 
  7. Una Brainy Blonde e una Dumb Brunette.
  8. Una principessa brutta, magari anche non normodotata, che si faccia amare dal suo popolo (e dal pubblico) e che salvi il mondo più volte. Punti bonus se deve salvare anche il culo al suo principe più volte e se è in grado di cavarsela grazie ad un allenamento, un talento o un'abilità personale e non grazie a dei poteri magici. 
  9. Una storia in cui la protagonista è interessata a un tizio che è già stato fidanzato in precedenza, e la sua ex (o la sua rivale) è una bravissima persona con cui potrebbe anche andare molto d'accordo. Sarebbe interessante esplorare il rapporto tra le due ragazze e come una loro eventuale amicizia possa esistere e possa essere resa credibile nonostante l'impaccio e la situazione non proprio favorevole; sarebbe interessante non vedere due donne invidiose che si prendono a capelli o si pugnalano alle spalle solo per ottenere l'attenzione di un uomo; sarebbe interessante mostrare quanto può essere strana la vita e quanto i legami umani siano cangianti e imprevedibili, ma non per questo meno profondi. 
  10. Una storia in cui la protagonista è interessata a un tizio che è già stato fidanzato in precedenza, e la sua ex (o la sua rivale) NON è una ragazza pettegola, maliziosa, sessualmente promiscua, molto sexy e deve rappresentare agli occhi di un pubblico bigotto la femminiltà "cattiva" contrapposta alla brava ragazza verginella, acqua e sapone e ingenua che è l'eroina. Ne ho abbastanza del Madonna Whore Complex e preferirei non vederlo affatto in azione, specie nelle opere destinate a un pubblico di giovani; ma se proprio deve esserci una dicotomia così banale tra l'eroina e la sua rivale, sarebbe interessante vedere il contrario: una protagonista apparentemente sfrontata ma con molti pregi (magari coraggiosa, forte, sincera, leale, onesta) che sia stata etichettata come "troia" perché ha avuto molti amanti ma nella storia dimostri che il suo valore come essere umano non ha nulla a che vedere con quello che fa a letto, e un'antagonista vergine e fiera di esserlo, con una reputazione immacolata, che non capisce nulla di trucco e parrucco o di sesso e associ l'onore di una donna esclusivamente a ciò che ha tra le cosce. È molto facile usare la scorciatoia del "la mia eroina è vergine, quindi è una brava persona", ed è anche qualcosa di falso e di sessista. Al contrario, è molto più raro leggere di donne protagoniste con molte esperienze sessuali senza che vengano poste sotto una luce negativa. 
  11. Una protagonista femminile autistica e magari addirittura lesbica, invece di avere il solito Man Child o il solito bambino genio matematico eterosessuale. 
  12. Una protagonista femminile con qualche handicap fisico o mentale, magari anche con un caratteraccio, e un interesse amoroso maschile che "deve guardare oltre" il suo handicap per riconoscere quanto lei sia una persona di valore (insomma, quasi il contrario di "La Bella e la Bestia", dove di solito spetta alle donne capire il cuore d'oro del loro uomo al di là della maschera del mostro)
  13. Una donna stalker e molestatrice verso un uomo che venga presa seriamente come una minaccia, invece di avere quasi sempre la situazione inversa e invece di vedere le donne con un comportamento abusivo le rare volte in cui ci sono come "divertenti" e "simpatiche"È un Double Standard odioso che non riconosce agli uomini il diritto di essere spaventati e chiedere aiuto, e non riconosce alle donne la facoltà di fare del male e di essere altrettanto pericolose delle loro controparti maschili.
  14. Un ragazzo o una ragazza di colore ricchi, sensibili, tranquilli e posati, e un ragazzo o una ragazza bianchi che siano scatenati, simpaticoni, impetuosi e di livello socioeconomico più basso. 
  15. Una Significant Green Eyed Redhead che abbia più di cinquant'anni e non sia una strafiga, magari una specie di vecchia zia zitella molto saggia, arguta e ironica e una figura chiave per lo sviluppo della vicenda o della personalità dei personaggi principali. 
  16. Due scopamici che abbiano rispetto l'uno dell'altro e che non necessariamente finiscano per innamorarsi — possono trovare altri partner e rimanere comunque molto legati anche se non fanno più sesso. 
  17. Un personaggio italiano alto, biondo e con gli occhi azzurri. E la prima persona che bercia "Ma non esistono!!!!!!!!!!111" si becca una risata in faccia.
  18. Un personaggio italiano Blue Oni e un personaggio anglosassone Red Oni. Punti bonus se il personaggio italiano è molto "ingessato" e ha il naso sepolto nei libri e il personaggio anglosassone è vissuto per la strada ed è molto vivace e alla mano. 
  19. Un* protagonista albin* che non sia inquietante, malvagi* e possibilmente non si maceri dal dolore dalla prima all'ultima scena finendo per impiccarsi. 
  20. Un patrigno o una matrigna affettuosi e "figure guida" dei protagonisti che, se hanno figli da matrimoni precedenti, siano più legati alla/al figliastr* che ai figli biologici (con i quali invece hanno un pessimo rapporto). 
  21. Una storia d'amore tra una ragazza bianca e un ragazzo asiatico.
  22. Un personaggio principale ricco che non sia snob, altezzoso e yuppie. 
  23. Una Self-Made Woman
  24. Un'eroina che abbia come interesse amoroso un uomo che ha collaborato con i cattivi della storia ma che si è lasciato coinvolgere emotivamente da lei finendo per aiutarla. 

Sui Grassoni Slob ed altri cliché

[German mode] PuonCiorno, Pampini, e Penfenuti a un’altra puntata dei miei consigli per scrivere! [/German mode]

Argomento del giorno: gli stereotipi sull’aspetto fisico che si trovano in quasi tutti i film, i libri, i videogiochi e i fumetti – quelli che è meglio perderli che trovarli.  

Voglio proprio partire con una descrizione di questi cliché e spiegarvi come e perché evitarli o al limite sovvertirli. 


#1. Il Grassone Slob

Visto in: This Must Be The Place, Amore a prima svista, Death Note, The Rocky Horror Picture Show, Good Luck Chuck, American History X, E alla fine arriva Polly.

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